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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Matteo 13,10-17

Lectio: 
Giovedì, 27 Luglio, 2017

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 13,10-17
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”
Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: “Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani”.
Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!”

 

3) Riflessione

• Il Capitolo 13 ci parla del Discorso delle Parabole. Seguendo il testo di Marco (Mc 4,1-34), Matteo omette la parabola del seme che germina solo (Mc 4,26-29), e si sofferma sulla discussione del perché delle parabole (Mt 13,10-17) aggiungendo la parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30), del lievito (Mt 13,33), del tesoro (Mt 13,44), della perla (Mt 13,45-46) e della rete (Mt 13,47-50). Insieme alle parabole del seminatore (Mt 13,4-11) e del grano di senape (Mt 13,31-32), sono in tutto sette parabole Discorso delle Parabole (Mt 13,1-50).
• Matteo 13,10: La domanda. Nel vangelo di Marco, i discepoli chiedono una spiegazione delle parabole (Mc 4,10). Qui in Matteo, la prospettiva è diversa. Vogliono sapere perché Gesù, quando parla alla gente, parla solamente in parabole: "Perché usa parabole per parlare con loro?" Qual è il motivo di questa differenza?
• Matteo 13,11-13: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono." Gesù risponde: "Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli. Così a chi ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto quello che ha”. Perché agli apostoli è dato di sapere e agli altri no? Un paragone per aiutare a capire. Due ragazze ascoltano la madre che insegna: "chi ama non ‘taglia e cuce'”. Una di loro è sua figlia, l’altra no. La figlia capisce il senso della frase ma l’altra non capisce nulla. Perché? Perché in casa della madre l’espressione "taglia e cuce" significa calunniare. Così, l’insegnamento della madre aiuta la figlia a capire meglio come mettere in pratica l’amore, facendo crescere in lei ciò che già sapeva. A chi tiene, se le darà. L’altra persona non capisce nulla e perde perfino quel poco che sapeva rispetto all’amore e alla calunnia. Rimane confusa e non riesce a capire ciò che l’amore ha a che fare con il taglio ed il cucito! A chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Una parabola rivela e nasconde nello stesso tempo! Rivela a “coloro che sono dentro”, che accettano Gesù come Messia Servo. Nasconde a coloro che insistono nel dire che il Messia sarà e deve essere un Re Glorioso. Costoro capiscono le immagini della parabola, ma non arrivano a capirne il significato. I discepoli crescono, invece, in ciò che già sanno rispetto al Messia. Gli altri non capiscono nulla e perdono perfino quel poco che pensavano di sapere sul Regno e sul Messia.
• Matteo 13,14-15: Il compimento della profezia di Isaia. Come già un’altra volta (Mt 12,18-21), in questa reazione diversa della gente e dei farisei dinanzi all’insegnamento delle parabole, Matteo vede di nuovo un compimento della profezia di Isaia. Perfino cita in modo esteso il testo di Isaia che dice: “Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani”.
• Matteo 13,16-17: “Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono”. Tutto ciò spiega l’ultima frase: “Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!”
Le parabole: un nuovo modo di parlare al popolo di Dio. La gente rimaneva impressionata dal modo che Gesù aveva di insegnare. “Un nuovo insegnamento! Dato con autorità! Diverso dagli scribi!” (Mc 7,28). Gesù aveva una capacità assai grande di usare immagini molto semplici per paragonare le cose di Dio con le cose della vita che la gente sapeva e sperimentava nella lotta di ogni giorno per sopravvivere. Ciò presuppone due cose: stare dentro le cose della vita della gente, e stare dentro le cose di Dio, del Regno di Dio. In alcune parabole succedono cose che non avvengono generalmente nella vita. Per esempio, quando si è mai visto che un pastore che ha cento pecore, abbandona il gregge delle 99 per andare alla ricerca della pecorella perduta? (Lc 15,4) Dove si è mai visto un padre che accoglie con gioia e con festa il figlio che ha sperperato tutti i suoi beni, senza dirgli una parola di rimprovero? (Lc 15,20-24). Quando si è mai visto che un samaritano è migliore di un levita e di un sacerdote? (Lc 10,29-37). La parabola fa pensare. Conduce la persona a entrare nella storia partendo dalla sua esperienza di vita. Fa sì che la nostra esperienza ci spinga a scoprire che Dio è presente nella nostra vita di ogni giorno. La parabola è una forma partecipativa di insegnare e di educare. Non cambia tutto in un minuto. Non fa sapere, fa scoprire. La parabola cambia lo sguardo, rende contemplativa la persona che l’ascolta, la aiuta a osservare la realtà. Ecco la novità dell’insegnamento delle parabole di Gesù, diverso da quello dei dottori che insegnavano che Dio si manifesta solamente nell’osservanza della legge. Per Gesù: “Il Regno non è frutto dell’osservanza della legge. Il Regno è presente in mezzo a voi!” (Lc 17,21). Ma chi ascoltava non sempre capiva.

 

4) Per un confronto personale

• Gesù disse: “A voi è stato dato di conoscere i misteri del Regno”. Quando leggo i Vangeli, sono come coloro che non capiscono nulla o come coloro a cui è dato di conoscere il Regno?
• Qual è la parabola di Gesù con cui mi identifico di più? Perché?

 

5) Preghiera finale

Signore, la tua grazia è nel cielo,
la tua fedeltà fino alle nubi;
la tua giustizia è come i monti più alti,
il tuo giudizio come il grande abisso. (Sal 35)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut