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Nicodemo – Carmelitano nella formazione

Nicodemo – Carmelitano nella formazione

Questa omelia è stata pronunciata da P. Raymond Maher, O.Carm. il 30 aprile 2019 nella cappella del convento “Stella Maris” sul Monte Carmelo ad un gruppo di pellegrini durante la visita in Terra Santa. Il Vangelo del giorno era Giovanni 3,7b-15.

Nella foto sopra:  P. Raymond Maher, O.Carm. (SEL) con il direttore del pellegrinaggio P. James Wallace, C.Ss.R. alla “Grotta di Elia” sul Monte Carmelo.

Sorelle e fratelli, dunque siamo sul Monte Carmelo, prima tappa del nostro pellegrinaggio e per tutti noi significativo per il ruolo che ha nei Libri dei Re come il luogo in cui il profeta Elia vinse la sfida dei sacrifici contro i quattrocentocinquanta profeti di Baal. Devo dire che è davvero emozionante per me essere qui, perché in questo luogo è iniziata la storia dei Carmelitani. Le origini dell’Ordine sono abbastanza oscure, ma sappiamo che nel Medioevo (e forse prima) degli eremiti si erano raccolti sul Monte Carmelo (che significa “Giardino di Dio” in ebraico), stabilendosi nelle caverne nel Wadi ‘ain es-Siah, vicino alla Fonte di Elia. Probabilmente erano europei venuti in Terra Santa in pellegrinaggio o per combattere nella crociata e avevano deciso di fermarsi e intraprendere una vita di preghiera nella terra in cui aveva camminato Gesù. È assai probabile che molti di loro fossero laici. Col tempo essi compresero di aver bisogno di una certa struttura di vita, così chiesero al patriarca locale, in seguito conosciuto come Sant’Alberto di Gerusalemme (il patriarca latino di Gerusalemme), di dar loro alcune linee guida per la loro comune vita solitaria. In un momento tra gli anni 1206 e 1214, Alberto compose una Formula di Vita per gli eremiti. Questa Formula Vitae era abbastanza semplice, li esortava a “vivere in ossequio di Gesù Cristo (in obsequio Jesu Christi), servendolo con zelo con cuore puro e buona coscienza”. Egli diede loro anche altre indicazioni pratiche. Questo documento divenne la Regola di Sant’Alberto dopo che divenimmo ufficialmente un ordine religioso, circa quarant’anni più tardi. I Carmelitani inoltre vantano Elia come fondatore dell’Ordine! Come e perché questo avvenne è una storia lunga, ma lo spirito profetico di Elia, insieme al modello di discepolato della Vergine Maria, sono stati un’ispirazione per i Carmelitani per più di ottocento anni. 

Le prime parole che sentiamo uscire dalla bocca di Elia nel Primo Libro dei Re (17,1) sono rivolte al malvagio re Acab, che ha abbandonato l’Unico vero Dio per servire i falsi dei Baal:  “Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”. Prendendo spunto dall’autopresentazione di Elia, i Carmelitani vedono la nostra spiritualità come un modo di stare alla presenza del Dio vivente con cuore aperto, attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo, con buona coscienza. Questa, se volete, è in nuce la vita carmelitana e certamente essa è incarnata in molte maniere diverse. I primi Carmelitani consideravano carmelitano Giovanni Battista (almeno in spirito), e un testo carmelitano del quattordicesimo secolo intitolato Il Libro dei Primi Monaci racconta che Giuseppe e Maria portavano Gesù bambino al Monte Carmelo per dei picnic!

Mi chiedo allora se non possiamo considerare anche Nicodemo, ricordato nel Vangelo di oggi, come un carmelitano in cammino. In quanto “capo dei Giudei”, egli sta alla presenza del vivente Figlio di Dio cercando con cuore sincero un’illuminazione. Egli non comprende che cosa dice Gesù riguardo all’essere “nati dallo Spirito”, così chiede chiarimenti. Ha un atteggiamento di umiltà e apertura. Va da Gesù di notte. Questo viene interpretato di solito come una prudenza da parte di Nicodemo, per non essere visto da nessuno, specialmente dagli altri Farisei, mentre incontra Gesù. Ma la frase “di notte” può anche connotare un’inquietudine spirituale e un desiderio della “luce di tutti gli uomini”, come Giovanni dice di Gesù nel prologo del suo Vangelo (1,4). Si dice che i Carmelitani hanno una speciale affinità con la notte. Conoscete la battuta: “Quanti Carmelitani ci vogliono per cambiare una lampadina?” La risposta: “Oh, i Carmelitani, non si preoccupano di cambiare lampadine, loro amano la notte oscura”. Nella notte oscura dei mistici Carmelitani, il Signore invita l’anima ad una relazione più profonda con Lui. Forse qualcosa di simile si può dire di Nicodemo nel Vangelo di oggi. Alla fine, non sappiamo con quanto zelo Nicodemo ha servito Gesù Cristo nei giorni seguenti a questa visita notturna, ma più tardi lo troviamo che porta la mirra e l’aloe per preparare il corpo di Gesù per la sepoltura (Gv 19,39). Il suo ultimo gesto nel Vangelo di Giovanni è di riverenza per il corpo di Cristo. 

Gesù parla a Nicodemo di “essere nati dall’acqua e dallo Spirito”, un chiaro riferimento al Battesimo. Indubbiamente, ognuno di noi è “nato dall’alto” nel sacramento del Battesimo. Ma sappiamo che nel cammino spirituale il Battesimo è un passo facile. (Molti di noi sono stati letteralmente portati al fonte battesimale da neonati!). Sono i giorni e gli anni dopo il Battesimo che richiedono attenzione, impegno e pentimento continuo, affinché sottoponiamo sempre di nuovo i nostri cuori testardi e le nostre volontà al controllo dello Spirito di Dio. All’inizio di questo pellegrinaggio, senza dubbio, cerchiamo molte benedizioni per noi e per altri. Forse, ognuno di noi può chiedere oggi nella preghiera la grazia del pentimento – il cambiamento del cuore, una fresca ripartenza – proprio come Nicodemo andò da Gesù per cercare un cambiamento dal suo modo farisaico di pensare e di comportarsi, e i primi eremiti Carmelitani si pentirono di qualsiasi stile di vita che avevano lasciato dietro di sé per la solitudine di questa montagna.  

Fatemi terminare con una storia. Nel Medioevo girava un racconto a proposito di una giovane donna che aveva fatto in modo di essere espulsa dal paradiso! Quando morì, le dissero che sarebbe stata riammessa, se avesse riportato il dono più stimato da Dio. Ella riconsegnò le gocce di sangue di un patriota morente. Ridiede alcune monete che una povera vedova aveva dato al povero. Riconsegnò una Bibbia che era stata usata da anni da un eminente predicatore. Ridiede un po’ di polvere delle scarpe di un missionario impegnato in un deserto remote. Riconsegnò molte altre simili cose, ma fu respinta ripetutamente.

Un giorno vide un piccolo bambino che giocava vicino a una fontana. Un uomo arrivò a cavallo e scese per bere. L’uomo vide il bambino e si ricordò immediatamente della sua innocenza infantile. Allora, guardando nella fontana e vedendo il riflesso del suo volto indurito, si rese conto di che cosa aveva fatto della sua vita. Lacrime di pentimento gli sgorgarono dagli occhi iniziando a scendere sulle sue guance. La giovane donna prese una di quelle lacrime e la portò in cielo e fu accolta con gioia e amore!

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.