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La preparazione al matrimonio e la vocazione del pastore

di p. Qiuseppe Midili, O. Carm.

Negli anni in cui per grazia di Dio sono stato parroco (l'esperienza più bella della mia vita, che non si può paragonare con nessun'altra gioia del ministero pastorale e ... con nessun'altra difficoltà) uno dei momenti che apprezzavo di più era la preparazione delle giovani coppie al matrimonio.

Già negli anni precedenti il mio arrivo la pastorale della parrocchia aveva messo al centro delle attività quel percorso di catechesi, che spesso rasenta il primo annuncio, dedicandovi molte energie e formando i collaboratori laici, riuniti in una equipe.

Questo ha facilitato il mio compito di pastore e mi ha introdotto in un'esperienza già ben avviata e consolidata.

Ciò che racconto è ovviamente il mio punto di vista, che è molto positivo.

Forse le coppie che hanno partecipato avrebbero perplessità o qualche critica.

Ogni anno, prima di cominciare, l'equipe che si era assunta la corresponsabilità del percorso si incontrava per programmare gli incontri: erano momenti di riflessione seria, di progettazione, di strategie di trasmissione del Vangelo, che mi hanno aiutato tanto a maturare la mia vocazione di presbitero e di consacrato.

Le domande della vocazione matrimoniale sono spesso le medesime che si pone il parroco:

vuoi essere fedele?

  • per la vita o per un tempo?
  • vuoi donarti o essere egoista?
  • vuoi accogliere le persone (il marito ne accoglie una, il parroco tutte quelle che il Signore gli affida)?

Ripensare alla sponsalità come categoria cristologica del percorso matrimoniale è uno dei temi che la teologia del matrimonio ha sviluppato sin dai primi secoli della Chiesa: Cristo sposo ama la Chiesa sposa e dà se stesso per lei, allo stesso modo si comporta il marito con la moglie e il presbitero con la Chiesa sposa (basta leggere Ef 5,25, in cui questo è scritto chiaramente).

Il percorso di preparazione al matrimonio era strutturato per giungere a una comunicazione dei contenuti della fede che fosse graduale, rispettosa delle diversità (spesso uno dei due fidanzati non era credente o non era praticante, ma decideva di accompagnare l'altra persona agli incontri), aperta alle osservazioni critiche a ai dubbi.

Ho sempre notato con tanta gioia nei fidanzati il crollo graduale di barriere di diffidenza e indifferenza, di disinteresse e di dubbio, mentre trovavano spazio lentamente un senso di serenità e di fiducia, che portava al confronto, e un profondo rispetto delle idee degli altri.

Questo non significa che le persone abbiano sempre accolto a cuor leggero l'insegnamento della Chiesa su tutti i temi o non si percepisse la fatica di portare avanti un cammino di fede.

In quegli anni ho visto tantissime coppie di fidanzati, mi sono confrontato con loro sulle mie certezze di credente e di presbitero, ho ascoltato le loro confiden ze e condiviso le mie preoccupazioni.

Ho trovato conferma alla mia idea che il Vangelo, se annunciato con l'atteggiamento che Gesù aveva verso i suoi discepoli e verso i suoi ascoltatori, viene accolto da tutti e cambia lentamente la vita.

Perché racconto questa esperienza?

Penso che il percorso di preparazione al matrimonio non sia l'occasione per un confronto con lo psicologo, con il ginecologo, con l'avvocato (talvolta divorzista... per imparare prima ciò che si spera non servirà mai!), e poi anche con il prete.

La preparazione al matrimonio è riscoperta della fede degli adulti.

Spesso i fidanzati hanno lasciato la parrocchia nell'adolescenza, quando tutti pensavamo che andare in Chiesa era cosa per "vecchi" perché la messa è noiosa.

Poi non hanno avuto più modo di riaffacciarsi, salvo qualche rara occasione. Tornano in parrocchia da adulti, ma con la mentalità dei bambini, con i ricordi dei bambini, e scoprono che la comunità parrocchiale è un luogo accogliente, che può diventare agorà di dialogo per la maturazione della vita, che i sacerdoti non sono gli orchi dipinti da certi articoli di cronaca, ma persone normali, che camminano con te e condividono la tua fatica.

Scoprono che ci sono persone normali che vivono il matrimonio come un dono e sono felici dopo cinque o dieci o venti anni di matrimonio (certo i catechisti del percorso non possono essere dei bacchettoni chiusi, che emettono giudizi, ma si devono formare alla scuola del Vangelo, che insegna carità, comprensione, ascolto, e spinge alla conversione con coraggio).

A tutto questo si unisce nel cuore e nella mente degli sposi una normale paura di fare la cosa sbagliata, di compiere il passo falso, forse con la persona sbagliata.

Ecco perché il percorso che prepara al matrimonio deve articolarsi su domande chiare:

  • perché hai scelto proprio questa persona?
  • perché vuoi sposarla in Chiesa?
  • perché proprio adesso?
  • come educherete i figli?
  • quanti ne vorrete?
  • come vi relazionerete con gli amici?
  • e con i genitori e i parenti?
  • tutti a chilometri di distanza o sempre insieme?

In questo modo ragazzo e ragazza (o meglio uomo e donna, dato che ormai ci si sposa a 40 anni e più) si confronteranno non solo durante gli incontri, ma anche dopo e dialogheranno su temi fondamentali della vita di coppia.

La Chiesa, dunque, con la preparazione al matrimonio sembra imporre un corso formativo lungo e noioso, in realtà sta semplicemente svolgendo la sua missione: aiutare ciascun battezzato a vivere la sua vocazione in pienezza, evitando di scegliere la persona sbagliata per il matrimonio, ma invece ponendo le domande giuste prima della celebrazione del rito, perché la vita matrimoniale sia un'esperienza di vera donazione di sé.

E questo rientra nei compiti del parroco, non solo perché forma gli sposi, ma perché rafforza se stesso nella donazione di sé alla Chiesa e ai fratelli.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.