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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Giovanni 16,16-20

Lectio: 
Giovedì, 25 Maggio, 2017
Tempo di Pasqua
 
1) Preghiera
O Dio, nostro Padre,
che ci hai reso partecipi dei doni della salvezza,
fa’ che professiamo con la fede
e testimoniamo con le opere
la gioia della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
 
2) Lettura
Dal Vangelo secondo Giovanni 16,16-20
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”. Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “Che cos’è mai questo ‘‘un poco’’ di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”.
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”.
 
3) Riflessione
• Giovanni 16,16: Assenza e presenza. Gesù dice un «poco» (un mikròn), vale a dire, un tempo brevissimo, forse un «attimo». Al di là delle molteplici sfumature si vuole sottolineare l’esiguità del tempo. Se molto breve è stato il tempo che Gesù ha trascorso in mezzo ai suoi come verbo incarnato cos’ altrettanto, breve sarà il tempo che intercorrerà tra la sua partenza e il suo ritorno. Non ci sarà mutamento nella situazione interiore dei suoi discepoli perché la relazione con Gesù non cambia: è di vicinanza permanente. Quindi la visione di Gesù non subirà interruzione ma sarà caratterizzata dalla comunione di vita con lui (Gv 14,19).
Interessante è l’uso reiterato del verbo «vedere» nel v.16: «Un poco e non mi vedrete più, un poco ancora e mi vedrete». L’espressione «un poco e non mi vedrete più» richiama la modalità con cui i discepoli vedono nel Gesù storico il Figlio di Dio; l’altra espressione «un poco ancora e mi vedrete» rimanda all’esperienza del Cristo risorto. Gesù sembra voler dire ai discepoli che ancora per brevissimo tempo saranno nella condizione di vederlo, riconoscerlo nella sua carne visibile, ma, poi, lo vedranno con una visione diversa in quanto si mostrerà a loro trasformato, trasfigurato.
• Giovanni 16,17-19: L’incomprensione dei discepoli. Intanto alcuni discepoli non riescono a comprendere cosa significhi questa sua assenza, vale a dire, la sua andata dal Padre. Provano un certo sconcerto di fronte alle parole di Gesù e lo esprimono con quattro interrogativi, tutti accomunati da una stessa espressione: «che significa questo che ci dice?». Altre volte il lettore ha ascoltato gli interrogativi di Pietro, di Filippo, Tommaso, Giuda non l’Iscariota, ora quelli dei discepoli che chiedono delle spiegazioni. I discepoli non riescono a comprendere di cosa parli. I discepoli non hanno compreso come Gesù possa essere rivisto da loro se va al Padre (vv.16-19). Ma l’interrogativo sembra concentrarsi su quel «poco» che per il lettore sembra essere un tempo lunghissimo che non termina mai, soprattutto quando si è nell’angoscia e nella tristezza. Di fatti il tempo della tristezza non passa. Una risposta da parte di Gesù è attesa ma l’evangelista la fa precedere da una ripresa della domanda: «State indagando tra voi perché: “Un poco e non mi vedrete: un poco ancora e mi vedrete?». (v.19).
• Giovanni 16,20: La risposta di Gesù. Di fatto Gesù non risponde alla domanda che gli rivolgono: «che cosa significa quel entro breve tempo?», ma li invita alla fiducia. È vero che i discepoli saranno provati, soffriranno molto, saranno soli in una situazione ostile, abbandonati a un mondo che gioisce della morte di Gesù, ma, assicura che la loro tristezza si cambierà in gioia. Alla tristezza è contrapposta un tempo in cui tutto sarà capovolto. Quell’inciso avversativo «ma la vostra tristezza si trasformerà in gioia», sottolinea tale cambiamento di prospettiva. Per il lettore è evidente che l’espressione «un poco», «entro breve tempo» corrisponde a quell’attimo o momento in cui la situazione viene rovesciata, ma fino a quell’istante tutto sa di tristezza e di prova.
In definitiva i discepoli ricevono da Gesù una promessa di felicità, di gioia; in virtù di quell’attimo che capovolge la situazione difficile in cui «i suoi», la comunità ecclesiale sono sottoposti, essi entreranno in una realtà di mondo illuminata dalla resurrezione. 
 
4) Per un confronto personale
• Sono convinto che il momento della prova passerà ed Egli tornerà a stare con me?
• «Voi sarete afflitti, ma la vostra tristezza si trasformerà in gioia». Queste parole di Gesù quale effetto hanno nella tua vicenda umana? Come vivi i tuoi momenti di tristezza e di angoscia?
 
5) Preghiera finale
Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia. (Sal 97)
 

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut