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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 16ª Domenica del tempo ordinario (B)

Lectio: 
Domenica, 22 Luglio, 2018

Gesù ha compassione della gente
Il banchetto della vita - Gesù invita alla condivisione
Marco 6,30-34

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il testo che mediteremo questa 16ª Domenica del Tempo Ordinario è breve. Solo cinque versetti. A prima vista, queste poche linee sembrano essere solo una breve introduzione al miracolo della moltiplicazione dei pani nel deserto (Mc 6,34-44). Se però, la Liturgia di questa domenica ha separato dal resto e sottolineato questi cinque versetti, vuol dire che racchiudono qualcosa di molto importante che forse non si noterebbe se servissero solo per introdurre il miracolo della moltiplicazione dei pani.
Infatti questi cinque versetti rivelano una caratteristica di Gesù che ha sempre colpito e continua a farlo: la sua preoccupazione per la salute e la formazione dei discepoli, la sua umanità accogliente verso la gente povera di Galilea, la sua tenerezza verso le persone. Se la Chiesa, per mezzo della liturgia della domenica, ci invita a riflettere su questi aspetti dell’attività di Gesù è per spingerci a prolungare questo stesso atteggiamento di Gesù nel rapporto che abbiamo con gli altri. Durante la lettura presteremo attenzione ai minimi dettagli dell’atteggiamento di Gesù verso gli altri.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 6,30: Revisione dell’opera apostolica
Marco 6,31-32: Preoccupazione di Gesù per il riposo dei discepoli
Marco 6,33: La gente ha altri criteri e segue Gesù
Marco 6,34: Mosso dalla compassione, Gesù cambia il suo piano ed accoglie la gente

c) Il testo:

Marco 6,30-3430Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. 32Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è l’aspetto dell’atteggiamento di Gesù che più ti è piaciuto e che ha destato più ammirazione tra la gente al tempo di Gesù?
b) La preoccupazione di Gesù verso i discepoli e la preoccupazione di accogliere bene la gente: le due sono importanti. Quale delle due prevale nell’atteggiamento di Gesù?
c) Paragona l’atteggiamento di Gesù all’atteggiamento del Buon Pastore del Salmo 23. Cosa colpisce maggiormente?
d) L’atteggiamento della nostra comunità è lo stesso di Gesù?

5. Per coloro che volessero approfondire maggiormente il tema

a) Il contesto che illumina il testo:

i) Il capitolo 6 di Marco mostra un enorme contrasto! Da un lato Marco parla del banchetto della morte, promosso da Erode con i grandi di Galilea, nel palazzo della Capitale, durante il quale viene ucciso Giovanni Battista (Mc 6,17-29). Dall’altro, il banchetto della vita, promosso da Gesù per la gente di Galilea, affamata nel deserto, in modo che non perissero lungo il cammino (Mc 6,35-44). I cinque versetti della lettura di questa domenica (Mc 6, 30-34) sono collocati esattamente tra questi due banchetti.
ii) Questi cinque versetti sottolineano due cose:
- offrono un ritratto di Gesù formatore dei discepoli;
- indicano che annunciare la Buona Novella di Gesù non è solo una questione di dottrina, ma soprattutto di accoglienza, di bontà, di tenerezza, di disponibilità, di rivelazione dell’amore di Dio.

b) Commento del testo:

Marco 6,30-32: L’accoglienza data ai discepoli
Questi versetti indicano che Gesù formava i nuovi leaders. Coinvolgeva i discepoli nella missione e soleva subito portarli verso un luogo più tranquillo per poter riposare e fare una revisione (cf Lc 10,17-20). Si preoccupava del loro alimento e del loro riposo, poiché l’opera della missione era tale che non avevano tempo per mangiare (cf Gv 21,9-13).

Marco 6,33-34: Mosso dalla compassione, Gesù cambia il suo piano ed accoglie la gente
La gente percepisce che Gesù era andato all’altra riva del lago, e lo seguì. Quando Gesù, scendendo dalla barca, vide quella moltitudine, rinunciò al riposo e cominciò ad insegnare. Qui appare l’abbandono della gente. Gesù rimase commosso, “perché erano come pecore senza pastore”. Chi legge queste parole ricorda il salmo del buon pastore (Sl 23). Quando Gesù si rende conto che la gente non ha pastore, comincia lui ad esserlo. Comincia ad insegnare. Guida la moltitudine nel deserto della vita, e la moltitudine poteva così cantare: “Il Signore è il mio pastore! Non manco di nulla!”

c) Ampliando le informazioni:

● Un ritratto di Gesù, formatore

"Seguire" era il termine che faceva parte del sistema educativo dell’epoca. Era usato per indicare il rapporto tra il discepolo ed il maestro. Il rapporto maestro-discepolo è diverso dal rapporto professore-alunno. Gli alunni assistono alle classi del professore su una determinata materia. I discepoli “seguono” il maestro e vivono con lui. Ed è proprio durante questa “convivenza” di tre anni con Gesù che i discepoli ricevettero la loro formazione.

Gesù, il Maestro, è l’asse, il centro ed il modello della formazione. Nei suoi atteggiamenti è una prova del Regno, incarna l’amore di Dio e lo rivela (Mc 6,31; Mt 10,30-31; Lc 15,11-32). Molti piccoli gesti rispecchiano questa testimonianza di vita con cui Gesù indicava la sua presenza nella vita dei discepoli, preparandoli alla vita ed alla missione. Era il suo modo di dare una forma umana all’esperienza che lui stesso aveva avuto con il Padre:
* coinvolgere nella missione (Mc 6,7; Lc 9,1-2;10,1),
* una volta, la rivede con loro (Lc 10,17-20),
* li corregge quando sbagliano o quando vogliono essere i primi (Mc 10,13-15; Lc 9,46-48),
* aspetta il momento opportuno per correggerli (Mc 9,33-35),
* li aiuta a discernere (Mc 9,28-29),
* li interpella quando sono lenti (Mc 4,13; 8,14-21),
* li prepara per il conflitto (Gv 16,33; Mt 10,17-25),
* li manda ad osservare ed analizzare la realtà (Mc 8,27-29; Jo 4,35; Mt 16,1-3),
* riflette con loro sulle questioni del momento (Lc 13,1-5),
* mette loro dinanzi i bisogni della moltitudine (Gv 6,5),
* corregge la mentalità di vendetta (Lc 9,54-55),
* insegna che i bisogni della moltitudine stanno al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt 12,7.12),
* lotta contro la mentalità che considera la malattia come un castigo di Dio (Gv 9,2-3),
* passa del tempo solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34; 7,17; 9,30-31; 10,10; 13,3),
* sa ascoltare, anche quando il dialogo è difficile, (Gv 4,7-42),
* li aiuta ad accettarsi (Lc 22,32),
* è esigente e chiede loro di lasciare tutto per lui (Mc 10,17-31),
* é severo con l’ipocrisia (Lc 11,37-53),
* pone più domande che risposte (Mc 8,17-21),
* é fermo e non si lascia deviare dal cammino (Mc 8,33; Lc 9,54-55).

Ecco un ritratto di Gesù formatore. La formazione della “sequela di Gesù” non era in primo luogo la trasmissione di verità da imparare a memoria, bensì una comunicazione della nuova esperienza di Dio e della vita che irradiava da Gesù per i discepoli. La comunità che si formava attorno a Gesù era l’espressione di questa nuova esperienza. La formazione portava le persone ad avere altri occhi, altri atteggiamenti. Faceva nascere in loro una nuova consapevolezza nei riguardi della missione e di loro stessi. Faceva sì che mettessero i loro piedi accanto a quelli degli esclusi. Produceva, in alcuni, la “conversione” per aver accettato la Buona Novella (Mc 1,15).

● Come Gesù annuncia la Buona Novella alla moltitudine

Il fatto che Giovanni fosse in prigione spinse Gesù a ritornare ed iniziare l’annuncio della Buona Novella. Fu un inizio esplosivo e creativo! Gesù percorre tutta la Galilea: i villaggi, i paesi, le città (Mc 1,39). Visita le comunità. Perfino cambia la residenza e va a vivere a Cafarnao (Mc 1,21; 2,1), città crocevia di diversi cammini, e questo facilitava la divulgazione del messaggio. Quasi non si ferma mai, è sempre in cammino. I discepoli vanno con lui, ovunque. Nei prati, lungo le strade, in montagna, nel deserto, in barca, nelle sinagoghe, nelle case. Con molto entusiasmo!

Gesù aiuta la gente servendo in molti modi: scaccia gli spiriti immondi (Mc 1,39), cura i malati e coloro che sono maltrattati (Mc 1,34), purifica coloro che sono esclusi a causa di impurezze (Mc 1,40-45), accoglie gli emarginati e confraternizza con loro (Mc 2,15). Annuncia, chiama e convoca. Attrae, consola ed aiuta. E’ una passione che si rivela. Passione per il Padre e per la gente povera ed abbandonata della sua terra. Lì dove trova gente che lo ascolta, parla e trasmette la Buona Novella. In qualsiasi luogo.

In Gesù, tutto è rivelazione che lo avvince dal di dentro! Lui stesso è la prova, il testimone vivente del Regno. In lui appare ciò che avviene quando una persona lascia regnare Dio, lascia che Dio guidi la sua vita. Nel suo modo di agire e di vivere insieme agli altri, Gesù rivelava ciò che Dio aveva in mente quando chiamava nel tempo di Abramo e di Mosè. Gesù trasformò la nostalgia in speranza! Improvvisamente la gente capì: “Era questo ciò che Dio voleva per il suo popolo!”

E fu questo l’inizio dell’annuncio della Buona Novella del Regno che si divulgava rapidamente nei villaggi della Galilea. In modo piccolo, come un seme, che poi crebbe fino a diventare albero grande, dove la gente poteva ripararsi (Mc 4,31-32). E la gente si incaricava di diffondere la notizia.

La gente della Galilea rimaneva impressionata dal modo di insegnare di Gesù. “Un insegnamento nuovo! Dato con autorevolezza! Diverso da quello degli scribi!” (Mc 1,22.27). Ciò che più faceva Gesù era insegnare (Mc 2,13; 4,1-2; 6,34). E’ ciò che soleva fare (Mc 10,1). Più di quindici volte il vangelo di Marco dice che Gesù insegnava. Ma Marco non dice quasi mai ciò che insegnava. Forse non gli interessa il contenuto? Dipende da ciò che la gente intende per contenuto! Insegnare non vuol dire solo insegnare verità nuove così la gente le impara a memoria. Il contenuto che Gesù ha da dare non trasparisce solo nelle parole, ma nei gesti e nel modo in cui entra in rapporto con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù era una persona accogliente (Mc 6,34). Amava la gente. La bontà e l’amore che traspariscono dalla sue parole formavano parte del contenuto. Costituiscono il suo temperamento. Un contenuto buono senza bontà è come latte versato.

Marco definisce il contenuto dell’insegnamento di Gesù come “Buona Novella di Dio” (Mc 1,14). La Buona Novella che Gesù proclama viene da Dio e rivela qualcosa su Dio. In tutto ciò che Dio dice e fa, traspariscono i tratti del volto di Dio. Traspare l’esperienza che lui stesso ha di Dio, l’esperienza di Padre. Rivelare Dio come Padre è la fonte, il contenuto e lo scopo della Buona Novella di Gesù.

6. Pregare con il Salmo 23 (22)

Il Signore è il mio pastore

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut