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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Domenica di Ascensione (A)

Lectio: 
Domenica, 28 Maggio, 2017

Andate in tutto il mondo
Missione universale

Matteo 28,16-20

1. Orazione iniziale

 Signore Gesù, invia il tuo Spirito, affinché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con cui Tu la leggesti ai discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu gli aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e nei sofferenti. La tua parola ci orienti affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre ed inviato il tuo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Una chiave di lettura:

Il testo riporta le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Matteo. E' come se fosse un testamento, la sua ultima volontà per le comunità, ciò che più lo preoccupava. Nel corso della lettura, cerchiamo di prestare attenzione a ciò che segue: "Su cosa Gesù insiste di più nelle sue ultime parole?"

b) Una divisione del testo per aiutare la lettura:

Matteo 28,16-20Mt 28,16: Indicazione geogra-fica: ritornare in Galilea
Mt 28,17: Apparizione di Gesù e reazione dei discepoli
Mt 28,18-20a: Gli ultimi ordini di Gesù
Mt 28,20b: La grande promessa, fonte di tutta la speranza.

c) Il testo:

16:
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.
17: Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
18-20a: E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli da tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
20b: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

3. Un momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Qual è il punto che ti ha colpito di più e che ha toccato il tuo cuore?
b) Quali sono le informazioni cronologiche e geografiche di questo testo?
c) Qual è l'atteggiamento dei discepoli? Qual'è il contenuto delle parole di Gesù ai discepoli?
d) In cosa consiste "ogni potere in cielo e in terra" che è stato dato a Gesù?
e) Cosa significa "diventare discepola-discepolo" di Gesù?
f) In questo contesto, qual'è il significato del battesimo "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo?"
g) Qual'è l'evocazione dell'AT che traspare nella promessa "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo?"

5. Una chiave di lettura

per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.

a) Il contesto del Vangelo di Matteo:

* Il vangelo di Matteo, scritto intorno all'anno 85 si dirige ad una comunità di giudei convertiti che vivevano in Siria-Palestina. Stavano attraversando una profonda crisi d'identità, riguardo al loro passato. Dopo aver accettato Gesù come il Messia atteso, avevano continuato a frequentare la sinagoga e ad osservare la legge e le antiche tradizioni. Avevano inoltre una certa affinità con i farisei, e dopo la rivolta dei giudei di Palestina contro Roma (65 a 72), loro ed i farisei erano i due unici gruppi giudaici sopravvissuti alla repressione romana.

* A partire dagli anni 80, questi fratelli giudei, farisei e cristiani, unici sopravvissuti, iniziarono a litigare tra loro per il possesso dell'eredità delle promesse dell'AT. Tutti pretendevano di essere gli eredi. A poco a poco, crebbe la tensione tra di loro, e cominciarono a scomunicarsi mutuamente. I cristiani non potevano più frequentare la sinagoga e rimasero tagliati fuori dal loro passato. Ogni gruppo iniziò ad organizzarsi a modo suo: i farisei nella sinagoga; i cristiani nella chiesa. Ciò aggravò il problema dell'identità delle comunità dei giudei cristiani, poiché sollevava domande molto serie che avevano bisogno di una risposta urgente: "L'eredità delle promesse dell'AT di chi è: della sinagoga o della chiesa? Con chi sta Dio? Chi è veramente il popolo di Dio?"

* Ora, Matteo scrive il suo vangelo per aiutare queste comunità a superare la crisi e a trovare una risposta ai loro problemi. Il suo vangelo è, prima di tutto, un Vangelo di rivelazione che indica come Gesù sia il vero Messia, il nuovo Mosè, in cui culmina tutta la storia dell'AT con le sue promesse. E' anche il Vangelo della consolazione per coloro che si sentivano esclusi e perseguitati dai fratelli giudei. Matteo vuole consolarli ed aiutarli a superare il trauma della rottura. E' il Vangelo della nuova pratica, poiché indica il cammino per il quale giungere ad una nuova giustizia, maggiore di quella dei farisei. E' il Vangelo dell'apertura, ed indica che la Buona Novella di Dio che Gesù ci porta non può essere nascosta, ma deve essere messa sul candelabro, affinché illumini la vita di tutti i popoli.

b) Commento del testo di Matteo 28,16-20:

* Matteo 28,16: Tornando verso Galilea: Fu in Galilea dove tutto ebbe inizio (Mt 4,12). Fu lì che i discepoli udirono la prima chiamata (Mt 4,15) e lì Gesù promise di riunirli, di nuovo, dopo la risurrezione (Mt 26,31). In Luca, Gesù proibisce di uscire da Gerusalemme (At 1,4). In Matteo, l'ordine è di uscire da Gerusalemme e di ritornare in Galilea (Mt 28,7.10). Ogni evangelista ha il suo modo particolare di presentare la persona di Gesù ed il suo progetto. Per Luca, dopo la risurrezione di Gesù, l'annuncio della Buona Novella deve iniziare a Gerusalemme per raggiungere i confini della terra (At 1,8). Per Matteo, l'annuncio inizia nella Galilea dei pagani (Mt 4,15) per prefigurare, così, il passaggio dai giudei verso i pagani.

I discepoli dovevano andare verso la montagna che Gesù aveva loro mostrato. La montagna evoca il Monte Sinai, dove si era conclusa la prima Alleanza e dove Mosè ricevette le tavole della Legge di Dio (Es 19 a 24; 34,1-35). Evoca la montagna di Dio, dove il profeta Elia si ritirò per ritrovare il senso della sua missione (1Rs 19,1-18). Evoca inoltre la montagna della Trasfigurazione, dove Mosè ed Elia, cioè, la Legge e i Profeti, appaiono assieme a Gesù, confermando così che lui è il Messia promesso (Mt 17,1-8).

* Matteo 28,17: Alcuni dubitavano: I primi cristiani ebbero molta difficoltà a credere nella Risurrezione. Gli evangelisti insistono nel dire che dubitarono molto e furono increduli nei riguardi della Risurrezione di Gesù (Mc 16,11.13.14; Lc 24,11.21.25.36.41; Gv 20,25). La fede nella risurrezione fu un processo lento e difficile, ma finì per imporsi come la più grande certezza dei cristiani (1Cor 15,3-34).

* Matteo 28,18: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra: La forma passiva del verbo indica che Gesù ricevette la sua autorità dal Padre. In cosa consiste questa autorità? Nell'Apocalisse, l'Agnello (Gesù risorto) ricevette dalla mano di Dio il libro con i sette sigilli (Ap 5,7) e divenne il Signore della storia, colui che deve assumere l'esecuzione del progetto di Dio, descritto nel libro sigillato, e come tale è adorato da tutte le creature (Ap 5,11-14). Con la sua autorità e con il suo potere vince il Dragone, il potere del male (Ap 12,1-9), e cattura la Bestia ed il falso profeta, simboli dell'impero romano (Ap 19,20). Nel Credo della Messa diciamo che Gesù salì al cielo e si sedette alla destra di Dio Padre, divenendo csì il Giudice dei vivi e dei morti.

* Matteo 28,19-20a: Le ultime parole di Gesù: tre ordini ai discepoli: Rivestito della suprema autorità, Gesù trasmette tre ordini ai discepoli e a tutti noi: (i) Andate dunque e fate discepoli da tutte le nazioni; (ii) battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; (iii) insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.

i) Andate dunque e fate discepoli da tutte le nazioni: Essere discepolo non è lo stesso che essere alunno. Un discepolo si relaziona con il maestro. Un alunno si relaziona con il professore. Il discepolo vive insieme al maestro 24 ore al giorno; l'alunno riceve lezioni dal professore, alcune ore, e ritorna a casa sua. Il discepolato suppone comunità. Essere alunno suppone trovarsi in una aula per le lezioni. In quel tempo, il discepolato veniva indicato con l'espressione Seguire il maestro. Nella Regola del Carmelitano si dice: Vivere in ossequio a Gesù Cristo. Per i primi cristiani, Seguire Gesù significava tre cose tra loro connesse:

- Imitare l'esempio del Maestro: Gesù era il modello da imitare e da ricreare nella vita del discepolo e della discepola (Gv 13,13-15). La convivenza giornaliera permetteva un confronto costante. In questa Scuola di Gesù si insegnava un'unica materia: il Regno! E questo Regno si riconosceva nella vita e nella pratica di Gesù.

- Partecipare al destino del Maestro: Chi seguiva Gesù, doveva impegnarsi come lui a "stare con lui nelle tentazioni" (Lc 22,28), ed anche nella persecuzione (Gv 15,20; Mt 10,24-25).Doveva essere disposto a prendere la croce e a morire con lui (Mc 8,34-35; Gv 11,16).
- Possedere in sé la vita di Gesù: Dopo la Pasqua, si aggiunse una terza dimensione: "Vivo, ma non sono io che vivo, bensì Cristo che vive in me" (Gl 2,20). I primi cristiani cercarono di identificarsi con Gesù. Si tratta della dimensione mistica della sequela di Gesù, frutto dell'azione dello Spirito.

ii) Battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: La Trinità è la fonte, il destino ed il cammino. Colui che è battezzato nel nome del Padre che ci fu rivelato da Gesù, si impegna a vivere come un fratello nella fraternità. E se Dio è Padre, noi siamo tutti fratelli e sorelle tra di noi. Colui che è battezzato nel nome del Figlio che è Gesù, si impegna ad imitare Gesù e a seguirlo fino alla croce per poter risuscitare con lui. Ed il potere che Gesù ricevette dal Padre è un potere creatore che vince la morte. Colui che è battezzato nel nome dello Spirito Santo che ci fu dato da Gesù nel giorno di Pentecoste, si impegna ad interiorizzare la fraternità e la sequela di Gesù, lasciandosi condurre dallo Spirito che è vivo nella comunità.

iii) Insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato: Per noi cristiani Gesù è la Nuova Legge di Dio, proclamata dall'alto della montagna. Gesù è scelto dal Padre come il nuovo Mosè, la cui parola è per noi legge: "Ascoltatelo" (Mt 17,15). Lo Spirito da lui mandato ci ricorderà tutto ciò che egli ci ha insegnato (Gv 14,26; 16,13). L'osservanza della nuova Legge dell'amore viene equilibrata dalla gratuità della presenza di Gesù in mezzo a noi, fino alla fine dei tempi.

* Matteo 28,20b: Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo: Quando Mosè fu inviato a liberare il popolo d'Egitto, ricevette da Dio una certezza, l'unica certezza che offre garanzia totale: "Va, io sarò con te!" (Es 3,12). E questa stessa certezza venne data ai profeti e ad altre persone inviate da Dio per svolgere una missione importante nel progetto di Dio (Gr 1,8; Gdc 6,16). Maria ricevette la stessa certezza quando l'angelo le disse: "Il Signore è con te" (Lc 1,28). Gesù, in persona, è l'espressione viva di questa certezza, perché il suo nome è Emmanuele, Dio con noi (Mt 1,23). Lui sarà con i suoi discepoli, con tutti noi, fino alla fine dei tempi. Qui appare l'autorità di Gesù. Lui controlla il tempo e la storia. Lui è il primo e l'ultimo (Ap 1,17). Prima del primo non esisteva nulla e dopo l'ultimo non viene nulla. Questa certezza dà sostegno alle persone, alimenta la loro fede, sostiene la speranza e genera amore e dono di sé.

c) Illuminando le parole di Gesù: La missione universale delle comunità:

Abramo fu chiamato ad essere fonte di benedizione non solo per i suoi propri discendenti, ma per tutte le famiglie della terra (Gn 12,3). Il popolo della schiavitù fu chiamato non solo a restaurare le tribù di Giacobbe, ma anche ad essere luce delle nazioni (Is 49,6; 42,6). Il profeta Amos disse che Dio non solo liberò Israele dall'Egitto, ma anche i filistei da Kaftor e gli aramei da Quir (Am 9,7). Dio, quindi, si occupa e preoccupa sia degli israeliti che dei filistei e degli aramei che erano i maggiori nemici del popolo d'Israele! Il profeta Elia pensava di essere l'unico difensore di Dio (Rs 19,10.14), ma dovette sentirsi dire che, oltre a lui, ce n'erano altri sette mila! (1 Re 18,18). Il profeta Giona voleva che Jahvé fosse Dio solo d'Israele, ma dovette riconoscere che lui è il Dio di tutti i popoli, anche degli abitanti di Ninive, i più acerrimi nemici di Israele (Gv 4,1-11). Nel Nuovo Testamento, il discepolo Giovanni voleva Gesù solo per il gruppetto, per la comunità, ma Gesù lo corresse e disse: Chi non è contro di noi, è per noi! (Mc 9,38-40).

Alla fine del primo secolo dopo Cristo, le difficoltà e le persecuzioni avrebbero potuto spingere le Comunità cristiane a perdere lo slancio missionario e a chiudersi in se stesse, come se fossero le uniche a difendere i valori del Regno. Ma il vangelo di Matteo, fedele a questa lunga tradizione di apertura verso tutti i popoli, fa sapere che le comunità non possono chiudersi in se stesse. Non possono volere per sé il monopolio dell'azione di Dio nel mondo. Dio non è proprietà delle comunità, le comunità sono proprietà di Jahvé (Es 19,5). Nel mezzo dell'umanità che lotta e resiste contro l'oppressione, le comunità devono essere sale e lievito (Mt 5,13; 13,33). Devono far risuonare nel mondo intero, tra tutte le nazioni, la Buona Novella che Gesù ci ha portato: Dio è presente in mezzo a noi, quello stesso Dio che, dall'esodo, sì impegna a liberare coloro che gridano verso di lui! (Es 3,7-12) E' questa la sua missione. Se questo sale perdesse il suo sapore, a cos'altro potrà servire? "Non serve né per la terra né per il concime!" (Lc 14,35).

6. Salmo 150

Lode universale

Alleluia!
Lodate il Signore nel suo santuario,
Lodatelo nel firmamento della sua potenza.
Lodatelo per i suoi prodigi,
Lodatelo per la sua immensa grandezza.

Lodatelo con squilli di tromba,
Lodatelo con arpa e cetra;
Lodatelo con timpani e danze,
Lodatelo sulle corde e sui flauti.

Lodatelo con cembali sonori,
Lodatelo con cembali squillanti;
Ogni vivente dia lode al Signore.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto comprendere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha mostrato. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut