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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 4ª Domenica del tempo ordinario (C)

Lectio

Gesù lega la Bibbia con la vita
Alla gente di Nazaret Gesù non piace, e lo espulsa
Luca 4,21-30

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

In questa 4ª Domenica del Tempo Ordinario, la Liturgia ci pone dinanzi il conflitto sorto tra Gesù e la gente di Nazaret. Avviene un sabato, durante la celebrazione della Parola nella sala della comunità, dopo la lettura fatta da Gesù di un testo del profeta Isaia. Gesù cita il profeta Isaia per presentare il suo programma di azione e subito aggiunge un brevissimo commento. In un primo momento, tutti rimangono ammirati e contenti. Ma quando si rendono conto della portata e del significato del programma di Gesù nei riguardi della loro vita, si ribellano e vogliono ucciderlo. Conflitti di questo tipo ce ne sono fino ad oggi. Accettiamo l’altro nella misura in cui si comporta secondo le nostre idee, ma quando l’altro decide di accogliere in comunità persone che noi escludiamo, sorge il conflitto. E’ quanto avviene a Nazaret.
Il vangelo di questa domenica inizia con il versetto 21, con un breve commento di Gesù. Ci prendiamo la libertà di includere nel commento anche i versetti precedenti, dal 16 al 20. Ciò ci permette di prendere conoscenza del testo di Isaia citato da Gesù e capire meglio il conflitto, causato dalla lettura del testo ed il suo breve commento. Nel corso della lettura è bene rivolgere la propria attenzione a due cose: “Gesù, in che modo attualizza il testo di Isaia? Quali reazioni produce questo suo attualizzare il testo tra la gente?”

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 4,16: Gesù giunge a Nazaret e partecipa alla riunione della comunità
Luca 4,17-19: Gesù procede alla lettura del Profeta Isaia
Luca 4,20-21: Davanti ad un pubblico attento, Gesù lega la Bibbia con la vita della gente
Luca 4,22: Reazione contraddittoria del pubblico
Luca 4,23-24: Gesù critica la reazione della gente
Luca 4,25-27: Illuminazione biblica da parte di Gesù, citando Elia ed Eliseo
Luca 4,28-30: Reazione furiosa da parte della gente che vuole uccidere Gesù

b) Il testo:

Luca 4,21-3016Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19 e predicare un anno di grazia del Signore.
20Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». 23Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!». 24Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
28All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual è il punto del testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
b) Quale giorno, in che luogo, per mezzo di chi e come Gesù rappresenta il suo programma?
c) Qual è il contenuto del programma di Gesù? Chi sono gli esclusi che lui vuole accogliere?
d) Gesù, come attualizza il testo di Isaia?
e) Quali sono le reazioni della gente? Perché?
f) Sarà che il programma di Gesù è anche il nostro programma? Chi sono gli esclusi che oggi dovremmo accogliere nella nostra comunità?

5. Per coloro che volessero approfondire maggiormente il testo

a) Contesto di allora per situare il testo:

Nell’antico Israele, la grande famiglia, o clan o la comunità, era la base della convivenza sociale. Era la protezione delle famiglie e delle persone, la garanzia del possedimento della terra, il veicolo principale della tradizione e la difesa dell’identità della gente. Era un modo concreto di incarnare l’amore di Dio nell’amore del prossimo. Difendere il clan, la comunità, era la stessa cosa che difendere l’Alleanza con Dio.
Al tempo di Gesù, una duplice schiavitù marcava la vita della gente e stava contribuendo alla disintegrazione del clan, della comunità: (i) la schiavitù della politica del governo di Erode Antipa (4 aC a 39 dC) e (ii) la schiavitù dalla religione ufficiale. A causa del sistema di esplorazione e di repressione della politica di Erode Antipa, politica appoggiata dall’Impero Romano, molte persone erano senza fissa dimora, escluse dal resto e senza impiego (Lc 14,21; Mt 20,3.5-6). Il clan, la comunità, ne rimase indebolita. Le famiglie e le persone rimasero senza aiuto, senza difesa. La religione ufficiale, mantenuta dalle autorità religiose dell’epoca, invece di rafforzare la comunità, in modo che potesse accogliere gli esclusi, aumentava ancor di più questa schiavitù. La Legge di Dio veniva usata per legittimare l’esclusione o l’emarginazione di molte persone: donne, bambini, samaritani, stranieri, lebbrosi, posseduti dal demonio, pubblicani, malati, mutilati, paraplegici. Era il contrario della fraternità che Dio sognò per tutti! Così, sia la situazione politica ed economica, come pure l’ideologia religiosa, tutto cospirava per debilitare la comunità locale ed impedire la manifestazione del Regno di Dio.
Gesù reagisce dinanzi a questa situazione del suo popolo e presenta un programma per cambiare la situazione. L’ esperienza che Gesù possiede di Dio quale Padre d’amore gli dà la possibilità di valutare la realtà e di percepire ciò che era errato nella vita della sua gente.

b) Commento del testo:

Luca 4,16: Gesù giunge a Nazaret e partecipa alla riunione della comunità
Animato dallo Spirito Santo, Gesù va verso la Galilea ed inizia ad annunciare la Buona Novella del Regno di Dio (Lc 4,14). Andando nei villaggi ed insegnando nelle sinagoghe, giunge a Nazaret. Ritorna nella comunità dove, da piccolo, aveva partecipato durante trent’anni a riunioni settimanali. Il sabato dopo il suo arrivo, secondo l’ usanza, Gesù si reca nella sinagoga per partecipare alla celebrazione e si alza per leggere.

Luca 4,17-19: Gesù legge un passaggio del Profeta Isaia
In quel tempo, nelle celebrazioni del sabato, le letture erano due. La prima veniva tratta dalla Legge di Dio, dal Pentateuco, ed era fissa. La seconda era tratta da libri storici o profetici, ed era a scelta del lettore. Il lettore poteva scegliere. Gesù scelse il testo di Isaia che presenta un riassunto della missione del Servo di Dio, e che rispecchia la situazione del popolo di Galilea, al tempo di Gesù. In nome di Dio, Gesù prende posizione in difesa della vita del suo popolo, assume come sua la missione del Servo di Dio, ed usando le parole di Isaia, dichiara innanzi a tutti: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" (Is 61,1-2). Riprendendo l’antica tradizione dei profeti, proclama “un anno di grazia del Signore”. Questa ultima espressione era lo stesso che proclamare un anno giubilare. Ossia, Gesù invita il popolo della sua città a ricominciare tutto di nuovo, a rifare la storia, fin dalle radici (Dt 15,1-11; Lev 25,8-17).

Luca 4,20-21: Davanti ad un pubblico attento, Gesù lega la Bibbia con la vita della gente
Terminata la lettura, Gesù restituisce il libro al servo e si siede. Gesù non è ancora il coordinatore della comunità, è laico e come tale partecipa alla celebrazione, come tutti gli altri. Era stato assente dalla comunità durante diverse settimane, poi si era unito al movimento di Giovanni Battista e si era fatto battezzare da lui nel Giordano (Lc 3,21-22). Inoltre, trascorse più di quaranta giorni nel deserto riflettendo sulla sua missione (Lc 4, 1-2). Quel sabato, dopo il suo ritorno in comunità, Gesù è invitato a leggere. Tutti sono attenti e curiosi: “Cosa dirà?” Il commento di Gesù è molto breve, anzi brevissimo. Attualizza il testo, lo lega alla vita della gente dicendo: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.

Luca 4,22: Reazione contraddittoria della gente
Da parte della gente la reazione è duplice. In primo luogo un atteggiamento attento di ammirazione e di acclamazione. Poi, subito, una reazione di discredito. Dicono: “Ma non è forse costui il figlio di Giuseppe?” Perché rimangono scandalizzati? Perché Gesù parla di accogliere i poveri, i ciechi, i prigionieri, gli oppressi. Ma loro non accettano la sua proposta. E così, nel momento in cui Gesù presenta il suo progetto: accogliere gli esclusi, lui stesso viene escluso!
Ma il motivo è anche un altro. É importante notare i dettagli nelle citazioni che il vangelo di Luca fa dell’Antico Testamento. Nella seconda domenica di Avvento, nel commentare Luca 3,4-6, Luca presenta una citazione più lunga di Isaia per poter mostrare che l’apertura per i pagani era già stata prevista dai profeti. Qui succede qualcosa di simile. Gesù cita il testo di Isaia fino a dove dice: "proclamare un anno di grazia da parte del Signore", e taglia il resto della frase che dice "ed un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti" (Is 62,2b). La gente di Nazaret contesta il fatto che Gesù abbia omesso la frase sulla vendetta. Loro volevano che il Giorno dell’avvento del Regno, fosse un giorno di vendetta contro gli oppressori del popolo. Così gli afflitti avrebbero visto ristabiliti i loro diritti. Ma in questo caso, l’avvento, la venuta del Regno non avrebbe recato un cambio reale del sistema ingiusto. Gesù non accetta questo modo di pensare, non accetta la vendetta. La sua esperienza di Dio, Padre, aiutava a capire meglio il significato esatto delle profezie. La sua reazione, contraria a quella della gente di Nazaret ci fa vedere che la vecchia immagine di Dio, quale giudice severo e vendicativo, è stata più forte che la Buona Notizia di Dio, Padre amoroso che accoglie gli esclusi.

Luca 4,23-24: Gesù critica la reazione della gente
Gesù interpreta la reazione della gente e la considera una forma di invidia: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!” Gesù era conosciuto in tutta la Galilea (Lc 4,14) ed alla gente di Nazaret non piaceva il fatto che Gesù, un figlio della terra, facesse cose belle nella terra degli altri e non nella propria terra. Ma la reazione ha una causa più profonda. Anche se Gesù avesse fatto a Nazaret le stesse cose fatte a Cafarnao, la gente non avrebbe creduto in lui. Loro conoscevano Gesù: “Chi è lui per insegnarci? Non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4,22). “Non è lui il falegname?” (cfr Mc 6,3-4) Fino ad oggi, tante volte è così: quando un laico o una laica predicano in chiesa, molti non accettano, escono e dicono: “Lui o lei è come noi: non sa nulla!” Non riescono a credere che Dio possa parlare mediante persone più comuni. Marco aggiunge che Gesù rimane colpito dall’incredulità del suo popolo (Mc 3,6).

Luca 4,23-27: Illuminazione biblica da parte di Gesù, che cita Elia ed Eliseo
Per confermare che la sua missione è veramente quella di accogliere gli esclusi, Gesù si serve di due brani della Bibbia, ben conosciuti, la storia di Elia e la storia di Eliseo. Ambedue mettono in risalto la chiusura mentale della gente di Nazaret, e ne sono una critica. Al tempo di Elia c’erano molto vedove in Israele, ma Elia fu inviato ad una vedova straniera di Sarepta (1 Re 17,7-16). Al tempo di Eliseo c’erano molti lebbrosi in Israele, ma Eliseo fu inviato per occuparsi di uno straniero della Siria (2 Re 5,14). Di nuovo, ecco che traspare in tutto questo la preoccupazione di Luca che vuole mostrare che l’apertura verso i pagani viene da Gesù stesso. Gesù ebbe le stesse difficoltà che le comunità avevano al tempo di Luca.

Luca 4,28-30: Reazione furiosa della gente che vuole uccidere Gesù
L’uso di questo due passaggi della Bibbia produce tra la gente ancora più rabbia. La comunità di Nazaret giunge al punto di voler uccidere Gesù. Ma lui mantiene la calma. La rabbia degli altri non riesce a deviarlo dal suo cammino. Luca indica com’è difficile superare la mentalità del privilegio e della chiusura agli altri. Oggi succede la stessa cosa. Molti di noi cattolici cresciamo nella mentalità che ci spinge a credere che siamo migliori degli altri e che gli altri, per potersi salvare, devono essere come noi. Gesù non pensava così.

c) Ampliando le informazioni:

Il significato dell’anno giubilare:

Nell’anno 2000, il Papa Giovanni Paolo II convinse i cattolici a celebrare il giubileo. La celebrazione di date importanti fa parte della vita. Fa riscoprire l’entusiasmo dell’inizio, lo avviva . Nella Bibbia, “l’Anno Giubilare” era una legge importante. All’inizio, ogni sette anni, veniva decretato che le terre vendute o ipotecate ritornassero al clan delle origini. Ognuno doveva poter ritornare alla sua proprietà. Così si impediva la formazione del latifondo ed alle famiglie veniva garantita la sopravvivenza. C’era l’obbligo di vendere le terre, di riscattare gli schiavi e di perdonare i debiti (cf. Dt 15,1-18). Non era facile celebrare l’anno giubilare ogni sette anni (cf Geremia 34,8-16). Dopo l’esilio, si iniziò a celebrare ogni settanta volte sette anni, cioè ogni cinquanta anni (Lev 25,8-17). L’obiettivo dell’Anno Giubilare era e continua ad essere: ristabilire i diritti dei poveri, accogliere gli esclusi e reintegrarli nella convivenza. Il giubileo era uno strumento legale per ritornare al senso profondo della Legge di Dio. Era l’occasione di una revisione del cammino percorso, per scoprire e correggere gli errori e ricominciare tutto di nuovo. Gesù inizia la sua predicazione proclamando un nuovo giubileo, un “Anno di Grazie da parte del Signore”.

6. Preghiera del Salmo 72 (71)

“Egli libererà il povero che grida!”

Dio, dà al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;
regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.

Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri
e abbatterà l’oppressore.
Il suo regno durerà quanto il sole,
quanto la luna, per tutti i secoli.

Scenderà come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.
Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.
E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,
lambiranno la polvere i suoi nemici.
Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,
i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.
A lui tutti i re si prostreranno,
lo serviranno tutte le nazioni.

Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,
avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri.
Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,
sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia;
si pregherà per lui ogni giorno,
sarà benedetto per sempre.
Abbonderà il frumento nel paese,
ondeggerà sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorirà come il Libano,
la sua messe come l’erba della terra.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette
tutte le stirpi della terra
e tutti i popoli lo diranno beato.
Benedetto il Signore, Dio di Israele,
egli solo compie prodigi.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre,
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.