Skip to Content

"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 4ª Domenica di Pasqua (A)

Lectio: 
Domenica, 7 Maggio, 2017

Sono venuto affinché tutti abbiano vita, e vita in abbondanza!
Giovanni 10,1-10

1. Orazione iniziale

 Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il vangelo di questa domenica ci pone dinanzi la figura così familiare del Buon Pastore. Parlando delle pecore del gregge di Dio, Gesù usa diverse immagini per descrivere l’atteggiamento di coloro che si occupano del gregge. Il testo della liturgia si snoda dal versetto 1 al 10. Nel commentario a continuazione aggiungiamo i versetti dall’11 al 18, perché contengono l’immagine del “Buon Pastore” che aiuta a capire meglio il senso dei versetti dall’1 al 10. Durante la lettura, cerca di fare attenzione alle diverse immagini o similitudini che Gesù usa per presentarsi a noi come il vero pastore.

 

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Il testo contiene tre similitudini legate tra di esse:
Giovanni 10,1-5: La similitudine tra il bandito ed il pastore
Giovanni 10,6-10: La similitudine della porta del gregge
Giovanni 10,11-18: La similitudine del buon pastore

 

c) Il Testo:

1«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
Giovanni 10,1-107Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
11Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. 12Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; 13egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

 

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione:

a) Quale parte del testo mi ha colpito maggiormente? Perché?
b) Quali sono le immagini che Gesù applica a se stesso? Come se le applica e cosa significano?
c) Quante volte, nel testo, Gesù usa la parola vita e cosa dice sulla vita?
d) Pastore-Pastorale. Sarà che la nostra azione pastorale continua la missione di Gesù-Pastore?
e) Come rendere limpido il nostro sguardo per poter vedere il vero Gesù dei vangeli?

 

5. Per coloro che desiderano approfondire il tema

a) Il contesto in cui fu scritto il vangelo di Giovanni:

Ecco un altro esempio di come fu scritto ed organizzato il vangelo di Giovanni. Le parole di Gesù sul Pastore (Gv 10,1-18) sono come un mattone inserito in una parete già pronta. Immediatamente prima, in Giovanni 9,40-41, Gesù parlava della cecità dei farisei. Immediatamente dopo, in Giovanni 10,19-21, vediamo la conclusione della discussione sulla cecità. E così, le parole sul Buon Pastore insegnano come fare per togliere dagli occhi la cecità. Con questo mattone la parete rimane più forte e più bella.

Giovanni 10,1-5: La similitudine tra il bandito ed il pastore
Gesù inizia il discorso con la similitudine della porta: "In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore!” Per capire questa similitudine, dobbiamo ricordare quanto segue. In quel tempo, i pastori si occupavano del gregge durante il giorno. Con il sopraggiungere della notte, portavano le pecore in un grande ovile o recinto comunitario, ben protetto contro banditi e lupi. Tutti i pastori di una stessa regione portavano lì il loro gregge. C’era un guardiano che si occupava del gregge tutta la notte. Al mattino giungeva il pastore, batteva il palmo delle mani sulla porta ed il guardiano apriva. Il pastore arrivava e chiamava le pecore per nome. Le pecore riconoscevano la voce del loro pastore, si alzavano e uscivano dietro di lui verso i pascoli. Le pecore degli altri pastori udivano la voce, ma loro rimanevano dove erano, perché la voce non era loro conosciuta. Ogni tanto, c’era il pericolo dell’assalto. I ladroni entravano da una specie di feritoia, togliendo le pietre dal muro di cinta, per rubare le pecore. Non entravano dalla porta, perché c’era il guardiano che vigilava.

 

Giovanni 10,6-10: La similitudine della porta delle pecore
Coloro che ascoltavano, i farisei, (Gv 9,40-41), non capivano ciò che significava “entrare dalla porta”. Gesù allora spiega: "La porta sono io! Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti”. Di chi sta parlando Gesù con questa frase così dura? Probabilmente, per il suo modo di parlare dei briganti, si riferiva a capi religiosi che trascinavano la gente dietro di loro, ma non rispondevano alle aspettative della gente. Non erano interessati nel bene del popolo, ma piuttosto nei loro soldi e nei loro interessi. Ingannavano la gente e l’abbandonavano alla loro sorte. Il criterio fondamentale per discernere tra il pastore ed il brigante è la difesa della vita delle pecore. Gesù dice: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza!” Entrare per la porta significa imitare l’atteggiamento di Gesù in difesa della vita delle pecore. Gesù chiede alla gente di prendere l’iniziativa di non seguire colui che si presenta fungendosi pastore, ma che non è interessato nella vita della gente.

 

Giovanni 10,11-15: La similitudine del Buon Pastore
Gesù cambia la similitudine. Prima lui era la porta, ora é il pastore. Tutti sapevano come era un pastore e come viveva e lavorava. Ma Gesù non è un pastore qualsiasi, è il buon pastore! L’immagine del buon pastore viene dall’Antico Testamento. Dicendo che è il Buon Pastore, Gesù si presenta come colui che viene a compiere le promesse dei profeti e le speranze del popolo. Ci sono due punti in cui insiste: (a) Nella difesa della vita delle pecore: il buon pastore dà la sua vita. (b) Nella mutua intesa tra il pastore e le pecore: il Pastore conosce le sue pecore e loro conoscono il pastore.
Ed il falso pastore, che vuole vincere la sua cecità, deve confrontare la sua propria opinione con l’opinione della gente. Era questo ciò che i farisei non facevano. Loro disprezzavano le pecore e le chiamavano gente maledetta ed ignorante (Gv 7,49; 9,34). Al contrario, Gesù dice che la gente ha una percezione infallibile per sapere chi è il buon pastore, perché riconosce la voce del pastore (Gv 10,4) “Loro mi conoscono” (Gv 10,14). I farisei pensavano di avere la certezza di discernere le cose di Dio. Ma in realtà erano ciechi.

Il discorso sul Buon Pastore racchiude due importanti regole per togliere la cecità farisaica dai nostri occhi: (a) I pastori sono molto attenti alla reazione delle pecore, perché riconoscono la voce del pastore. (b) Le pecore devono prestare molta attenzione all’atteggiamento di coloro che si dicono pastori per verificare se veramente interessa loro la vita delle pecore, s¡ o no, o se sono capaci di dare la vita per le pecore. Ed i pastori di oggi?

Giovanni 10,16-18: La meta a cui Gesù vuole arrivare: un solo gregge ed un solo pastore
Gesù apre l’orizzonte e dice che ha altre pecore che non sono di questo ovile. E loro non udiranno la voce di Gesù, ma quando l’udiranno, si renderanno conto che lui è il pastore e lo seguiranno. Qui appare l’atteggiamento ecumenico delle comunità del “Discepolo Amato”.

 

b) Ampliando il tema:

i) L’immagine del Pastore nella Bibbia:

In Palestina, la sopravvivenza del popolo dipendeva in gran parte dall’allevamento di pecore e capre. L’immagine del pastore che guida le sue pecore in modo che pascolino era conosciuta da tutti, come oggi tutti conosciamo l’immagine dell’autista di pullman o del conducente di treni. Era normale usare l’immagine del pastore per indicare la funzione di colui che governava e conduceva il popolo. I profeti criticavano i re perché erano pastori che non si occupavano del loro gregge e non lo conducevano a pascolare (Gr 2,8; 10,21; 23,1-2). Questa critica dei cattivi pastori crebbe nella misura in cui, per colpa dei re, il popolo si vide trascinato verso la schiavitù (Ez 34,1-10; Zac 11,4-17).

 

Dinanzi alla frustrazione sofferta a causa della mancanza di guida da parte dei cattivi pastori, cresceva il desiderio o la speranza di avere, un giorno, un pastore che fosse veramente buono e sincero e che imitasse Dio nel modo di guidare il popolo. Nasce così il salmo "Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla!" (Sal 23,1-6; Gen 48,15). I profeti sperano che, nel futuro, Dio stesso sia il pastore che guida il suo gregge (Is 40,11; Ez 34,11-16). E sperano che a partire da questo il popolo sappia riconoscere la voce del suo pastore: "Ascoltate oggi la sua voce!" (Sal 95,7). Sperano che Dio giunga in qualità di Giudice che giudicherà le pecore del gregge (Ez 34,17). Sorge il desiderio e la speranza che un giorno Dio susciti buoni pastori e che il messia sia un buon pastore per il popolo di Dio. (Ger 3,15; 23,4).

 

Gesù muta questa speranza in realtà e si presenta come il Buon Pastore, diverso dai briganti che derubavano il popolo. Lui si presenta come un Giudice che, alla fine, giudicherà come un pastore in grado di separare le pecore dai capri (Mt 25,31-46). In Gesù si compie la profezia di Zaccaria, secondo cui il buon pastore sarà perseguitato dai cattivi pastori, incomodati dalla denuncia che lui fa: "Percuoti il pastore e sia disperso il gregge!" (Zac 13,7). E finalmente Gesù è tutto: è la porta, è il pastore, è l’agnello!

 

ii) La comunità del Discepolo Amato: aperta, tollerante ed ecumenica:

Le comunità che sono dietro il vangelo di Giovanni erano formate da diversi gruppi. C’erano in esse giudei, di mentalità aperta, con un atteggiamento critico verso il Tempio di Gerusalemme (Gv 2,13-22) e la legge (Gv 7,49-50). C’erano anche samaritani (Gv 4,1-42) e pagani (Gv 12,20) che si convertirono, ambedue con le loro origini storiche ed i loro costumi culturali assai diversi da quelli dei giudei. Pur essendo state formate da gruppi umani così diversi, le comunità di Giovanni capiranno la sequela di Gesù come un vissuto di amore concreto e solidale. Rispettando le reciproche differenze, sapranno rendersi conto dei problemi di convivenza tra pagani e giudei, che agitavano le altre comunità dell’epoca (At 15,5). Sfidate dalla realtà del proprio tempo, le comunità cercavano di approfondire la loro fede in Gesù, inviato dal Padre che vuole che tutti siano fratelli e sorelle (Gv 15,12-14.17) e che afferma: "Nella casa di mio Padre ci sono diverse dimore!” (Gv 14,2). Questo approfondimento facilitava il dialogo con altri gruppi. E poi c’erano comunità aperte, tolleranti ed ecumeniche (Gv 10,16).

 

6. Salmo 23 (22)

Il Signore è il mio pastore

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

 

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Ebook per Lectio Divina

Vorreste ricevere mensile Lectio Divina sul vostro Ipad / Iphone / Kindle

  Email:



Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut