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Il Giubileo straordinario della Misericordia e l’affresco della Madonna delle Grazie

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di Giampiero Molinari, O.Carm.

L'11 aprile 2015, con la Bolla Misericordiae Vultus (MV), Papa Francesco ha indetto il Giubileo straordinario della Misericordia, che si è aperto l'8 dicembre.

L'intento è quello di vivere «un tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei». Scrive il Pontefice: «Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza.

  • Misericordia: è la parola che rivela il mistero della S. S.Trinità.
  • Misericordia: è l'atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro.
  • Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita.
  • Misericordia: è la via che unisce Dio e l'uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato» (MV, 2).

La Bolla termina con un riferimento alla Vergine, contemplata proprio come Madre della Misericordia: «la dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio.

Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore» (MV, 24).

Ai piedi della croce - continua il Papa - la Madre del Redentore, insieme al discepolo amato, «è testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo a chi lo ha crocifisso ci mostra fin dove può arrivare la misericordia di Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno» (MV, 24).

Un santuario mariano costituisce, per sua natura, un ambiente ideale per vivere con frutto questo Giubileo straordinario.

«La misericordia - scrive Luigi De Candido - è percepita nella Chiesa pellegrinante come una qualità mariana. Infatti, lungo i secoli santa Maria è invocata incessantemente "madre di misericordia" perché genitrice del Misericordioso e perché essa stessa è mediatrice di misericordia».

In tale ottica, soprattutto attraverso la celebrazione del sacramento della riconciliazione, il santuario mariano viene ad essere uno dei principali canali di esercizio della diaconia della misericordia1.

Per questo motivo propongo ai lettori una visita virtuale al santuario Carmelitano di Jesi (AN), dove è custodito l'affresco della Madonna delle Grazie, che spinge in modo particolare a scorgere nella maternità spirituale di Maria il riflesso della misericordia di Dio.

Com'è noto, tale raffigurazione rientra infatti nella tipologia della "Madonna del manto": allargando il suo mantello Maria protegge i fedeli raccolti sotto di esso.

Con carità di madre si prende cura dei fratelli del suo Figlio che sono ancora pellegrini, posti fra pericoli e tribolazioni, fino a quando non siano condotti nella patria beata» (LG, 62).

A questo proposito, il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (LG), ci ricorda che la Madre di Gesù «assunta in cielo non ha deposto questa sua funzione di salvezza, ma continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna mediante la sua molteplice intercessione.

Il manto protettivo di Maria ci ricorda dunque il suo essere, per così dire, "struento" della misericordia di Dio, senza nulla togliere né aggiungere all'unica mediazione di Cristo: per questo «viene invocata nella chiesa con i titoli di avvoata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice» (LG, 62).

In tale contesto si potrebbe contemplare la sua protezione materna, espressa dal coprire con il manto, come un raggio della grande cura che Dio ha per il suo popolo, ben evidenziata nella Scrittura dal binomio misericordia/rifugio (cf. Sai 143,2)2.

Del resto, lo stesso Gesù si serve dell'immagine della chioccia che raduna i pulcini sotto le proprie ali: «Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!» (Mt 23,37).

In ambito liturgico, nella raccolta di Messe in onore della Beata Vergine Maria, per il tempo ordinario è previsto un formulario dal titolo Maria Vergine Regina e Madre della misericordia.

Nel prefazio troviamo sintetizzati gli aspetti sopra evidenziati: Maria è la regina clemente, esperta della benevolenza di Dio, che accoglie quanti ricorrono a lei nella tribolazione; è la madre di misericordia, sempre attenta alle invocazioni dei figli, perché ottengano da Dio l'indulgenza e la remissione dei peccati.

Osservando l'affresco della Madonna delle Grazie, anche la persona meno attenta ai particolari coglie la differenza di proporzione tra la Vergine e i fedeli che le stanno attorno: la figura di Maria emerge infatti in maniera monumentale su questa piccola folla.

Paradossalmente, anche questo particolare ci invita a contemplare la Vergine Maria solidale e maternamente unita al popolo di Dio ancora in cammino verso la patria celeste. Infatti, se «precede di gran lunga tutte le altre creature celesti e terrestri (...) allo stesso tempo resta congiunta, nella razza di Adamo, con tutti gli uomini bisognosi di essere salvati (...). Perciò è riconosciuta come membro sovreminente e singolarissimo della chiesa, sua figura e modello eccellentissimo nella fede e nella carità» (LG, 53).

Nella Bolla di indizione Papa Francesco ci esorta a vivere questo Giubileo straordinario della Misericordia anche come un'occasione propizia per crescere nella carità verso il prossimo, particolarmente verso i più deboli ed emarginati.

Leggiamo infatti al n. 15: «E' mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina.

La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché posiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli.

Riscopriamo le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti.

E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le perone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti» (MV, 15).

A conclusione del paragrafo il Papa riporta la nota affermazione di San Giovanni della Croce: «Alla fine sarai esaminato sull'amore» (Detti di luce e amore, 59)4.

Maria, Regina e Madre di misericordia, invita il cristiano ad un impegno effettivo nella carità, come lascia trasparire il formulario della Messa in suo onore: «Accetta, o Signore, i doni del tuo popolo, e per intercessione della Vergine Maria, fa' che ci mostriamo misericordiosi verso i fratelli, per ottenere la tua clemenza» (Orazione sulle offerte).

Del resto, nell'icona evangelica della visitazione (cf. Le 1,39-56), ci si presenta proprio come modello di attenzione al prossimo. Nel suo amore materno, la Vergine delle Grazie ci sprona dunque a vivere con frutto questo Giubileo straordinario della Misericordia.

L'entrare nel suo santuario e il sostare in preghiera dinanzi alla sua effige deve condurci a sperimentare la misericordia di Dio, in particolare attraverso la celebrazione del sacramento della riconciliazione, e a diventarne in qualche modo un riflesso tramite l'esercizio della carità verso i fratelli che il Signore vorrà porre sul nostro cammino.

da La Madonna del Carmine

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


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