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Pensieri del Papa sul Natale, tenerezza di Dio per ogni uomo

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La notte della Natività ha ispirato le due omelie tenute da Papa Francesco durante le Messe solenni presiedute in San Pietro il 24 dicembre del 2013 e del 2014. In entrambe si colgono i punti fondamentali del suo magistero: l’amore di Dio per gli ultimi, la sua misericordia per tutti gli uomini, la tenerezza di Gesù Bambino che chiede di trovare spazio nei cuori. Nel suo servizio, Alessandro De Carolis ricorda alcuni dei pensieri del Papa sul Natale:

Una notte qualsiasi, mille volte uguale ad altre dove il segno del tempo che trascorre è scandito da qualche racconto e poi da parole che si fanno più stanche, rarefatte, che si assopiscono come il fuoco del bivacco che emana scintille sempre più rade. Una notte di buio e stelle e belati e poi, all’improvviso, di una luce che irrompe e di presenze che sono fatte di luce anch’esse, messaggeri vestiti di cielo, latori di un invito di pace che attira verso una stalla e verso un neonato, adagiato sulla paglia come i figli della miseria perché non c’era posto per lui nell’albergo.

La grande luce per gli ultimi
La notte di Betlemme che azzera il tempo e dilata lo spazio comincia con chi, nella città della storia, ha sempre vissuto in periferia. Comincia – ha ricordato Papa Francesco – con il privilegio della “grande luce” che abbaglia lo sguardo assonnato e poi stupito di chi la luce della prima fila la intravede sempre dal fondo:

“I pastori sono stati i primi (…) a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. Sono stati i primi perché erano tra gli ultimi, gli emarginati. E sono stati i primi perché vegliavano nella notte, facendo la guardia al loro gregge. E’ legge del pellegrino vegliare, e loro vegliavano. Con loro ci fermiamo davanti al Bambino, ci fermiamo in silenzio. Con loro ringraziamo il Signore di averci donato Gesù”. (Omelia Notte di Natale 2013)

La pazienza di Dio
“Pace in terra agli uomini di buona volontà”, dicono ai pastori i messaggeri vestiti di cielo. E non dicono una cosa diversa agli ultimi e ai primi dell’era delle crisi globalizzate e del terrore che spara a freddo contro ragazzi che si divertono a un concerto. “Il corso dei secoli – ha osservato Francesco la scorsa Notte di Natale – è stato segnato da violenze, guerre, odio, sopraffazione. Ma Dio, che aveva riposto le proprie attese nell’uomo fatto a sua immagine e somiglianza, aspettava”:

“Dio aspettava. Egli ha atteso talmente a lungo che forse ad un certo punto avrebbe dovuto rinunciare. Invece non poteva rinunciare, non poteva rinnegare sé stesso. Perciò ha continuato ad aspettare con pazienza di fronte alla corruzione di uomini e popoli. La pazienza di Dio. Quanto è difficile capire questo: la pazienza di Dio verso di noi”. (Omelia Notte di Natale 2014)

“Mi lascio cercare?”
Poi, il bagliore che ha reso giorno la notte si attenua e le stelle tornano a ricamare il cielo. Il popolo in cammino che ha visto la grande luce torna al bivacco e ai suoi belati. Però, quel Bimbo ha cambiato tutto, gli occhi lo hanno visto e adesso fanno mille domande al cuore:

“Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? (...) Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?”. (Omelia Notte di Natale 2014)

"Non temete"
Forse non ci sono risposte immediate attorno al bivacco, mentre l’alba avanza come un invito a rendere davvero nuovo il giorno che inizia dopo quella notte a Betlemme. Ma sono gente semplice, i pastori. Inadeguati, senza risposte. Quello, assicura Francesco, è il sentimento giusto per parlare con il cielo:

“Il Signore ci ripete: Non temete’. Come hanno detto gli angeli ai pastori: ‘Non temete’. E anch’io ripeto a tutti voi: Non temete! Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Egli è la misericordia: il nostro Padre ci perdona sempre, Egli è la nostra pace". (Omelia Notte di Natale 2013)

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l’uno all'altro.


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