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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Marco 6,30-34

Lectio: 
Sabato, 3 Febbraio, 2018
1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te...
 
2) Lettura
Dal Vangelo secondo Marco 6,30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”.
Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
 
3) Riflessione
• Il vangelo di oggi è in vivo contrasto con quello di ieri! Da un lato, il banchetto di morte, voluto da Erode con i grandi del regno nel palazzo della Capitale, durante il quale Giovanni Battista fu assassinato (Mc 6,17-29), dall’altro, il banchetto di vita promosso da Gesù con la gente affamata della Galilea, nel deserto (Mc 6,30-44). Il vangelo di oggi presenta solo l’introduzione della moltiplicazione dei pani e descrive l’insegnamento di Gesù.
• Marco 6,30-32. L’accoglienza data ai discepoli. “In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Questi versetti mostrano come Gesù formava i suoi discepoli. Non si preoccupava solo del contenuto della predicazione, ma anche del riposo dei discepoli. Li invitò ad andare in un luogo tranquillo per poter riposare e fare una riflessione.
• Marco 6,33-34. L’accoglienza data alla gente. La gente percepisce che Gesù era andato a un’altra parte del lago, e loro gli andarono dietro cercando di raggiungerlo via terra, fino all’altra riva. “Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”. Vedendo quella moltitudine, Gesù si rattristò, “perché andavano come pecore senza pastore”. Lui dimentica il suo riposo e comincia ad insegnare. Nel rendersi conto che la gente non ha un pastore, Gesù comincia ad essere pastore. Comincia ad insegnare. Come dice il Salmo: “Il Signore è il mio pastore! Non manco di nulla! Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici” (Sal 23,1.3-5). Gesù voleva riposare insieme ai discepoli, ma il desiderio di rispondere ai bisogni della gente lo spinse a lasciare da parte il riposo. Qualcosa di simile avviene quando incontra la samaritana. I discepoli andarono in cerca di cibo. Al ritorno, dicono a Gesù: “Maestro, mangia qualcosa!” (Gv 4,31), ma lui risponde: “Io ho un alimento da mangiare che voi non conoscete” (Gv 4,32). Il desiderio di rispondere ai bisogni del popolo samaritano lo porta a dimenticare la fame. “Il mio alimento è fare la volontà di colui che mi ha mandato a realizzare la sua opera” (Gv 4,34). La prima cosa è rispondere alla gente che lo cerca. Dopo viene il mangiare.
• Allora Gesù comincia a insegnare loro molte cose. Il vangelo di Marco ci dice molte volte che Gesù insegnava. La gente rimane impressionata: “Un nuovo insegnamento! Dato con autorità! Diverso dagli scribi!” (Mc 1,22.27). Insegnare era ciò che Gesù faceva di più (Mc 2,13; 4,1-2; 6,34). Così soleva fare (Mc 10,1). Per oltre quindici volte Marco dice che Gesù insegnava, ma raramente dice ciò che insegnava. Forse perché a Marco non interessava il contenuto? Dipende da ciò che la gente intende quando parla di contenuto! Insegnare non è solo questione di insegnare verità nuove per dire qualcosa. Il contenuto che Gesù dava non appariva solamente nelle parole, ma anche nei gesti e nel suo modo di rapportarsi con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù era una persona accogliente (Mc 6,34). Voleva il bene della gente. La bontà e l’amore che emergevano dalle sue parole facevano parte del contenuto. Erano il suo temperamento. Un contenuto buono, senza bontà, è come latte caduto a terra. Questo nuovo modo che Gesù aveva di insegnare si manifestava in mille modi. Gesù accetta come discepoli non solo uomini, ma anche donne. Insegna non solo nella sinagoga, ma anche in qualsiasi luogo dove c’era gente ad ascoltarlo: nella sinagoga, in casa, su una riva, sulla montagna, sulla pianura, su una barca, nel deserto. Non crea rapporto da alunno-professore, ma da discepolo a maestro. Il professore insegna e l’alunno sta con lui durante il tempo della lezione. Il maestro testimonia e il discepolo vive con lui 24 ore al giorno. E’ più difficile essere maestro che professore! Noi non siamo alunni di Gesù, siamo discepoli e discepole! L’insegnamento di Gesù era una comunicazione che scaturiva dall’abbondanza del cuore nelle forme più variegate: come una conversazione che cerca di chiarire i fatti (Mc 9,9-13), come un paragone o parabola che invita la gente a pensare e a partecipare (Mc 4,33), come una spiegazione di ciò che egli stesso pensava e faceva (Mc 7,17-23), come una discussione che non evita necessariamente ciò che è polemico (Mc 2,6-12), come una critica che denuncia ciò che è falso e sbagliato (Mc 12,38-40). Era sempre una testimonianza di ciò che lui stesso viveva, un’espressione del suo amore! (Mt 11,28-30).
 
4) Per un confronto personale
• Gesù si preoccupa del uomo intero, anche del suo riposo. E noi come ci comportiamo con il nostro prossimo?
• Come fai tu quando vuoi insegnare agli altri qualcosa della tua fede e della tua religione? Imiti Gesù?
 
5) Preghiera finale
Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le parole del Signore.
Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti. (Sal 118)
 

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut