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Da Maria a Maria, da madre a figlia, da maestra a discepola

La Vergine Aparecida

Rafael Fonsêca, pre-novizio carmelitano

Da Maria a Maria, da madre a figlia, da maestra a discepola

La spiritualità mariana di S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

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Stiamo vivendo dei grandi segni per la Chiesa, sia a livello nazionale che mondiale. Nel mese di ottobre la Chiesa volgerà il suo sguardo ancora una volta verso Fatima, Portogallo, per la conclusione delle celebrazioni per i 100 anni dell’apparizione della Santissima Vergine ai tre pastorelli. In Brasile celebriamo i 300 anni del ritrovamento dell’immagine della Vergine Aparecida da parte di tre pescatori. La Madre degli umili viene a visitarci e il Signore, per mezzo di Lei, continua a compiere grandi cose in nostro favore[1].

Questo eventi ci permettono di riavvicinarci alla spiritualità mariana, rivisitando gli aspetti mariani che hanno caratterizzato la vita di quanti ora partecipano alla comunione dei santi, insieme alla “piena di grazia”, la “benedetta”.

          Sempre in ottobre, il primo del mese, celebriamo la festa della vergine religiosa e dottore della Chiesa, Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto santo, testimone fedele e cantora delle meraviglie che Dio opera nell’umanità. Per questo desideriamo condividere alcune considerazioni sulla presenza della Vergine Maria nella vita e nella missione della piccola Teresa, la petite Thérèse, in quel fiorellino del Carmelo che ancora sparge il profumo della sua spiritualità in mezzo a noi, facendoci sempre più desiderare di “scegliere tutto”, cioè aspirare alla santità.

          Il primo aspetto è già inscritto nel titolo di questo breve studio: il nome di Maria è molto presente nella vita della piccola Teresa. Un nome semplice e popolare già nella lingua originale, che lo scrive come Myriam, il cui significato, in ebraico, è multiforme: da ribellione, a signora, o anche amata, elevata, pura e perfino principessa. Nome dunque molto adatto a dar voce ai tanti appellativi coi quali ci rivolgiamo a una Madre tanto tenera[2].

Nell’Antico (Primo) Testamento una donna, anch’essa di nome Myriam, è protagonista del passaggio dalla schiavitù alla libertà, accompagnando in prima persona la prima Pasqua e cantando le meraviglie della vita nuova, della bellezza con cui Dio si è preso cura del suo popolo, conducendolo verso una terra sconosciuta e donandogli la garanzia della libertà. Myriam è la profetessa della libertà, è il modello per le donne che l’avrebbero seguita, anch’esse cantando lodi di gratitudine[3]

          Nel Nuovo (o Secondo) Testamento la fecondità di Dio si rivela in una donna disposta a diventare madre, a riscattare l’umanità che aveva perduto la sua dignità e la condizione più bella, che è la piena comunione con la quale ogni cosa è data. E questa Donna è una Madre che si fa serva, la quale, potendo diventare grande, invece si abbassa, potendo gloriarsi, invece si umilia e potendo esaltarsi, invece si nasconde.

          Una terza Maria è Marie Françoise Therése Martin, che nasce il 2 gennaio del 1877 ad Alençon, in Francia, figlia di un’altra Maria[4]. La piccola fu battezzata due giorni dopo la nascita in una chiesa dedicata a Nostra Signora e avendo come madrina la sua sorella più grande, di nome Maria. Tutto questo potrebbe essere letto come una “Dio-incidenza”[5]; il continuo ritornare del nome di Maria nella vita di Teresina ci fa capire che il nome col quale Dio ci chiama esprime molto bene la missione a noi affidata.

Queste donne che portano il nome di Maria, entrano nel cammino di Dio per mostrare al mondo che è possibile essere come le loro antenate della Bibbia e diventano segni di purezza, tenerezza, virtà e disponibilità, ma anche di resistenza e difesa della fede, di una vita conforme alla dottrina cristiana senza manipolazioni, adattamenti o novità, che conducono a una fede di emozioni, lontana dalla realtà nella quale siamo inseriti. Essere come Maria significa mantenere piena confidenza nella volontà di Dio, apertura a ciò che egli chiede e disponibilità a cambiare le realtà difficili che ci circondano.

          E’ possibile comprendere meglio questa realtà se ci soffermiamo a considerare la vocazione stessa della Vergine Maria, nel momento in cui l’angelo si reca da lei e le dice: “Ave piena di grazia! Salve, Maria! Ave Maria! Salve Myriam!”[6]. In questo saluto vediamo un segno evidente del fatto che Dio ci conosce per nome[7] e ci chiama a realizzare una missione. Così è stato per Myriam, per Maria Zelia, per Maria Francesca Teresa e così è per ogni altra Maria che si rende disponibile a portare Dio nel mondo. E se anche non porta questo nome santo, Maria, come nome proprio, registrato all’anagrafe, o come nome di Battesimo, ugualmente deve portarlo impresso nelle mani, nel cuore e in tutta la vita!

          Il secondo aspetto che desidero trattare è la relazione di affetto materno che Teresina ha nutrito verso la sua Mamma del cielo per tutta la vita. Nell’introduzione alla sua “Storia di un’anima”, ella scrive che prima di iniziare il suo scritto, si è inginocchiata davanti all’immagine di Maria (quella stessa che aveva dato tante prove di predilezione da parte della Regina del Cielo per la sua famiglia) e le ha chiesto di essere Lei a guidare la sua mano, affinché non scrivesse nemmeno una riga che non le fosse gradita.

          L’immagine a cui Teresina fa riferimento era conosciuta come Nostra Signora del Sorriso; poi, durante la malattia che si abbatté sulla piccola dopo la morte della madre, fu proprio davanti a questa Gentile Signora, invocata come Nostra Signora delle Vittorie, che san Luigi Martin fece pregare tutta la famiglia, affinché cessasse il dolore che affliggeva la sua amata figlia. Davanti a quella Immagine, Teresina recuperò le sue forze e poté sperimentare la delicatezza della sua Signora e Regina verso di lei.

          Così scrive la Santa stessa:

“La malattia che mi colpì veniva certamente dal demonio; furioso perché lei era entrata nel Carmelo, volle vendicarsi su me del torto che la nostra famiglia doveva fargli nell'avvenire, ma non sapeva che la dolce Regina del Cielo vegliava sul suo fio-rellino fragile, che gli sorrideva dall'alto del suo trono, e si disponeva a far cessare la tempesta proprio nel momento in cui il povero fiore si sarebbe spezzato senza rimedio”[8].

          Comprendiamo che, sebbene tanto tormentata, Teresa sapeva che c’era qualcuno che si preoccupava affinché lei fosse prontamente restituita alla sua salute e che poteva contare sull’aiuto di Colei che era sua Madre.

Riguardo al sorriso della Vergine Maria, così ella scrive:

“la pregava con tutto il cuore perché avesse finalmente pietà di lei... A un tratto la Vergine Santa mi parve bella, tanto bella che non avevo visto mai cosa bella a tal segno, il suo viso spirava bontà e tenerezza ineffabili, ma quello che mi penetrò tutta l'anima fu «il sorriso stupendo della Madonna». Allora tutte le mie sofferenze svani-rono, delle grosse lacrime mi bagnarono le guance, ma erano lacrime di una gioia senza ombre. Ah, pensai, la Vergine Santa mi ha sorriso, come sono felice!”[9]

          La tenerezza filiale che Teresina nutre per la Vergine santissima è, senza dubbio, una eco di ciò che lei ha appreso in famiglia, nella sua casa; anche la sua madre biologica era molto affabile e esprimeva un grande affetto per le sue figlie. L’immagine di questa “madre incomparabile” faceva risplendere nel cuore della bambina Teresa i lineamenti della cura amorevole del buon Dio. Oggi molti di noi fanno resistenza nei confronti della Madre di Dio, perché non abbiamo avuto esperienze positive nel cammino della vita con la madre che ci è stata data come custode nella vita terrena. Il senso comune afferma che “chi ascolta sua madre, non sbaglia, perché il cuore di una madre non si inganna” e se ci aprissimo a un maggiore ascolto, potremmo vivere una migliore relazione con la madre e di conseguenza ci sentiremmo onorati di avere anche una Madre celeste. D’altro canto, se non siamo capaci di amare la nostra madre terrena, possiamo comunque chiedere alla Madre Vergine di donarci il suo cuore e di farci sentire la sua vicinanza!

          Per Teresina nulla poteva essere più bello che consacrare la sua vita nell’Ordine delle Sorelle di Maria, come Carmelitana; quello fu il luogo in cui il piccolo fiorellino venne piantato con cura e in cui poté crescere, vivere la sua vocazione di amore e in quella terra fertile, nutrire la sua piccola via, il cammino semplice che eleva fino al cielo. Tale cammino spirituale può essere letto molto bene in una prospettiva mariana; infatti Maria fu colei che nel suo nascondimento compì la volontà del Signore! Maria, la discepola fedele che ascoltò e mise in pratica la parola del Signore, è la madre e la maestra di Teresina alla scuola della piccolezza, che non fa desiderare grandi cose, ma di fare amare Dio come lei lo amava.

Maria è la maestra di Teresina e lei si sente onorata di essere sua figlia; per questo, il terzo aspetto che desidero trattare nelle prossime righe è l’amore cristiano, la devozione del piccolo fiore nei confronti di colei che è chiamata Fiore del Carmelo. Fin da bambina, Teresa amava adornare l’altare di Maria di fiori durante il mese di maggio. Così scrive: “L’altarino che accomodavo a modo mio. erano tanto piccoli i candelieri, i vasi da fiori, che due fiammiferi funzionanti da candele illuminavano tutto perfettamente” [10]. Qui la piccola faceva i suoi esercizi di pietà, ricordando i suoi peccati e arrivando a una contrizione perfetta.

Fin dalla sua prima Comunione, Teresina si impegnò a vivere la sua vocazione come laica, sebbene sapesse, già da quando aveva due anni, che voleva diventare religiosa [11] e per questo volle entrare a far parte dell’Associazione della Santissima Vergine, meglio conosciuta come “Figlie di Maria”, oltre che alla Confraternita dei Santi Angeli, come già avevano fatto anche le sue sorelle. E volle fare ciò, sebbene dovesse affrontare varie difficoltà, come per es., la formazione, sentendosi sola, in quanto le sue sorelle più grandi erano già entrate al Carmelo; ma era là che lei poteva incontrare la sua Madre e stare davanti al Santissimo Sacramento[12].

Così si esprime Teresa in una delle sue preghiere: “Oh Maria, se io fossi la Regina del Cielo e voi foste Teresa, vorrei essere Teresa, perché voi foste la Regina del cielo!”. Queste parole rivelano il culmine di un cammino che conduce alla consapevolezza di avere una Madre in cielo, che si prende cura di noi ed è regina, una Madre che si fa per noi rifugio e protezione, che ci orienta e ci insegna la strada su cui camminare, in una relazione di dipendenza che ci è possibile vivere, allorché ci rendiamo conto di quanto il nostro orgoglio e la nostra autosufficienza siano deludenti.

In conclusione, non ci resta che dire, come Teresina: “Unito a Te, Stella del Mattino, potrò gustare un preludio del cielo” e “Vergine immacolata, dolce stella che irraggi Gesù e unisci a Lui, Madre, lascia ch'io mi nasconda sotto il tuo velo, e sia per oggi!”[13].

Possiamo, così, imparare, da questa piccola grande santa a vivere l’amore verso una Madre tanto tenera, che ci accoglie fra le sue braccia e ci conduce a incontrare il suo Figlio Gesù, il nostro Amato, il nostro Bene!

 


[1] Cf. Lc 1, 49.52

[2] Fonte: https://pt.wikipedia.org/wiki/Maria_(nome); https://www.nomesbiblicos.com/maria/,

[3] Cf. Es 15, 21

[4] La madre di Santa Teresina si chiamava Maria Zelia. Noi oggi la conosciamo come Santa Zelia Martin.

[5] Espressione utilizzata da Pe Leo, SCJ per affermare l’intervento di Dio nella storia umana, al punto di modificarla e condurla. 

[6] Cf Lc 1, 28

[7] Cf. Is 43,1

[8] Manoscritto A, 86.

[9] Manoscritto A, 94.

[10] Manoscritto A, 53.

[11] Manoscritto A, 21

[12] Manoscritto A, 125

[13] Componimento poetico “Il mio canto d’oggi”

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


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