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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».”

Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 12ª Domenica del tempo ordinario (B)

Gesù calma la tempesta
Gesù dorme nella nostra barca
Marco 4,35-41

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,

Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Ci sono giorni in cui la vita assomiglia ad una piccola barca persa tra le onde nel mare agitato. Tutto è scuro attorno, c’è tempesta, Dio non appare, Gesù è assente, nessuno vicino per aiutare, incoraggiare. Si ha voglia di lasciar perdere tutto!
Ascoltiamo la storia della tempesta calmata. Durante la lettura, facciamo finta di stare sulla barca insieme a Gesù ed ai discepoli. Cerchiamo di vivere con loro ciò che accade e di fare attenzione all’atteggiamento di Gesù ed alla reazione dei discepoli.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 4,35-41Marco 4,35-36: Gesù decide di passare all’altra sponda del lago
Marco 4,37-38: Una tempesta improvvisa mette in pericolo la vita di tutti
Marco 4,39-40: Gesù calma la tempesta e critica la mancanza di fede
Marco 4,41: Timore e mancanza di comprensione da parte dei discepoli

c) Il testo:

35In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». 36E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?». 39Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è il punto di questo testo che più ti è piaciuto? Perché?
b) Qual’è la situazione in cui si trovano Gesù ed i discepoli, e qual’è la loro reazione?
c) Qual’era il mare agitato ai tempi di Gesù? Qual’era il mare agitato all’epoca in cui Marco scrive il suo Vangelo? Qual’è oggi il mare agitato per te?
d) Leggere Isaia 43,2 ed anche il Salmo 107(106),25-30, paragonando i testi con l’episodio della tempesta calmata. A che conclusione arrivi?
e) Cosa vuol dire tutto questo nella nostra vita, oggi?

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

a) Il contesto che illumina il testo:

Un bel quadro, quando è appeso ad una parete che lo mette in luce, sembra ancora più bello grazie ai colori della parete che ne sottolineano la bellezza. La stessa cosa per quanto riguarda il quadro della tempesta calmata. La parete del contesto lo rende più bello. Marco ha appena narrato due parabole che rivelano il mistero del Regno presente nelle cose della vita (Mc 4,1-34). Ora inizia a parlare del mistero del Regno che si rende presente nel potere esercitato da Gesù a favore dei discepoli, a favore della gente e, soprattutto, a favore degli esclusi ed emarginati. Vediamo la sequenza: Marco comincia presentando Gesù che vince il mare, simbolo del caos. In Gesù agisce un potere creatore! (Mc 4,35-41). Subito dopo mostra Gesù che vince e scaccia il demonio. In lui agisce un potere liberatore! (Mc 5,1-20). Alla fine, descrive lungamente il modo in cui Gesù vince l’impurezza e la morte. In lui agisce il potere della vita! (Mc 5,21-43). In Gesù c’è un potere creatore che libera, purifica e comunica la vita a coloro che gli si avvicinano!
Marco scrive per le comunità perseguitate degli anni ’70 che si sentono come una barchetta perduta nel mare della vita, senza molta speranza di poter giungere al porto desiderato della pace. Gesù sembra stare addormentato nella loro barca, poiché nessun potere divino si rende presente per salvarli dalla persecuzione. In vista della situazione disperata, Marco raccoglie vari episodi che rivelano il potere con cui Gesù è presente nelle comunità. E’ il Gesù vincitore! Non hanno motivo di temere. E’ questa la motivazione del racconto della tempesta calmata.

b) Commento del testo:

Marco 4,35-36: Il punto di partenza: “Passiamo all’altra riva”.
Era stato un giorno pesante, di molto lavoro. C’era talmente tanta gente che Gesù, per non essere schiacciato dalla folla, dovette entrare in una barca per istruire con parabole (Mc 4,1). C’erano giorni in cui non c’era tempo nemmeno per mangiare (Mc 3,20). Terminata di dire la parabola con cui istruiva la gente, Gesù disse ai discepoli: “Passiamo all’altra riva!” E così come stava, essi lo condussero con la barca. Gesù era talmente stanco che si stese e si addormentò. E’ questo il quadro iniziale che ci presenta Marco. Un bel quadro, assai umano.

Marco 4,37-38: La situazione disperata: “Non ti importa che moriamo?”
Il lago di Galilea è vicino ad alte montagne. A volte tra le fessure delle rocce, il vento soffia forte sul lago e provoca tempeste improvvise. E’ ciò che accadde. Un vento forte soffiò sul mare agitandolo. La barca si riempì di acqua! I discepoli erano pescatori sperimentati. Se pensavano che stavano per andare, voleva dire che la situazione era veramente pericolosa! Gesù non se ne rende conto e continua a dormire. Questo sonno profondo non è solo un segno di una enorme stanchezza. E’ anche espressione della fiducia tranquilla che ha in Dio. Il contrasto tra l’atteggiamento di Gesù ed i due discepoli è grande!

Marco 4,39-40: La reazione di Gesù: “Non avete ancora fede?”
Gesù si sveglia non a causa delle onde ma per il grido disperato dei discepoli: “Maestro! Signore, non ti importa che stiamo affondando?” Gesù si alza. Prima si dirige verso il mare e dice: “Taci, calmati!” Ed il mare si placa. Poi subito si dirige ai suoi discepoli e dice loro: “Perché temete, uomini di poca fede?” L’impressione che si da è che non era necessario calmare il mare, poiché non si correva nessun pericolo. E’ come quando si arriva ad una casa ed il cagnolino, accanto al padrone di casa, ladra verso l’ospite che arriva. Non c’è bisogno di aver paura, perché il padrone è lì e controlla la situazione.
L’episodio della tempesta calmata evoca l’esodo, quando la folla, senza paura, attraversava le acque del mare (Ex 14,22). Evoca il profeta Isaia che diceva alla folla: “Quando attraverserai queste acque io starò con te!” (Is 43,2). Gesù ripercorre l’esodo e lo realizza nella profezia annunciata dal Salmo che dice: “Nell’angoscia gridarono al Signore ed egli li liberò dalle loro angustie. Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato!” (Sl 107(106),28-30).

Marco 4,41: Il non sapere dei discepoli: “Chi è quest’uomo?”
Gesù calma il mare e dice “Ancora non avete fede?” I discepoli non sanno cosa rispondere e si chiedono “Chi è costui a cui perfino il mare ed il vento obbediscono?” Gesù sembra essere loro un estraneo! Malgrado il lungo tempo trascorso insieme, non sanno veramente chi è. Chi è quest’uomo? Con questa domanda in testa, le comunità continuavano la lettura. E fino ad oggi, questa stessa domanda ci spinge a continuare la lettura del vangelo. E’ il desiderio di conoscere sempre più Gesù nella nostra vita.

c) Ampliando le informazioni: Chi è Gesù?

Nomi e titoli dati a Gesù:

Marco inizia il suo vangelo dicendo: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1). Alla fine, nell’ora della morte di Gesù, un soldato pagano esclama: “Costui era veramente Figlio di Dio!” (Mc 15,39) E cosi, sia all’inizio che alla fine del Vangelo, Gesù è chiamato Figlio di Dio. Tra l’inizio e la fine, appaiono vari altri nomi di Gesù, oltre venti! E’ l’elenco di nomi e di titoli che appaiono nel vangelo di Marco tra l’espressione Figlio di Dio dell’inizio (Mc 1,1) e della fine (Mc 15,39):
* Messia, Cristo (cioè, Unto) (Mc 1,1; 8,29; 14,61; 15,32).
* Signore (Mc 1,3; 5,19; 11,3).
* Figlio amato (Mc 1,11; 9,7).
* Santo di Dio (Mc 1,24).
* Nazzareno (Mc 1,24; 10,47; 14,67; 16,6).
* Figlio dell’Uomo (Mc 2,10.28; 8,31.38; 9,9.12.31; 10,33.45; 13,26; 14,21.21.41.62).
* Sposo (Mc 2,19).
* Figlio di Dio (Mc 3,11).
* Figlio di Dio altissimo (Mc 5,7).
* Falegname (Mc 6,3).
* Figlio di Maria (Mc 6,3).
* Profeta (Mc 6,4.15; 8,28).
* Maestro (frequente).
* Buon Maestro (Mc 10,17).
* Figlio di Davide (Mc 10,47.48; 12,35-37).
* Rabbonì (Mc 10,51).
* Benedetto colui che viene nel nome del Signore (Mc 11,9).
* Rabbi (Mc 11,21).
* Figlio (Mc 13,32).
* Pastore (Mc 14,27).
* Figlio di Dio benedetto (Mc 14, 61).
* Re dei Giudei (Mc 15,2.9.18.26).
* Re di Israele (Mc 15,32).

