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Sant’Angelo di Sicilia, Sacerdote e Martire (M)

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Festa: 
Venerdì, 5 Maggio, 2017

Angelo è annoverato tra i primi Carmelitani che dal monte Carmelo tornarono in Sicilia, dove, secondo le fonti tradizionali degne di fede, morì a Licata per mano di uomini empi, nella prima metà del XIII secolo. 

Venerato come martire, ben presto sul luogo del martirio fu edificata una chiesa e vi venne deposto il suo corpo. Nel 1662 le reliquie furono traslate nella nuova chiesa, edificata nello stesso luogo in seguito alla liberazione della città dalla peste (1625) per intercessione del Santo.

Il culto di Sant'Angelo si diffuse in tutto l'Ordine e anche tra il popolo. Egli e Sant'Alberto di Trapani sono considerati "i padri" dell'Ordine, per essere stati i primi due santi che ebbero culto nell'Ordine, e per questo molte volte vengono raffigurati nell'iconografia medievale accanto alla Vergine Maria.

In Sicilia esistono molti luoghi che hanno Sant'Angelo come patrono, e il popolo lo invoca nelle necessità, rivolgendosi a lui con molto affetto e tenerezza.

 


SANT’ANGELO MARTIRE CARMELITANO

Il 5 maggio 1220 Sant’Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani, venne martirizzato a Licata, nella Chiesa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, antichi patroni della città, mentre predicava dal pulpito posto fuori della stessa chiesa per consentire ai numerosi fedeli ivi accorsi di ascoltare la Parola di Dio da lui proclamata.

Sant’Angelo, nato a Gerusalemme nel 1185 da Ebrei convertitisi al Cristianesimo, tra i primi eremiti del Monte Carmelo, negli anni che precedettero immediatamente il suo martirio dalla Palestina si recò in Occidente per sollecitare l’approvazione della Regola carmelitana al Papa Onorio III a Roma, che verrà concessa nel 1226, per predicare in varie parti della Campania e della Puglia, fondando diversi conventi che in seguito avrebbero accolto alcuni tra i Carmelitani che trasmigrarono in Europa, considerata la loro difficile situazione sul Monte Carmelo a causa delle crociate, e per combattere le eresie del tempo come si conveniva ad un grande e dotto predicatore qual egli era.

Sceso in Sicilia, predicò in diverse località dell’isola, tra le quali Palermo, Cefalà, Caltabellotta, Muxaro e Girgenti. Sepolto nello stesso luogo del martirio, Sant’Angelo ricevette presto un culto pubblico, diffuso dai Carmelitani nelle varie parti del mondo dove erano presenti.

Nel 1223 il corpo del Santo Martire venne prelevato dal sepolcro e deposto in un’urna lignea per meglio essere venerato. Il luogo del martirio e della sepoltura, da cui in seguito sgorgarono acqua ed olio miracolosi, divenne presto meta di pellegrinaggi di numerosi devoti. Il 7 agosto 1486 le reliquie del Santo Martire vennero traslate in un’urna argentea, di piccole dimensioni, finché il 5 maggio 1623 vennero traslate nell’attuale urna argentea, più grande e più ricca della precedente, opera dell’argentiere ragusano Lucio de Anizi. Nel 1564 il Vescovo di Girgenti, Rodolfo Pio da Carpi, fece costruire nello stesso luogo una chiesa dedicata al Santo Martire Angelo.

Nel 1625, in seguito alla liberazione della città dalla peste per intercessione del Santo Martire Angelo, avvenuta nel giugno di quell’anno, dopo aver attinto acqua al pozzo del Santo ed asperso con la stessa persone e cose, i Giurati ed il popolo di Licata decisero di costruire una nuova chiesa al Santo Martire e di trasferirne la festa dal 5 maggio al 16 agosto. La richiesta del trasferimento della festa venne accolta dal Vicario Generale di Girgenti, Corrado Bonincontro, con atto del 14 agosto di quell’anno. Dal 1626 al 1662 venne costruita l’attuale chiesa in onore del Santo Martire ed il 15 agosto di quest’ultimo anno venne trasportata l’urna argentea del Santo dalla vecchia alla nuova chiesa e collocata nella cappella a lui dedicata e protetta da un’artistica cancellata in ferro battuto.

Nel 1673 venne realizzato il pozzo marmoreo del Santo, dal maestro trapanese Giovanni Romano, per dare maggiore dignità al primitivo luogo del martirio e della sepoltura di Sant’Angelo. Nel 1733 venne consacrata la chiesa dal Vescovo di Girgenti, mons. Lorenzo Gioeni. La chiesa, i cui lavori furono diretti prima dall’arch. Francesco Bonamici di Malta e poi dall’arch. Angelo Italia di Licata, ha un impianto basilicale a tre navate con cupola su tamburo quadrangolare, quest’ultima ricostruita subito dopo il crollo avvenuto nel 1847.

Il prospetto della chiesa rimase incompiuto a causa dell’interruzione dei lavori. All’interno sono custodite opere d’arte di pregio che vanno dal tesoro del Santo alle diverse tele e simulacri lignei (XVII-XIX secolo). All’ingresso della chiesa, a destra ed a sinistra, sono collocati un sarcofago del XVI secolo ed altri monumenti funerari del XVIII secolo, mentre due epigrafi marmoree ricordano la traslazione delle reliquie del Santo nel 1623 e la liberazione della città dalla peste nel 1625. Un posto importante occupa il sepolcro del Servo di Dio padre Sebastiano Siracusa, primo priore del convento adiacente. Interessanti i quattro ceri lignei del XIX secolo, alti 4,50 m circa, recentemente restaurati, che vengono portati in processione il 5 maggio, insieme all’urna argentea del Santo, nel giorno in cui si fa memoria del martirio. Accanto alla chiesa si trova il secondo convento carmelitano, costruito nel XVII secolo, che ospitò i religiosi che ottennero di officiare l’edificio legato al martirio ed alla sepoltura del Santo, luogo principale del culto angelano.

La festa di Sant’Angelo Martire, che si celebra il 5 maggio, è la più importante di Licata perché testimonia la devozione che il popolo tributa al suo Santo Patrono nel giorno in cui si fa memoria del martirio. Nella mattinata i quattro ceri lignei dalla Chiesa del Santo vengono condotti nella Piazzetta Elena in attesa della processione serale. Seguono altre manifestazioni per le vie della città: cortei di gruppi folkloristici, muli parati che confluiscono nella Chiesa del Santo, dove numerosi devoti compiono il loro pellegrinaggio, partecipando alle celebrazioni eucaristiche, alcuni di loro portando con sé bambini votati al Santo, vestiti con l’abito carmelitano, per essere benedetti. Alle ore 20,00 inizia la processione dell’urna argentea, contenente le reliquie del Santo Martire Angelo, portata dai marinai in divisa, a piedi nudi, che sostituiscono i contadini che ne avevano il privilegio fino ad alcuni anni addietro. Giunti nella Piazzetta Elena, i quattro ceri lignei seguono l’urna del Santo, dando alla processione un aspetto più solenne e gioioso. Le luminarie, per l’occasione più artistiche, arricchiscono ulteriormente le strade in cui è previsto il passaggio del Santo. In quattro punti della città l’urna viene portata di corsa, a ricordo di avvenimenti drammatici durante cui nel passato le reliquie del Santo venivano poste al sicuro di corsa. Il ritorno dell’urna e dei quattro ceri in chiesa è previsto intorno alla mezzanotte. I festeggiamenti esterni in onore del Santo iniziano il 4 e si concludono il 6 maggio, l’ultimo giorno prevede l’albero della cuccagna (palio a ’ntinna) ed il palio a mare nel pomeriggio, uno spettacolo musicale ed i fuochi d’artificio in serata. In questi giorni le vie principali della città sono percorse da una marea di gente, proveniente anche dai centri viciniori, che fa i suoi acquisti nelle bancarelle-mercato dalla suggestività caratteristica, sebbene creino non pochi problemi alla viabilità ed alla sicurezza.

Un’altra festa del Santo Martire Angelo venne introdotta il 16 agosto 1625, a ricordo della liberazione della città dalla peste, per sua intercessione, nel giugno di quell’anno, trasferendone quella del 5 maggio. La festa si celebrò in modo solenne fino al 1850, quando si ritornò a celebrare quella principale il 5 maggio, e da allora essa è ridotta a secondaria, rimanendo pur sempre per i devoti un’occasione per esprimere gratitudine e riconoscenza al Santo Martire Angelo per aver liberato la città dalla peste. Altre feste interne vengono celebrate per ricordare tre terremoti durante cui la città venne preservata per intercessione del Santo: 11 gennaio (1693), 5 febbraio (1783), 28 dicembre (1908).

Angelo Schembri       

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


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