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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio: Matteo 22,34-40

Lectio: 
Venerdì, 23 Agosto, 2013  
Tempo ordinario
 
1) Preghiera
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi in noi la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
 
2) Lettura
Dal Vangelo secondo Matteo 22,34-40
In quel tempo, i farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”.
Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti”.
 
3) Riflessione
a. Il testo s’illumina. Gesù si trova a Gerusalemme e precisamente nel Tempio dove è in corso un processo tra lui e i suoi avversari, sommi sacerdoti e scribi (20,18; 21,15), tra i sommi sacerdoti e anziani del popolo (21,23) e tra i sommo sacerdoti e i farisei (21,45). Il punto di controversia del dibattito è: l’identità di Gesù o del figlio di Davide, l’origine della sua identità, e quindi la questione circa la natura del regno di Dio. L’evangelista presenta questo intreccio di dibattiti con una sequenza di controversie che presentano un ritmo in crescendo: il tributo da pagare a Cesare (22,15-22), la risurrezione dei morti (22,23-33), il comandamento più grande (22,34-40), il messia, figlio e Signore di Davide (22,41-46). I protagonisti delle prime tre discussioni sono esponenti del giudaismo ufficiale che tentano di mettere in difficoltà Gesù su questioni cruciali. Queste dispute sono indirizzate a Gesù in quanto «Maestro» (rabbì), questo titolo dice al lettore la comprensione che gli interlocutori hanno di Gesù. Ma Gesù coglie l’occasione per condurli a porsi una domanda più cruciale: l’ultima presa di posizione circa la sua identità (22,41-46).
b. Il comandamento più grande. Sulla scia dei sadducei che li hanno preceduti di nuovo i farisei pongono una questione a Gesù tra le più scottanti: il comandamento più grande. Premesso che i rabbini sempre evidenziavano la molteplicità delle prescrizioni (248 comandamenti) viene posta la domanda a Gesù su quale sia il precetto fondamentale. Tuttavia gli stessi rabbini avevano creato una vera casistica per ridurli il più possibile.: Davide ne elenca undici (Sal 15,2-5), Isaia sei (Is 33,15), Miche tre (Mi 6,8), Amos due (Am 5,4) e Abacuc solo uno (Ab 2,4). Ma nell0intenzione dei farisei la questione va oltre la pura casistica, si tratta dell’essenza stessa delle prescrizioni. Gesù nel rispondere lega insieme l’amore di Dio e l’amore del prossimo, tanto da unirli in uno solo, pur senza rinunciare a dare la priorità al primo, cui subordina in modo stretto il secondo. Anzi tutte le prescrizioni della legge, ammontavano a 613, vengono messi in rapporto con quest’unico comandamento: l’intera legge trova significato e fondamento in quello dell’amore. Gesù opera un processo di semplificazione di tutti i precetti della legge: colui che mette in pratica il solo comandamento dell’amore non solo è in sintonia con la legge, ma anche con i profeti (v.40). Tuttavia la novità della risposta sta non tanto nel contenuto materiale quanto nella sua realizzazione: in Gesù, l’amore di Dio e per il prossimo trovano il suo contesto proprio, la sua ultima solidità. Vale a dire che l’amore per Dio e per il prossimo, mostrato e realizzato in qualche modo nella sua persona, orienta l’uomo a porsi davanti a Dio e agli altri mediante l’amore. L’unico comandamento in due, l’amore per Dio e per il prossimo, diventano le colonne portanti, non solo delle Scritture, ma anche della vita del cristiano.
 
4) Per un confronto personale
1.L’amore per Dio e per il prossimo è per te solo un vago sentimento, un’emozione, un moto passeggero o una realtà che afferra tutta la tua persona: cuore, volontà, intelligenza e tratto umano?
2.Tu sei stato creato per amare. Sei consapevole che la tua realizzazione avviene nell’amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente? Tale amore richiede un riscontro di carità per i fratelli e le loro situazioni esistenziali. Lo vivi nella pratica quotidiana?
 
5) Preghiera finale
Ringrazino il Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi a favore degli uomini;
poiché saziò il desiderio dell’assetato,
e l’affamato ricolmò di beni. (Sal 106)