Gesù è più grande dei suoi titoli e nomi:

Ogni nome, titolo o attributo è un tentativo di esprimere ciò che Gesù significava per le persone. Ma un nome per bello che sia, non arriva mai a svelare il mistero di una persona, e molto meno della persona di Gesù. Oltre a questo, alcuni di questi nomi, anche i più importanti ed i più tradizionali, sono contestati e messi in dubbio da Gesù stesso. Così, nella misura in cui andiamo avanti nella lettura del vangelo, Marco ci obbliga a rivedere le nostre idee ed a chiederci, ogni volta di nuovo: “In definitiva, chi è Gesù per me, per noi?”
i) Alcuni speravano che il Messia fosse il “Santo di Dio” (Mc 1,24), cioè che fosse un Sommo Sacerdote. Il demonio allude a questa speranza, ma Gesù gli ordina di tacere! (Mc 1,24-25)
ii) Altri speravano che il Messia fosse Figlio di Davide. Ma Gesù stesso contesta questo titolo: “Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide? Davide stesso lo chiama Signore” (Mc 12,35-37).
iii) Altri speravano in un Messia Re. Ma quando Pilato gli chiede se è re, Gesù né afferma, né nega, risponde: “Tu lo dici” (Mc 15,2). E quando parlava di re e governanti insisteva con i discepoli: “Tra di voi nessuno sia così” (Mc 10,42-43).
iv) Lo stesso vale per il titolo di Messia. Pietro confessa che Gesù è il Messia. Ma quando Gesù ne tira le conseguenze e comincia a parlare della croce, Pietro non ne vuol sapere (Mc 8,31-33). Gesù è il Messia, ma non del tipo che immaginava Pietro.
v) Le persone possedute dal demonio chiamano Gesù “Figlio di Dio” (Mc 3,11) e “Figlio di Dio Altissimo” (Mc 5,7). Ma Gesù dette ordini affinché il demonio tacesse e uscisse da loro (Mc 3,12; 5,8). Davanti al tribunale, i nemici accusano Gesù e chiedono: “Sei tu il Messia, il Figlio di Dio benedetto?” E lui risponde: “Lo sono! E vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi dal cielo” (Mc 14,62). Quando deve confermarlo, Gesù non dice che è Figlio di Dio, bensì che è Figlio dell’Uomo. E’ la stessa cosa? Una cosa è certa: Gesù non è il Figlio di Dio del tipo che il demonio (Mc 3,11; 5,7) ed i nemici immaginavano (Mc 14,61). Ed allora come Gesù è Figlio di Dio? Rimane aperta la domanda nella mente della gente, dei discepoli e dei lettori!
Alla fine, chi è Gesù? Quanto più si va avanti nella lettura del vangelo di Marco, tanto più si rompono titoli e criteri. Gesù non entra in nessuno di questi nomi, in nessuno schema, in nessun titolo. E’ più grande di tutto questo. Ed il lettore nella misura in cui va avanti nella lettura abbandona l’idea d’inquadrare Gesù in qualche concetto conosciuto o in un’idea preconcetta, e lo accetta così come lui stesso si presenta. L’amore seduce, la testa no! E’ meglio inclinare la testa ed adorare, e non aver paura quando il mare diventa agitato!

6. Pregare con il Salmo 107 (106), 21-43

Se le acque si agitano, Dio ci protegge!

Ringrazino il Signore per la sua misericordia
e per i suoi prodigi a favore degli uomini.
Offrano a lui sacrifici di lode,
narrino con giubilo le sue opere.

Coloro che solcavano il mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,
videro le opere del Signore,
i suoi prodigi nel mare profondo.
Egli parlò e fece levare
un vento burrascoso che sollevò i suoi flutti.
Salivano fino al cielo,
scendevano negli abissi;
la loro anima languiva nell'affanno.
Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi,
tutta la loro perizia era svanita.
Nell'angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

Ridusse la tempesta alla calma,
tacquero i flutti del mare.
Si rallegrarono nel vedere la bonaccia
ed egli li condusse al porto sospirato.

Ringrazino il Signore per la sua misericordia
e per i suoi prodigi a favore degli uomini.
Lo esaltino nell'assemblea del popolo,
lo lodino nel consesso degli anziani.

Ridusse i fiumi a deserto,
a luoghi aridi le fonti d'acqua
e la terra fertile a palude
per la malizia dei suoi abitanti.
Ma poi cambiò il deserto in lago,
e la terra arida in sorgenti d'acqua.

Là fece dimorare gli affamati
ed essi fondarono una città dove abitare.
Seminarono campi e piantarono vigne,
e ne raccolsero frutti abbondanti.
Li benedisse e si moltiplicarono,
non lasciò diminuire il loro bestiame.
Ma poi, ridotti a pochi, furono abbattuti,
perché oppressi dalle sventure e dal dolore.
Colui che getta il disprezzo sui potenti,
li fece vagare in un deserto senza strade.

Ma risollevò il povero dalla miseria
e rese le famiglie numerose come greggi.
Vedono i giusti e ne gioiscono
e ogni iniquo chiude la sua bocca.
Chi è saggio osservi queste cose
e comprenderà la bontà del Signore.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.