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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 28ª Domenica del tempo ordinario (A)

Lectio: 
Domenica, 15 Ottobre, 2017

L’invito universale al banchetto del Regno
Accogliere la salvezza con la giusta disposizione
Matteo 22, 1-14

 

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

 

2. Lettura

a) Il contesto:

Il significato della parabola risulta molto chiaro se la leggiamo nel suo contesto. Essa segue immediatamente un’altra parabola sul Regno (21, 33-43) e fa parte di una disputa di Gesù con i sommi sacerdoti e i farisei sulla sua missione e autorità (vedi 21, 23-46).

Nella parabola precedente, la parabola della vigna, Gesù fa un riassunto della storia della salvezza. Dio circondava Israele con attenzione particolare e aspettava che tanta cura avrebbe prodotto frutto in una vita di fedeltà e giustizia. Di tempo in tempo inviava i profeti per ricordare al popolo il frutto che Dio attendeva, ma la loro missione incontrava sempre il rifiuto da parte di Israele. Finalmente Dio inviò il proprio Figlio, ma questi fu ucciso. A questo punto Gesù dichiara che siccome Israele continuava a rifiutare il Regno, questo passerà ad un altro popolo, cioè ai pagani (21, 43). Questa frase ci offre la chiave di lettura per la nostra parabola che in realtà ripete il messaggio della precedente con un’altra immagine e altre sfumature.

Bisogna dirlo chiaramente. Le due parabole non possono giustificare in nessun modo l’idea che Dio avrebbe ripudiato Israele in favore della Chiesa. Basta leggere Rom 9-11 per convincersi del contrario. Gesù usa un discorso duro, di tipo profetico, per indurre il suo popolo al pentimento e farsi accettare da lui. D’altronde, anche i pagani, divenuti i nuovi invitati, corrono il rischio di venire gettati fuori se non sono trovati rivestiti dell’abito nuziale.

b) Il testo:

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, Matteo 22, 1-14chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella riflessione personale.

a) Chi rappresentano gli invitati che rifiutano l’invito?
b) Chi rappresentano i nuovi invitati trovati per strada?
c) Chi rappresenta l’uomo senza abito nuziale?
d) Ci sono nella mia vita degli "affari urgenti" che mi impediscono di accettare l’invito di Dio?
e) Quale è l’abito nuziale richiesto da me concretamente per poter partecipare al banchetto nuziale del Regno di Dio?

 

5. Una chiave di lettura

per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.

Il banchetto del Regno

I profeti diverse volte annunciarono i beni della salvezza e specialmente quelli dei tempi escatologici con l’immagine di un banchetto. La prima lettura della liturgia di questa domenica (Is 25, 6-10a) ne è un esempio. Anche Isaia, al pari di Gesù, parla di un banchetto preparato da Dio per tutti i popoli, però il popolo d'Israele e più specificamente la città eletta di Gerusalmme, restano al centro del progetto di Dio, come mediatori della salvezza che Dio offre a tutti. Nel Nuovo Testamento, invece, pur riconoscendo che "la salvezza viene dai Giudei" (Gv 4, 22), l’unico mediatore della salvezza è Gesù, che continua a esercitare la sua mediazione attraverso la comunità dei suoi discepoli, la Chiesa.

L’abito nuziale

È un offesa a chi ti ha invitato di andare alla festa con l’abito ordinario da lavoro. È un segno che non tieni nella dovuta considerazione l’occasione a cui sei invitato. Questa immagine, utilizzata nella parabola del banchetto del Regno, vuol significare che non si entra nel Regno senza essersi preparati; l’unico modo per prepararsi ad esso è la conversione. Infatti, cambiare vestito nel linguaggio biblico indica cambiare stile di vita ovvero convertirsi (vedi ad esempio, Rom 13, 14; Gal 3, 27; Ef 4, 20-24).

"Molti i chiamati, pochi gli eletti"

L’espressione è un semitismo. Nell’assenza del comparativo, l’ebraico biblico usa espressioni fondate su drastiche opposizioni. Per cui questa espressione non dice niente sulla relazione numerica tra i convocati nella Chiesa e gli eletti per la vita eterna. Però è anche vero che la parabola distingue tra la chiamata alla salvezza e l’elezione e perseveranza finale. La generosità del re è immensa, ma bisogna prendere sul serio le esigenze del Regno. L’espressione è un pressante appello a non accontentarsi di una appartenenza formale al popolo di Dio. Non si può dare per scontato la salvezza. In questo Gesù segue da vicino l’insegnamento dei profeti. Basti ricordare Ger 7, 1-15 e Os 6, 1-6.

 

6. Salmo 47

Il Signore re di Israele e del mondo

Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra.

Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni;
perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.

Dio regna sui popoli,
Dio siede sul suo trono santo.
I capi dei popoli si sono raccolti
con il popolo del Dio di Abramo,
perché di Dio sono i potenti della terra:
egli è l’Altissimo.

 

7. Orazione Finale

O Dio, Signore del mondo e re di tutti i popoli, tu hai preparato da sempre una festa per i tuoi figli e ci vuoi radunare tutti attorno alla tua mensa per partecipare alla tua stessa vita. Ti ringraziamo per averci chiamati nella tua Chiesa per mezzo di Gesù tuo Figlio. Il tuo Spirito ci renda sempre attenti e disponibili per continuare ad accogliere il tuo invito e ci rivesta dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera, a immagine di Cristo, per poter entrare alla festa del tuo Regno insieme con una moltitudine di sorelle e fratelli. Serviti anche di noi, se lo desideri, per continuare a chiamare altri al banchetto universale del tuo Regno.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut