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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 24ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 17 Settembre, 2017

Riconciliazione
La grazia di poter perdonare il fratello e la sorella
Matteo 18,21-35

 

1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Matteo 18,21: La domanda di Pietro
Matteo 18,22: La risposta di Gesù
Matteo 18,23-26: 1ª Parte della parabola
Matteo 18,27-30: 2ª Parte della parabola
Matteo 18,31-35: 3ª Parte della parabola

b) Chiave di lettura:

Nel Vangelo di questa 24° Domenica del Tempo Ordinario Gesù ci parla della necessità di perdonare i nostri fratelli. Non è facile perdonare. Ci sono offese ed insulti che continuano a colpire il cuore. Alcune persone dicono: “Perdono, ma non dimentico.” Non riesco a dimenticare! Risentimento, tensioni, opinioni diverse, provocazioni, rendono difficile il perdono e la riconciliazione. Perché perdonare è così difficile? Nella mia famiglia e nella mia comunità, nel mio lavoro e nelle mie relazioni, creo o no uno spazio per la riconciliazione e per il perdono? Come? Meditiamo la terza parte del “Sermone della Comunità” (Mt 18,21-35), in cui Matteo riunisce le parole e le parabole di Gesù sul perdono senza limiti. Durante la lettura, pensi a te stesso e cerca di rivedere la tua vita.

c) Il testo:

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
 

23A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
31Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell`'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

 

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Quale è la parte della parabola che ti ha colpito maggiormente? Perché?
b) Quali sono i diversi consigli che Gesù ci da per aiutarci a riconciliarci ed a perdonare?
c) Guardando nello specchio della parabola, con quale personaggio mi identifico di più: con il re che vuole fare i conti con i suoi servi, o con il servo perdonato che non vuole perdonare il suo compagno?
d) Guardando la realtà della nostra famiglia, della nostra comunità, della nostra chiesa, della nostra società e del nostro mondo, c’è tra di noi uno spazio per il perdono e per la riconciliazione? Dove e come possiamo cominciare, in modo che la riconciliazione si irradi tra di noi?

 

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il testo

a) Contesto in cui il nostro testo appare nel Vangelo di Matteo:

- Il paragone di cui si serve Gesù per illustrare l’obbligo di perdonare e riconciliare unisce parabola ed allegoria. Quando Gesù parla del Re che vuole fare i conti con i suoi servi, pensa già a Dio che perdona tutto. Quando parla del debito del servo perdonato dal re, pensa al debito immenso che abbiamo dinanzi a Dio che ci perdona sempre. Quando parla dell’atteggiamento del servo perdonato che non vuole perdonare, pensa a noi, perdonati da Dio, che non vogliamo perdonare i nostri fratelli.

- Alla fine del primo secolo, i giudei-cristiani delle comunità di Siria e Palestina avevano problemi seri e gravi di riconciliazione con i fratelli e le sorelle della stessa razza. Nel periodo del grande disastro della distruzione di Gerusalemme da parte dei romani, negli anni ’70, tanto la Sinagoga come la Ecclesia, si trovavano in una fase di riorganizzazione nella regione di Siria e Palestina. Per questo c’era tra di loro una forte tensione, crescente, che era fonte di molta sofferenza nelle famiglie. Questa tensione costituisce lo sfondo al Vangelo di Matteo.

b) Commento del testo:

Matteo 18,21: La domanda di Pietro: quante volte perdonare?
Dinanzi alle parole di Gesù sulla riconciliazione, Pietro chiede: “Quante volte devo perdonare? Sette volte?” Sette è un numero che indica perfezione e, nel caso della proposta di Pietro, sette è sinonimo a sempre.

Matteo 18,22: La risposta di Gesù: settanta volte sette!
Gesù vede più lontano. Elimina qualsiasi possibile limite al perdono: “Non fino a sette, ma settanta volte sette!” Settanta volte sempre! Perché non c’è proporzione tra il perdono che riceviamo da Dio ed il nostro perdono verso il fratello e la sorella. Per chiarire la sua risposta a Pietro, Gesù racconta una parabola. E’ la parabola del perdono senza limiti!

Matteo 18,23-26: Prima parte della parabola: la situazione del debitore
Quando parla del Re, Gesù pensa a Dio. Un servo ha un debito di diecimila talenti con il re. Cioè, 164 tonnellate d’oro. Lui dice che pagherà. Ma anche se lavorasse tutta la vita lui, sua moglie, i suoi figli e tutta la famiglia, non sarebbe mai in grado di riunire 164 tonnellate di oro per restituirle al re. Detto con altre parole, non saremo mai in grado di toglierci il debito che abbiamo con Dio. Impossibile! (cf Salmo 49,8-9)

Matteo 18,27-30: Seconda parte della parabola: Il grande contrasto
Dinanzi alla richiesta insistente del servo, il re gli perdona un debito di 164 tonnellata d’oro. Un compagno ha con lui un debito di cento denari, cioè di 30 grammi d’oro. Non esiste paragone tra i due debiti! Un granello di sabbia ed una montagna! Davanti all’amore di Dio che perdona gratuitamente il nostro debito di 164 tonnellata d’oro, non è altro che giusto perdonare il debito di 30 grammi d’oro. Ma il servo perdonato non volle perdonare, neanche davanti all’insistenza del debitore. Agisce con il compagno come il re avrebbe dovuto agire con lui e non lo fece: ordinò che fosse messo in carcere fino a pagare i 30 grammi d’oro! Il contrasto parla da solo, non ha bisogno di commenti!

Matteo 18,23-35: Terza parte della parabola: morale della storia
L’atteggiamento vergognoso del servo perdonato che non vuole perdonare colpisce i suoi stessi compagni. Lo riferiscono al re e costui agisce di conseguenza: mette in moto il procedimento della giustizia ed il servo perdonato che non volle a sua volta perdonare, viene messo in prigione, dove rimarrà fino a pagare il suo debito! Deve stare lì fino ad oggi! Poiché non riuscirà mai a poter pagare 164 tonnellate d’oro! Morale della parabola: “Così anche il mio padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello!” L’unico limite alla gratuità della misericordia di Dio che ci perdona sempre è il nostro rifiuto di perdonare il fratello! (Mt 18,34; 6,12.15; Lc 23,34).

c) Approfondimento: Perdonare dopo l’11 settembre 2001!

L’11 settembre 2001, un gruppo di terroristi lanciò due aerei contro le due torri di New York, ed uccise più di tremila persone al grido di “Guerra Santa!” La risposta immediata fu un altro grido: “Crociata”. Le due parti usarono il nome di Dio per legittimare la violenza. Nessuna ricordò la parola: “Settanta volte sette!” Ed uno di loro si dice cristiano!

In occasione della guerra in Iraq, il Papa Giovanni Paolo II ha gridato in una pubblica udienza: “La guerra è Satana!”, ed ha invitato tutti di lottare per la pace. Nell’incontro ecumenico con rappresentanti di giudei e mussulmani a Gerusalemme, nell’anno 2000, il Papa aveva detto: “Non possiamo mai invocare il nome di Dio per legittimare la violenza!”

L’ultima frase dell’Antico Testamento, con cui il popolo di Dio entrò nel Nuovo Testamento e che esprime il nucleo della sua speranza messianica di riconciliazione, è l’oracolo finale del profeta Malachia: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio” (Mal 3,23). Ricondurre il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso i padri significa ricostruire il rapporto tra le persone. Non ci sarà un futuro di pace se non si compie un grande sforzo per ricostruire i rapporti umani nel nucleo minore di convivenza, cioè nella famiglia e nella comunità. La comunità è lo spazio dove le famiglie si riuniscono per poter conservare e trasmettere meglio i valori a cui credono.

Il disinteresse entrò nel mondo con il primo figlio nato dalla prima unione: Caino che uccide Abele (Gn 4,8). Questo disinteresse è cresciuto con la vendetta raddoppiata. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette (Gn 4,24). Pietro vuole rifare l’errore e propone una riconciliazione di sette volte (Mt 18,21). Ma la sua proposta è timida. Non va alla radice della violenza. Gesù va molto più lontano ed esige settanta volte sette (Mt 18,22). Fino ad oggi, e soprattutto oggi, la riconciliazione è il compito più urgente che deve essere svolto da noi, seguaci di Gesù. Vale la pena ricordare sempre l’avvertenza di Gesù: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello!” Settanta volte sette!

 

6. Preghiera: Salmo 62

Dio unica speranza

Solo in Dio riposa l'anima mia;
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme,
come muro cadente,
come recinto che crolla?
Tramano solo di precipitarlo dall'alto,
si compiacciono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
e maledicono nel loro cuore.

Solo in Dio riposa l'anima mia,
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.
Confida sempre in lui, o popolo,
davanti a lui effondi il tuo cuore,
nostro rifugio è Dio.
Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini,
insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.

Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.
Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.

 

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut