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Figure bibliche di famiglia

di p. Augustin Farcas, O. Carm.

In tutta la Storia della Salvezza narrata nelle pagine della Sacra Scrittura ci sono molte immagini e numerosi riferimenti alla famiglia.

Non si può che iniziare con il libro della Genesi, il primo della Bibbia, in cui è esplicita la nascita della prima famiglia umana voluta da Dio: «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra» (1,27-28a); espressioni confermate successivamente nello stesso libro della Genesi: «Per questo l'uomo abbandonerà sua padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen 2,24).

Queste sono le due grandi affermazioni che evidenziano come nel libro della Genesi sin dall'inizio la famiglia appaia desiderata e voluta da Dio.

Oltre a questo solenne incipit, il libro della Genesi allarga tale visione ponendo in risalto altre famiglie sotto la luce e la prospettiva della benedizione di Dio; infatti si può constatare come le famiglie di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, per la loro fedeltà ed abbandono a Dio, siano da Lui benedette.

Partendo da qui, si comprende come tutta la storia della salvezza passa attraverso la storia particolare delle famiglie, delle loro vicissitudini e del loro vissuto quotidiano.

 

L'esempio eclatante della totale fedeltà a Dio si trova nel secondo libro dei Maccabei, in cui una madre incoraggia e sostiene i suoi sette figli a restare fedeli al Signore anche di fronte al martirio (2 Mac 7,22-23.27-29).

Situazione che esprime il legame profondo con Dio e la consapevolezza che nonostante la prova del martirio la vita è sempre un dono di Dio perché così come da Lui è stata donata allo stesso modo a Lui viene consegnata.

Un esempio di famiglia che mostra la forza e l'unità anche di fronte al sacrificio della vita stessa in virtù della propria fede in Dio.

Una delle icone più belle dell'Antico Testamento riguardo la famiglia è quella dei profeti che, per parlare del rapporto tra Dio e il suo popolo, Israele, utilizzano spesso l'immagine nuziale.

Infatti Dio viene chiamato sposo mentre il suo popolo sposa, che però non sempre gli è fedele.

Tale immagine, per come si presenta, aiuta e mette in risalto l'importanza data al matrimonio nel'ambito biblico.

Infatti, il profeta Osea, parla al popolo, infedele al suo Signore, partendo dalla sua situazione matrimoniale molto sofferta e per niente positiva (cfr. Os 2,4-23).

Similmente anche Geremia indica la bellezza dell'amore più tenero e dolce del fidanzamento a cui il popolo non ha saputo corrispondere (cfr. Gercc. 1-2).

Anche Ezechiele dimostra come lo sposo sia il creatore, il Santo, il Dio di tutta la terra (cfr. Ez c. 34), per arrivare al tempo del profeta Malachia dove il matrimonio assume la dimensione di alleanza ed approdare ad ammirare i Libri Sapienziali in cui si aggiunge la presenza dei figli in quanto dono di Dio.

Così come l'Antico Testamento dedica molto spazio a contemplare la famiglia in un rapporto sempre legato a Dio, allo stesso modo anche il Nuovo Testamento indirizza il lettore a riflettere su questa realtà.

Sicuramente l'immagine più nota che appare davanti agli occhi del lettore è quella della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (Mt 2,13-23), in cui l'ascolto alla parola di Dio e la piena fiducia in Lui presentano una famiglia in tutta la sua dimensione umana e spirituale persino nei momenti più tragici in cui sono costretti ad abbandonare la propria patria per adempiere alla Sua volontà.

Il concetto di famiglia nell'ambito del Nuovo Testamento rafforza le sue radici e allarga la visione di famiglia al di là dell'appartenenza o il legame forte di sangue. Infatti in un episodio narrato dall'evangelista Marco (3,31-35) viene evidenziato chiaramente come per Gesù l'essere madre, fratello o sorella appartenga a coloro che compiono la volontà di Dio.

Da questi insegnamenti anche il libro degli Atti degli Apostoli manifesta ed esorta che con l'adesione a Cristo, la comunità cristiana deve essere un vera famiglia (At 2,46-47) in cui ogni cosa, e non soltanto la fede, ma anche la vita fraterna, la reciproca stima e l'amore degli uni verso gli altri va condivisa.

E' l'esempio della prima comunità che è modello vivente per tutti coloro in cui Cristo si fa presente.

In questa dinamica infatti anche la famiglia di Cornelio (cfr. At 10,1-8), timorata e ricercatrice di Dio, come quella di Aquila e Priscilla (cfr. At 8,1-4) saldi nella loro fede, restano esempi da seguire per tutte le famiglie e comunità.

Ma l'icona più bella che un apostolo ci può lasciare sulla famiglia resta quella di Paolo nella lettera agli Efesini (Ef 5,21; 6,1-4), in cui il desiderio e l'augurio dell'infaticabile uomo di Dio è che tutti in Cristo diventiamo e ci sentiamo famiglia.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.