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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: Pasqua di Risurrezione del Signore

Lectio: 
Domenica, 27 Marzo, 2016

Vedere nella notte e credere per l’amore 

Giovanni 20, 1-9

1. Invochiamo lo Spirito santo

Signore Gesù Cristo, oggi la tua luce splende in noi, fonte di vita e di gioia! Donaci il tuo Spirito d’amore e di verità, perché, come Maria Maddalena, Pietro e Giovanni, sappiamo anche noi scoprire e interpretare alla luce della Parola i segni della tua vita divina presenti nel nostro mondo e accoglierli nella fede per vivere sempre nella gioia della tua presenza accanto a noi, anche quando tutto sembra avvolto dalle tenebre della tristezza e del male.

2. Il Vangelo

a) Una chiave di lettura:

Per l’evangelista Giovanni, la resurrezione di Gesù è il momento decisivo del processo della sua glorificazione, con un nesso inscindibile con la prima fase di tale glorificazione, cioè con la passione e morte. 
L’evento della resurrezione non è descritto con i particolari spettacolari e apocalittici dei vangeli sinottici: per Giovanni la vita del Risorto è una realtà che si impone senza chiasso e si fa avanti in silenzio, nella potenza discreta e irresistibile dello Spirito. 
Il fatto della fede dei discepoli si annuncia "quando era ancora buio" e s’inizia mediante la visione di segni materiali che rimandano alla Parola di Dio. 
Gesù è il grande protagonista della narrazione, ma non compare mai di persona.

b) Il testo:

Giovanni 20, 1-91 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 
2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!" 
3 Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 
6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 
8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

c) Suddivisione del testo, per comprenderlo meglio:

vers. 1: l’introduzione, un antefatto che tratteggia la situazione; 
vers. 2: la reazione di Maria e il primo annuncio del fatto appena scoperto; 
verss. 3-5: la reazione immediata dei discepoli e la relazione che intercorre fra loro; 
verss. 6-7: constatazione del fatto annunziato da Maria; 
verss. 8-9: la fede dell’altro discepolo e la relazione di essa con la sacra Scrittura.

3. Uno spazio di silenzio interno ed esterno

per aprire il cuore e dare spazio dentro di me alla Parola di Dio: 
- Rileggo lentamente l’intero brano; 
- Sono anch’io in quel giardino: il sepolcro vuoto è davanti ai miei occhi; 
- Lascio riecheggiare dentro di me le parole di Maria di Magdala; 
- Corro anch’io con lei, Pietro e l’altro discepolo; 
- Mi lascio immergere nello stupore gioioso della fede in Gesù risorto, anche se, come loro, non lo vedo con i miei occhi di carne.

4. La Parola che ci è donata

* Il capitolo 20 di Giovanni: è un testo abbastanza frammentario, in cui risulta evidente che il redattore è intervenuto più volte per evidenziare alcuni temi e per unire i vari testi ricevuti dalle fonti precedenti, almeno tre racconti.

* Nel giorno dopo il sabato: è "il primo giorno della settimana" ed eredita in ambito cristiano la grande sacralità del sabato ebraico. Per i Cristiani è il primo giorno della nuova settimana, l’ inizio del nuovo tempo, il giorno memoriale della resurrezione, chiamato "giorno del Signore" (dies Domini, domenica). 
L’evangelista adotta qui e al vers. 19 un’espressione che è già tradizionale per i Cristiani (es.: Mc 16, 2 e 9; At 20, 7) ed è più antica di quella divenuta in seguito caratteristica della prima evangelizzazione: "il terzo giorno" (es.: Lc 24, 7 e 46; At 10, 40;1Cor 15, 4).

* Maria di Magdala: è la stessa donna già presente ai piedi della croce con altre (19, 25). Qui sembrerebbe sola, ma la frase del vers. 2 ("non sappiamo") rivela che il racconto originario, sul quale l’evangelista ha lavorato, narrava di più donne, al pari degli altri vangeli (cfr Mc 16, 1-3; Mt 28, 1; Lc 23, 55-24, 1). 
Diversamente rispetto ai sinottici (cfr Mc 16, 1; Lc 24, 1), inoltre, non si specifica il motivo della sua visita al sepolcro, visto che è stato riferito che le operazioni di sepoltura erano state già completate (19, 40); forse, l’unica cosa che manca è il lamento funebre (cfr Mc 5, 38). Comunque, il quarto evangelista riduce al minimo la narrazione della scoperta del sepolcro vuoto, per puntare l’attenzione dei lettori sul resto.

* Di buon mattino, quando era ancora buio: Marco (16, 2) parla in modo diverso, ma da entrambi si comprende che si tratta delle primissime ore del mattino, quando la luce è molto tenue e ancora livida. Forse Giovanni sottolinea la mancanza di luce per evidenziare il contrasto simbolico fra tenebre-mancanza di fede eluce–accoglienza del vangelo della resurrezione.

* La pietra era stata ribaltata dal sepolcro: la parola greca è generica: la pietra era stata "tolta" o "rimossa" (diversamente: Mc16, 3-4). 
Il verbo "togliere" ci rimanda a Gv 1, 29: il Battista indica Gesù come "l’Agnello che toglie il peccato del mondo". Forse l’evangelista vuole richiamare il fatto che questa pietra "tolta", sbalzata via dal sepolcro è il segno materiale che la morte e il peccato sono stati "tolti" dalla resurrezione di Gesù?

* Corse allora e andò da Pietro e dall’altro discepolo: la Maddalena corre da coloro che condividono con lei l’amore per Gesù e la sofferenza per la sua morte atroce, ora accresciuta da questa scoperta. Si reca da loro, forse perché erano gli unici che non erano fuggiti con gli altri e si erano tenuti in contatto fra loro (cfr 19, 15 e 26-27). Vuole almeno condividere con loro l’ulteriore dolore per l’oltraggio al cadavere. 
Notiamo come Pietro, il "discepolo amato" e Maddalena si caratterizzino per l’amore speciale che li lega a Gesù: è proprio l’amore, specie se ricambiato, che rende capaci di intuire la presenza della persona amata.

* L’altro discepolo, quello che Gesù amava: è un personaggio che compare solo in questo vangelo e solo a partire dal cap. 13, quando mostra una grande intimità con Gesù e anche una profonda intesa con Pietro (13, 23-25). Compare in tutti i momenti decisivi della passione e della resurrezione di Gesù, ma rimane anonimo e sulla sua identità sono state fatte ipotesi abbastanza varie. Probabilmente si tratta del discepolo anonimo del Battista che segue Gesù assieme ad Andrea (1, 35.40). Poiché il quarto vangelo non parla mai dell’apostolo Giovanni e considerando che questo vangelo riporta spesso particolari evidentemente risalenti a un testimone oculare, il "discepolo" è stato identificato con l’apostolo Giovanni. Il quarto vangelo gli è stato sempre attribuito, anche se egli non l’ha composto materialmente, bensì è all’origine della tradizione particolare cui risale questo vangelo e gli altri scritti attribuiti a Giovanni. Ciò spiega anche come egli sia un personaggio alquanto idealizzato. 
"Quello che Gesù amava": è evidentemente un’aggiunta dovuta non all’apostolo, che non avrebbe osato vantare tanta confidenza col Signore, ma ai suoi discepoli, che hanno scritto materialmente il vangelo e hanno coniato quest’espressione riflettendo sull’evidente amore privilegiato che intercorre fra Gesù e questo discepolo (cfr 13, 25; 21, 4. 7). Laddove si usa l’espressione più semplice, "l’altro discepolo" o "il discepolo", è mancata, dunque, l’aggiunta dei redattori.

* Hanno portato via il Signore dal sepolcro: queste parole, che ricorrono anche in seguito: vers. 13 e 15, rivelano che Maria teme uno dei furti di cadavere che avvenivano spesso all’ epoca, tanto da costringere l’imperatore romano a emanare severi decreti per arginare il fenomeno. A questa stessa possibilità ricorrono, in Matteo (28, 11-15), i capi dei sacerdoti per diffondere discredito sull’evento della resurrezione di Gesù ed, eventualmente, giustificare il mancato intervento dei soldati posti a guardia del sepolcro.

* Il Signore: il titolo di "Signore" implica il riconoscimento della divinità ed evoca l’onnipotenza divina. Era, perciò, utilizzato dai Cristiani per Gesù risorto. Il quarto evangelista, infatti, lo riserva ai soli racconti pasquali (anche in 20, 13).

* Non sappiamo dove l’hanno posto: la frase rimanda a quanto successe a Mosè, il cui luogo di sepoltura era sconosciuto (Dt 34, 10). Un altro probabile rimando implicito è alle stesse parole di Gesù sull’impossibilità di conoscere il luogo dove si sarebbe recato (7, 11. 22; 8, 14. 28. 42; 13, 33; 14, 1-5; 16, 5).

* Correvano insieme … ma l’altro … giunse per primo … ma non entrò: La corsa rivela l’ansia che vivono questi discepoli. 
Il fermarsi dell’ "altro discepolo" è più che un gesto di cortesia o di rispetto verso un anziano: è il riconoscimento tacito e pacifico, nella sua semplicità, della preminenza di Pietro all’interno del gruppo apostolico, sebbene questa non vada enfatizzata. È, dunque, un segno di comunione. Questo gesto potrebbe anche essere un artificio letterario per spostare l’evento della fede nella resurrezione al momento successivo e culminante del racconto.

* Le bende per terra e il sudario … piegato in un luogo a parte: già l’altro discepolo, pur senza entrare,ne aveva visto qualcosa. Pietro, varcando la soglia del sepolcro, scopre la prova che non vi era stato alcun furto del cadavere: nessun ladro avrebbe perso tempo a sbendare il cadavere, distendere ordinatamente le fasce e il lenzuolo (per terra potrebbe essere tradotto meglio con "stese" o "adagiate sul piano") e anche arrotolare a parte il sudario! L’operazione sarebbe stata complicata anche dal fatto che gli olii con cui era stato unto quel corpo (specialmente la mirra) agivano quasi come un collante, facendo aderire perfettamente e saldamente il lenzuolo al corpo, quasi come avveniva per le mummie. Il sudario, inoltre, è piegato; il verbo greco può voler dire anche "arrotolato", oppure indicare che quel drappo di stoffa leggera aveva conservato in gran parte le forme del volto sul quale era stato posto, quasi come una maschera mortuaria. Le bende sono le stesse citate in Gv 19, 40. 
Nel sepolcro, tutto risulta in ordine, anche se manca il corpo di Gesù e Pietro riesce a vedere bene all’interno , perché il giorno sta salendo. 
A differenza di Lazzaro (11, 44), dunque, il Cristo è risorto abbandonando del tutto il proprio corredo funerario: i commentatori antichi fanno notare che, infatti, Lazzaro dovette poi usare quelle bende per la propria definitiva sepoltura, mentre il Cristo non aveva più alcun bisogno di esse, non dovendo mai più morire (cfr Rm 6, 9).

* Pietro … vide … l’altro discepolo … vide e credette: anche Maria, all’inizio del racconto, aveva "visto". Nonostante la versione italiana traduca tutto con lo stesso verbo, il testo originale ne usa tre diversi (theorein per Pietro; blepein per l’altro discepolo e Maddalena; idein, qui, per l’altro discepolo), lasciandoci intendere un accrescimento della profondità spirituale di questo "vedere" che, infatti, culmina con la fede dell’altro discepolo. 
Il discepolo anonimo, di certo, non ha visto nulla di diverso da quanto aveva già osservato Pietro; forse, egli interpreta ciò che vede diversamente dagli altri anche per la particolare sintonia d’amore che aveva avuto con Gesù (l’esperienza di Tommaso è emblematica: 29, 24-29). Tuttavia, come indicato dal tempo del verbo greco, la sua è una fede ancora solo iniziale, tanto che egli non trova il modo di condividerla con Maria o Pietro o qualcun altro dei discepoli (non vi si accenna più in seguito). 
Per il quarto evangelista, tuttavia, il binomio "vedere e credere" è molto significativo ed è riferito esclusivamente alla fede nella resurrezione del Signore (cfr 20, 29), perché era impossibile credere davvero prima che il Signore fosse morto e risorto (cfr 14, 25-26; 16, 12-15). Il binomio visione – fede, quindi, caratterizza tutto questo capitolo e "il discepolo amato" è presentato come un modello di fede che riesce a comprendere la verità di Dio attraverso gli avvenimenti materiali (cfr anche 21, 7).

* Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura: si riferisce evidentemente a tutti gli altri discepoli. Anche per coloro che avevano vissuto accanto a Gesù, dunque, è stato difficile credere in Lui e per loro, come per noi, l’unica porta che ci permette di varcare la soglia della fede autentica è la conoscenza della Scrittura (cfr Lc 24, 26-27; 1Cor 15, 34; At 2, 27-31) alla luce dei fatti della resurrezione.

5. Alcune domande per orientare la riflessione e l’attuazione

a) Cosa vuol dire concretamente, per noi, "credere in Gesù il Risorto"? Quali difficoltà incontriamo? La resurrezione riguarda solo Gesù o è veramente il fondamento della nostra fede? 
b) Il rapporto che vediamo fra Pietro, l’altro discepolo e Maria di Magdala è evidentemente di grande comunione attorno a Gesù. In quali persone, realtà, istituzioni oggi ritroviamo la stessa intesa d’amore e la stessa "comune unione" fondata su Gesù? Dove riusciamo a leggere i segni concreti del grande amore per il Signore e per i "suoi" che mosse tutti i discepoli? 
c) Quando osserviamo la nostra vita e la realtà che ci circonda a breve e a lungo raggio abbiamo lo sguardo di Pietro (vede i fatti, ma rimane fermo ad essi: alla morte e sepoltura di Gesù) oppure quello dell’altro discepolo (vede i fatti e scopre in essi i segni della vita nuova)?

6. Preghiamo invocando grazia e lodando Dio

con un inno tratto dalla lettera di Paolo agli Efesini (parafrasi di 1, 17-23).

Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, 
ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione 
per una più profonda conoscenza di lui. 
Possa egli davvero illuminare gli occhi della nostra mente 
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, 
quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 
e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza 
verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua forza 
che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti 
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, 
al di sopra di ogni principato e autorità, 
di ogni potenza e dominazione 
e di ogni altro nome che si possa nominare 
non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. 
Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi 
e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, 
la quale è il suo corpo, 
la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose.

7. Orazione Finale

Il contesto liturgico non è indifferente per pregare questo Vangelo e l’evento della resurrezione di Gesù, attorno al quale ruota tutta la nostra fede e vita cristiana. La sequenza che caratterizza la liturgia eucaristica di questo giorno e della settimana che segue (l’ "ottava") ci guida nel lodare il Padre e il Signore Gesù:

Alla vittima pasquale 
s’innalzi oggi il sacrificio di lode. 
L’agnello ha redento il suo gregge, 
l’Innocente ha riconciliato 
noi peccatori col Padre. 
Morte e Vita si sono affrontate 
In un prodigioso duello. 
Il Signore della vita era morto, 
ma ora - vivo - trionfa. 
"Raccontaci, Maria, 
che hai visto sulla via?" 
"La tomba del Cristo vivente, 
la gloria del Cristo risorto 
e gli angeli suoi testimoni, 
il sudario e le sue vesti. 
Cristo, mia speranza, è risorto 
e vi precede in Galilea". 
Sì, ne siamo certi: 
Cristo è davvero risorto. 
Tu, Re vittorioso, 
portaci la tua salvezza.

La nostra preghiera può anche concludersi con questa vibrante invocazione di un poeta contemporaneo, Marco Guzzi: 

Amore, Amore, Amore! 
Voglio sentire, vivere ed esprimere tutto questo Amore 
che è impegno gioioso nel mondo 
e contatto felice con gli altri. 
Solo tu mi liberi, solo tu mi sciogli. 
E i ghiacci scendono a irrigare 
La valle più verde del creato.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut