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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Giovanni 10,11-18

Lectio: 
Lunedì, 8 Maggio, 2017

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato il mondo dalla sua caduta,
donaci la santa gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-18
In quel tempo, disse Gesù: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio”.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi presenta la parabola del Buon Pastore ed è la continuazione del vangelo di ieri (domenica). E’ difficile capire l’uno senza l’altro. Per questo preferiamo commentare brevemente i due testi (Gv 10,1-18). Il discorso sul Buon Pastore presenta tre paragoni connessi tra di loro:
1ª paragone: Gesù parla del pastore e dei briganti (Gv 10,1-5)
2ª paragone: Gesù è la porta delle pecore (Gv 10,6-10)
3ª paragone: Gesù è il Buon Pastore (Gv 10,11-18)
• Giovanni 10,1-5: 1° paragone: entrare dalla porta e non da un altro posto. Gesù inizia il discorso con il paragone della porta: "Chi non entra nell’ovile delle pecore per la porta è un ladro e un brigante! Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore!" In quel tempo, i pastori si occupavano del gregge tutto il giorno. Quando giungeva la notte, conducevano le pecore ad un gran recinto comunitario, ben protetto contro ladroni e lupi. Tutti i pastori di una stessa regione portavano lì il loro gregge. Un vigilante se ne occupava tutta la notte. Il giorno dopo, al mattino presto, il pastore giungeva, batteva le mani sulla porta ed il ‘portiere’ apriva. Il pastore entrava e chiamava le pecore per nome. Le pecore riconoscevano la voce del loro pastore, si alzavano e uscivano dietro di lui per andare al pascolo. Le pecore degli altri pastori udivano la voce, ma non si muovevano, perché era per loro una voce sconosciuta. Ogni tanto spuntava il pericolo dell’assalto. I ladroni entravano da un sentiero o gettavano a terra il recinto del gregge, fatto di pietre una sull’altra, per rubare le pecore. Loro non entravano dalla porta, perché lì c’era il vigilante.
• Giovanni 10,6-10: 2° paragone: Gesù è la porta. Gli uditori, i farisei (Gv 9,40-41), non capivano ciò che significava "entrare dalla porta". Gesù allora spiegò: "Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti". Di chi sta parlando Gesù in questa frase così dura? Probabilmente, si riferiva ai capi religiosi che trascinavano il popolo dietro di loro, ma non rispondevano alle sue aspettative. Non erano interessati al bene della gente, ma solamente alla loro borsa ed ai propri interessi. Ingannavano la gente e l’abbandonavano al peggio. Entrare dalla porta è agire come agiva Gesù. Il criterio fondamentale per discernere chi è pastore e chi ladro, è la difesa della vita delle pecore. Gesù chiede alla gente di non seguire le persone che si presentano come pastori, ma a cui non interessa la vita della gente. “Sono venuto affinché abbiano vita e vita in abbondanza!” Questo è il criterio!
• Giovanni 10,11-15: 3° paragone: Gesù è il buon pastore. Gesù cambia il paragone. Prima, lui era la porta delle pecore. Ora è il pastore delle pecore. Tutti sapevano ciò che era un pastore e come viveva e lavorava. Ma Gesù non è un pastore qualsiasi, bensì il buon pastore! L’immagine del buon pastore viene dall’AT. Dicendo che è il Buon Pastore, Gesù si presenta come colui che viene a compiere le promesse dei profeti e le aspettative della gente. Per esempio la bellissima profezia di Ezechiele (Ez 34,11-16). Ci sono due punti su cui insiste Gesù: (a) Nella difesa della vita delle pecore: il buon pastore dà la sua vita per le pecore. (b) Nella mutua conoscenza tra il pastore e le pecore: il pastore conosce le sue pecore e le pecore conoscono il pastore. Gesù dice che la gente ha una percezione particolare e sa chi è il buon pastore. Era questo che i farisei non accettavano. Loro disprezzavano le pecore e le chiamavano gente maledetta e ignorante (Gv 7,49; 9,34). Pensavano di avere lo sguardo adatto a discernere le cose di Dio. In realtà erano ciechi. Il discorso sul Buon Pastore insegna due regole per curare questo tipo abbastanza frequente di cecità: (i) Prestare molta attenzione alla reazione delle pecore, poiché loro riconoscono la voce del pastore. (ii) Prestare molta attenzione all’atteggiamento di colui che si dice pastore per vedere se il suo interesse è la vita delle pecore, sì o no, e se è capace di dare la vita per le pecore.
• Giovanni 10,16-18: La meta che Gesù vuole raggiungere: un solo gregge ed un solo pastore. Gesù apre l’orizzonte e dice che possiede altre pecore che non sono di questo gregge. Loro non hanno ancora udito la voce di Gesù, ma quando la udiranno, si renderanno conto che lui è il pastore e lo seguiranno. E’ la dimensione ecumenica universale.

4) Per un confronto personale

• Pastore-Pastorale. La pastorale nella mia parrocchia imita la missione di Gesù-Pastore? E nella mia azione pastorale, che atteggiamento ho? Sono pastore come Gesù?
• Hai fatto l’esperienza di essere stato/a ingannato/a da un falso pastore? Come sei riuscito/a a superarlo?

5) Preghiera finale

Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut