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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 3ª Domenica di Quaresima (A)

Lectio: 
Domenica, 19 Marzo, 2017 - 09

L’incontro di Gesù con la Samaritana
Un dialogo che genera vita nuova
Giovanni 4,5-42

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, affinché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con cui Tu la leggesti ai discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu gli aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna a morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e nei sofferenti. La tua parola ci orienti affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre ed inviato il tuo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Una chiave di lettura:

Il testo descrive il dialogo tra Gesù e la Samaritana. Dialogo molto umano, che dimostra come Gesù si relazionasse con le persone e come egli stesso apprendesse e si arricchisse parlando con gli altri. Durante la lettura, cerca di prestare attenzione a quello che più ti sorprende nell’atteggiamento tanto di Gesù quanto della Samaritana.

b) Una divisione del testo per aiutare la lettura:

Gv 4,5-6: Crea lo scenario dove si realizza il dialogo
Gv 4,7-26: Descrive il dialogo tra Gesù e la Samaritana
        7-15: circa l’acqua e la sete
        16-18: circa il marito e la famiglia
        19-25: circa la religione e il luogo dell’adorazione
Gv 4,27-30: Descrive il risultato del dialogo nella persona della Samaritana
Gv 4,31-38: Descrive il risultato del dialogo nella persona di Gesù
Gv 4,39-42: Descrive il risultato della missione di Gesù nella Samarìa

c) Il testo:

5-6: In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
7-15: Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli, infatti, erano andati in città a far provvista di cibo. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei, infatti, non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qua ad attingere acqua».
Giovanni 4,5-4216-18: Le disse: «Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti, hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
19-26: Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
27-30: In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
31-38: Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbi, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui, infatti, si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
39-42: Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Che cosa ha attirato di più la tua attenzione nell’atteggiamento avuto da Gesù durante il dialogo con la Samaritana? Che pedagogia ha usato per aiutare la samaritana a percepire una dimensione più profonda della vita?
b) Che cosa chiama di più la tua attenzione sull’atteggiamento della Samaritana durante il dialogo con Gesù? Che influenza ha avuto lei su Gesù?
c) Dove, nell’Antico Testamento, l’acqua è associata al dono della vita e al dono dello Spirito Santo?
d) In quali punti l'atteggiamento del dialogo di Gesù mi interroga, provoca o critica?
e) La Samaritana ha trascinato l’argomento verso la religione. Se tu potessi trovare Gesù e parlare con lui, quale argomento vorresti trattare con lui? Perché?
f) Sarà vero che adoro Dio in spirito e verità o mi appoggio ed oriento di più sui riti e sulle prescrizioni?

5. Una chiave di lettura

per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.

a) Il simbolismo dell’acqua:

* Gesù usa la parola acqua, in due sensi: in senso materiale, normale, dell’acqua che disseta, e in senso simbolico dell’acqua come sorgente di vita e dono dello Spirito. Ovvero, Gesù usa un linguaggio che le persone capiscono e che, allo stesso tempo, risveglia in loro la volontà di approfondire e di scoprire un senso più profondo della vita.

* L’uso simbolico dell’acqua ha la sua radice nella tradizione dell’Antico Testamento, dove è frequente la mistica dell’acqua come simbolo dell’azione dello Spirito di Dio nelle persone. Geremia, per esempio, oppone l’acqua viva della sorgente all’acqua della cisterna (Ger 2,13). Cisterna, quanta più acqua tu attingi, tanto meno acqua avrai. Sorgente, quanta più acqua tu attingi tanta più acqua avrai. Altri testi dell’Antico Testamento: Is 12,3; 49,10; 55,1; Ez 47,1-3, ecc. Gesù conosce le tradizioni del suo popolo e su di esse si appoggia nella conversazione con la Samaritana. Suggerendo il senso simbolico dell’acqua, evoca in lei (e nei lettori e lettrici) tutto un insieme di episodi e frasi dell’Antico Testamento.

b) Il dialogo tra Gesù e la Samaritana:

* Gesù trova la Samaritana vicino al pozzo, luogo tradizionale per gli incontri e le conversazioni (Gn 24,10-27; 29,1-14). Egli parte dalla necessità molto concreta della sua propria sete e fa' in modo che la donna si senta necessaria e serva. Gesù si fa' bisognoso di lei. Dalla domanda egli fa si che la Samaritana possa scoprire che Gesù dipende da lei per risolvere il problema della sua sete. Gesù risveglia in lei il gusto di aiutare e servire.

* Il dialogo di Gesù con la Samaritana ha due livelli.
(i) Il livello superficiale, nel senso materiale dell’acqua che disseta le persone, e del senso normale di marito come padre di famiglia. In questo livello, la conversazione è tesa e difficile, e non ha continuità. Chi ne trae vantaggio è la Samaritana. All'inizio, Gesù ha tentato un incontro con lei attraverso la porta del lavoro giornaliero (prendere acqua), ma non vi è riuscito. Poi, ha tentato per la porta della famiglia (chiamare il marito), e non ha avuto risultato. Finalmente, la Samaritana ha preso l’argomento della religione (luogo dell’adorazione). Gesù è riuscito ad entrare per la porta che lei ha aperto.
(ii) Il livello profondo, nel senso simbolico dell’acqua come immagine della vita nuova portata da Gesù e del marito come simbolo dell’unione di Dio con il suo popolo. A questo livello, la conversazione ha una continuità perfetta. Dopo aver rivelato che lui stesso, Gesù, offre l’acqua della vita nuova, dice: "Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui!". Nel passato, i samaritani hanno avuto cinque mariti, idoli, legati ai cinque popoli che furono portati verso quel luogo dal re di Assiria (2Re 17,30-31). Il sesto marito, quello che aveva adesso, non era quello vero: "quello che hai ora non è tuo marito!" (Gv 4,18). Non realizzava il desiderio più profondo del popolo: l’unione con Dio, come marito che si unisce alla sua sposa (Is 62,5; 54,5). Il vero marito, il settimo, è Gesù, come fu promesso da Osea: "E ti farò mia sposa per sempre; e ti farò mia sposa in un connubio di giustizia, di giudizio, di pietà e di misericordia. E ti farò mia sposa fedele, e riconoscerai che sono io il Signore!" (Os 2,21-22). Gesù è lo sposo che è arrivato (Mc 2,19) per portare la vita nuova alla donna che lo ha cercato tutta la vita e, fino adesso, non lo aveva trovato. Se il popolo accetta Gesù come "sposo", avrà accesso a Dio ovunque sia, tanto in spirito che in verità (vv. 23-24).

* Gesù dichiarò la sua sete alla Samaritana, ma lui non prese l'acqua. Segno che la sua sete era simbolica ed aveva a che fare con la sua missione; la sete di realizzare la volontà del Padre (Gv 4,34). Questa sete è tuttora presente in lui, e lo sarà per tutta la vita, fino alla morte. Nell’ora della morte lui dice: "Ho sete!" (Gv 19,28). Dichiara la sete per l’ultima volta, e cosi può dire: "Tutto è compiuto!" Poi chinato il capo rese lo spirito (Gv 19,30). Realizzò sua missione.

c) Il rilievo della donna nel Vangelo di Giovanni:

* Nel vangelo di Giovanni, le donne sono messe in rilievo in sette momenti, decisivi per la divulgazione della Buona Novella. A loro si attribuiscono funzioni e missioni, alcune delle quali, negli altri vangeli, sono attribuite agli uomini:
- Alle nozze di Cana, la Madre di Gesù riconosce i limiti dell’Antico Testamento e ribadisce la legge maggiore del Vangelo: "Fate tutto quello che vi dirà" (Gv 2,1-11).
- La Samaritana è la prima persona a ricevere da Gesù il più grande segreto, cioè che lui è il Messia: "Sono io, che ti parlo" (Gv 4,26). E lei diviene l’evangelizzatrice della Samarìa (Gv 4,28-30.39-42).
- La donna, chiamata adultera, nell’ora di essere perdonata da Gesù, diviene giudice della società patriarcale (o del potere maschile) che la voleva condannare (Gv 8,1-11).
- Negli altri vangeli è Pietro che fa la solenne professione di fede in Gesù (Mt 16,16; Mc 8,29; Lc 9,20). Nel vangelo di Giovanni, chi fa la solenne professione di fede è Marta, sorella di Maria e Lazzaro (Gv 11,27).
- Maria, sorella di Marta, unse i piedi di Gesù per il giorno della sua sepoltura (Gv 12,7). In quel tempo, chi moriva in croce non aveva sepoltura né poteva essere imbalsamato. Per questo, Maria anticipò l'unzione del corpo di Gesù. Questo significa che lei accettava Gesù come il Messia-Servo che doveva morire in croce. Pietro non accettava Gesù come Messia-Servo (Gv 13,8) e cercò di dissuaderlo (Mt 16,22). Così, Maria è presentata come modello per gli altri discepoli.
- Ai piedi della croce: "Donna, ecco tuo figlio!" - "Ecco tua madre!" (Gv 19,25-27). Nasce la Chiesa, ai piedi della croce. Maria è il modello della comunità cristiana.
- La Maddalena deve annunciare la Buona Novella ai fratelli (Gv 20,11-18). Lei riceve un ordine senza il quale tutti gli altri ordini dati agli apostoli non avrebbero forza né valore.

* La Madre di Gesù appare due volte nel vangelo di Giovanni: all’inizio, nelle nozze di Cana (Gv 2,1-5), e alla fine, ai piedi della croce (Gv 19,25-27). Nei due casi lei rappresenta l’Antico Testamento che attende l’arrivo del Nuovo e, nei due casi, contribuisce affinché il Nuovo possa arrivare. Maria è l’anello di congiunzione tra quello che c'era prima e quello che sarebbe venuto poi. A Cana, è lei, la madre di Gesù, simbolo dell’Antico Testamento, che percepisce i limiti dell’Antico e fa’ i passi perché il Nuovo possa arrivare. Nell’ora della morte, è la Madre di Gesù, che accoglie il "Discepolo Amato". Qui, il Discepolo Amato è la nuova Comunità che è cresciuta intorno a Gesù. È il figlio che è nato dall’Antico Testamento. Su richiesta di Gesù, il figlio, il Nuovo Testamento, accoglie la Madre, l’Antico Testamento, nella sua casa. I due devono camminare insieme. Poiché il Nuovo non può essere capito senza l’Antico. Sarebbe un edificio senza fondamenta. E l’Antico senza il Nuovo sarebbe incompleto. Sarebbe un albero senza frutti.

6. Salmo 19 (18)

Dio dialoga con noi per mezzo della Natura e della Bibbia

I cieli narrano la gloria di Dio,
e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.
Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l'altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice.
Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi.

Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto comprendere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha mostrato. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


date | by Dr. Radut