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La formazione personale nel contesto della società contemporanea

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di Giovanni Grosso, O.Carm.

Uno dei problemi di questi ultimi tempi è senza dubbio la formazione. Lo si riscontra a livello civile e pubblico: numerosi sono stati i tentativi di riforma della scuola e dell'università, tentati e attuati con più o meno successo negli ultimi anni. Ma il problema si ripropone anche nella Chiesa, benché in forme e maniere diverse.

La formazione dei giovani candidati alla vita consacrata e al presbiterato non pongono meno interrogativi di quanti non ce ne siano per il laicato impegnato.

C'è indubbiamente un problema di carattere generazionale.

Le persone più giovani hanno approcci assai differenti alla vita e alle responsabilità rispetto alle loro sorelle o ai loro fratelli più anziani.

Questi ultimi invece si sentono spesso inadeguati e in difficoltà ad affrontare le nuove domande che la gente e la società pongono alla Chiesa. Anche tra i laici il discorso non è molto differente.

L'entusiasmo con cui videro la luce numerose iniziative negli anni attorno al Concilio Vaticano II - in verità alcune di queste lo precedettero e lo prepararono - si sono in qualche modo istituzionalizzate perdendo l'attrattiva iniziale.

Molte persone stanno finendo con il dare per scontata la formazione. Si va a memoria, si è ricominciato a pensare che «si è sempre fatto così»... In realtà ci si dimentica che l'esigenza di formarsi e di crescere non terminano mai. Qui non si tratta solo della conoscenza derivante dall'accumulo di informazioni, ma della trasformazione innescata dall'appropriazione di valori e contenuti e delle loro traduzioni in atteggiamenti e scelte di vita.

I mezzi di informazione e formazione stanno indubbiamente cambiando.

La rivoluzione informatica ci propone modalità inedite di comunicazione, scambio di notizie, archiviazione di contenuti. Eppure resta sempre la necessità del rapporto interpersonale. Una formazione autentica passa anche attraverso il dialogo, il confronto con un maestro o una maestra, capaci di guidare e di correggere eventuali errori.

La parola "maestro" viene dal latino magis, ossia "più". Il maestro è una persona che è/ha qualcosa in più dei discepoli ed è capace di aiutarli a procedere in un cammino che li faccia crescere, che dia loro un "più" di umanità, di spiritualità, di pienezza.

«Uno solo è il vostro maestro» (Mt 23,38) ci ammonisce Gesù: solo a lui posiamo rivolgerci con fiducia e sicurezza di essere accompagnati sempre nel cammino formativo che dura l'intera vita.

La formazione infatti non dura solo una stagione, non è un fatto che riguarda soltanto i giovani, ma ciascuno di noi per l'intera esistenza.

Non termina mai, fino alla morte. Tuttavia, cosa possiamo fare perché le nostre comunità, i nostri gruppi, le nostre fraternità dei laici Carmelitani siano autentici luoghi di formazione?

La prima cosa, ritengo, sia ricuperare la giusta umiltà e considerarsi per quel che siamo, persone bisognose di aiuto e di continua crescita.

Inoltre, occorre essere costanti nella lettura, nello studio e nella meditazione della Sacra Scrittura.

Siamo obiettivi: non la conosciamo abbastanza e talvolta ci accontentiamo di ascoltare qualche buon commento, di un'omelia, di partecipare a una lectio divina, senza fare alcuno sforzo per divenire partecipi, soggetti attivi dell'ascolto orante.

Così pure non siamo particolarmente ferrati nella liturgia. La "partecipazione attiva" incoraggiata dal Concilio (cfr. Sacrosanctum Concilium, 14 e passim), diventa spesso illusoria, quando non si traduce in protagonismo e ricerca di visibilità soltanto di alcuni.

La preghiera personale può andare oltre la ripetizione meccanica di formule ridotte a suono, per diventare capacità di dialogo interiore con la Trinità Santa.

I metodi sono tanti, ma non si conoscono o si pensa che siano appannaggio soltanto di alcuni privilegiati. È opportuno trovare il tempo per dedicarsi alla lettura di testi che possono aiutarci nella crescita interiore, come opere di santi, classici della spiritualità, magari con l'aiuto di libri o articoli di specialisti.

È troppo difficile? Forse all'inizio, ma è ancor più necessario, se vogliamo che le nostre comunità religiose e i nostri laici non finiscano in un generico nonsenso.

Coraggio! Riprendiamo a respirare a pieni polmoni l'aria buona dello Spirito e lasciamoci formare, modellare da Lui. Così trasformati saremo più attraenti e capaci di annuncio autentico.

da La Madonna del Carmine

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


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