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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 4ª Domenica di Quaresima (C)

Lectio: 
Domenica, 6 Marzo, 2016
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La Parabola del Figlio Prodigo
Luca 15,1-3.11-32

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

Vieni, o Spirito creatore, a svelarci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Facci vedere il gran giorno di Dio splendente di santa luce: nasce nel sangue di Cristo l’aurora di un mondo nuovo. Torna alla casa il prodigo, splende la luce al cieco; il buon ladrone graziato dissolve l’antica paura. Morendo sopra il patibolo Cristo sconfigge la morte; la morte dona la vita, l’amore vince il timore, la colpa cerca il perdono. Amen.

b) Lettura del Vangelo:

Luca 15,1-3.11-32In quel tempo, 1 si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano: ‹‹Costui riceve i peccatori e mangia con loro››. 3 Allora egli disse loro questa parabola:
11 ‹‹Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta”. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: ‘Padre , ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni’.” 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato conto il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.” 22 Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello 23 e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cos fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: “È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.” 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.” 31 Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato››.

c) Momenti di silenzio orante:

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

2. MEDITATIO

a) Chiave di lettura:

Luca è stato chiamato da Dante ‹‹scriba mansuetudinis Christi››. È infatti l’evangelista che ama sottolineare la misericordia del Maestro per i peccatori e raccontare scene di perdono (Lc 7, 36-50; 23, 39-43). Nel vangelo di Luca la misericordia di Dio si manifesta in Gesù Cristo. Si può dire che il Gesù di Luca è l’incarnazione della presenza misericordiosa di Dio tra noi. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 36). Luca sottolinea una immagine di Dio, già rivelata nell’Antico Testamento (Es 34, 6), ma che purtroppo sembra sia stata trascurata dagli scribi e i farisei che sottolineavano l’immagine di Dio “che castiga la colpa dei padri nei figli” (Es 34, 7). I farisei e gli scribi infatti si vantano di essere giusti agli occhi di Dio perché non trasgrediscono la legge. Gesù critica questo atteggiamento con il suo insegnamento e anche con il suo modo di agire. Lui, il “giusto” di Dio (1Pt 3, 18), “riceve i peccatori e mangia con loro” (Lc 15, 2). Si pensi alla parabola del pubblicano che tornò a casa sua dal tempio giustificato, a differenza del fariseo che si esaltò davanti a Dio giudicando il suo prossimo (Lc 18, 9-14). Gesù ci fa vedere che il pensiero e l’agire di Dio sono assai diversi da quelli umani. Dio è diverso, e la sua trascendenza si manifesta nella misericordia che perdona le colpe. “Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira... perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11, 8-9).

Questa parabola del “figlio prodigo”, sottolinea questo volto di Dio Padre misericordioso. Per questo alcuni fanno riferimento al racconto come “la parabola del padre prodigo nella misericordia e il perdono”. Il brano evangelico fa parte di un susseguirsi di tre parabole della misericordia, con un preambolo che ci fa contemplare “tutti i pubblicani e i peccatori” che si avvicinano a Gesù per ascoltarlo (Lc 15, 1). Questi si rispecchiano nell’atteggiamento del figlio minore, che rientra in se stesso e comincia a riflettere sulla sua condizione e su ciò che ha perso andandone via dalla casa di suo padre (Lc 15, 17-20). Interessante notare l’uso del verbo “ascoltare”, che richiama la scena di Maria sorella di Marta, “la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” (Lc 10, 39); oppure alle folle che “erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie” (Lc 6, 18). Gesù riconosce i suoi parenti, non dal legame sanguineo, ma da questo atteggiamento di ascolto: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21). Luca sembra dare importanza a questo atteggiamento. Maria, la madre di Gesù, e lodata per questo atteggiamento di ascolto contemplativo, lei che “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19, 51). Elisabetta la proclama beata perché “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45), rivelate nella scena dell’annunciazione (Lc 1, 26-38).

Alla misericordia del padre che si commuove (Lc 15, 20), si contrappone l’atteggiamento severo del figlio maggiore, che non accetta suo fratello come tale, ma nel dialogo con il padre, lo definisce: “questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute” (Lc 15, 30). Qui si intravede l’atteggiamento degli scribi e dei farisei che “mormoravano: ‹‹Costui riceve i peccatori e mangia con loro››.” Loro non si mescolano con i “peccatori” considerati immondi, ma si distanziano da loro. L’atteggiamento di Gesù è diverso, è scandaloso ai loro occhi. Lui ama trattenersi con i peccatori e qualche volta si auto invita a casa loro per mangiare con essi (Lc 19, 1-10). La mormorazione degli scribi e farisei impedisce l’ascolto della Parola.

Molto suggestivo il contrasto fra i due fratelli. Il minore, riconosce la sua miseria e la sua colpa, ritorna a casa dicendo: “Padre, ho peccato conto il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (Lc 15, 18-19, 21). Il maggiorenne, fa vedere un’ atteggiamento di arroganza non solo nei confronti di suo fratello, ma anche nei confronti di suo padre! Il suo rimproverare contrasta molto la tenerezza del padre che uscendo da casa, gli va incontro a “pregarlo” di entrare in casa. Il padre agisce nello stesso modo con tutti e due i suoi figli, e lui che va incontro a loro per farli entrare in casa sua (Lc 15, 20, 28). È l’immagine di Dio Padre che ci invita alla conversione, a ritornare da lui: “Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso, dice il Signore. Non conserverò l’ira per sempre. Su, riconosci la tua colpa, perché sei stata infedele al Signore tuo Dio; hai profuso l’amore agli stranieri sotto ogni albero verde e non hai ascoltato la mia voce. Oracolo del Signore. Ritornate, figli traviati – dice il Signore – perché io sono il vostro padrone” (Ger 3, 12-14).

b) Alcune domande:

per orientare la meditazione e l'attualizzazione.

i) Luca sottolinea una immagine di Dio misericordioso, già rivelata nell’Antico Testamento (Es 34, 6), ma che purtroppo sembra sia stata trascurata dagli scribi e i farisei che sottolineavano l’immagine di Dio “che castiga la colpa dei padri nei figli” (Es 34, 7). Quale immagine ho di Dio?

ii) I farisei e gli scribi si vantano di essere giusti agli occhi di Dio perché non trasgrediscono la legge. Gesù critica questo atteggiamento con il suo insegnamento e anche con il suo modo di agire. Lui il “giusto” di Dio (1Pt 3, 18) “riceve i peccatori e mangia con loro” (Lc 15, 2). Mi considero giusto più degli altri, forse perché cerco di osservare i comandamenti di Dio? Quali motivazioni mi spingono a vivere da “giusto”, l’amore di Dio o il compiacimento personale?

iii) “Tutti i pubblicani e i peccatori” si avvicinano a Gesù per ascoltarlo (Lc 15, 1). Luca sembra dare importanza a questo atteggiamento di ascolto, riflessione, rientrare in se stessi, meditare e serbare la Parola nel proprio cuore. Quale posto occupa l’ascolto contemplativo della Parola di Dio nella mia vita quotidiana?

iv) Gli scribi e i farisei non si mescolano con i “peccatori” considerati immondi, ma si distanziano da loro. L’atteggiamento di Gesù è diverso, è scandaloso ai loro occhi. Lui ama trattenersi con i peccatori e qualche volta si auto invita a casa loro per mangiare con essi (Lc 19, 1-10). Giudico gli altri, oppure cerco di trasmettere sentimenti di misericordia e perdono, che riflettono la tenerezza di Dio Padre-Madre?

v) ‹‹“Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa.›› (Lc 15, 23). Nell’immagine del padre che fa banchetto di festa per il figlio tornato in vita, riconosciamo Dio Padre che ci ha tanto amati “da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Nel “vitello grasso” ammazzato, possiamo riconoscere il Cristo, l’agnello di Dio che si offre come vittima di espiazione per riscattarci dal peccato. Partecipo al banchetto eucaristico con sentimenti di gratitudine per questo amore infinito di Dio che si dona a noi nel suo figlio diletto, crocifisso e risorto?

3. ORATIO

a) Salmo 32 (31):

Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male
E nel cui spirito non è inganno.

Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d’estate inaridiva il mio vigore.

Ti ho manifestato il mio peccato,
non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: "Confesserò al Signore le mie colpe"
e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.

Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo,
mi circondi di esultanza per la salvezza.

Gioite nel Signore ed esultate, giusti,
giubilate, voi tutti, retti di cuore.

b) Preghiera finale:

O Dio, che dai la ricompensa ai giusti e non rifiuti il perdono ai peccatori pentiti, ascolta la nostra supplica: l’umile confessione delle nostre colpe ci ottenga la tua misericordia.

4. CONTEMPLATIO

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.” (Gv 13, 17)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut