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Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ - italiano

 

Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ

Formazione al Carmelo:

UN ITINERARIO DI TRASFORMAZIONE

CURIA GENERALIZIA DEI CARMELITANI

Roma 2000

 

I N D I C E

LETTERA DEL PRIORE GENERALE

PRESENTAZIONE

ABBREVIAZIONI

INTRODUZIONE

I PARTE:

     IL PROCESSO DI FORMAZIONE

1. Chiamati alla sequela di Cristo

«In obsequio Jesu Christi vivere»

A. L’amore di Dio ci chiama

B. Mettersi in cammino per rispondere

C. Il cammino della formazione

D. «Questa via è santa e buona; camminate in essa»

2. Chiamati alla vita carmelitana

Fraternità contemplativa in mezzo al popolo

A. Accogliere il mantello di Elia

B. Contemplazione: cuore del carisma carmelitano

C. Preghiera: l’esperienza di Dio che trasforma

D. Fraternità: condividere l’esperienza di Dio

E. Servizio in mezzo al popolo: l’esperienza di Dio invia in missione

F. Elia e Maria

3. Attori e Mediatori della Formazione

Docili all’azione dello Spirito

A. I protagonisti: Dio e la persona chiamata

B. Alcune mediazioni importanti

C. Le responsabilità dei superiori maggiori e le strutture di collaborazione

II PARTE:

     LE FASI DEL PROCESSO DI FORMAZIONE

1. Il ministero vocazionale

Aiutare a trovare la propria strada

A. Obiettivo e descrizione

B. Responsabili

C. Struttura e contenuti

D. Criteri per il discernimento

2. Il prenoviziato

Attrezzarsi per il viaggio

A. Obiettivo e descrizione

B. Responsabili

C. Struttura e contenuti

D. Criteri per il discernimento

3. Il noviziato

Mettersi in cammino

A. Obiettivo e descrizione

B. Responsabili

C. Struttura e contenuti

D. Criteri per il discernimento

4. Il periodo della professione temporanea

In cammino

A. Obiettivo e descrizione

B. Responsabili

C. Struttura e contenuti

D. Criteri per il discernimento

5. la Formazione al Servizio

In cammino per gli altri

A. Obiettivo e descrizione

B. Responsabili

C. Struttura e contenuti

D. Criteri per il discernimento

6. la Formazione Permanente

Sempre in cammino

A. Obiettivo e descrizione

B. Responsabili

C. Struttura e contenuti

D. Momenti particolari

III PARTE:

     PROGRAMMA DI STUDI CARMELITANI

A. Prenoviziato

B. Noviziato

C. Periodo della professione temporanea e della formazione al servizio

D. Specializzazione

APPENDICE

INDICE ANALITICO

 

 

25 marzo 2000

Solennità dell’Annunciazione del Signore

Prot. No. 14/2000

Cari fratelli,

Con grande piacere vi presento la nuova Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ.  Dal 1988 la Ratio è stata il documento fondamentale per la formazione in tutto l’Ordine. Il suo aggiornamento si è reso necessario dopo la publicazione di diversi documenti pontifici sulla vita consacrata e l’approvazione delle nostre nuove Costituzioni. Desidero ringraziare tutti coloro che sono stati convolti nella redazione di questa nuova Ratio, che il Consiglio generale nella sessione n. 238 di oggi, 25 marzo 2000, ha approvato, dando indicazioni per la sua pubblicazione.

Il titolo “Un itinerario di trasformazione” descrive il filo conduttore dell’intero processo di formazione.  La persona che si sente chiamata al Carmelo intraprende un cammino di fede, sull’esempio dei nostri modelli, Maria ed Elia.  Gradualmente, nel corso dell’intera vita, il Carmelitano, acconsentendo alla volontà di Dio, viene cambiato non solo sul piano esteriore ma viene trasformato a ogni livello della personalità.  In questo modo il Carmelitano viene conformato a Cristo e diventa in lui una nuova creatura.

Nel cammino spirituale la fede, la speranza e la carità vengono purificate attraverso gli eventi della vita quotidiana e la nostra risposta ad essi.  Siamo chiamati a camminare insieme da fratelli e a servire il popolo in mezzo al quale viviamo.  Per restare fedeli a questa visione abbiamo bisogno del forte sostegno della preghiera attraverso la quale entriamo in relazione con Dio e impariamo ad assumere i sentimenti di Cristo. 

Il processo formativo dura tutta la vita e segue un percorso non sempre lineare. Gioie e difficoltà della vita saranno formative, se cercheremo di discernere in ciascuna di esse la mano di Dio. Attraverso la preghiera continua iniziamo a sentire la voce di Dio nel suono del silenzio assoluto e veniamo rinnovati nella nostra missione di Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo in mezzo al popolo.

La Ratio non si rivolge solo alla formazione iniziale, ma anche a quella permanente. Quindi esorto fortemente ogni frate a leggere spesso questa Ratio, perché assieme alla Regola e alle Costituzioni essa descrive lo scopo della vita Carmelitana. Siamo compagni nel cammino spirituale e dobbiamo sostenerci mentre veniamo lentamente trasformati così che possiamo guardare il mondo con gli occhi di Dio e amarlo con il suo cuore.

La Vergine del Carmelo, nostra madre e sorella, accompagni ciascuno di noi nel cammino di fede e ci insegni a fare tutto ciò che il Signore ci dice (cfr. Gv 2,5).

Fraternamente,

Joseph Chalmers, O. Carm.

Priore generale

 

 

PRESENTAZIONE

Nel 1988 l’Ordine ha pubblicato la sua prima Ratio Institutionis (RIVC) dopo il rinnovamento promosso dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Questo documento è stato il frutto di un lungo e laborioso iter di consultazioni, riunioni e revisioni che ha coinvolto la maggior parte degli studiosi e dei formatori dell’Ordine.

Non credo di esagerare nell’affermare che la RIVC 1988 sia stato il migliore documento che abbia prodotto l’Ordine dal Vaticano II in poi.  Sono infatti convinto che esso segna uno spartiacque nella comprensione e presentazione del nostro carisma.  Per la prima volta il carisma veniva ufficialmente delineato nei tre elementi di contemplazione, fraternità e servizio, mentre si intuiva che c’era qualcosa di più fondamentale, un elemento unificante che veniva descritto come l’esperienza del deserto.  Questa presentazione del carisma esposta nella RIVC è stata gradualmente recepita nell’Ordine fino a dare vita e contenuto alle Costituzioni approvate dal Capitolo generale del 1995.

Simultaneamente, oltre alle nostre nuove Costituzioni, sono stati pubblicati diversi ed importanti documenti della Chiesa, che hanno reso necessaria la revisione della nostra RIVC, del resto già prevista dalla stessa RIVC (n.133) e prescritta dalle Costituzioni (n.129).  Nel 1990 ha visto la luce il documento sulla formazione negli istituti religiosi Potissimum Institutioni.  Nel febbraio del 1994 la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha pubblicato il documento La vita fraterna in comunità.  Il Sinodo sulla vita consacrata dell’ottobre 1994 ha offerto una riflessione susseguentemente elaborata nell’esortazione apostolica Vita consecrata (1996).

Una delle prime preoccupazioni del Priore generale P. Joseph Chalmers, subito dopo il capitolo generale 1995, è stata quella della revisione della RIVC. Questo compito è stato affidato al sottoscritto in veste di Consigliere generale per la formazione.  Per aiutarmi a svolgere efficientemente questo compito a servizio di tutto l’Ordine, il Consiglio generale ha istituito una commissione internazionale per la formazione con un rappresentante per ognuna delle seguenti aree geografiche: America settentrionale (David McEvoy - PCM), America latina (Tarsicio M. Gotay - Arag), Europa settentrionale (Christian Körner - GerS), Europa mediterranea (Domenico Lombardo - Brun - per i primi due anni, e dopo Giovanni Grosso - Ita), Africa (Jean Marie D’Undji - Ita/Con), Asia-Australia (Dionysius Kosasih - Indi).

L’iter seguito dalla suddetta commissione per la revisione della RIVC è stato il seguente:

  • Ogni rappresentante regionale ha organizzato per due anni consecutivi un incontro dei formatori della sua regione per studiare la RIVC suggerendo cambiamenti e miglioramenti al testo. 
  • La commissione internazionale si è poi riunita per studiare questi suggerimenti e per prendere le decisioni necessarie. 
  • Per la redazione del nuovo testo la commissione ha incaricato tre dei suoi membri: Giovanni Grosso, Christian Körner e il sottoscritto.
  • La prima bozza della prima parte è stata inviata a tutti i provinciali e formatori nell’aprile del 1998.  Dai suggerimenti pervenuti abbiamo elaborato una seconda bozza che è stata inviata ai medesimi nei primi mesi del 1999.  Nel giugno del 1999 abbiamo finito e inviato la prima bozza della seconda e terza parte.
  • Nella Congregazione generale tenutasi a Bamberg, Germania, dal 24 agosto al 3 settembre 1999 ho presentato la bozza della nuova RIVC. I partecipanti discutendola in piccoli gruppi hanno espresso possibili suggerimenti per il suo migliorameto. 
  • I formatori, da parte loro, hanno avuto la possibilità di formulare dei suggerimenti per le ultime due parti e di studiare l’intero documento nel congresso internazionale appositamente organizzatosi a San Felice del Benaco, Italia, dal 28 settembre al 5 ottobre 1999. 
  • La commissione internazionale per la formazione si è radunata a Roma immediatamente dopo per valutare tutti i suggerimenti pervenuti.
  • La sottocommissione per la redazione del testo si è radunata per l’ultima volta nel dicembre del 1999 e ha redatto il testo definittivo da presentare al Priore generale e al suo Consiglio per l’approvazione.  In questa occasione ci siamo avvalsi della collaborazione di Günter Benker (GerS).  L’indice analitico è stato curato da Christian Körner.

Nell’elaborazione del documento nuovo, la sottocommissione ha preso come testo base la RIVC 1988, cercando di conservarne per quanto possibile la struttura e il contenuto. Comunque ha contemporaneamente cercato di fare un ulteriore passo nella chiarificazione del nostro carisma.  Inoltre, nel revisionare il testo del 1988, la sottocommissione ha utilizzato i seguenti criteri:

  • ha tenuto presente il cammino della Chiesa e dell’Ordine dall’1988 ad oggi e i nuovi documenti usciti a livello ecclesiale e carmelitano;
  • ha tenuto presenti l’esperienza e gli scambi avvenuti tra i formatori, soprattutto negli incontri regionali e nel congresso internazionale;
  • ha tenuto presenti i suggerimenti formulati nel corso della Congregazione generale di Bamberg;
  • pur mantenendo i principi antropologici e psicologici della RIVC 1988, ha cercato di inquadrarli meglio in un contesto teologico-spirituale;
  • ha cercato di usare un linguaggio e uno stile più pedagogici;
  • ha cercato un certo equilibrio tra le varie sensibilità presenti nell’Ordine.

Rispetto alla RIVC 1988, il nuovo documento presenta due novità significative: a) la rielaborazione in funzione della formazione della presentazione del carisma che nella RIVC 1988 costituiva un capitolo a parte (cfr. RIVC 1988, I. Dono e missione dell’Ordine, 7-34); b) un “Programma di studi carmelitani” (la terza parte della nuova RIVC) nato dall’esigenza di una conoscenza più approfondita e vitale del carisma e della tradizione carmelitani.

Nel sessennio precedente circolava l’idea di pubblicare una Ratio Studiorum Carmelitarum. La nostra commissione internazionale per la formazione ha deciso, quasi sin dall’inizio del suo lavoro, di non pubblicare un secondo documento, bensì di includere la Ratio Studiorum nella Ratio Institutionis.  Siamo consci che l’impresa è solo un primo tentativo che, a partire dall’esperienza fatta tramite la nuova RIVC, andrà arricchita in una ulteriore revisione. Lo scopo di questo “Programma di studi carmelitani” sarebbe quello di assicurare che tutti i confratelli in formazione iniziale in qualsiasi parte dell’Ordine ricevano tutti gli elementi fondamentali per una solida formazione carmelitana.  Naturalmente, ogni provincia dovrà adattare il programma alla sua situazione concreta, enfatizzando alcuni aspetti e aggiungendo altri. 

Desidererei precisare che questo documento non l’abbiamo scritto esclusivamente per i formatori e i formandi, ma anche con la speranza che esso serva da strumento di formazione permanente per tutti noi, siccome siamo ancora in cammino verso un ideale mai pienamente raggiunto.  Questa intenzione è già evidente nella struttura del documento e nella esposizione dei temi.  Abbiamo appositamente inquadrato l’intero processo formativo nell’orizzonte del nostro cammino di trasformazione che dura tutta la vita e ha sempre bisogno di essere sostenuto da un adeguata formazione.

La mia maggiore soddisfazione nel preparare questa nuova RIVC è stata di aver potuto coinvolgere la maggior parte dei nostri formatori e molti altri confratelli nella sua stesura. Mi sia lecito dire che la nuova RIVC non rispecchia soltanto la mente della piccola sottocommissione che l’ha redatta, bensì quella di tutti i confratelli attualmente impegnati nel ministero della formazione nell’Ordine. Ringrazio di cuore i membri della commissione internazionale e tutti quelli che hanno collaborato in qualsiasi modo.  Comunque, in modo particolare voglio ringraziare i miei più stretti collaboratori, Giovanni Grosso e Christian Körner, che negli ultimi tre anni hanno dedicato molto del loro tempo alla stesura della nuova RIVC.

Affidando questo nostro lavoro a Maria, nostra madre e sorella, mi auguro e prego che la nuova RIVC ci aiuti a riscoprire la bellezza della nostra chiamata e ci sproni ad aprirci sempre di più all’azione trasformante di Dio nel nostro itinerario fino alla vetta del monte.

20 marzo 2000                                                          Alexander Vella, O.Carm.

Solennità di S. Giuseppe                                           Consigliere generale

Delegato per la formazione

 

ABBREVIAZIONI

Documenti del Concilio Vaticano II

AG:                  Decreto Ad gentes sull’attività missionaria della Chiesa, 28 ott. 1965.

GS:                  Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 7 dic. 1965.

LG:                  Costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa, 21 nov. 1964.

Documenti della Santa Sede

CIC:                 Codice di Diritto Canonico

EE:                  Congregazione per i religiosi e gli Istituti secolari, Documento Elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa sugli istituti dediti all’apostolato, 31 mag. 1983.

La  collaborazione:

Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Istruzione La collaborazione inter-istituti per la formazione, 8.12.1998.

MR:                  Congregazione per i Vescovi e Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Documento Mutuae relationes, 14 mag. 1978.

PdV:                 Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Pastores dabo vobis, 25 mag. 1992.

PI:                   Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Istruzione Potissimum institutioni sulla formazione dei religiosi, 2 feb. 1990.

VC:                  Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Vita consecrata, 25 mar. 1996.

Vita fraterna:    Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Istruzione La vita fraterna in comunità, 2 feb. 1994.

Documenti dell’Ordine Carmelitano

Cost.:               Costituzioni dell’Ordine dei Fratelli della Beatissima Vergine Maria del Monte Carmelo, approvate dal Capitolo Generale celebrato a Sassone (Roma) nell’anno 1995, Roma 1996.

Il Carmelo: un luogo, un viaggio:

Capitolo Generale O. Carm.1995, Documento finale. Il Carmelo: un luogo, un viaggio nel terzo millennio, in AnalOCarm, Roma 1995, 221-235.

Regola:            Regola dei Fratelli della Beatissima Vergine Maria del Monte Carmelo.

RIVC (1988):    Ratio institutionis vitæ carmelitanæ, Roma 1988.

Altre sigle

AAS                Acta Apostolicae Sedis, Città del Vaticano, dal 1909.

AnalOCarm      Analecta Ordinis Carmelitarum, Romae, dal 1910.

 

 

«Il “viaggio”, biblicamente detto anche “cammino”, richiama alla mente la “peregrinatio hierosolymitana” dei nostri padri verso Gersalemme e poi il loro forzato ritorno in Europa. Il simbolo indica anche l’itinerario spirituale ed evoca l’esigenza della ricerca di Dio, la purificazione attraverso l’esperienza del deserto e della notte oscura, il discernimento con i nostri conterranei e contemporanei. Il viaggio inoltre ci impegna a formulare ed attuare un progetto di missione e di servizio ecclesiale, nelle varie forme di diaconia, nella solidarietà e impegno per la giustizia e la pace con ogni donna e ogni uomo di buona volontà, nella comunione con tutti coloro che camminano cercando fraternità e amore.»

 (Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 3.5)

 

 

 

INTRODUZIONE

1. Chiamati alla comunione con Dio

Dio «ci ha amati per primo»[1] e ci ha chiamati a partecipare alla comunione trinitaria. Facendo esperienza del suo amore, riconosciamo la sua chiamata. Mossi dallo Spirito, ascoltiamo la Parola di Cristo, che è il Cammino che porta alla Vita. Seguendo le sue orme, ci mettiamo in cammino affidandoci all’amore misericordioso di Dio, verso la vetta del Monte Carmelo, luogo dell’incontro con Dio e della trasformazione in Lui.

Nel nostro cammino verso il Monte, Dio ci conduce nel deserto, come fece con il Profeta Elia. Lì la fiamma viva dell’amore di Dio ci trasforma, togliendo da noi tutto ciò che non è suo e oscura il suo dono. Essa fa emergere e risplendere in noi l’uomo nuovo a immagine di Cristo.

Così la nostra mente e il nostro cuore si trasformano gradualmente, perché alla luce di Cristo e in dialogo con i segni dei tempi, diventiamo capaci di collaborare con Dio nella trasformazione del mondo affinché venga il suo Regno.

2. Chiamati alla fraternità e alla missione

Non siamo soli in quest’ardua salita del Monte Carmelo: ci accompagna la Vergine Maria, nostra sorella e pellegrina nella fede, che ci incoraggia come madre e maestra.

Facciamo questo cammino insieme ai fratelli che hanno ricevuto lo stesso dono e la stessa chiamata. Con loro cerchiamo di costruire una comunità modellata su quella di Gerusalemme, tutta centrata sulla Parola, lo spezzare il pane, la preghiera, la comunione dei beni e il servizio[2].

Camminiamo nella Chiesa e con essa per le vie del mondo. Come Elia, ci facciamo compagni di viaggio dei nostri contemporanei, cercando di aiutarli a scoprire in sé la presenza di Dio. In ognuno è presente infatti l’immagine di Dio, che deve emergere con piena libertà, anche quando è offuscata dalle contraddizioni interiori o dalle ingiustizie altrui.

A questo cammino ci invita la Regola, che si fa eco e specchio per noi del Vangelo ed è espressione dell’esperienza fondante dei nostri Padri. Proprio questa esperienza fondante ci comunica la passione per il mondo, per le sue provocazioni, sfide e contraddizioni.

I nostri Padri provenivano da un occidente in evoluzione, fortemente teso tra lotta e pace, unità e frammentazione, espansione e crisi. Arrivati in Terra Santa si trovarono a contatto con persone di altre religioni e culture; tornati di nuovo in Europa scelsero di porsi come testimoni di attenzione a Dio, fratelli in mezzo ai fratelli.

3. Il mondo in cui viviamo

L’ambiente in cui nacquero e si svilupparono costituì una provocazione per i nostri Padri. Così è per noi il mondo in cui viviamo e operiamo. E’ un mondo ricco di possibilità e opportunità in continuo sviluppo, ma anche pieno di tante contraddizioni.

La comunicazione favorita da mezzi sempre più sofisticati è insieme promessa e sfida. Lo sviluppo della scienza e della tecnica facilita la vita di molti, ma opprime quella di altri e non sempre rispetta l’ambiente naturale, che viene spesso sfruttato in maniera sconsiderata. I diritti umani, più volte affermati con solennità, vengono poi calpestati. Alla donna sono stati riconosciuti diritti e funzioni pari a quelli degli uomini, ma troppe donne sono ancora vittime di sopraffazioni. Di fronte a bambini troppo coccolati e viziati, ce ne sono altri violati e usati dall’ingordigia di alcuni privi di ogni senso morale. La coscienza dei propri diritti fa crescere la sensibilità per la fondamentale uguaglianza delle persone e dei popoli; ma tensioni nazionaliste e particolariste creano occasioni di conflitto sempre nuove. L’incontro tra culture diverse, se non è fonte di conflitti, spinge al dialogo, al rispetto dell’altro, a nuove soluzioni di convivenza. La globalizzazione dell’economia e della cultura, se può essere occasione di sviluppo armonico per tutti, presenta anche numerosi, seri interrogativi per la sorte dei popoli più svantaggiati. La crescente sete di spiritualità contrasta la presunzione del secolarismo, ma non sempre riesce a esprimersi in autentica vita di fede: può diventare fuga dalla realtà pesante del quotidiano e svilupparsi in culti esoterici, in movimenti pseudomistici, o organizzarsi in sette. Di fronte alla mancanza di senso, di morale e ai vari ateismi teorici e pratici del nostro tempo, gli uomini e le donne di fede sono provocati a cercare risposte comuni e consistenti, al di là delle barriere religiose. Accanto al desiderio sincero e ad esperienze di dialogo interreligioso non mancano episodi dolorosi di fondamentalismo e integralismo, spesso omicidi.

Siamo figli di questo mondo, ne condividiamo «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce»[3]. Ad esso apparteniamo, partecipiamo delle sue contraddizioni e godiamo delle sue conquiste[4]; in esso camminiamo con umiltà, accanto ai nostri fratelli e sorelle, attenti a cogliere, come Elia, i segni nascosti della presenza e dell’opera di Dio.

4. Unità nella diversità

Il Carmelitano riceve e condivide con i fratelli un unico comune carisma: vivere nell’ossequio di Gesù Cristo in atteggiamento contemplativo, che plasma e sostiene la nostra vita di preghiera, di fraternità e di servizio.

È in forza di questo carisma che i Carmelitani, in tempi e luoghi diversi, appartengono sempre all’Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.

Il carisma è unico nei suoi elementi essenziali. La sua applicazione universale richiede che si superi una visione limitata, regionale dell’Ordine ed esige uno sforzo costante per esprimere e incarnare concretamente il carisma in culture, epoche e luoghi diversi.

Ci deve essere sempre un intimo legame tra l’unità che deriva dall’identificazione con il carisma carmelitano nei suoi aspetti essenziali e il pluralismo proveniente dalle diverse culture, che ne arricchisce le varie espressioni.

 

I PARTE

IL PROCESSO DI FORMAZIONE

1.

Chiamati alla sequela di Cristo

«In obsequio Jesu Christi vivere»

A. L’amore di Dio ci chiama

5. Chiamati dal Padre a seguire Cristo nello Spirito

Sorgente e fine della vita religiosa, quindi anche della vita carmelitana, è il Padre che attraverso la mozione dello Spirito Santo ci chiama ad un’esperienza spirituale di attrazione profonda e di amore per Gesù Cristo, obbediente, povero e casto[5]. È il Padre che mediante lo Spirito Santo ci consacra, ci trasforma e ci conforma al volto di Cristo e ci guida alla comunione con sé e con i fratelli.

Da parte nostra, come persone e come comunità, scegliamo Gesù quale unico Signore e Salvatore della nostra vita[6]. Ci impegniamo in un cammino di conversione graduale e progressiva che abbraccia tutta la vita, per lasciarci conformare a Cristo dallo Spirito e giungere all’unione con Dio.

6. La sequela di Cristo

L’impegno a seguire Gesù Cristo con tutta la persona e a servirlo «fedelmente con cuore puro e totale dedizione»[7] è impegno a vivere in lui, lasciando che sia egli a guidare i nostri movimenti, pensieri, sentimenti, parole, azioni, rapporti fraterni e l’uso che facciamo delle cose, in modo che tutto provenga e sia fatto «nella sua Parola»[8].

Il Carmelitano si sente attratto dal Signore Gesù Cristo e invitato a un rapporto personale, vivo, profondo e costante con lui, fino ad assumerne i lineamenti spirituali e a rivestirne la personalità[9].

L’incontro con Cristo nella preghiera, nella sua Parola e nell’eucaristia, come pure nei fratelli e negli avvenimenti della vita, ci trasforma e ci spinge a testimoniare e annunciare Cristo per le vie del mondo.

«La sequela di Cristo resta perciò legge fondamentale per noi e segna il nostro cammino verso una più profonda esperienza dell’amore di Dio»[10].  L’impegno a vivere una profonda relazione con Cristo e a conformarsi a lui è quindi il punto centrale della nostra formazione.

7. Convocati nella Chiesa

Il Padre ci chiama alla santità e alla sequela di Cristo convocandoci nella Chiesa, che è suo popolo, sposa e corpo di Cristo, animata dallo Spirito. «Tutti i fedeli, in virtù della loro rigenerazione in Cristo, condividono una comune dignità; tutti sono chiamati alla santità; tutti cooperano all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo, ciascuno secondo la propria vocazione e il dono ricevuto dallo Spirito (cfr. Rm 12,3-8)»[11].

La Chiesa riconosce che la vita di speciale consacrazione per mezzo dei consigli evangelici «appartiene indiscutibilmente alla sua vita e alla sua santità»[12]. Sicché la vita religiosa «rispecchia lo stesso modo di vivere di Cristo, ... in essa si ha una manifestazione particolarmente ricca dei beni evangelici e un’attuazione più compiuta del fine della Chiesa che è la santificazione dell’umanità»[13]. Inoltre, la vita religiosa, vissuta in comunità, è «segno eloquente»[14] della Chiesa che «è essenzialmente mistero di comunione»[15], «icona della Trinità»[16].

La nostra vocazione di Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è una forma di vita religiosa che appartiene alla Chiesa, da essa trae origine, e partecipa del suo stesso mistero.

8. Seguire Cristo nella fraternità per la missione

La vocazione alla vita carmelitana, iniziativa gratuita e libera di Dio[17], genera ed esige una risposta personale: l’opzione fondamentale di una vita concretamente e radicalmente dedicata alla sequela di Cristo.

Siamo chiamati a condividerla in una fraternità, che è «segno eloquente della comunione ecclesiale»[18].

Siamo chiamati a realizzare in unione con il Signore e la sua Chiesa la missione di evangelizzazione e di salvezza[19], perché tutti ricevano l’annuncio evangelico e possano formare la famiglia di Dio.

9. La professione dei consigli evangelici

I consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità, professati pubblicamente, sono un modo concreto e radicale di vivere la sequela di Cristo.  Essi sono «prima di tutto un dono della Trinità Santissima»[20], il cui amore eterno e infinito «tocca le radici dell’essere»[21].

Quando sono abbracciati con l’impegno generoso che nasce dall’amore, i consigli evangelici contribuiscono alla purificazione del cuore e alla libertà spirituale.  Per mezzo di essi, infatti, lo Spirito Santo ci trasforma gradualmente e ci conforma a Cristo[22].  Diventiamo come una «memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù»[23].

Lungi dal diventare estranei al mondo, con la professione dei consigli evangelici diventiamo lievito per la trasformazione del mondo[24] e testimoni delle «meraviglie che Dio opera nella fragilità umana»[25].

B. Mettersi in cammino per rispondere

10. Santità e peccato

La chiamata, dono gratuito di Dio, non cade in un terreno neutro, ma è rivolta a una persona con la sua storia di santità e peccato. Ciascuno di noi sperimenta la potenza della grazia, che dona forza e vita per realizzare con gioia il progetto di Dio, insieme a un conflitto interiore che influenza il processo di crescita.  Come dice S. Paolo: “Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio…  E quando voglio fare il bene, il male è accanto a me”[26].  Ma anche in questa fragilità, ad ognuno è rivolta la parola assicuratrice del Signore a Paolo: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”[27].

11. Conoscenza di sé

La persona umana «nella sua interiorità trascende l’universo»[28].  Nelle sue tre dimensioni, fisica, psichica e spirituale, sente il richiamo dei valori naturali come di quelli spirituali.  I condizionamenti a cui è soggetta e i limiti di cui soffre tendono però a frenarne la tensione spirtuale.

Perciò occorre tener conto della dimensione subconscia della persona per conoscere più profondamente se stessi e le motivazioni del proprio agire e rispondere liberamente alla chiamata.

La conoscenza di sé, delle potenzialità e dei limiti aiuta a canalizzare verso il raggiungimento degli ideali vocazionali, in modo costruttivo, tutte le energie a disposizione[29].

12. Maturità integrale

C’è un rapporto dinamico e reciproco tra maturità umana e maturità religiosa: quanto più ci si libera dalle difficoltà psicologiche, tanto più si è capaci di assumere decisioni personali, valide e appropriate. Quanto più genuinamente si vivono i valori della vocazione, tanto più si vivrà per i valori trascendenti e ci si sentirà realizzati come esseri umani.

La formazione deve perciò aiutare la persona a raggiungere la maturità vocazionale, cioè a impegnarsi in un processo continuo di conversione secondo ideali genuini, nei confronti della vita comunitaria e del servizio, che l’aiutino nel graduale cammino di progressiva trasformazione spirituale[30].

Inoltre la formazione deve contribuire alla maturità psicologica, per la quale la persona si conosca e sappia trovare la sua via per vivere gli ideali scelti senza distorsioni, nonostante le possibili limitazioni e resistenze.

13. Conversione e crescita umana

La formazione è un processo che coinvolge la persona per tutta la vita a ogni livello e la spinge alla conversione, cioè a un radicale riorientamento e a una progressiva trasformazione di se stessa, dei suoi rapporti con gli altri e con Dio.

La maturazione avviene sotto la guida dello Spirito, il quale ci configura sempre più a Cristo crocifisso e risorto e ci unisce gradualmente al Padre, facendoci diventare pietre vive nella costruzione del tempio di Dio[31].

Parimenti la crescita psicologica ci rende liberi di ascoltare e rispondere alla chiamata di Dio con maggior disponibilità. In questo senso la conversione è anche un cammino verso la piena libertà cristiana.

Così la conversione a livello intellettuale, sotto forma di nuova luce o rivelazione dei valori evangelici e la capacità di interiorizzarli e riconoscerli nella vita, può portare a una conoscenza più profonda di se stessi e delle proprie motivazioni, e viceversa.

A livello morale, l’integrazione dei valori del Vangelo nella vita procura convinzioni radicate che favoriscono una più forte identità e una personalità più matura.

A livello affettivo, diventiamo capaci di entrare in relazione con gli altri in modo appropriato. La relazione matura non è possessiva, lascia spazio all’altro ed è impegnata e libera fino al dono di sé.

A livello sociale, riconosciamo la nostra responsabilità nella costruzione della società e ci impegniamo a collaborare con altri per il bene comune.

La persona va aiutata a entrare in questa dinamica di conversione, tenendo conto che i vari livelli indicati hanno tempi diversi e interagiscono in modo differente in ciascuno. La piena trasformazione religiosa dovrebbe normalmente includere tutti i livelli, che però non vanno intesi come prerequisiti necessari, perché possono anche essere frutti di tale cammino di trasformazione.

C. Il cammino della formazione

14. Sempre in cammino

La formazione va presentata in modo tale che la persona possa comprenderla e abbracciarla come una dinamica che durerà per tutta la vita e non come un semplice modo di arrivare all’impegno definitivo con l’Ordine.

Il processo formativo non può dirsi mai concluso, perché la maturazione umana, spirituale, religiosa e carmelitana procede con la vita stessa della persona che ha incontrato Cristo, ha risposto alla sua chiamata e lo segue nel Carmelo, lasciandosi afferrare e trasformare dal suo amore.

La formazione quindi non va vista come se si trattasse di accumulare una ricca riserva di idee, di abitudini, o un rigido stile di vita. Si tratta piuttosto di acquisire una capacità di discernimento, di adattamento e di disponibilità; qualità che permettono di rinnovare costantemente la vita e di lottare continuamente per la radicale adesione a Cristo, secondo il genere di vita carmelitano.

15. Un cammino personalizzato

La formazione dev’essere attenta alla persona e tener conto del cammino di ciascuno. I programmi formativi devono aiutare ciascuno ad assimilare i valori liberamente scelti in modo progressivo e sempre più profondo, secondo il modello della “spirale gerarchica”[32] in un clima di dialogo e di rispetto. Come principio pedagogico, quando si propone un valore, bisogna contemporaneamente offrire l’occasione di incarnarlo in concreto e di farlo proprio affettivamente ed effettivamente.

I valori vanno integrati in modo che la persona sia in grado di assumere le responsabilità della vita, mediante risposte libere all’appello di Dio che chiama a trascendersi nell’amore. Sin dall’inizio del processo formativo occorre imparare ad assumere gradualmente funzioni di servizio alla comunità religiosa ed ecclesiale.

16. In cammino verso la libertà

La formazione deve aiutare la libertà ad andare oltre la propria vita, gli interessi, il proprio io egoistico e le necessità personali, per rendersi disponibile all’azione dello Spirito e a crescere nell’amore di Dio, della Chiesa, dell’Ordine e del prossimo. D’altra parte, il religioso cerca la trascendenza e non la propria gratificazione; vive, in comunione con i fratelli, per dei valori e non per i ruoli; tende a riflettere con fedeltà il volto di Dio e non all’efficientismo. È proprio dei consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità attivare ed esprimere questa dinamica di liberazione della persona a tutti i livelli.

Tale libertà, condizionata da fattori fisici, psicologici, educativi e sociali, non va quindi presupposta, ma verificata e incoraggiata nella sua crescita.

17. Camminare insieme

Il processo di formazione ha una dimensione socio-culturale. Ognuno infatti proviene da un determinato ambiente sociale ed ecclesiale, fa parte di una comunità composta da persone differenti per età, cultura, ruolo, ecc., ed è inviato alla società come evangelizzatore e testimone. Perciò occorre non solo che si converta a Cristo e ai valori del Regno, ma anche che sappia riconoscere e valorizzare i «germi del Verbo»[33] presenti nella società, coglierne le sfide e lasciarsi interpellare ed evangelizzare da essa, senza però dimenticare di essere voce profetica e coscienza critica. Occorre essere costruttori di un mondo nuovo nella giustizia e nella pace[34].

18. Per i sentieri del Carmelo

Fin dagli inizi la formazione deve essere esplicitamente carmelitana. La vocazione e il carisma del Carmelo vanno considerati potenzialmente presenti nella persona, come capacità/dono e come vocazione da costruire e da sviluppare; non quali aggiunte esterne, marginali alla sua identità esistenziale.

La formazione mira a rendere la persona capace di identificarsi gradualmente con l’Ordine Carmelitano e di nutrire nei suoi riguardi un profondo senso di appartenenza.

Il processo di identificazione è complesso e si svolge in due modi:

a) l’acquisizione del senso d’identità che dà un senso costante di unità personale attraverso tempi e circostanze mutevoli. Questo comporta la capacità di acquisire nuovi modi di vedere e di adattarsi alle nuove situazioni, sempre però in relazione a una serie realistica di valori;

b) l’identificazione con gli altri e specialmente con l’Ordine, la Provincia e la comunità.

È in questo processo di identificazione che le nostre necessità individuali si scontrano con quelle sociali in un rapporto dinamico: il bisogno di appartenere senza tuttavia rinunciare alla propria identità sostanziale.

D. «Questa via è santa e buona; camminate in essa»

19. Principi e criteri della formazione carmelitana

La formazione carmelitana si ispira perciò ai seguenti principi e criteri:

a) La chiamata alla vita religiosa è un’iniziativa gratuita di Dio e richiede una libera risposta del chiamato.

b) Questa risposta concretizza e sviluppa la vocazione battesimale comune a tutti i fedeli e comporta un legame e un impegno con Cristo e la Chiesa più profondi e nuovi[35].

c) La vocazione religiosa richiede un impegno personale totale che si concretizza in una vita secondo lo stile del vangelo, espressa nella pratica dei consigli evangelici e vissuta in comunità.  Non si tratta di assumere un ruolo o di eseguire un compito, ma è una vita donata e abbandonata all’azione trasformante di Dio e al suo progetto di salvezza.

d) La formazione ha il compito primario di promuovere l’integrazione della persona nelle sue dimensioni fisiche, psicologiche, spirituali, culturali e di servizio, evitando ogni dicotomia tra essere religioso ed essere umano, per raggiungere la maturità in Cristo.

e) La risposta alla chiamata viene vissuta in comunione e complementarietà con la propria comunità, la Provincia, l’Ordine, i membri della Famiglia Carmelitana.

f) Il carisma carmelitano è vissuto e comunicato in comunione e complementarietà con gli altri doni e carismi della Chiesa, in quanto partecipa dell’impegno comune di costruire l’unico corpo di Cristo nel servizio di Dio e del genere umano[36].

g) L’ambiente sociale in cui siamo chiamati a vivere e le esigenze storiche reali che interpellano la Chiesa, offrono ulteriori criteri circa i modi concreti con i quali esprimere il nostro carisma e di conseguenza circa la nostra formazione.

h) Il cammino della formazione dura tutta la vita: Dio rinnova ogni giorno la sua chiamata e richiede una risposta sempre nuova.

 

2.

Chiamati alla vita carmelitana

Fraternità contemplativa in mezzo al popolo

A. Accogliere il mantello di Elia

20. Il dono per la vita carmelitana

La persona chiamata al Carmelo riconosce che il carisma e la spiritualità dell’Ordine trovano un’eco nel centro del suo cuore che è stato toccato dal Dio vivente.

Il processo formativo dischiude gradualmente la sua identità carmelitana in continuo rapporto con il carisma comune dell’Ordine per la sua maturazione e per lo sviluppo dell’Ordine stesso.

21. Partecipi di una lunga storia

Entrare nell’esperienza carmelitana significa inserirsi in una storia già esistente. Significa entrare in una lunga esperienza umana, spirituale, ecclesiale e apostolica provata dal tempo. Anche se occorre rileggere, reinterpretare e approfondire il nostro modo d’intendere tale esperienza, non si deve per questo ripartire da zero. Tale lavoro di continua revisione lascerà alla persona ampio spazio per contribuire con i suoi doni ad arricchire, sviluppare e ringiovanire la vita dell’Ordine[37].

22. Una vocazione comune

Ogni Carmelitano partecipa alla stessa ed unica vocazione del Carmelo, sebbene in maniera differente e complementare, secondo la chiamata e i doni di ciascuno. Tutti infatti hanno fatto la stessa professione religiosa, che siano ordinati o no[38]. Perciò la formazione di base alla vita carmelitana è comune per tutti. Essa va poi integrata con la preparazione appropriata e specifica per i diversi ministeri e servizi[39].

B. Contemplazione: cuore del carisma carmelitano

23. In cammino verso la meta

«La contemplazione costituisce il viaggio interiore del Carmelitano proveniente dalla libera iniziativa di Dio che lo tocca e lo trasforma verso l’unità di amore con lui, elevandolo a poter godere gratuitamente di essere amato da Dio e vivere nella sua presenza amorosa. È questa una esperienza trasformante dell’amore di Dio che sovrasta. Questo amore ci svuota dai nostri modi umani limitati e imperfetti di pensare, amare e agire; e li trasforma in modi divini»[40] e ci abilita « non soltanto dopo la morte, ma anche in questa vita mortale, a gustare alquanto nel cuore e a sperimentare nell’animo la potenza della presenza divina e la dolcezza della gloria celeste»[41].

La dimensione contemplativa non è soltanto uno tra gli altri elementi del carisma (preghiera, fraternità e servizio), ma è l’elemento dinamico che li unifica tutti. 

Nella preghiera ci apriamo all’azione di Dio che gradualmente ci trasforma attraverso tutti gli eventi grandi e piccoli della vita. Questo processo di trasformazione ci rende capaci di instaurare e mantenere rapporti fraterni autentici, disponibili al servizio, alla compassione, alla solidarietà, capaci di presentare al Padre i desideri, le angosce, le speranze e le grida degli uomini.

La fraternità è il banco di prova dell’autenticità della trasformazione che si va realizzando. Ci scopriamo fratelli in cammino verso l’unico Padre, condividiamo i doni dello Spirito e ci sosteniamo vicendevolmente nelle fatiche del cammino.

Dal servizio gratuito e disinteressato, che solo il contemplativo può donare, riceviamo aiuti inattesi per il cammino spirituale che fanno crescere nella disponibilità a lasciarsi lavorare dalla forza dello Spirito e inviare di nuovo, costantemente rinnovati, al servizio dei fratelli.

24. Un cammino interiore

In questa progressiva e continua trasformazione in Cristo operata in noi dallo Spirito, Dio ci attrae verso di sé in un cammino interiore[42] che porta dalla periferia dispersiva della vita alla cella più interna del nostro essere, dove Egli dimora e ci unisce a sé[43].

Ciò esige un impegno costante e radicale che dura tutta la vita, mediante il quale, animati dalla sua grazia, cominciamo a pensare, giudicare, riordinare la nostra vita guardando alla santità e alla bontà di Dio, come ci è stata rivelata e donata in abbondanza nel suo Figlio.

Questo processo non è né lineare né uniforme. Comporta momenti critici, crisi di maturazione e di crescita, tappe in cui si fanno nuove scelte, soprattutto quando dobbiamo rinnovare la nostra opzione per Cristo. Ciò appartiene tutto alla purificazione del nostro spirito nel suo più profondo perché possiamo essere conformati a Dio[44].

Il processo interiore che porta a sviluppare la dimensione contemplativa fa acquistare un atteggiamento aperto alla presenza di Dio nella vita, insegna a vedere il mondo con i suoi occhi, spinge a cercare il suo volto, a riconoscerlo, ad amarlo e a servirlo nei fratelli[45].

25. Un cammino evangelico

Il Carmelo intende la vita secondo i consigli evangelici come il modo più appropriato di camminare verso la piena trasformazione in Cristo[46]. Egli ha scelto per sé questo stile di vita e lo propone ai discepoli, perché possano decentrarsi da se stessi e aprirsi al dono di Dio che li conforma a Lui per la costruzione del Regno.

L’obbedienza, attraverso l’ascolto della volontà di Dio e la sua attuazione personale e comunitaria, ci permette di raggiungere la vera libertà[47].

Vivendo la povertà riconosciamo e accettiamo la nostra fragilità e il nostro nulla, senza cercare compensazioni e aprendoci sempre di più alla ricchezza del dono di Dio[48].

La castità libera la nostra capacità di amare dall’egoismo e dall’egocentrismo così che, attratti dalla tenerezza di Dio per noi, diventiamo sempre più liberi di entrare in relazione affettiva e intima con Dio, con i nostri fratelli, con ogni persona e con la creazione[49].

Perciò l’esercizio dei consigli evangelici più che una rinuncia è un mezzo per crescere nell’amore[50] e giungere così alla pienezza della vita in Dio.

26. Un cammino ascetico

Il processo di trasformazione in Cristo esige da parte nostra l’impegno continuo a «offrire a Dio un cuore santo e purificato da ogni macchia attuale di peccato. Raggiungiamo questo fine quando siamo perfetti e in Carith, ossia siamo nascosti in quell’amore (in charitate) di cui dice il Saggio: “l’amore ricopre ogni colpa” (Pro 10,12b)»[51].

Infatti questo processo non può realizzarsi se si basa sulla semplice forza di volontà, disgiunta dall’esperienza dell’amore trasformante di Dio che è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo[52] e che ci dà la forza di rispondere all’invito radicale di Cristo: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”[53].

D’altra parte esso richiede “il nostro sforzo e l’esercizio delle virtù”[54]. Sostenuti dalla grazia, ci impegnamo in una progressiva trasformazione: attraverso l’incontro con Cristo e il processo di unione con lui, l’uomo vecchio lascia il posto al nuovo e ci si riveste di Cristo[55], producendo il “frutto dello Spirito”[56].

27. In cammino nel deserto

I nostri primi Padri, sull’onda della spiritualità del loro tempo (secoli XII-XIII), cercarono di realizzare questo impegno ascetico ritirandosi nella solitudine. Ma più che una realtà materiale, il loro deserto era un luogo del cuore, il contesto della dinamica vitale di chi centra tutto su Dio solo. Essi avevano scelto di seguire Gesù Cristo che ha annientato e svuotato se stesso fino a morire nudo sulla croce. Ma, uomini di pura fede, attendevano il dono della vita nuova ed eterna, frutto della Risurrezione del Signore[57]. Solitario e arido, il deserto fiorisce[58] e diviene il luogo in cui l’esperienza della presenza liberante di Dio forma la fraternità e spinge al servizio.

Sulle orme dei primi eremiti Carmelitani percorriamo anche noi la via del deserto che sviluppa la nostra dimensione contemplativa. Ciò vuol dire abbandonarsi a un processo graduale di autosvuotamento o spogliamento di sé per essere rivestiti di Cristo e riempiti di Dio. Questo processo «comincia quando ci si affida a Dio, quale che sia il modo che egli sceglie per accostarsi a noi»[59]. Non entriamo infatti nel deserto da noi stessi, ma è lo Spirito Santo che ci chiama e ci attira in esso, è Lui che ci sostiene nel combattimento spirituale, ci riveste con l’armatura di Dio[60], ci riempie dei suoi doni e della divina presenza, finché siamo tutti trasformati in Dio e riflettiamo qualche raggio della sua infinita bellezza[61].

Oltre al simbolo del deserto la tradizione carmelitana ha utilizzato altre espressioni e immagini per questo processo di trasformazione: “puritas cordis” (purità di cuore), “vacare Deo” (essere liberi per Dio), salita del Monte Carmelo, notte oscura…

28. Per i sentieri della contemplazione

È importante non soltanto conoscere la teoria del processo contemplativo e avere una comprensione aggiornata dei voti e dei valori della spiritualità carmelitana, ma anche acquistare e incarnare uno stile di vita e un atteggiamento contemplativi.

Nel confronto costante con la Parola e nella preghiera si impara a incontrare Dio nella vita quotidiana e ad affidarsi a Lui nel cammino di trasformazione interiore. Così si diventa capaci di accogliere successi e gioie come doni, crisi e deserti come momenti di crescita, in modo da integrare armonicamente i valori fondamentali della vita carmelitana.

C. Preghiera: l’esperienza di Dio che trasforma

29. L’incontro di due cammini

Nella tradizione carmelitana contemplazione e preghiera sono stati spesso identificate. Tuttavia è importante parlare in modo esplicito della preghiera, che è la porta della contemplazione[62].

Dio viene a cercarci, ci attira a sé[63] e lo Spirito ci sollecita a volgere l’attenzione verso di Lui[64], ad ascoltarne la voce, ad accoglierne la Parola, ad aprirci alla sua azione trasformante. La nostra ricerca di Dio è infatti risposta alla sua voce e il dialogo amichevole[65] che sostanzia la preghiera è insieme iniziativa di Dio e frutto della collaborazione umana.

La preghiera però è soprattutto opera dello Spirito Santo presente in noi, il quale non solo ci suggerisce cosa fare e cosa dire, perché «nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare»[66], ma ci inserisce nella preghiera di Gesù, il Figlio prediletto rivolto verso il Padre[67] in un continuo dialogo d’amore. La preghiera «penetra sino al cuore del Verbo nel seno del Padre»[68]. Gesù ci associa alla sua preghiera e ci guida a poco a poco alla piena comunione con sé e con il Padre nello Spirito Santo. La fedeltà all’ascolto della Parola e alla custodia operosa del comandamento dell’amore ci apre alla venuta della Trinità Santissima che prende dimora in noi[69].

30. Preparare la strada all’incontro

La Regola ci invita a dimorare da soli nella cella[70], che «riscalda il figlio della grazia come frutto del suo seno, lo nutre, lo abbraccia e lo conduce alla pienezza della perfezione rendendolo degno dell’intimità di Dio»[71]. Questa cella non è solo struttura esteriore, ma va costruita nel proprio intimo: là dimora Dio[72] e là ci invita a entrare per cercarlo[73].

Fin dall’inizio, la nostra tradizione spirituale ci invita ad immergerci nel «silenzio di un nascondiglio solitario»[74]. Perché si possa ascoltare la voce del Signore e intendere la sua Parola occorre saper fare silenzio: «Una Parola disse il Padre, che fu suo Figlio e questa la dice in un eterno silenzio, e in silenzio va ascoltata dall’anima»[75]. Per imparare la lingua di Dio e per poter balbettare qualche risposta bisogna lasciare che la persona in tutte le sue dimensioni (spirituali, psichiche e fisiche) si adatti al suono silenzioso della sua voce[76] e alla sua luce accecante[77]. I nostri fratelli e sorelle, maestri di vita spirituale, ci hanno lasciato numerosi insegnamenti in proposito.

Il silenzio da coltivare non è incapacità o impossibilità di comunicazione, è anzi pienezza di dialogo, in cui le parole sono spesso inutili e possono divenire ostacolo. La solitudine non è isolamento, ma si riempie di Presenza e rimanda trasformati alla compagnia dei fratelli.

31. Da soli davanti a Dio

La preghiera è essenzialmente un rapporto personale, dialogico tra Dio e la creatura. Siamo invitati a curarlo e a trovare il tempo e gli spazi per restare con il Signore[78]. Un rapporto d’amicizia non può svilupparsi se non «intrattenendosi frequentemente da soli a soli con Colui da cui sappiamo d’essere amati»[79].

La nostra tradizione ci suggerisce vari modi di pregare. Nella Regola ci viene proposto l’ascolto orante della Parola, che deve «abitare abbondantemente sulla bocca e nel cuore»[80]. Modello sublime di questa preghiera è Maria, la vergine orante che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore»[81]. Da Elia impariamo a stare alla presenza di Dio[82]. Abituandoci ad essa e cogliendola silenziosamente incominciamo a «respirare quasi soltanto l’essenza di Dio, come si respira l’aria»[83].

Al di là delle forme, ciò che conta è coltivare una relazione di profonda amicizia con Cristo, perché la perfezione della preghiera «non sta nel molto pensare, ma nel molto amare»[84]; in essa il cuore innamorato si slancia verso Dio[85] e in Lui riposa.

32. Insieme davanti a Dio

La preghiera liturgica celebrata comunitariamente ha sempre costituito nella tradizione carmelitana una fonte di crescita spirituale, dunque di trasformazione interiore. La giornata scandita dai momenti liturgici trova il suo centro, se non cronologico certo spirituale, nella celebrazione comunitaria dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e dell’attività della Chiesa[86].

Il Signore ci unisce in essa all’offerta di sé al Padre «per essere perfezionati di giorno in giorno nell’unità con Dio e fra di noi per mezzo di Cristo Mediatore»[87]. Dall’incontro con Cristo Parola e Pane di vita scaturisce la forza che permette di continuare il cammino[88]. Dalla celebrazione dell’eucaristia veniamo animati per andare incontro ai fratelli con gratuità e ad accoglierli con disponibilità.

La celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore ci unisce assieme alla Chiesa all’incessante lode di Cristo al Padre[89]. Diviene il nostro modo, personale e comunitario, di partecipare alla santificazione del tempo e della storia.

«La preghiera della comunità carmelitana è un segno per il mondo della Chiesa che prega»[90] sull’esempio di Maria attorniata dai discepoli nel cenacolo.

Oltre alla liturgia le Costituzioni ci suggeriscono anche altri momenti di preghiera fatti in comune, in particolare la lectio divina come occasione per condividere l’esperienza di Dio nel proprio cammino spirituale[91] e cercare insieme la sua volontà.

33. Per i sentieri della preghiera

Sono da coltivare le varie forme di preghiera[92], particolarmente quelle care alla tradizione carmelitana come la meditazione sistematica, la lectio divina, l’esercizio della presenza di Dio, la preghiera aspirativa, la preghiera silenziosa e da considerare l’Eucaristia come fonte e apice del rapporto con Cristo.

Nel progetto comunitario vanno previsti tempi e spazi adeguati per la preghiera, in modo che ogni frate possa gradualmente imparare a pregare e acquisire un proprio stile personale di preghiera così che essa pervada tutta intera la vita. «La preghiera è vita non un’oasi nel deserto della vita»[93].

È altrettanto importante garantire la celebrazione comunitaria dell’Eucaristia e della Liturgia delle Ore e insistere sull’importanza di parteciparvi fedelmente.

Infine occorre creare e coltivare un clima di silenzio esteriore e interiore e uno stile di vita semplice che aiutino la preghiera e la riflessione[94].

D. Fraternità: condividere l’esperienza di Dio

34. Il percorso tracciato dalla Regola

L’autore della nostra Regola, Alberto patriarca di Gerusalemme, si rivolge agli eremiti chiamandoli “fratres”[95]. Ciò significa che siamo chiamati a realizzare la nostra vocazione contemplativa non in maniera individualistica, ma assieme ai fratelli. L’atteggiamento contemplativo, che consente di scoprire Dio presente nelle persone e nelle vicende quotidiane, aiuta anche a valorizzare il mistero di ciascun membro della comunità[96].

Abbiamo un progetto comune rappresentato dalla Regola, di cui il Priore è custode e garante[97].  La Regola propone alcuni atteggiamenti fraterni e una via per consolidare la fraternità vissuta in concreto, sul modello ispirante della prima comunità di Gerusalemme. L’ascolto della Parola[98] e la liturgia comune[99], in modo particolare il convenire quotidiano per la celebrazione eucaristica[100]; la condivisione dei beni materiali e spirituali[101] con la cura del benessere di ciascuno[102] e il discernimento per il comune cammino[103]; le decisioni importanti prese insieme[104]; il silenzio come «culto della giustizia»[105], dunque garanzia di rapporti non oppressivi, non possessivi, rispettosi dell’alterità; la mensa comune[106]; il lavoro[107], … aiutano ad alimentare la fraternità carmelitana[108].

35. In cammino verso la fraternità

«Prima di essere una costruzione umana, la comunità religiosa è un dono dello Spirito»[109], ma come ogni dono spirituale essa va costruita ogni giorno con l’impegno di tutti e di ciascuno.

Occorre perciò far maturare la coscienza di aver ricevuto una vocazione comune che va resa concreta in un progetto elaborato, realizzato e verificato comunitariamente[110]. La naturale tensione tra progetto comune e cammino personale va quindi affrontata e risolta come una chiamata per tutti a camminare insieme da fratelli[111].

La fatica di costruire la fraternità è una forma di ascesi, che richiede una continua conversione e senso di abnegazione. Nessuno deve pretendere dagli altri, mentre si deve saper accogliere quanto ciascuno è capace di donare[112].

Il convenire quotidiano dalle proprie celle all’oratorio in mezzo ad esse è simbolo dell’impegno costante ad uscire dal proprio io per andare incontro agli altri e con loro fare comunità: l’Eucaristia trasforma i singoli in fratelli[113]. La celebrazione eucaristica, in cui la fraternità si costruisce, si celebra e si esprime, rimanda di nuovo alla fatica della vita, in cui con la forza data dal cibo della Parola e del Pane si realizzano l’oblatività e l’accoglienza reciproche.

36. Profeti di fraternità

Il comune impegno di vita e la condivisione dei vari momenti di ascolto, preghiera, celebrazione, fraternità e comunione spingono all’annuncio gratuito e gioioso della comune chiamata alla santità e alla piena comunione con Dio e fra le persone. La stessa vita fraterna carmelitana si fa così annuncio al mondo[114]. La nostra fraternità diventa segno e profezia che è possibile vivere in comunione, anche se occorre pagarne il prezzo[115]. I Carmelitani, anch’essi chiamati a diventare esperti di comunione[116], invitano altri fratelli e sorelle condividere la loro comune preghiera[117] e la loro vita. Dall’ascolto orante della Parola traggono ispirazione per una presenza viva e profetica nella comunità cristiana e nel mondo. Dalla condivisione dei beni materiali e spirituali nasce l’esigenza di far partecipe ogni fratello o sorella di quanto il Signore ha gratuitamente donato[118].

37. I sentieri che conducono alla fraternità

Per promuovere una vita autenticamente fraterna occorre abituarsi all’accoglienza e all’attenzione per i fratelli, al dialogo sincero e aperto, all’interesse per la loro vita e la loro persona, all’aiuto reciproco per il cammino spirituale, alla collaborazione disponibile e pronta. La presenza nelle comunità di persone di età diverse costituisce un importante arricchimento reciproco. Quella di frati anziani e malati da una parte può essere un valido banco di prova per la sincerità delle motivazioni dei giovani, ai quali trasmettono la ricchezza della propria esperienza di vita. I giovani dal canto loro stimolano nei più adulti la necessaria spinta all’aggiornamento e alimentano la speranza del futuro.

L’amore per la vita comune, la partecipazione attiva e creativa ai momenti di preghiera, alle riunioni, alla mensa e alla ricreazione contribuiscono a creare una sensibilità crescente per la comunità.

A poco a poco ci si identifica con la comunità e si diventa capaci di sentire come proprie le decisioni prese insieme, anche quando inizialmente non condivise appieno.

Mentre restano valori il riconoscimento e lo sviluppo dei doni, delle capacità e attitudini personali, occorre formare ad assumere gli impegni apostolici, missionari e professionali per, con e a nome della propria comunità. Nell’ambito della comunità  impariamo a condividerne il servizio e la missione. L’impegno di ciascuno esprime e rende concreta la missione della comunità intera: si lavora e si agisce a suo nome e come suoi inviati[119].

Non basta però l’identificazione con la propria comunità. Bisogna imparare a sentirsi veramente parte della propria Provincia e dell’Ordine intero. Il contatto con le altre comunità della Provincia ed esperienze internazionali contribuiscono alla graduale identificazione con l’Ordine, con la sua storia, la sua tradizione e la sua vita, e a coltivare una spiritualità di comunione.

E. Servizio in mezzo al popolo: l’esperienza di Dio invia in missione

38. Nella Chiesa partecipi della missione di Cristo

L’autentica esperienza di Dio fatta da una fraternità contemplativa spinge necessariamente a far nostra «la missione di Gesù, mandato per proclamare la Buona Novella del Regno di Dio e per la liberazione totale da ogni peccato e oppressione.  In quanto Carmelitani il nostro inserirci nell’apostolato quindi fa parte integrante del nostro carisma»[120].

I Carmelitani sono nella Chiesa e per la Chiesa, e insieme con la Chiesa al servizio del Regno[121]. Mentre cerchiamo di arricchire la Chiesa con la specificità del nostro carisma, collaboriamo a costruire l’unico corpo di Cristo in piena comunione con tutti gli altri membri della comunità cristiana[122]. Questa comunione si rende concreta nell’inserimento nella Chiesa locale[123].

39. A servizio della ricerca di Dio

Noi Carmelitani condividiamo la sete di Dio delle persone del nostro tempo. Questa sete di spiritualità oltrepassa i confini del cristianesimo e spesso si trova, nascosta, anche nelle persone che non professano nessuna religione. Come Carmelitani dobbiamo essere capaci di captare questa sete di spiritualità dovunque si trovi e di dialogare con tutti coloro che cercano Dio, contribuendo alla scoperta che ogni persona fa nella propria esperienza di «luoghi santi, spazi mistici»[124] nei quali Dio ci viene incontro[125].

Fedeli al patrimonio spirituale dell’Ordine, indirizziamo il nostro molteplice lavoro a far crescere la ricerca di Dio, e invitiamo gli uomini e le donne del nostro tempo all’esperienza della contemplazione, condividendo con loro la ricchezza della nostra tradizione spirituale[126]. La nostra vita di fraternità contemplativa diviene testimonianza credibile della possibilità di incontrare l’Altro e gli altri per la via del silenzio, dell’accoglienza e della comunicazione sincera[127].

40. Fratelli in mezzo al popolo

La vita fraterna è in sé già annuncio e provocazione[128]. Una comunità viva è attraente e profetica, costituisce un segno della presenza liberante del Signore tra i suoi.

Il nostro stile di vita aperto e accogliente porta a condividere con altri la comunione dei cuori e l’esperienza di Dio che si vive nella fraternità[129].

Questo modo di essere «in mezzo al popolo» è segno profetico di rapporti umani nuovi, amicali e fraterni. È profezia di giustizia e di pace nella società e tra i popoli. È «scelta di condivisione con i “minores” della storia, per dire dal di dentro, più con la vita che con la bocca, una parola di speranza e di salvezza»[130].

I Carmelitani si mettono in cammino, secondo l’itineranza accennata dalla Regola, per seguire i percorsi tracciati dallo Spirito del Signore[131]. Si fanno compagni di quanti soffrono, sperano e s’impegnano nella costruzione del Regno di Dio, curando ogni mezzo capace di creare fraternità.

41. Fratelli in missione

Occorre imparare a «uscire dai “recinti sacri”, “fuori dall’accampamento”, per annunciare, nei “nuovi areopaghi” che Dio ama di affetto perenne l’umanità»[132]. Evidentemente ogni situazione chiede uno sforzo di risposta adeguata alle necessità e alle esigenze locali. Il nostro stile di vita e la nostra spiritualità sapranno tradursi in atteggiamenti e gesti comunicativi del nostro essere Carmelitani nel continuo sforzo d’inculturare il messaggio evangelico e il nostro carisma[133]. Ogni cultura in cui ci inseriamo, poi, arricchisce la nostra comprensione del messaggio evangelico e del nostro carisma e i modi che li esprimono, perché mentre evangelizziamo veniamo noi stessi evangelizzati. Portando Cristo agli altri, lo incontriamo presente in loro.

42. La missione ad gentes

In obbedienza al comando di Cristo, «andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato»[134], l’Ordine riconosce e promuove la continuazione di una lunga tradizione missionaria, che ha raggiunto il suo apice con la dichiarazione di santa Teresa di Gesù Bambino come patrona delle missioni e confida «che la missione “ad gentes” sveli in modo nuovo il cuore del carisma carmelitano»[135].

«L’attività missionaria non è nient’altro e niente meno che la manifestazione, cioè l’epifania e la realizzazione, del piano di Dio nel mondo e nella sua storia»[136].  Essa è «il dovere più alto e più sacro della Chiesa»[137] perché tutta la Chiesa è missionaria per natura.

Dal comando esplicito del Signore, dalle molte e forti dichiarazioni della Chiesa, e dalla tradizione dell’Ordine, risulta chiaro che l’attività missionaria ad gentes per noi Carmelitani oggi non è una possibilità ma una vera esigenza e anche un privilegio.  Bisogna incoraggiare e incitare «l’insopprimibile tensione missionaria che distingue e qualifica la vita consacrata»[138].

43. Profeti di giustizia e di pace

La dimensione contemplativa della vita carmelitana permette di riconoscere le orme di Dio presenti nel creato e nella storia come dono gratuito che ci impegna a realizzare il progetto di Dio per il mondo. Il cammino contemplativo autentico permette di scoprire la propria fragilità, la debolezza, la povertà, in una parola il nulla della natura umana: tutto è grazia. Questa esperienza ci fa solidali con chiunque vive situazioni di privazione e ingiustizia.  Lasciandoci interpellare dai poveri e dagli oppressi, veniamo gradualmente trasformati e incominciamo a vedere il mondo con gli occhi di Dio e ad amarlo con il suo cuore[139]. Con lui sentiamo il grido dei poveri[140] e ci sforziamo di condividerne la sollecitudine, la preoccupazione e la compassione per gli ultimi.

Questo ci spinge a dire una parola profetica di fronte alle esagerazioni individualiste e soggettiviste presenti nella mentalità odierna, alle forme molteplici d’ingiustizia e di sopraffazione dei singoli come dei popoli[141].

L’impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato non sono opzioni possibili, ma vere urgenze e sfide di fronte alle quali la fraternità contemplativa e profetica del Carmelo, sull’esempio di Elia[142] e Maria[143], deve poter levare una parola precisa di difesa della verità e del progetto divino per l’umanità e il creato. Abbiamo una parola da dire in proposito a partire dal nostro stesso stile di vita fraterno, fondato su rapporti giusti e pacifici secondo il progetto della Regola[144], che la nostra tradizione proietta all’indietro nell’esperienza di Elia che fonda sul Carmelo una comunità in cui regnano la giustizia e la pace[145].

44. Tenere vivo il ricordo di Maria

La riscoperta della tradizione mariana del Carmelo ci spinge oggi ad offrire l’umile servizio[146] di chi riconosce a Maria, luminoso modello di discepolato, un ruolo specifico nella vita spirituale ed ecclesiale. Si tratta di essere promotori di un autentico rinnovamento mariologico, con una decisa sensibilità biblica, liturgica, ecumenica e antropologica[147]. Inoltre occorre rileggere criticamente la nostra tradizione mariana, per trovare nuove forme di linguaggio e nuove modalità espressive del nostro rapporto con Maria nel cammino spirituale.

45. I sentieri che portano a servire

Il nostro servizio apostolico è cosa troppo seria per lasciarla all’improvvisazione, allo spontaneismo e alla dispersione[148]. La formazione al servizio, elemento essenziale del carisma, va curata con lo stesso impegno con cui ci si forma alla contemplazione, alla preghiera e alla fraternità.

Occorre perciò creare un clima di silenzio e di conversione capace di aprire il cuore, gli occhi e la mente, perché illuminati dalla Parola di Dio si arrivi a leggere i segni dei tempi, ad ascoltare gli altri e la storia, ad essere attenti all’ambiente in cui si vive. Per evitare inutili dispersioni nel nostro servizio occorre imparare a programmare, cioè a discernere i veri bisogni, per organizzare secondo un progetto elaborato assieme mezzi e metodi utili a raggiungere gli scopi individuati. Occorre essere disponibili e liberi per poter andare là dove lo Spirito soffia.

Educarsi all’ecclesialità è un’esigenza imprescindibile: significa sviluppare un particolare amore e interesse per la Chiesa e la sua missione e saper collaborare con altri a servizio del Regno.

La formazione tecnica, culturale e teologica deve essere adeguata per lo sviluppo integrale della persona, per la preparazione al servizio e anche per poter dialogare e collaborare con il mondo intellettuale, scientifico e culturale. In questo senso occorre sviluppare anche la conoscenza e l’uso dei mezzi tecnologici e di comunicazione sociale.

La sensibilità per i poveri, i malati, gli emarginati, gli ultimi, la cura per la salvaguardia del creato sono valori da sviluppare e realizzare in modo dinamico, perché si traducano in uno stile di vita coerente.

F. Elia e Maria

46. Sulle orme del Profeta Elia

Alcuni pellegrini che venivano dall’occidente in Terra Santa scelsero il Carmelo per situare la loro esperienza eremitica e fraterna. Si stabilirono vicino alla fonte, detta di Elia[149], ricollegandosi a una lunga tradizione di presenza eremitico-monastica.

In quel luogo è ancora viva la memoria del profeta pieno di zelo per il Signore, la cui parola arde come fiaccola; il profeta che sta alla presenza di Dio, sempre pronto a servirlo e ad eseguire la sua Parola; il profeta che addita il vero Signore al popolo perché non tenga più il piede in due staffe; il profeta che incita i suoi a decidersi a orientare solo verso il Signore la propria esistenza; il profeta attento alla voce di Dio come al grido dei poveri, che sa difendere i diritti dell’Unico come quelli dei suoi prediletti, gli ultimi.

I Carmelitani ricordano e in certo modo rivivono l’esperienza del profeta: il nascondimento nel deserto durante la siccità e la sfida con i falsi profeti di un idolo morto, incapace di donare la vita; lo seguono nel lungo viaggio a ritroso nel deserto sulle orme dei Padri fino al monte Horeb dove incontra il Signore in modo nuovo e inatteso e comprende che è presente anche laddove sembra essere assente; condividono la sua sete di giustizia; sentono in certo modo di essere come Eliseo eredi di quel mantello caduto dal cielo, tra le fiamme del carro di fuoco.

47. Presso la fonte di Elia

Là, «presso la fonte»[150], gli eremiti Carmelitani mossero i primi passi del lungo cammino che giunge fino a noi lungo i sentieri indicati dalla “mappa” della Regola di S. Alberto. Elia divenne così per loro e i fratelli dopo di loro la persona che per prima aveva incarnato l’ideale di vita che li aveva spinti a partire da casa. Si sentirono in certo senso figli suoi, eredi di una ricchezza spirituale giunta per vie diverse fino a loro.

Raccolsero perciò i racconti ebraici e cristiani riguardanti Elia; li rilessero a modo proprio e li accolsero assaporandone il gusto vitale. Elia, che già nella tradizione monastica era considerato il primo dei monaci e il modello dei contemplativi, divenne di volta in volta per i Carmelitani il prototipo dei mistici e il profeta intento a cantare e a insegnare le lodi di Dio alla comunità dei seguaci; il difensore dei diritti di Dio e il campione della difesa degli ultimi. I Carmelitani di allora come quelli di oggi si riferiscono a Elia come al proprio “Padre”, non in senso storico o materiale, ma per i valori che la sua figura esprime.

48. Guidati da Maria lungo il cammino

Nel dedicare a Maria, madre del Signore, il loro oratorio i nostri primi Padri la scelsero come patrona e si sono affidati a lei consacrando tutta la propria esistenza al suo servizio e alla sua lode, realizzati nella vita prima che nel rito[151].

Lungo la loro storia i Carmelitani hanno sperimentato e cantato la presenza premurosa e permanente della Madre-Patrona. Maria, mistica stella del Monte Carmelo, protegge, riveste e guida i suoi figli per i sentieri che portano alla gioia dell’incontro trasformante con Dio[152]. Ella, che per prima ha vissuto la piena unione con Dio in Cristo, aiuta a scoprire la bellezza della chiamata e sostiene nella faticosa salita fino «alla vetta del monte che è Cristo Signore»[153].

Lo scapolare è il segno e il memoriale della sua protezione e del nostro affidamento a lei; le sue feste sono occasione per ringraziare il Signore del dono di Maria, «più Madre che Regina»[154].

49. In cammino con Maria

Nel cammino verso Dio i Carmelitani riconoscono nella purissima Vergine la sorella, la donna nuova che si lascia trasformare dall’azione dello Spirito Santo. Pellegrina nella fede, Maria diventa segno di ciò che essi desiderano essere nella Chiesa[155].

La giovane donna che a Nazaret ascolta la parola dell’angelo e accoglie la Parola di Dio ci introduce nel mistero del Figlio di Dio e ci insegna la docilità allo Spirito, che fa aderire in modo pieno alla volontà del Padre. Recandosi in fretta da Elisabetta ci insegna il servizio fraterno e la carità, fondamenti essenziali di ogni comunione fraterna. Quando a Betlemme ci presenta il Dio bambino, la Madre di Dio ci invita a saper essere «generatori di Dio»[156] in ogni situazione della vita. In fuga col bambino e S. Giuseppe in Egitto ci indica le vie dell’ascesi e della purificazione, porta necessaria per l’esperienza contemplativa di Dio. Maria che conserva e medita ogni cosa nel suo cuore, ci insegna a cercare e a riconoscere i segni della presenza di Dio nella quotidianità della vita e a divenire discepoli del Signore ascoltando e mettendo in pratica la Parola. A Cana, attenta alle necessità del momento, ci indica Gesù come l’unico che dona il vino nuovo della salvezza e ci invita a fare tutto quello che egli dice. Sotto la croce ci insegna a essere fedeli fino alle ultime conseguenze. Accolta dai discepoli come madre, diventa modello della Chiesa orante sempre aperta ad accogliere e condividere il dono dello Spirito.

I Carmelitani vivono un rapporto intimo e familiare con Maria, loro madre e sorella, presente nella vita personale e fraterna.

 

3.

Attori e Mediatori della Formazione

Docili all’azione dello Spirito

A. I protagonisti: Dio e la persona chiamata

50. La storia di una vocazione

La vita religiosa nasce prima di tutto da una chiamata che è dono di Dio e richiede una risposta da parte del chiamato. Non si tratta di una chiamata e di una risposta fatte una volta per tutte, al momento iniziale, ma di un dono che viene fatto e ricevuto giorno per giorno, una chiamata sempre nuova che esige una risposta sempre nuova. Questa avventura, che ha come protagonisti Dio e la persona chiamata, cresce nel cuore di uno scambio tra due libertà e due amori. Ma essa comporta anche un intreccio di responsabilità e di influssi che mediano l’azione di Dio e aiutano la persona a rispondere alla sua chiamata.

51. La vocazione: dono di Dio e risposta dell’uomo

La vocazione alla vita religiosa è un’iniziativa di Dio Padre, «creatore e datore di ogni bene, che attrae a sé (cfr. Gv. 6,44) una sua creatura con uno speciale amore e in vista di una speciale missione»[157]. Questa attrazione piena di amore del Padre è mediata da Gesù Cristo che ad alcuni dei suoi discepoli «chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa (cfr. Mt 19,27), per vivere in intimità con Lui e seguirlo dovunque Egli vada (cfr. Ap 14,4)»[158].

La persona chiamata, facendo esperienza di questo amore gratuito, «eterno ed infinito che tocca le radici dell’essere»[159], sente di dover rispondere con la dedizione totale e incondizionata della sua vita[160]. Lasciandosi afferrare da Cristo, abbandona tutto per seguirlo[161] e cerca, giorno dopo giorno, di «immedesimarsi con Lui, assumendone i sentimenti e la forma di vita»[162].

La responsabilità primaria di dire «sì» all’appello divino e di assumerne le conseguenze è del chiamato, ma questa risposta, sia nel suo momento iniziale che nel quotidiano cammino che segue, non è possibile senza l’azione dello Spirito Santo che suscita il desiderio di tale risposta e guida la sua crescita. È Lui che forma e plasma, configurando a Cristo e spingendo a far propria la sua missione[163].

La persona chiamata si affida all’azione dallo Spirito Santo con l’umiltà di chi rinuncia a comportarsi secondo i soli criteri della saggezza umana e dà ampio spazio alla saggezza divina.  E siccome l’azione di Dio è discreta, anche se continua e decisiva, cura il discernimento spirituale per saper riconoscere i segni e i frutti della presenza dello Spirito nella propria esistenza e nel mondo che la circonda. L’apporto della formazione iniziale e permanente e il ricorso assiduo alla direzione spirituale facilitano tale discernimento[164], senza per questo trascurare il contributo della psicologia, che può aiutare a comprendersi meglio per poter rispondere più liberamente alla chiamata di Dio.

La risposta alla chiamata divina cresce con una donazione e un impegno sempre più totali, spesso purificati attraverso le varie crisi della vita.

B. Alcune mediazioni importanti

52. La Chiesa ambiente della vocazione religiosa

Lo stretto rapporto tra la Chiesa e la vita consacrata incide sulla nostra formazione. La vocazione alla vita consacrata nasce in seno alla Chiesa ed è ratificata dalla Chiesa che nel rito della professione religiosa «invoca sulle persone prescelte il dono dello Spirito e associa la loro oblazione al sacrificio di Cristo»[165]. Essa viene alimentata con i sacramenti e la Parola affidati alla Chiesa e si vive «in piena comunione con la sua dottrina, la sua vita, i suoi pastori, i suoi fedeli, la sua missione nel mondo»[166].

53. Maria, madre e maestra

La Vergine Maria, modello, immagine e membro eminente della Chiesa, con la sua bellezza spirituale ci attrae a Dio. Perfetta discepola del Maestro, diviene maestra e guida spirituale e ci insegna con l’esempio a realizzare nella semplicità quotidiana l’ideale che per prima ha accolto e vissuto. Con il suo amore materno ci accompagna e ci guida per i sentieri che portano a Dio, perché ella, che per volontà del Padre e con l’intervento dello Spirito concepì Cristo, rimane associata allo Spirito Santo nella sua azione misteriosa di generare e formare Cristo nei credenti[167]. Carmelitani di tutti i tempi, e particolarmente i mistici, hanno sperimentato e descritto l’influsso di Maria nella loro vita spirituale[168]. Lo stesso simbolo dello scapolare indica che Maria vuole rivestirci di Cristo.

54. Complementarietà delle vocazioni

Occorre essere aperti alla complementarietà delle vocazioni nella Chiesa.

Una vocazione religiosa spesso nasce in seno a una famiglia o a un’associazione di laici che continuano a seguire il candidato con la preghiera e il sostegno spirituale.

La gente in mezzo a cui viviamo, con la sua fede, la sua saggezza, il suo impegno a guadagnarsi la vita, talvolta in situazioni di povertà, e il suo modo di affrontare le sfide della vita ci incoraggia e ci interpella.

Inoltre nel corso del cammino di discernimento vocazionale e di formazione iniziale l’incontro, lo scambio e la collaborazione con religiosi di altri istituti, con i candidati al ministero ordinato e con gli stessi ministri contribuiscono a illuminare a mettere a fuoco la propria vocazione e il proprio carisma. Tale relazione continua a sostenere il cammino dell’intera vita religiosa.

55.  La comunità religiosa locale ambiente di formazione iniziale

Il carisma dell’Ordine è mediato ai candidati anzitutto dalla comunità in cui vivono.  Questo richiede che ci sia una certa unitarietà tra i componenti della comunità in cui sono presenti dei formandi[169] e va considerato dai superiori maggiori quando assegnano un frate a una di queste comunità. Anche dopo la costituzione della comunità, è necessario continuare il dialogo costante tra i membri per facilitare il lavoro della formazione ed evitare vedute troppo diverse. Tutti i membri della comunità devono essere consci della responsabilità che hanno per la formazione dei candidati ai quali sono chiamati ad offrire modelli concreti di vita carmelitana[170]. Devono fare attenzione però a non interferire nel lavoro specifico del formatore.  La comunità deve offrire ai candidati un’atmosfera spirituale, una coerenza di vita e uno slancio apostolico capaci di attrarli a seguire Cristo con radicalità[171]. La preghiera e la celebrazione eucaristica comunitarie, le riunioni periodiche, la condivisione della mensa e della ricreazione favoriscono la conoscenza reciproca e la possibilità di trasmissione della memoria viva del carisma.

56. La comunità religiosa locale luogo di fomazione permanente

La comunità è il luogo privilegiato per la formazione permanente dei suoi membri[172] perché è l’ambiente dove uno può crescere e maturare come persona, come cristiano e come religioso che interagisce con Dio e con i fratelli. La comunità non è un gruppo di persone che vivono assieme in modo tale da scoraggiare la creatività individuale e lo sviluppo dei carismi spirituali, e neppure che considerano gli altri unicamente per quello che fanno. E’ piuttosto un gruppo in cui ciascun fratello è valutato in quanto immagine di Dio, e incoraggiato a sviluppare la propria personalità nella libertà e nella responsabilità. Occorre perciò individuare le occasioni e i modi per favorire «la crescita umana intellettuale, spirituale e pastorale»[173] di ciascun fratello. Le riunioni comunitarie possono diventare il momento per uno scambio e occasioni di formazione permanente; occorre dare attenzione all’aggiornamento, per mezzo di ritiri, esercizi spirituali, corsi, conferenze, libri, riviste, o altri mezzi. Perché ciò possa realizzarsi e ognuno abbia il tempo per queste cose, occorre fare uso del discernimento e non sovraccaricare le persone d’impegni[174]. Per facilitare questo compito delle comunità la Provincia prenda iniziative unitarie che coinvolgano ciascun religioso.

57. Il formatore

L’azione di Dio Padre che mediante lo Spirito, plasma nei cuori delle persone consacrate i sentimenti del Figlio[175], è mediata dai formatori posti come “fratelli maggiori” accanto a coloro che Egli chiama[176]. La riuscita della formazione dipende molto dal loro ruolo[177].

Il compito del formatore è molto delicato e richiede una buona preparazione e un continuo sforzo di aggiornamento. La formazione di buoni formatori è una delle esigenze più urgenti del momento.

Possibilmente, il formatore non sia uno che ha appena concluso il suo cammino di formazione iniziale perché possa avere un po’ di esperienza pratica del cammino contemplativo, della preghiera, della vita fraterna e del servizio apostolico. Dal formatore si richiede una certa maturità psicologica e spirituale; deve essere relativamente libero da conflitti della personalità, abbastanza sicuro di sé da essere in grado di condividere, dialogare e collaborare con altri.

58. Compiti e requisiti del formatore

È compito del formatore:

a) discernere:   aiutare cioè il candidato a percepire la chiamata di Dio e la sua azione, spesso discreta, nelle circostanze concrete della vita e a scoprire i sentieri per i quali lo sta conducendo.

                        Questo richiede dal formatore non solo la capacità di introspezione e di intuizione, ma soprattutto una certa sapienza spirituale che è insieme dono di Dio e frutto di una costante abitudine a leggere la propria vita lasciandosi illuminare dalla Parola nella preghiera.

b) accompagnare: cioè aiutare il candidato nella crescita, particolarmente mediante «il colloquio personale, da tenersi con regolarità e con certa frequenza, come consuetudine di insostituibile e collaudata efficacia»[178].  Il formatore deve mettersi al passo col candidato, rispettandone i ritmi e le tappe di crescita, senza rinunciare a proporre con chiarezza le esigenze della sequela di Cristo nel Carmelo.

                        Questo compito richiede serenità interiore, disponibilità, pazienza, comprensione, vero affetto e un rispetto profondo per l’inviolabilità della coscienza del candidato, come anche una buona conoscenza delle leggi della pedagogia, della psicologia e del cammino spirituale e apertura e sensibilità alla cultura o subcultura del formando.

Il formatore è anche lui un fratello in cammino verso un ideale mai interamente raggiunto. Conosce per esperienza le gioie e le fatiche del cammino al quale Dio lo ha chiamato e al quale ora chiama altri. Questo lo rende capace di comprendere i candidati affidatigli, gioire e patire con loro, accompagnandoli con la sapienza di chi conosce bene i sentieri di questo cammino.

c) alimentare:   cioè dare un solido nutrimento dottrinale, spirituale ed esperienziale; trasmettere con l’esempio della propria vita prima che con l’insegnamento la tradizione viva dell’Ordine, il suo carisma e la sua spiritualità[179].

                        Questo richiede dal formatore una buona formazione teologica e spirituale, una profonda conoscenza dell’Ordine e un forte senso di identificazione con esso.

d) valutare:      a nome della Chiesa e dell’Ordine, il formatore valuta via via il progresso del candidato, cercando di operare la verità nella carità[180].

                        Questo richiede dal formatore chiarezza circa i criteri di valutazione[181] da usare con discernimento, nel rispetto della dignità personale del candidato e per amore della Provincia e dell’Ordine. Evidentemente il formatore deve tener conto della gradualità e progressione del cammino, per cui deve mostrare comprensione per qualche inconsistenza o insufficienza dimostrate dal candidato, senza rinunciare ad essere chiaro con lui, incoraggiandolo a continuare il cammino fino alla meta.

59. Coordinamento della formazione

Possibilmente ogni tappa della formazione iniziale abbia il proprio formatore. È molto importante, però che ci siano coordinamento e collaborazione tra i formatori delle varie tappe per dare continuità al processo formativo[182]. A questo scopo ogni provincia deve avere la sua commissione per la formazione composta dal Priore provinciale o dal suo delegato, dai formatori e dai promotori vocazionali. È compito di questa commissione redigere e rivedere periodicamente il programma provinciale di formazione che applica i principi di questa Ratio Instiutionis Vitæ Carmelitanæ. Il programma sarà poi approvato dal Priore provinciale con il suo consiglio. La commissione, inoltre, valuterà l’andamento della formazione ed eventualmente farà uno scambio di opinioni sui candidati

È opportuno e talvolta anche necessario che il formatore di ogni tappa sia coadiuvato da un assistente, oppure da un’équipe che lo aiuti a seguire e a valutare i candidati. L’équipe, che può includere anche membri non carmelitani[183], deve agire sotto la guida e in strettissima unità di spirito e di azione con il formatore che rimane sempre personalmente responsabile della formazione[184].

C. La responsabilità dei superiori maggiori e le strutture di collaborazione

60. L’Ordine

Con la professione religiosa la persona viene incardinata anzitutto all’Ordine come tale e subordinatamente alla Provincia o al Commissariato Generale[185]. Quindi l’Ordine intero deve coinvolgersi nella formazione iniziale e permanente dei suoi membri. L’unico carisma e i vincoli di fraternità che ci uniscono trovano espressione concreta nella collaborazione a livello internazionale, regionale e nazionale e, se opportuno, con altri membri della Famiglia Carmelitana. Inoltre, la necessità di avere formatori qualificati, espressamente preparati per questo compito, e quella di continuare a chiarire e inculturare il carisma, richiedono che si promuova questa politica di collaborazione.

A questo scopo il Priore generale con il suo consiglio istituiscono una commissione internazionale per la formazione, composta da membri rappresentativi delle varie regioni dell’Ordine. La commissione lavora sotto la direzione del delegato del Priore generale per la formazione, che normalmente è uno dei consiglieri generali. Compito della commissione è promuovere la collaborazione nella formazione iniziale, coordinare la revisione periodica della Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ, organizzare incontri e convegni dei formatori e aiutare il consigliere generale o il delegato a svolgere i compiti enumerati al n. 61.

Un altro gruppo, che fa capo allo stesso delegato del Priore generale, sarà responsabile dell’organizzazione regolare di corsi di formazione permanente aperti ai membri di tutto l’Ordine e della Famiglia Carmelitana[186].

Sono sempre da incoraggiare iniziative sia di formazione iniziale che permanente prese da Province della stessa nazione o della stessa regione. Oggi forse quel che è più necessario è l’apertura delle strutture formative di una Provincia a persone provenienti da altre Province, favorendo così lo scambio, eventualmente l’internazionalità e una migliore valorizzazione delle risorse. Evidentemente non si tratta di un modo per scaricare le proprie responsabilità.

61. Il Priore generale e il suo delegato

L’indirizzo e la guida di quanto riguarda la formazione in tutto l’Ordine è di competenza del Priore generale[187]. Egli svolge questo compito principalmente con l’attenzione speciale che dedica alla formazione nelle visite delle province.  È compito suo e del suo consiglio approvare la Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ per il cui aggiornamento periodico convocherà almeno una volta nel sessennio una riunione di tutti i formatori dell’Ordine[188].

Per aiutare il Priore generale a svolgere il suo ministero nel campo della formazione, il consiglio generale attribuirà ad uno dei suoi componenti questo settore di responsabilità[189]. Dove se ne vedesse la necessità il Priore generale può nominare un delegato diverso dal consigliere[190].

È compito di questo consigliere generale o del delegato:

•    dirigere la formazione in atto nell’Ordine, promuovendo l’applicazione della Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ in tutto l’Ordine;

•    conoscere e seguire i vari programmi di formazione delle province;

•    promuovere la condivisione tra le province nel campo della formazione iniziale e aiutare lo scambio di formatori e formandi;

•    sviluppare e organizzare un programma di formazione per i formatori;

•    dare attenzione speciale alle esigenze della formazione nelle aree emergenti;

•    convocare e presiedere la commissione internazionale per la formazione.

62. Il Priore provinciale e il suo delegato

L’indirizzo e la guida di tutto quello che riguarda la formazione in una provincia è di competenza del Priore provinciale o di un suo delegato[191] che egli normalmente sceglierà tra i suoi consiglieri. Il Priore provinciale e il suo consiglio sono direttamente coinvolti nella formazione iniziale, non soltanto al momento delle decisioni da prendere per l’ammissione dei singoli candidati ad ogni tappa della formazione, ma anche mediante visite, colloqui, informazioni e valutazioni da fare regolarmente assieme alla commissione per la formazione[192]. Il Priore provinciale sceglie con grande attenzione i formatori e condivide l’onere del loro delicato compito, incoraggiandoli, sostenendoli e pensando anche alla loro salute generale[193].

La responsabilità dei superiori maggiori per la formazione dei loro fratelli non finisce con la professione solenne o l’ordinazione al ministero. La nostra formazione deve durare per tutta la vita e i superiori sono anche  responsabili di provvedere alla formazione permanente umana, spirituale, teologica e pastorale, interessandosi personalmente di ogni singolo confratello e favorendo strutture che aiutino la formazione.

 

II PARTE

LE FASI DEL PROCESSO DI FORMAZIONE

63. Una vita in cammino

Le fasi del processo di formazione iniziale costituiscono l’iniziazione alla vita carmelitana e servono ad avviare in modo progressivo e graduale il cammino di trasformazione della persona che dura per tutta la vita.

L’orizzonte in cui si collocano le fasi iniziali del processo è dunque costituito dalla formazione permanente[194], che è impegno di conversione del cuore e di trasformazione spirituale che tende alla piena maturità in Gesù Cristo[195].

64. Le fasi formative

La formazione iniziale consiste nelle seguenti fasi: prenoviziato, noviziato e periodo della professione temporanea.

Ogni fase fa parte di una serie di livelli successivi di sviluppo e di crescita più profonda; è la continuazione della precedente ma è anche caratterizzata dalla propria fisionomia particolare, che deriva dal proprio obiettivo.

Il ministero vocazionale, pur non essendo formalmente una fase della formazione, viene però inserito perché prepara il terreno alla formazione successiva. Grazie ad esso la persona scopre la chiamata di Dio e risponde entrando nell’Ordine.

1.

Il ministero vocazionale

Aiutare a trovare la propria strada

A. Obiettivo e descrizione

65. Natura e scopo del ministero vocazionale

La vocazione alla vita religiosa carmelitana, come ogni altra vocazione, è dono di Dio, ma concretamente essa si riconosce grazie a diverse mediazioni umane. Le vocazioni, infatti, di solito nascono dal contatto con qualche religioso, con la nostra vita, o con una delle nostre attività, o talvolta anche semplicemente dalla lettura dei nostri classici spirituali.

L’amore per il dono che lo Spirito ha fatto alla Chiesa per mezzo del Carmelo ci spinge a condividerlo con altri. Quindi dobbiamo essere attenti a captare i segni del carisma carmelitano presenti in altre persone e avere il coraggio di fare loro la proposta specifica.

Principale obiettivo del ministero vocazionale è aiutare le persone a scoprire il dono di cui sono portatrici e a rispondere ad esso scegliendo il particolare stile di vita che gli corrisponde. Sua funzione è quindi di accompagnare nel cammino di maturazione spirituale e aiutare nel discernimento.

B. Responsabili

66. Le comunità e la provincia

Come Carmelitani siamo mediatori della chiamata del Signore vivendo e testimoniando i valori del nostro carisma, condividendo le gioie e le difficoltà del nostro stile di vita. Non solo l’animatore vocazionale e la comunità di accoglienza, ma ogni comunità e ogni singolo religioso cercheranno di suscitare vocazioni con l’entusiasmo della propria vita e la presentazione dei valori della tradizione e del carisma.

Il responsabile per l’animazione vocazionale provinciale abbia un collaboratore in ogni comunità.

Il Priore provinciale deve assicurare che le vocazioni siano una priorità nel progetto della provincia. Egli curerà che venga elaborato, attuato e verificato un progetto vocazionale specifico per la provincia.

67. L’animatore vocazionale

Ogni provincia deve avere un responsabile della promozione vocazionale. Suo compito è di:

a) animare le comunità perché, sviluppando il carattere vocazionale nella vita e in tutte le forme di servizio, siano promotrici di vocazioni;

b) promuovere e coordinare con i collaboratori locali le iniziative vocazionali, coinvolgendo in esse soprattutto i carmelitani in formazione iniziale;

c) discernere i segni vocazionali nelle persone e fare loro la proposta di entrare nell’Ordine;

d) accompagnare le persone nel loro cammino di crescita vocazionale[196];

e) mantenere il collegamento con gli organismi diocesani e nazionali di animazione vocazionale[197].

C. Struttura e contenuti

68. Il cammino vocazionale

La proposta di vocazione carmelitana va fatta a persone in ricerca che provano a dare un senso alla propria vita. A loro va proposta la persona di Gesù, la sua parola e il suo stile di vita. L’inserimento nella vita ecclesiale, attraverso parrocchie, gruppi, movimenti e iniziative d’impegno aiuta il confronto e la possibilità di verifica del proprio cammino e della propria maturazione umana e cristiana. La vita sacramentale, la preghiera, la direzione spirituale sono necessarie per un discernimento autentico della propria vocazione. La presentazione e la conoscenza iniziale del Carmelo e dei suoi valori sono motivo di attrazione che spingono a rispondere positivamente e concretamente alla chiamata del Signore.

69. Metodologia, mezzi e strumenti

  1. Le comunità devono sviluppare il proprio carattere carmelitano perché sia riconoscibile e attraente, così da poter dire «Vieni e vedi!», perché chi si sta interrogando o è in ricerca possa fare esperienza concreta di vita carmelitana per un periodo di tempo più o meno lungo. La comunità diventa perciò l’ambiente in cui la persona può avviarsi alla decisione,  riconoscendo la presenza in sé di attitudini e valori tipici del nostro carisma.
  2. Ogni provincia può formare una comunità specificamente dedita a questo ministero di accoglienza vocazionale. Essa organizza, sotto la direzione dell’animatore vocazionale provinciale, iniziative, incontri e momenti di esperienza atti a favorire la proposta, l’accompagnamento e il discernimento vocazionali[198].

In alcune province questo compito viene, almeno in parte, svolto dai seminari minori o altre forme di associazione che possono portare ad entrare nell’Ordine.

  1. La dimensione vocazionale, come la capacità di generare, è intrinseca alla nostra stessa vita, perciò essa va fatta emergere in tutto ciò che facciamo. Le parrocchie promuovano la propria fisionomia carmelitana, i santuari siano fonte di vita spirituale animata dai valori del Carmelo, scuole e collegi non dimentichino che fa parte della loro missione educatrice la preoccupazione di aiutare gli alunni nell’orientamento vocazionale. Anche nelle attività svolte in modo individuale ci si deve preoccupare di trasmettere il proprio essere carmelitano.

Per favorire la diffusione della proposta, alcuni mezzi sono da privilegiare: la cura della vita spirituale e in particolare la direzione spirituale, alla quale ogni singolo religioso dia spazio adeguato; la diffusione della stampa e della letteratura carmelitane, mezzi aiudiovisivi, multimediali, internet…

  1. L’animatore segue ogni persona in ricerca con colloqui e incontri regolari; promuove momenti di riflessione e discernimento assieme ad altri candidati.
  2. La proposta deve far conoscere le varie possibilità di vita e d’impegno offerte da tutta la Famiglia carmelitana.

D. Criteri per il discernimento

70. Il discernimento vocazionale

Per essere ammesso al prenoviziato il candidato deve mostrare di possedere una certa maturità umana, un rapporto vitale con Gesù Signore della sua vita, una decisa sensibilità ecclesiale e sociale, i segni di vocazione carmelitana. La valutazione di tali segni va compiuta dall’animatore vocazionale o almeno, in dialogo con lui, da chi ha accompagnato la persona nel cammino.

È importante che il candidato venga conosciuto da chi ne valuta l’ammissione, attraverso contatti con la famiglia, l’ambiente, la parrocchia di provenienza, associazioni o movimenti responsabili della sua formazione. Nel caso che egli abbia già fatto esperienza in seminari diocesani o altri Istituti religiosi, occorre domandare informazioni e raccomandazioni dai precedenti responsabili[199].

2.

Il prenoviziato

Attrezzarsi per il viaggio

A. Obiettivo e descrizione

71. Natura e scopo del prenoviziato

Il prenoviziato è il periodo di tempo finalizzato a preparare la persona a entrare in noviziato, con il quale inizierà il cammino di vita religiosa carmelitana[200].

Il prenovizio deve approfondire e appropriarsi in modo più personale della fede per poter ascoltare la voce di Gesù che lo chiama a seguirlo.

Egli approfondisce anche la conoscenza di sé, della propria storia personale e sociale, del proprio ambiente, della propria comunità cristiana. Un primo approccio alla vita comunitaria permette di sperimentare la propria capacità di vivere insieme ad altri.

La consapevolezza iniziale della propria vocazione carmelitana si confronterà con una conoscenza ed esperienza almeno iniziale dei valori del carisma e della spiritualità carmelitana. Questo confronto unito al discernimento generale sulla propria vocazione porterà il prenovizio a un primo abbozzo di risposta e a chiedere di entrare in noviziato.

B. Responsabili

72. Il prenovizio

La persona che chiede di iniziare il cammino formativo carmelitano si sente chiamata da Dio e desidera rispondere positivamente. Deve essere disponibile a fare i passi e le scelte che il processo vocazionale e formativo gli proporranno. Per questo deve affidarsi con fiducia alla guida dei responsabili, alla comunità che la accoglie, o con cui entra in contatto, e ai compagni di viaggio che il Signore vorrà metterle a fianco. Soprattutto imparerà a diventare discepola del Signore che la invita a seguirlo in modo concreto e verificabile.

Il prenovizio deve saper accogliere la sfida che il cammino formativo gli propone con forza e scegliere di seguire liberamente e responsabilmente la propria vocazione carmelitana, per la quale si riconosce sufficientemente maturo.

73. Il formatore

Il formatore è il referente più diretto del prenovizio: infatti lo aiuta a discernere e a riconoscere i segni della chiamata alla vita carmelitana, che porta in sé, per poter seguire Cristo in modo personale. È il formatore che fa da collegamento tra la comunità e il prenovizio. Il formatore rende la comunità visibile e comprensibile agli occhi del nuovo entrato.

Il formatore accompagna il prenovizio nella crescita umana e cristiana, aiutandolo a scoprire in sé valori e potenzialità che lo rendono adatto e maturo per vivere la vita carmelitana ed eventualmente, qualora dovesse riscontrare la mancanza di tali valori e potenzialità, deve saper indirizzare il fratello verso la propria strada.

74. La comunità

In questa fase la comunità ha la funzione di aiutare il prenovizio a sperimentare inizialmente i valori che caratterizzano la nostra fraternità carmelitana. Deve perciò essere flessibile e non rigida, accogliente e non invadente o oppressiva. Deve ancora esserci una distinzione tra la vita della comunità e quella dei prenovizi. Fondamentale è l’esempio di vita che i religiosi danno quotidianamente ai prenovizi.

75. La commissione per la formazione

Per garantire l’unità del cammino formativo è utile il confronto tra i vari formatori.

Il dialogo con l’animatore vocazionale aiuta il formatore nell’accompagnamento dei prenovizi e a completare il discernimento della loro vocazione; d’altra parte lo scambio e il contatto con il maestro dei novizi permette di orientare meglio il cammino dei prenovizi. È bene che questi conoscano il maestro dei novizi e possibilmente la casa di noviziato.

76. Il Priore provinciale

È compito del superiore maggiore ammettere, direttamente o tramite un suo delegato, un candidato al prenoviziato, sentito il parere dell’animatore vocazionale; è inoltre suo compito garantire l’ambiente e le possibilità formative necessarie per uno svolgimento serio del prenoviziato[201].

77. Altri operatori

Durante il prenoviziato è essenziale la presenza del direttore spirituale, scelto d’accordo con il formatore, il quale contribuisce al discernimento e accompagna il prenovizio nel cammino spirituale.

Per facilitare la conoscenza di sé e l’individuazione di potenzialità, talenti, inconsistenze e limiti, è consigliabile l’apporto di un consulente psicologico.

Così pure è utile l’integrazione nel programma di prenoviziato del contributo di esperti e collaboratori religiosi e laici.

C. Struttura e contenuti

78. Il cammino del prenoviziato

Nel caso di giovani che si accostano alla vita carmelitana, il prenoviziato è soprattutto un momento per la crescita umana e cristiana. Essi devono infatti prendere pienamente coscienza della propria identità, dei doni e dei limiti; devono imparare ad aprire gli occhi sull’ambiente umano in cui vivono con la sua realtà sociale e culturale per entrare in relazione con esso; devono crescere nelle relazioni interpersonali.

Nel caso invece di adulti, occorre ricordare che sono persone che hanno già fatto un’esperienza significativa della vita, dunque è da valorizzare il loro bagaglio di esperienze umane, cristiane e professionali. Nel loro caso più che sviluppare la maturazione umana, intesa in senso riduttivo, occorre aiutarli a riorganizzare i valori che hanno, in vista del nuovo stile di vita che stanno scegliendo. Soprattutto coloro che erano abituati a vivere da soli vanno accompagnati nell’inserimento in una comunità. Bisognerà lavorare sul temperamento acquisito, valorizzandone i pregi e indicando i limiti. Vanno tenuti presenti talenti professionali, capacità d’iniziativa e di collaborazione e di inserimento in un progetto.

Tutti devono approfondire il proprio cammino di fede, crescendo in una relazione con Dio sempre più autentica e personale e sviluppando la coscienza ecclesiale. Acquisteranno le opportune conoscenze di base e faranno le esperienze necessarie a sostenere la scelta che stanno maturando.

Ogni provincia organizzerà il prenoviziato nel modo che riterrà più opportuno e rispondente alle proprie esigenze[202]. La durata del prenoviziato dipende dal cammino di crescita e di maturazione di ciascuno.

79. Metodologia, mezzi e strumenti

  1. Il prenovizio non è ancora religioso. Viene dunque inserito nell’esperienza carmelitana e nella vita comunitaria in modo graduale. Inoltre le relazioni di tipo economico e pratico vanno regolate secondo le circostanze e le opportunità con un accordo previo[203].
  2. Nei colloqui regolari con il prenovizio il formatore, partendo dalla riflessione sulle sue esperienze concrete, lo aiuta a conoscere se stesso e le proprie scelte fondamentali, a valutare le sue forze di fronte alla chiamata di Dio e a riflettere sulla possibilità di vivere tale chiamata in modo libero, oggettivo e personale.
  3. Si darà particolare cura alla partecipazione del prenovizio a una sana vita liturgico-sacramentale e alla sua attenzione per la preghiera personale.
  4. L’inserimento nella vita comunitaria, con i momenti e gli impegni che la caratterizzano, viene sperimentato in modo graduale, per dare al prenovizio la possibilità di conoscere dal di dentro, nella sua concretezza e nelle sue esigenze, la vita a cui si sente chiamato.
  5. Il dialogo e il confronto con altri prenovizi favorisce lo scambio delle esperienze, contribuisce alla creazione di legami che si svilupperanno in futuro, aiuta a chiarificare le scelte di ciascuno e permette un primo esercizio della fraternità.
  6. Il prenoviziato dovrà prevedere opportuni momenti di esperienza di servizio sia all’interno della comunità che all’esterno; sarà preferibile scegliere soprattutto servizi di carattere ecclesiale o sociale.
  7. Occorre assicurare il conseguimento di una cultura di base equivalente a quella di chi ha ultimato il corso di studi normali del proprio paese[204]. Se la persona non ha ancora completato questa formazione prima del prenoviziato, occorre assicurarsi che essa sia conclusa entro questa fase e prima dell’ammissione al noviziato.
  8. I contenuti prescritti dal Programma di studi carmelitani verranno opportunamente presentati nei tempi e nei momenti opportuni. Questi corsi possono anche essere gestiti in collaborazione con altri Istituti[205].
  9. Si cercherà sin dall’inizio di far crescere nel candidato il senso di un sano equilibrio tra le diverse dimensioni della vita: preghiera, vita fraterna, lavoro, studio, servizio, tempo libero, cura della salute…

D. Criteri per il discernimento

80. Il discernimento

Il  prenoviziato è di per sé un periodo di discernimento: il prenovizio confronta la propria vocazione con l’esperienza propostagli dal formatore e dalla comunità carmelitana. Ritiri ed esercizi spirituali sono utili a creare il giusto clima di valutazione della chiamata.

Durante il prenoviziato, ma con più attenzione e chiarezza al momento di valutare l’ammissione al noviziato, il formatore, sentendo la comunità, coinvolgerà il prenovizio nella verifica, per la quale utilizzerà, oltre a quelli indicati dal diritto comune[206], dalle Costituzioni[207] e dall’Appendice, i seguenti criteri.

Innanzitutto ci si chiede se il candidato abbia o meno i segni della vocazione alla vita carmelitana e se mostra le qualità umane e cristiane necessarie per poterla vivere[208]. È bene essere chiari sin dall’inizio: se si notano segni di vocazione inautentica o sbagliata, occorre indirizzare il candidato verso la propria strada; se invece si tratta di una risposta prematura alla chiamata di Dio, occorre dare il tempo necessario alla crescita.

Il prenovizio è libero di lasciare il prenoviziato in qualsiasi momento, come pure il superiore maggiore, consultato il formatore, può mandarlo via.

3.

Il noviziato

Mettersi in cammino

A. Obiettivo e descrizione

81. Natura e scopo del noviziato

Scopo del noviziato è la graduale iniziazione del candidato alla vita nello Spirito secondo il carisma del Carmelo, in vista di un primo impegno con la professione temporanea. Con il noviziato inizia la vita religiosa nell’Ordine carmelitano[209].

L’iniziazione del novizio comporta la crescita nella maturità cristiana. È una crescita in profondità, nel senso che l’esperienza del novizio è fermamente centrata nel mistero di Dio. È una crescita in ampiezza perché il novizio non deve limitarsi alla devozione o al culto formale, ma è incoraggiato a sviluppare un atteggiamento contemplativo e sollecitato a rafforzarsi nella sua vocazione e nello zelo apostolico, nella fede, nella speranza e nella carità.

In questo processo sono importanti il confronto, la verifica e la purificazione delle motivazioni e delle prospettive personali di vita, perché il novizio impari a fondare la sua esistenza in Dio.

Il novizio perciò ha bisogno di tempo e spazio per crescere nella chiarificazione della sua vocazione e idoneità a vivere la vita religiosa carmelitana. Questo implica un processo di identificazione con la nostra vita e si realizza in una comunità concreta di fratelli impegnati nella preghiera e nel servizio, piuttosto che attraverso l’indottrinamento e la trasmissione di nozioni. Il confronto con la nuova forma di vita nella realtà quotidiana deve portare a una prima decisione per l’Ordine.

B. Responsabili

82. Il novizio

Il novizio è il primo responsabile della propria formazione: nel rispondere al Padre che lo ha chiamato a seguire Cristo nella vita carmelitana accoglie la sua Parola, sceglie di modellare la vita sulla sua e di vivere nel suo ossequio. La qualità fondamentale del novizio è perciò la docilità alle mozioni dello Spirito. In dialogo con il formatore e la comunità, il novizio si lascerà condurre e accompagnare nell’esperienza quotidiana della vita carmelitana. Svilupperà la sua capacità di discepolato imparando ogni giorno, come Maria, a coniugare Parola e vita. Il novizio approfondirà gradualmente in sé la dimensione contemplativa, crescendo nella relazione personale con Dio attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola. Si incamminerà con decisione per i sentieri del processo di trasformazione interiore che lo condurrà a camminare ogni giorno alla presenza di Dio, a riconoscerlo nei fratelli, a vedere persone e cose con i suoi occhi e ad annunciarlo in mezzo al popolo.

83. Il maestro dei novizi

Il formatore, nominato dal Priore provinciale e dal suo Consiglio, è il principale responsabile dell’accompagnamento dei novizi[210]. La sua personalità, la sua formazione e le sue qualità sono proposte importanti per il cammino dei novizi. Per l’importanza del suo servizio il formatore deve dedicarsi principalmente al noviziato. Egli per i novizi non è soltanto mediatore di conoscenze, ma prima di tutto un accompagnatore che aiuta anche con la propria vita a chiarire la vocazione e a prendere una decisione. Egli accompagna il novizio nel cammino di trasformazione interiore, aiutandolo a discernere i segni dell’azione dello Spirito nella sua vita, ad acquistare e sviluppare un atteggiamento contemplativo.

Il formatore è il primo referente per i novizi, sia per quanto riguarda il loro cammino personale, che per la vita quotidiana della comunità di noviziato e per la riflessione sulle esperienze fatte dai novizi.

Il formatore informi ogni tre mesi la comunità di come procede il noviziato e del progresso di ognuno e ne ascolti impressioni e suggerimenti.

84. La comunità

Anche se il noviziato è un tempo particolare della vita religiosa, dev’essere vissuto nel contesto quotidiano di una comunità. Soltanto così i novizi possono avere una visione realistica di come vivono insieme i fratelli in una comunità carmelitana. Essi hanno anche la possibilità di sperimentare e riflettere sul proprio comportamento in una comunità. In particolare questa esperienza è assai importante per i novizi che fino a questo momento sono vissuti da soli, per proprio conto.

I confratelli della comunità di noviziato hanno una grande corresponsabilità per l’esempio e la testimonianza, per l’atmosfera e la riuscita del noviziato[211]. Questa corresponsabilità, che si esercita particolarmente al momento delle informazioni periodiche sull’andamento del noviziato e della valutazione dei novizi, va tenuta presente al momento di scegliere i membri della comunità.

85. La commissione per la formazione

Per la continuità del processo formativo è importante lo scambio e la comunicazione all’interno della commissione provinciale per la formazione. Per il formatore, che rimane sempre il responsabile dell’anno di noviziato, queste riflessioni e questo scambio con i responsabili delle varie fasi possono essere un aiuto per la soluzione di situazioni difficili e problematiche.

86. Il Priore provinciale e il suo consiglio

Il governo provinciale è corresponsabile dell’accompagnamento dei novizi e ciò non si limita all’aspetto giuridico[212], ma tocca anche il processo formativo e lo sviluppo personale dei novizi. Perciò sono necessarie visite e colloqui con i novizi, il formatore e i frati della casa di noviziato, fatto salvo il principio di sussidiarietà.

Il Priore provinciale e il suo consiglio hanno anche la responsabilità di creare le condizioni per il buon andamento della comunità di noviziato, che va sostenuta anche materialmente. La Provincia deve infatti preparare e fornire il personale adatto, i mezzi adeguati e vigilare sulla loro funzionalità.

87. Altri operatori

Il novizio sceglie un direttore spirituale idoneo, d’accordo con il formatore.

Il formatore può arricchire il proprio impegno formativo chiedendo la collaborazione di religiosi e laici esperti, tenendo conto delle eventuali iniziative prese in collaborazione con altri istituti[213].

C. Struttura e contenuti

88. Il cammino del noviziato

Nel noviziato il novizio comincia a conoscere la vita carmelitana, i suoi valori e la sua realizzazione concreta. Da parte sua la comunità conosce il novizio con la sua personalità, le sue potenzialità e capacità.

Durante il noviziato si offre un ampio spazio per la presentazione del carisma, dei modelli, della tradizione, della storia e della vita attuale dell’Ordine. I novizi imparano a stimare e a fare propri i valori del Carmelo, identificandosi gradualmente con essi. Hanno la possibilità di percorrere i primi passi alla sequela di Cristo secondo i consigli evangelici, per verificare le proprie reali capacità di viverli.

Sarà importante aiutare i novizi a concretizzare questi valori in atteggiamenti e in uno stile di vita che permettano a Dio di realizzare gradualmente la loro trasformazione. I novizi devono rendersi conto infatti che il loro traguardo oltre alla professione che faranno alla fine dell’anno di noviziato, è soprattutto un impegno costante di conversione che durerà tutta la vita e che li aprirà alla possibilità dell’unione trasformante con Dio per essere nel mondo testimoni coerenti della sua presenza.

Per la validità del noviziato sono richiesti dodici mesi[214]. Esso può essere prolungato ma non deve durare più di due anni[215].

89. Metodologia, mezzi e strumenti

  1. Il noviziato non è la continuazione o un nuovo tipo di scuola, ma un processo in cui teoria e prassi interagiscono e si illuminano reciprocamente.

L’organizzazione del noviziato dipende molto da ciò che i novizi sono e portano con sé[216]. Conoscenze teoriche, pratica della vita carmelitana, attività e possibilità per l’esperienza pratica devono perciò essere viste come un’unità. Per favorire un comportamento responsabile conviene coinvolgere i novizi nella realizzazione del programma di noviziato e negli impegni concreti della vita comunitaria. Vanno tenuti presenti le possibilità e gli interessi personali dei novizi.

  1. Il noviziato è un dialogo graduale tra la visione che l’Ordine ha di sé e la possibilità del novizio di prendere liberamente una decisione basata sulla sua esperienza di Dio, di se stesso e della comunità.

Queste due realtà vanno periodicamente confrontate:

- nei momenti di vita comunitaria, a cui il novizio partecipa e nei quali inizia a sperimentare concretamente la vita carmelitana: la liturgia eucaristica e delle ore, la lectio divina, le riunioni comunitarie, il lavoro comune, le ricreazioni…;

- nella preghiera personale e nella lettura spirituale, a cui deve dedicare ampio spazio;

- in giorni di ritiro o di esercizi spirituali;

- nei colloqui regolari con il maestro, nei quali si parla della vocazione, delle motivazioni, dello stato attuale, delle aspettative e delle prospettive del novizio e anche dei suoi punti di forza e delle sue debolezze. Per creare un’autentica relazione tra i valori del nostro carisma e la vita quotidiana, è necessario riflettere e dialogare con i novizi sull’esperienza della vita concreta e del loro comportamento in situazioni concrete. Il novizio ha bisogno di aiuto e accompagnamento anche nella gestione della sua nuova situazione di vita di carmelitano che vive in comunità. È inoltre importante incoraggiare nelle situazioni difficili e favorire l’apertura nei momenti di crisi. In momenti particolari può essere importante per il novizio avere colloqui con esperti e con il direttore spirituale.

  1. I temi proposti e descritti in modo dettagliato dal Programma di studi carmelitani per il noviziato vanno adattati dai programmi provinciali di formazione secondo la situazione culturale specifica e  vanno presentati in tempi e modi adatti alle condizioni personali dei novizi.
  2. La situazione propria di una Provincia e la comunanza di lingua e cultura con altre Province consigliano talvolta lo svolgimento di un noviziato comune. L’organizzazione, le questioni personali, giuridiche e le forme di comunicazione vanno chiarite previamente tra i responsabili delle Province.
  3. Per arricchire le esperienze dei novizi si consigliano lo scambio e la collaborazione con noviziati di altri Istituti. Questi incontri con religiosi e religiose allargano l’orizzonte, creano contatti e, nel confronto, aiutano a fortificare la propria identità carmelitana[217].
  4. Il maestro dei novizi parteciperà agli incontri di formazione permanente e di scambio organizzati a livello diocesano, nazionale e internazionale per i formatori[218].

D. Criteri per il discernimento

90. Il discernimento

Il formatore farà periodicamente insieme al novizio una valutazione, eventualmente scritta, del suo cammino. Così si possono porre in evidenza eventuali punti positivi e critici, come pure la possibilità di crescita per il futuro.

Per la verifica in vista dell’ammissione alla professione temporanea, tenendo conto dei suggerimenti offerti dall’Appendice, la domanda fondamentale da fare è se il novizio ha conosciuto il carisma carmelitano, lo riconosce presente in sé, lo ha sperimentato e ha iniziato a identificarsi con la Provincia e con l’Ordine.

Inoltre ci si chiede se sia abbastanza maturo, umanamente e spiritualmente, per vivere con sufficiente fedeltà la vita consacrata carmelitana e dia sufficienti speranze di poter crescere nel cammino contemplativo in una comunità di fratelli a servizio della Chiesa.

91. Procedure

Il programma provinciale di formazione determinerà quanto tempo prima del termine del noviziato il novizio debba presentare al superiore maggiore la domanda scritta di essere ammesso alla professione temporanea. Il superiore maggiore, valutata la relazione del maestro dei novizi e udito il capitolo locale, deciderà in merito con il voto deliberativo del suo consiglio. Per quanto riguarda le procedure e i requisiti per l’ammissione alla professione temporanea si rimanda al diritto comune e alle Costituzioni[219].

 

 

4.

Il periodo della professione temporanea

In cammino…

A. Obiettivo e descrizione

92. Natura e scopo del periodo della professione temporanea

Con la professione temporanea si è già partecipi «della consacrazione propria dello stato religioso»[220] e inseriti nell’Ordine Carmelitano[221], partecipi della sua vita e della sua missione nella misura delle proprie capacità. La temporaneità dell’impegno garantisce la gradualità del cammino formativo.

Durante questo periodo i professi continuano a sviluppare la dimensione contemplativa secondo lo stile proprio del Carmelo. Attraverso la liturgia, l’ascolto della Parola e i momenti di preghiera personale i frati approfondiranno il dialogo con Dio; con l’inserimento in una comunità saranno animati a vivere la vita fraterna in modo concreto e responsabile; attraverso le iniziali esperienze di servizio e apostolato impareranno a condividere con i fratelli l’esperienza di Dio.

La formazione svolta internamente alla comunità verrà coordinata con gli studi teologici, umani e tecnici, le esperienze pratiche e di servizio necessari per completare il cammino. In questo periodo normalmente si procede anche alla formazione alle diverse specie di servizio, per la quale rimandiamo al capitolo seguente.

B. Responsabili

93. Il professo semplice

La storia vocazionale procede con la risposta quotidiana del frate. Egli ascolta la voce del Padre che gli parla, lo riconosce presente e operante nella vita propria e dei fratelli, intensifica e approfondisce la sua esperienza di sequela di Cristo e si lascia guidare dallo Spirito Santo nel cammino di trasformazione interiore.

L’apertura ai fratelli nella comunità e fuori di essa, la condivisione delle loro gioie, speranze, sofferenze, attese e necessità, la partecipazione al cammino di santità e purificazione della Chiesa come alla sua missione sono disposizioni necessarie perché il cammino formativo sia autentico e vero.

94. Il formatore

Compito specifico del formatore in questa fase è di aiutare i professi semplici ad approfondire la coscienza della vocazione carmelitana, in modo che la loro sequela del Signore Gesù si esprima concretamente nelle varie dimensioni della vita personale e comunitaria. Il formatore li accompagna e li guida, indica opportune tematiche di approfondimento e percorsi di esperienza nelle diverse aree vitali: antropologica, spirituale, carmelitana, pratica, intellettuale e del servizio.

Il formatore è anche responsabile degli studi e aiuta nel cammino di formazione culturale, tecnica e teologica, favorendo scelte adatte alle inclinazioni personali e in sintonia con il cammino della Provincia e dell’Ordine.

95. La comunità

I professi semplici camminano assieme alla comunità religiosa di cui sono membri. Essa li accoglie con le loro potenzialità e incertezze. Gli altri membri della comunità si fanno conoscere gradualmente e aiutano i neoprofessi a introdursi nel ritmo della vita comunitaria e del servizio. Da parte loro i professi semplici sono portatori di idee e forze nuove, che la comunità deve saper ascoltare e valorizzare.

Il formatore informerà regolarmente la comunità sul progresso dei professi semplici e ne ascolterà suggerimenti e impressioni.

La comunità viene chiamata dal Priore provinciale a esprimere il proprio parere al momento dell’ammissione alla professione solenne.

96. La commissione per la formazione

Per la continuità del processo formativo è utile lo scambio con i responsabili delle altre fasi. Ciò aiuta il formatore a conoscere meglio i professi semplici e ad accompagnarli verso la meta della professione solenne anche in momenti difficili o critici.

97. Il Priore provinciale e il suo consiglio

Il Priore provinciale si preoccuperà di conoscere i professi semplici in vista delle verifiche periodiche per il rinnovo dei voti e per quella finale prima dell’ammissione alla professione solenne, che valuterà assieme al suo consiglio[222]. In ciò sarà aiutato dalla regolare informazione che riceverà da parte del formatore.

98. Altri operatori

I professi semplici sono parte viva della comunità ecclesiale e in dialogo con gli altri membri del popolo di Dio scoprono la propria specificità carismatica e missionaria.

Il formatore può essere aiutato da esperti e specialisti, che diano il proprio contributo per la crescita umana e spirituale del professo. Sono da considerare possibili collaborazioni con altri Istituti religiosi[223].

Il direttore spirituale, scelto d’accordo con il formatore, contribuisce ad accompagnare il frate nelle vie di Dio, riconosciute insieme nel discernimento, perché la sua vita interiore ed esteriore sia sempre più unificata[224].

Quando se ne vede la necessità, è bene proporre il sostegno di un consulente psicologico che aiuti la persona a conoscersi, a superare o integrare le proprie inconsistenze, a entrare in relazione con le esigenze del nuovo stato di vita, a crescere in modo maturo nelle relazioni interpersonali.

C. Struttura e contenuti

99. Il cammino dopo la professione temporanea

Il periodo della professione temporanea deve prevedere la possibilità di approfondire la conoscenza e l’esperienza dei valori essenziali della vita carmelitana: i formandi vanno aiutati a fare un cammino di appropriazione della vita religiosa, dunque della consacrazione, dei voti, della vita fraterna e del servizio secondo la prospettiva offerta dal carisma carmelitano e dalla spiritualità vissuta dai carmelitani che li hanno preceduti[225].

Durante questo periodo i professi temporanei continueranno a procedere nelle diverse aree vitali: antropologica, spirituale e carmelitana, pratica, intellettuale e del servizio. Importante è che i professi colgano l’intrinseca unità delle varie aree e crescano integrandole in modo progressivo e graduale[226]. La crescita nel cammino contemplativo favorisce questa integrazione. È fondamentale formare alla fedeltà, alla generosità e al dono di sé, che aiuta ad affrontare e a superare i momenti di crisi.

Per la validità della professione solenne occorrono almeno di tre anni di professione temporanea[227].

100. Metodologia, mezzi e strumenti

  1. I professi semplici vanno coinvolti nella realizzazione del programma di formazione e devono iniziare ad assumere responsabilità nel gruppo e nella comunità.
  2. La vita liturgica, la preghiera personale, come anche gli esercizi spirituali annuali e i giorni di ritiro alimentano la vita dei professi, facendoli crescere nella dimensione contemplativa, che permette di riconoscere le vie di Dio anche nei sentieri tortuosi della storia umana, nella bellezza della vita come nelle sue contraddizioni e inconsistenze.
  3. L’inserimento in una comunità aiuterà a crescere e a rendere più realistiche e concrete le relazioni umane e fraterne, consentirà di giungere, dove fosse necessario, a una maturità di rapporti, di capacità decisionale e di assunzione di responsabilità.
  4. Questo è il momento opportuno per esperienze più specifiche di apostolato, di annuncio e di impegno per la giustizia e la pace[228]. Esse vanno scelte e fatte d’accordo con il formatore in modo che ci siano un confronto e una verifica comuni. Sono da privilegiare i settori di evangelizzazione più prossimi alla spiritualità e al carisma carmelitano. Un ambito che, di solito, può essere più adatto ai professi semplici è quello dell’animazione vocazionale. I professi semplici continueranno a conoscere l’ambiente sociale in cui sono inseriti per saper dialogare con le persone, per conoscere la loro situazione e i loro problemi e camminare insieme a loro.
  5. Nei colloqui periodici con il formatore, oltre che con l’aiuto di esperienze e contributi appropriati, i professi continuano a crescere nella conoscenza di sé. Individuano potenzialità e capacità, affrontando e integrando eventuali inconsistenze; si riappropriano ed eventualmente si riconciliano con la propria storia. Crescono nell’integrazione serena e positiva dell’affettività e sessualità nella vita spirituale; sviluppano la capacità di stabilire relazioni mature e quella di vivere e collaborare con altri. Il cammino spirituale li aiuta a purificare la propria immagine di Dio. Verificheranno inoltre il cammino di appropriazione della vita religiosa secondo il carisma carmelitano, la graduale unificazione delle varie dimensioni della vita e la preparazione per i futuri impegni.
  6. È bene che tutti i religiosi carmelitani conoscano, secondo le proprie capacità almeno a un livello di base, la Sacra Scrittura, i principali temi teologici e quelli della vita spirituale e religiosa[229]. Ogni frate deve poter sviluppare le attitudini ricevute dal Signore. Le capacità tecniche, artistiche o musicali possono essere un dono per l’intera comunità, oltre che un efficace mezzo di evangelizzazione. Ognuno deve ricevere una formazione adatta al servizio o all’attività per la quale si prepara. Per coloro che sono chiamati ai ministeri ordinati si richiede un’adeguata preparazione filosofica e teologica. I contenuti specifici per questa fase sono riportati nel Programma di studi carmelitani.
  7. È opportuno offrire occasione di sviluppare la capacità di gestione pratica della casa, come pure la cura e la manutenzione degli impianti e delle strutture. La conoscenza della gestione economica della comunità e della Provincia favorisce la partecipazione responsabile e attiva alla vita comunitaria.

D. Criteri per il discernimento

101. Verifiche periodiche e finale

Il professo semplice assieme al formatore farà annualmente una verifica del proprio cammino; questa verrà comunicata alla comunità e al Priore provinciale.

Al momento opportuno, prima della scadenza del triennio di voti temporanei, il frate, avendo fatto il discernimento con il proprio formatore, decide se presentare al Priore provinciale la domanda per l’ammissione alla professione solenne[230], oppure se conviene rinnovare la professione temporanea[231]. Il rinnovo è permesso fino a sei anni, ma in casi particolari può essere ancora prolungato, in modo però che il tempo della professione temporanea non superi i nove anni[232].

Il superiore maggiore deciderà con il voto deliberativo del suo consiglio e consultivo del capitolo locale, se ammettere il religioso alla professione solenne[233]. Per i requisiti e le procedure si rimanda al diritto comune e alle Costituzioni[234].

102. Il discernimento in vista della professione solenne

La domanda centrale è se il professo semplice può prudentemente impegnarsi o meno a vivere per sempre nell’Ordine e se questo è sufficientemente pronto ad accettarlo.

La questione è vitale, fondamentale e definitiva. Dunque la relazione con cui il candidato viene presentato deve essere precisa, dettagliata, realistica e onesta. I punti forti e quelli deboli vanno notati con chiarezza e si deve dire in che modo il religioso li ha affrontati e accettati. Verranno tenuti presenti i suggerimenti proposti nell’Appendice.

È utile fare riferimento alle relazioni presentate al termine delle tappe precedenti, indicando progressi, potenzialità, limiti confermati e sopraggiunti, aree di crescita.

103. La preparazione alla professione solenne

Tenuto conto del fatto che la preparazione alla professione solenne comincia già nel noviziato, verso il termine del periodo di professione temporanea occorre intensificare la preparazione al passo definitivo. Il frate deve prendere piena coscienza della serietà di questo atto e della definitività della sua consacrazione al Signore e incardinazione all’Ordine. Evidentemente va ricordata la continuità della vita religiosa, che comporta la necessità di una formazione continua.

Per almeno un mese prima della professione solenne[235] i professi semplici vi si prepareranno con la preghiera e la riflessione sui temi specifici della vita religiosa carmelitana. Questo periodo va organizzato con uno o più responsabili, che seguano i candidati e li accompagnino nella riflessione e nella verifica. Temi e metodi sono indicati nel Programma di studi carmelitani.

Questo mese di preparazione immediata e specifica può essere organizzato a livello nazionale, regionale, o anche di tutto l’Ordine.

5.

La formazione al servizio

In cammino per gli altri

A. Obiettivo e descrizione

104. Chiamati a servire

Il servizio fa parte integrante del nostro carisma[236]. A partire dal modo carmelitano d’intendere e vivere la contemplazione siamo disponibili a ogni servizio, apostolato o professione. Nondimeno siccome «noi carmelitani dobbiamo realizzare la nostra missione in mezzo al popolo prima di tutto con la ricchezza della nostra vita contemplativa»[237] ci orientiamo verso i servizi più tipicamente spirituali. Perciò in qualsiasi cosa facciamo, curiamo particolarmente il cammino spirituale delle persone. Soprattutto il continuo impegno a vivere il carisma contemplativo non è solo la fonte del nostro servizio[238], ma è in se stesso il miglior servizio che possiamo offrire perché costituisce il cuore della missione che abbiamo ricevuto da Dio[239].

Se il carisma carmelitano ci fa partecipi dell’unica famiglia religiosa, i carismi personali la arricchiscono esprimendo la sua molteplice bellezza. Essi costruiscono la comunità e determinano il servizio che ciascuno è chiamato a svolgere, sempre tenendo conto delle necessità della Provincia e dell’Ordine. Fra questi carismi ci sono anche quelli relativi ai ministeri ordinati; chi è chiamato e accettato dalla Chiesa e dall’Ordine riceve il diaconato e/o il presbiterato.

Pur nella loro diversità i carismi sono essenzialmente equivalenti: «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune»[240]. Questa visione supera ogni distinzione ingiustificata fra noi secondo lo spirito del Concilio Vaticano II, che sottolinea: «fra tutti vige una vera uguaglianza quanto alla dignità e all’azione nell’edificare il corpo di Cristo che è comune a tutti i fedeli»[241]. Ciò rispecchia e prende sul serio la nostra comprensione della fraternità: «essere fratres significa per noi crescere nella comunione e nell’unità nel superamento di distinzioni e privilegi»[242]. Ogni fratello ha il proprio posto e ruolo specifico nell’Ordine e nella Chiesa per contribuire alla diffusione del Regno di Dio.

105. Natura e scopo della formazione al servizio

La formazione al servizio più che una fase formativa è una dimensione che investe tutte le fasi. Dunque, formare al servizio vuol dire aiutare a prendere coscienza della chiamata personale e della sua consonanza con la vocazione del Carmelo, per evitare qualsiasi divisione tra il servizio specifico di ognuno e la sua vita spirituale e fraterna. Ciò per rispondere all’odierna tentazione di fare del lavoro individuale un idolo e una compensazione di altri bisogni umani. La formazione al servizio inoltre spinge a rispondere con autenticità e disponibilità al Signore che ci chiama a diventare servi gli uni degli altri e ci invia ad evangelizzare con lo stile di vita e il servizio specifico.

È importante formare ad assumere con responsabilità e competenza sufficienti il servizio a cui si è chiamati, sviluppandone i caratteri spirituali tipici. Vanno tenuti presenti anche quei servizi da svolgere all’interno delle comunità, come per esempio economo, bibliotecario, portiere, sacrestano, cuoco… Ocorre essere attenti a captare anche le attitudini alla guida e alla formazione, per indirizzare le persone e aiutarle a sviluppare tali capacità, sapendole eventualmente mettere a disposizione della comunità.

La formazione al servizio va svolta in modo graduale lungo le tappe formative. Tuttavia tale preparazione si concentra di solito durante il periodo di professione temporanea e immediatamente dopo la professione solenne.

È anche assai importante tener conto dell’età delle persone, dei loro presupposti, delle loro capacità; i candidati più avanti negli anni hanno bisogno di modalità formative differenti dai giovani appena usciti dalla scuola.

B. Responsabili

106. Il candidato

La persona nel processo di chiarificazione della propria vocazione scopre anche di essere chiamata a servire e comincia a rispondere preparandosi adeguatamente con la preghiera, lo studio e l’esperienza, imparando sin dall’inizio a vivere in modo unitario carisma carmelitano e servizio: due dimensioni della sua unica vocazione[243].

107. La comunità

Qualsiasi servizio si esercita in una comunità, a suo nome e a suo favore. Già durante la formazione iniziale si deve creare la capacità di collaborare e la convinzione che il lavoro di evangelizzazione è proprio della comunità e non prima di tutto un fatto individuale. La persona va aiutata a discernere i servizi da offrire in dialogo con la comunità e in sintonia con la sua vita. Anche la verifica dell’impegno svolto va fatta assieme alla comunità. La nostra vita contemplativa e fraterna deve determinare tempi, modi e intensità del nostro servizio e non viceversa[244].

108. Il formatore

Il formatore aiuterà i candidati a scoprire la dimensione del servizio, accompagnandoli nel riconoscimento e la valorizzazione dei propri doni, con esperienze significative e favorendo la preparazione specialistica per i vari tipi di servizio. Inoltre valuterà assieme a loro atteggiamenti, qualità e talenti perché comprendano se sono chiamati a un ministero ordinato.

Il formatore deve preoccuparsi di favorire nei candidati l’integrazione della dimensione del servizio nell’unica vocazione carmelitana. Così pure egli dovrà aiutare a crescere nella capacità di collaborare e a sentirsi parte della comunità anche per quanto riguarda il servizio.

Anche in questo compito il formatore viene aiutato dalla commissione provinciale per la formazione.

109. Il Priore provinciale

Il Priore provinciale segue il processo formativo al servizio, di cui viene regolarmente aggiornato dal formatore. Inoltre è responsabile che i candidati ai ministeri ordinati conseguano la preparazione accademica e pastorale richiesta dal diritto comune[245].

In quanto ordinario il  Priore provinciale è responsabile sia dell’ammissione al cammino formativo in vista dei ministeri, che delle singole ammissioni a ciascun ministero istituito e ordinato, dopo essersi accertato della presenza dei requisiti necessari[246]. È lui che conferisce i ministeri del lettorato e dell’accolitato[247] ed è lui che dà le lettere dimissorie a chi deve essere ordinato diacono o presbitero[248].

110. Altri operatori

Il direttore spirituale, scelto d’accordo con il formatore, aiuterà soprattutto a unificare le diverse dimensioni della vita, trovando il giusto equilibrio tra di esse e a maturare le attitudini spirituali necessarie all’esercizio del servizio.

I professori di teologia e gli altri insegnanti hanno in questa fase un ruolo importante nell’offerta di contenuti per la crescita e la maturazione della persona[249].

Anche la famiglia, le comunità cristiane, parrocchiali e di base, i gruppi e i movimenti in cui operano i religiosi contribuiscono alla loro crescita; li aiutano a confrontarsi con la realtà del tessuto umano in cui vivono e operano, imparando a camminare assieme ai fratelli e alle sorelle come testimoni, servi e guide spirituali[250].

C. Struttura e contenuti

111. Il cammino di formazione al servizio

L’impegno di configurazione a Cristo che il carmelitano già vive per vocazione è di per sé la migliore preparazione al servizio.

Ogni candidato va adeguatamente preparato con le conoscenze di tipo teorico e le competenze di ordine pratico necessarie per il suo servizio specifico in stretta correlazione con la spiritualità e lo stile di vita carmelitani. Per coloro che sono avviati al lettorato, all’accolitato, al diaconato o al presbiterato vanno tenute presenti le indicazioni della Chiesa universale[251] e quelle delle Conferenze episcopali riguardo agli studi e alla preparazione pastorale.

112. Metodologia, mezzi e strumenti

  1. A ogni frate va conferito il ministero o affidato un altro tipo di servizio che meglio corrisponda alla sua vocazione specifica come si rivela nel processo di discernimento descritto. Si deve però evitare di snaturare la dignità della vocazione religiosa che ha valore intrinseco in seno alla Chiesa, al di là del suo legame con qualche ministero o servizio.
  2. Durante le tappe della formazione iniziale, ma più particolarmente nel periodo dopo la professione solenne, si fanno esperienze di collaborazione nel servizio e nell’apostolato. La condivisione di queste esperienze può favorire il senso di comunione e di collaborazione a cui ci si deve formare.
  3. Tutti i Carmelitani, particolarmente quelli chiamati al presbiterato e al diaconato, devono essere formati al senso di comunione ecclesiale, perché possano prestare il proprio servizio in comunione con la Chiesa locale, portandovi la ricchezza del proprio carisma e il richiamo all’universalità della Chiesa[252].
  4. Per coloro che sono avviati ai ministeri ordinati il conferimento del lettorato e dell’accolitato ha funzione pedagogica[253], perché il loro esercizio aiuta a sviluppare il senso di ecclesiologia di comunione e di sacramentalità della Chiesa; inoltre fa sperimentare la complementarietà tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale. Essi non vanno quindi sminuiti o considerati solo passaggi obbligati, ma vanno veramente esercitati. Il lettorato dà occasione di sviluppare la dimensione dell’ascolto e dell’annuncio della Parola, propria del Carmelo; l’accolitato invece rafforza e rende più intima e concreta la centralità dell’eucaristia, spingendo anche a servire i più deboli e gli infermi.

I ministeri istituiti, essendo essenzialmente laicali possono essere conferiti anche ai frati che non sono chiamati al presbiterato o al diaconato permanente[254], dove se ne veda la necessità e ci sia una reale chiamata.

  1. Alcuni frati sono chiamati al diaconato permanente, mentre coloro che sono avviati al presbiterato lo ricevono in vista di questo. Tutti devono fare esperienze concrete di servizio della carità, della parola e della liturgia. È dunque opportuno che il diaconato venga esercitato in tutte le sue dimensioni, senza limitarsi al puro servizio liturgico.
  2. Quelli che sono avviati al presbiterato, oltre alla preparazione accademica e di esperienze pastorali, trovano una preparazione valida negli stessi elementi essenziali della vita carmelitana. L’eucaristia posta al centro della vita comunitaria e personale, culmine e fonte della vita della Chiesa, li aiuta a crescere nella capacità di donarsi a Dio per il servizio della comunità dei fratelli e delle sorelle. L’ascolto quotidiano della Parola li trasforma gradualmente e li abilita all’annuncio con la vita e il servizio che svolgeranno. La preghiera continua fa crescere in loro la sensibilità per l’intercessione e la lode a favore di tutta la comunità. La vicinanza al popolo di Dio e la partecipazione alla sua vita fanno nascere e sviluppare la necessaria carità pastorale. La direzione spirituale e la confessione, oltre a sostenere il cammino spirituale personale, li aiutano a sviluppare qualità di ascolto e accoglienza che li saranno utili, quando saranno chiamati a servire gli altri nel ministero.

D. Criteri per il discernimento

113. Discernimento per l’ammissione ai servizi e ai ministeri

I candidati a qualsiasi ministero o servizio faranno domanda al Priore provinciale, il quale, ascoltati il formatore e la comunità, con il parere del suo consiglio valuterà e deciderà in merito[255], anche tenendo conto dei risultati delle esperienze fatte dai candidati durante la formazione.

Riguardo ai ministeri, il discernimento verterà soprattutto sulle attitudini specifiche del candidato all’esercizio del ministero in questione. Vanno prese in considerazione le eventuali risonanze e opinioni del popolo cristiano sulla persona del candidato e sulle sue capacità di servizio.

Vanno seguite le indicazioni per gli scrutini suggerite dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina per i sacramenti[256], possono essere utili i criteri indicati dall’Appendice per la dimensione del servizio. Naturalmente vanno sempre considerati i requisiti previsti dal diritto comune[257].

6.

la formazione permanente

Sempre in cammino…

A. Obiettivo e descrizione

114. Natura e scopo della formazione permanente

La formazione è impegno che dura tutta la vita. In questo senso la formazione permanente non è una fase particolare, ma la prospettiva entro la quale si organizza l’intero processo formativo in tutti i suoi aspetti. Ne segue che la formazione permanente è il modo di vivere la nostra identità carmelitana come un processo continuo di trasformazione fino a raggiungere la piena maturità in Cristo: «la persona consacrata non potrà mai ritenere di aver completato la gestazione di quell’uomo nuovo che sperimenta dentro di sé, in ogni circostanza della vita, gli stessi sentimenti di Cristo»[258].

Il Padre ci chiama ogni giorno per vie sempre nuove, ma non sempre lineari, a seguire Cristo e ad essere attenti ai suggerimenti dello Spirito[259]. La nostra vita infatti cambia di continuo ed è normale attraversare anche momenti difficili e di crisi. Occorre perciò imparare ad essere creativi nella fedeltà, attenti a ciò che lo Spirito ci dice negli avvenimenti della vita e del mondo in cui viviamo[260].

Il nostro non è un cammino solitario. Siamo parte della fraternità carmelitana, dunque dobbiamo curare l’aggiornamento, l’interesse e la conoscenza di quanto avviene nell’Ordine. Siamo parte della Chiesa e, in essa e con essa, a servizio del mondo. Dobbiamo perciò, assieme a tutto l’Ordine, percepire i mutamenti e rispondere in modo sempre nuovo alle attese della Chiesa e del mondo, rinnovando spiritualità, stile di vita, tipi di servizio e metodi pastorali.

B. Responsabili

115. Il carmelitano

Ogni Carmelitano è responsabile in prima persona della propria formazione per il bene suo, della Chiesa, dell’Ordine e del popolo che serve. Deve imparare a formasi in modo integrale e unitario[261].

L’atteggiamento da coltivare è il senso di umiltà e di povertà, per cui il religioso non considera mai terminata la sua formazione e resta sempre aperto a nuove esperienze, a quanto gli porterà il futuro, disponibile a ogni eventuale cambiamento.

116. Il Priore provinciale e la Provincia

Il Priore provinciale è responsabile del benessere e della salute spirituale dei frati; perciò si preoccuperà di far attivare le iniziative opportune a garantire il cammino di ciascuno. I colloqui con i frati possono essere un’occasione per favorire tale processo. La Provincia deve avere un programma di formazione permanente, in cui si ordinano secondo priorità obiettivi e si analizzano i settori di crescita e di rinnovamento[262]. È bene che uno dei consiglieri provinciali sia responsabile dei programmi di formazione permanente. Il Priore provinciale affiderà a un confratello il compito di accompagnare i primi passi di coloro che escono dalla formazione iniziale.

117. Il Priore locale e la comunità

Il Priore locale favorirà momenti d’incontro, di scambio, di aggiornamento, ritiri e momenti di spiritualità, curerà l’informazione e darà occasione di partecipare a momenti di formazione organizzati ad altri livelli[263].

C. Struttura e contenuti

118. Il cammino di formazione permanente

La formazione permanente è un processo che richiede impegno continuo e quotidiano e non si risolve in attività occasionali. La formazione integrale della persona deve coinvolgere le dimensioni spirituale e del carisma, umana e comunitaria, apostolica, culturale e professionale[264].

Ci sono momenti e situazioni particolari in cui è opportuno e talvolta necessario offrire possibilità di formazione specifica per accompagnare adequatamente il passaggio da una situazione all’altra della vita, oppure l’assunzione di nuove responsabilità[265].

119. Metodologia, mezzi e strumenti

Per favorire la crescita integrale occorre:

- a livello personale:

a) Curare il proprio cammino spirituale attraverso la vita sacramentale, la partecipazione alla preghiera comunitaria, l’assiduità nella preghiera personale, gli esercizi spirituali annuali, la direzione spirituale.

b) Partecipare a corsi periodici di rinnovamento e aggiornamento su temi biblici, teologici, pastorali e spirituali, in particolare di spiritualità carmelitana; dedicare tempo alla lettura e allo studio; seguire le pubblicazioni della Provincia e dell’Ordine; tenersi aggiornati di quanto avviene nel Carmelo, nella Chiesa e nel mondo.

c) Curare il benessere fisico e psicologico, con una dieta appropriata, esercizi fisici regolari ragionevoli; curare rapporti di amicizia, il tempo libero, gli interessi artistici e gli hobbies.

- a livello locale:

a) Costruire comunità evangeliche, vive e dinamiche.

b) Dare la possibilità a ciascuno di partecipare ai momenti formativi organizzati ai vari livelli.

c) Aggiornare le biblioteche conventuali.

- a livello provinciale:

a) Offrire attività formative organiche, anche servendosi di una comunità che se ne occupi in modo specifico.

b)  Organizzare momenti di formazione per gruppi omogenei (priori, parroci, formatori…).

c) Organizzare in ogni Provincia una biblioteca specializzata di argomento carmelitano.

- a livello di Ordine:

a) Organizzare incontri per gruppi omogenei (priori, formatori, parroci, rettori di santuari…).

b) Organizzare corsi internazionali di formazione permanente.

c) Coordinare gli istituti carmelitani di cultura e ricerca.

D. Momenti particolari

120. Il passaggio dalla casa di formazione iniziale a un’altra comunità

Il momento in cui il frate termina la formazione iniziale coincide anche con il passaggio dalla comunità formativa a comunità composte di religiosi talvolta più anziani con mentalità e modi di fare che possono essere differenti; il passaggio dall’idealismo del periodo formativo alla realtà della vita comunitaria e provinciale; dalle vie preparate e accompagnate alla responsabilità dell’autonomia; dalle riflessioni teoriche all’esperienza concreta. Sono solo esempi di come sia necessario in questa fase di passaggio che la persona sia accompagnata da un fratello a cui fare riferimento per domande, difficoltà, problemi. Questo responsabile inoltre può organizzare momenti d’incontro, di scambio e di formazione tra i frati in questa fase.

121. Quando ci si abitua…

Dopo alcuni anni di professione solenne e di servizio occorre fare di nuovo il punto della propria vita, ritrovando motivazioni e slancio per evitare di fissarsi in situazioni di individualismo, di abitudinarietà o di tentazione di fronte alla delusione per la scarsezza di risultati o per l’indifferenza. Occorre sempre ritrovare l’unità della vita attorno al nucleo vocazionale e alla persona di Cristo, lasciandosi ulteriormente trasformare fino alla piena maturità in Lui. Questo è il momento per corsi di aggiornamento, per un anno sabbatico, o altre iniziative di formazione particolare prese anche in collaborazione con altre Province.

122. I momenti di crisi

Se prendiamo sul serio la vita spirituale, nel cammino di un’amicizia sempre crescente con Dio ci imbatteremo sicuramente in momenti di crisi spirituale, che talvolta possono coinvolgerci a livello esistenziale. Lungi dall’essere regolare e lineare, infatti, il processo di trasformazione interiore comporta frequenti rotture o salti e la crescita spirituale non è un semplice rinnovamento della preghiera o di altre attività, ma coinvolge tutta quanta la persona.

In questi periodi, quando sperimentiamo tenebre e aridità, c’è sempre la tentazione di lasciare la preghiera o di ridurla a una mera formalità. Perciò è importante riflettere sulle proprie esperienze di crisi con l’aiuto di un direttore spirituale, o di un compagno spirituale. Ciò può aiutare a scoprire se non si tratti di un segno che la persona ha raggiunto una fase decisiva nel cammino di trasformazione e Dio la sta invitando a perseverare nella preghiera personale e ad andare oltre in un atteggiamento di completa apertura e fiducia nel suo amore trasformante per poterla guidare a una nuova esperienza di Sé[266].

Oltre a queste crisi normali della vita spirituale è anche possibile attraversare momenti di crisi esistenziale. Ogni situazione, anche la più tragica, se vissuta in modo maturo, può essere occasione di formazione e di ulteriore trasformazione.

Per comprendere questo e per aprirsi all’azione di Dio è utile l’aiuto del direttore spirituale. Il contributo di altri esperti, come per esempio psicologi o psicoterapeuti, può aiutare la persona a capire meglio se stessa e a proseguire il cammino. In questi momenti è anche importante essere sostenuti dalla simpatia, dalla fiducia e dall’appoggio dei fratelli. La comunità non deve giudicare o colpevolizzare, ma incoraggiare e spingere a riscoprire e a dare nuova vita alle risorse personali.

123. L’assunzione di nuovi ruoli

L’assunzione di un nuovo ministero o servizio va sostenuta con una preparazione adeguata. Chi è chiamato ad assumere responsabilità e ruoli nuovi deve infatti fare proprie le qualità spirituali e assumere le capacità tecniche e pratiche necessarie al loro svolgimento.

Per la delicatezza del loro impegno, soprattutto per i formatori è necessario prevedere un momento di formazione specifico prima che inizino il loro servizio e occasioni periodiche di aggiornamento[267].

Anche quando un religioso termina un incarico ha bisogno di una certa attenzione da parte dei superiori e dei confratelli, perché la transizione sia sostenuta e diventi occasione di nuovo slancio per altre mete.

124. L’età avanzata

Bisogna saper invecchiare e prepararsi a saper lasciare cose, ruoli e legami. Occorre saper gioire delle nuove generazioni ed essere contenti di lasciare loro spazi e libertà di azione. La capacità di comunicare con delicatezza e rispetto la propria sapienza ed esperienza di vita, come il saper trasmettere la memoria storica sono doni propri di questa fase della vita.

Occorre integrare gli anziani nella comunità, curarli con attenzione e simpatia[268]. Si possono organizzare incontri specifici per i più anziani e momenti di fraternità o spirituali apposta per loro.

Il cammino contemplativo di trasformazione avrà condotto il Carmelitano fino alla configurazione a Cristo nel suo mistero pasquale, rendendolo pronto ad andare con speranza incontro all’abbraccio del Padre, giungendo così alla meta dell’unione trasformante con Dio, verso la quale si era un giorno messo in cammino[269].

 

III PARTE:

PROGRAMMA DI STUDI CARMELITANI

125. Perché un programma di studi

Il presente programma di studi è un quadro organico di riferimento in cui trovano collocazione le materie di studio necessarie per una formazione integrale dei candidati alla vita carmelitana.

Le modalità di comunicazione e l’organizzazione dei singoli punti vanno individuate dai formatori secondo le esigenze e le necessità di ogni Provincia e di ogni ambito culturale.

A. Prenoviziato

126. Fondamenti antropologici della vita spirituale personale e comunitaria

•    Cenni di antropologia cristiana.

•    Elementi di psicologia.

•    Dinamica della crescita umana e spirituale.

•    Dinamica di gruppo.

•    Affettività e sessualità.

•    Conoscenza del proprio ambiente sociale.

•    Visione della realtà a livello mondiale.

•    Sensibilizzazione per l’ecologia, la giustizia e la pace.

127. Educazione generale

•    Preparazione scolastica sufficiente, meglio se umanistica. Un titolo di studio che dia accesso all’università o a istituti di studi superiori, oppure il completamento di un corso tecnico o professionale.

•    Conoscenza della cultura e della storia del proprio paese e del paese in cui ci si forma. Conoscenza della cultura dei propri compagni di formazione.

•    Conoscenza della letteratura cristiana rilevante.

•    Studio delle lingue. Almeno di una delle tre lingue ufficiali dell’Ordine (italiano, spagnolo o inglese); le lingue classiche; le lingue utili per la missione della Provincia.

•    Sviluppo delle attitudini tecniche, pratiche, professionali, artistiche e musicali.

•    Elementi di informatica.

•    Se necessario, elementi di galateo, cura della salute e dell’igiene personale.

128. Fondamenti di vita cristiana

•    Catechesi e approfondimento della formazione cristiana; in particolare sui sacramenti dell’iniziazione e della riconciliazione.

•    Introduzione alla S. Scrittura.

•    Gesù e il suo Vangelo.

•    Sguardo panoramico sulla storia biblica e della Chiesa.

•    Iniziazione alla liturgia.

•    Iniziazione alla preghiera.

129. Il Carmelo

•    Elementi basilari di teologia della vita consacrata (vocazione, discernimento, decisione, voti…).

•    Informazione generale sull’Ordine e la Provincia.

•    Informazione generale sulla storia del Carmelo.

•    Primo incontro con figure e testi significativi.

•    Primo incontro con il carisma e la spiritualità del Carmelo.

•    Elia e Maria nella S. Scrittura.

•    Studio della Ratio institutionis Vitæ Carmelitanæ (Parte I e fase del prenoviziato).

130. Esperienze pratiche

•    Qualche esperienza delle forme di apostolato più significative svolte in Provincia.

•    Qualche esperienza di servizio sociale e successiva riflessione su di essa.

B. Noviziato

131. Fondamenti antropologici della vita spirituale personale e comunitaria

•    Approfondimento e sviluppo di quanto fatto nel prenoviziato, al fine di interiorizzarlo e integrarlo nella vita.

132. Fondamenti di vita cristiana

•    S. Scrittura: introduzione ai Salmi, al profetismo e ai Vangeli.

•    Elementi di cristologia.

•    Elementi di ecclesiologia.

•    Elementi di spiritualità.

•    Elementi di liturgia.

133. Teologia della vita religiosa

•    Consacrazione e sequela: fondamenti biblici, teologia, spiritualità.

•    Voti: fondamenti biblici, teologia, spiritualità, diritto, pratica.

•    Vita comunitaria: fondamenti biblici, teologia, spiritualità, pratica.

•    Storia, forme, e legislazione della vita religiosa.

•    Documenti conciliari e postconciliari sulla vita religiosa[270].

•    Ecclesialità della vita religiosa e sua missione nella Chiesa e nel mondo.

134. Regola, Costituzioni e documenti dell’Ordine

•    Contesto storico, autore, approvazione definitiva della Regola.

•    Valori centrali della Regola.

•    Le varie interpretazioni e letture della Regola.

•    Le Costituzioni.

•    Studio della Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ (Parte I e fase del noviziato).

•    I documenti principali dell’Ordine dopo il Concilio Vaticano II.

135. Il carisma carmelitano

A) Contemplazione

•    Dinamismi della vita interiore.

•    Contemplazione nella tradizione carmelitana.

•    Ascesi e purificazione.

•    Direzione spirituale.

B) Preghiera

  • Teologia della preghiera.

•    Preghiera nella tradizione spirituale del Carmelo.

•    Eucaristia e Liturgia delle Ore.

•    Iniziazione alle varie forme di preghiera care alla nostra tradizione (lectio divina, esperienza della presenza di Dio, preghiera aspirativa, orazione silenziosa, meditazione…).

C) Fraternità

•    Strutture e dinamiche della vita fraterna proposte dalla Regola e dalla tradizione del Carmelo.

•    Formazione al dialogo nello Spirito: progetto comunitario, revisione di vita, correzione fraterna…

D) Servizio in mezzo al popolo

•    Educazione all’ascolto e alla lettura della realtà emergente della Chiesa, del mondo e del territorio: potenzialità e problemi.

•    Unicità del carisma e i diversi servizi.

•    Tipologie di servizio emergenti dalla tradizione carmelitana.

•    Possibilità di qualche esperienza concreta di servizio e successiva riflessione su di essa.

136. Storia del Carmelo

•    Le origini fino alla piena affermazione dell’Ordine (sec. XIII-inizio XIV).

•    Lo sviluppo: vita, legislazione, spiritualità, cultura, missione e servizio.

•    Geografia dell’Ordine antico e moderno.

•    Le riforme:

a. Perché riformare l’Ordine?

b. La Congregazione Mantovana.

c. La riforma dei generali (Soreth, Audet, Rossi, il Concilio di Trento…).

d. La riforma teresiana.

e. La riforma di Touraine e la “più stretta osservanza”.

•    Crisi drammatiche: Riforma protestante, Rivoluzione francese, soppressioni (napoleonica e nazionali), Guerra civile spagnola.

•    La rinascita (sec. XIX-XX).

•    La Famiglia Carmelitana (monache, suore, laici).

•    L’Ordine dal Vaticano II in poi (documenti, fatti e tendenze)

•    Linee storiche della propria Provincia.

137. Elia e Maria

     A) Elia

•    Elia nella Bibbia.

•    Elia nella tradizione ebraica, patristica e monastica.

•    Elia nella tradizione carmelitana:

a. Elia modello di vita.

b. Elia “fondatore”.

c. La critica storica.

d. Elia per i Carmelitani di oggi.

     B) Maria

  • Maria nella Bibbia.
  • Elementi di mariologia.
  • Maria nella tradizione carmelitana:

a. La “Signora del Luogo”.

          b. La Patrona-Madre.

          c. La Vergine purissima-Sorella.

          d. La Vergine dello Scapolare.

          e. Il ruolo di Maria nel cammino contemplativo del Carmelitano.

          f. Maria per i Carmelitani di oggi.

138. Santi e figure emergenti

•     Santi del Carmelo: conoscere la vita e l’opera di quelli inseriti nel calendario proprio del nostro Ordine, e in particolare:

a. S. Alberto di Gerusalemme.

b. S. Teresa di Gesù.

c. S. Giovanni della Croce.

d. S. Maria Maddalena de’ Pazzi.

e. S. Teresa di Gesù Bambino.

f. B. Elisabetta della Trinità.

g. S. Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein.

h. B. Tito Brandsma.

•    Alcune informazioni sui seguenti scrittori carmelitani:

Nicola Gallico.

Siberto di Beka.

Giovanni Baconthorpe.

Filippo Ribot.

Michele Aiguani.

Arnoldo Bostio.

Michele de la Fuente.

Giovanni di S. Sansone.

Michele di S. Agostino.

Giovanni Brenninger.

Bartolomeo Xiberta.

•    Figure emergenti della propria Provincia.

•    Si consiglia la lettura dei seguenti testi:

Nicola Gallico, Ignea sagitta.

De institutione primorum monachorum.

S. Teresa di Gesù, La vita

S. Giovanni della Croce, un’antologia.

S. Maria Maddalena de’ Pazzi, un’antologia.

S. Teresa di Gesù Bambino, Manoscritti autobiografici.

B. Tito Brandsma, Bellezza del Carmelo.

Lorenzo della Risurrezione, Pratica della presenza di Dio.

C. Periodo della professione temporanea e della formazione al servizio

139. Educazione generale

Ripresa e approfondimento di quanto cominciato e fatto nel prenoviziato e noviziato. Si curi particolarmente lo studio delle lingue, lo studio della musica e/o delle arti ed elementi di informatica, economia e archivistica.

140. Formazione filosofica e teologica

Tutti coloro che non frequentano un corso regolare di teologia devono partecipare a un corso fondamentale di formazione teologica secondo le capacità personali.

Per la formazione ai ministeri istituiti e ordinati si seguano le indicazioni della S. Sede e delle Conferenze episcopali.

Deve essere garantita la continuazione della formazione alla vita religiosa.

141. Formazione carmelitana

Va continuato l’approfondimento di tutte le tematiche presentate nel noviziato.

•    Studio della Regola, delle Costituzioni e della Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ (Parte I, fasi della professione temporanea, della formazione al servizio e della formazione permanente).

•    Testi importanti della tradizione carmelitana:

a. Nicolò Gallico, Ignea sagitta.

b. De institutione primorum monachorum.

c. Medieval Carmelite Heritage, ed. A. Staring, Rome 1989.

d. Arnoldo Bostio, De patronatu et patrocinio B. V. Maria..

e. B. Giovanni Soreth, Expositio paraenetica in regulam carmelitanam..

•    Maria ed Elia: riprendere le tematiche presentate in noviziato approfondendole con l’aiuto di testi come:

- per Elia: Emanuele Boaga, Nello spirito e nella virtù di Elia. Antologia di documenti e sussidi, Roma 1990.

- Per Maria: Emanuele Boaga, Con Maria sulle vie di Dio. Antologia della marianità carmelitana, Roma 2000.

- Per ambedue: i testi liturgici.

•    Maestri dello Spirito: approfondire la spiritualità e le opere di:

a. S. Teresa di Gesù.

b. S. Giovanni della Croce.

c. S. M. Maddalena de’ Pazzi.

d. Giovanni di S. Sansone.

e. S. Teresa di Gesù Bambino.

f.  S. Teresa Benedetta della Croce - Edith Stein.

g. Altre figure.

•    Storia dell’Ordine.

•    Liturgia carmelitana.

•    Temi di spiritualità.

•    I vari apostolati e servizi dell’Ordine in relazione con il carisma.

  • Il contributo dell’ Ordine nella missione “ad gentes”.
  • Rapporto e collaborazione con gli altri componenti della Famiglia carmelitana.

142. Esperienze internazionali

•    Studio delle lingue in altri Paesi.

•    Partecipazione a incontri regionali e internazionali.

•    Possibilità di scambi per lo studio.

143. Esperienze pratiche e pastorali

•    Possibilità di eperienze prolungate di vita carmelitana e di servizio fuori della casa di formazione.

•    Possibilità di qualche esperienza di lavoro.

144. Mese di preparazione immediata alla professione solenne

  • Clima di silenzio e di preghiera.
  • Rilettura e valutazione della propria storia vocazionale alla luce della Parola di Dio.

•    Ripresa e integrazione dei temi fondamentali della vita consacrata, dei voti, del carisma e della spiritualità carmelitana (Regola, Costituzioni, Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ, Parte I).

  • Otto giorni di esercizi spirituali.

D. Specializzazione

145. Preparazione specifica

Tutti coloro che hanno capacità e possibilità vanno incoraggiati a proseguire gli studi  e la preparazione professionale o tecnica necessari per la propria formazione e il servizio dell’Ordine e della Chiesa. Oltre alle attitudini e agli interessi personali, vanno tenute presenti le necessità concrete della Provincia.

Per i criteri di scelta delle specializzazioni teologiche, si suggerisce comunque di dare la preferenza alle seguenti aree più prossime al carisma e alla vita dell’Ordine:

•    S. Scrittura.

•    Spiritualità.

•    Mariologia.

•    Liturgia.

•    Vita religiosa.

  • Missiologia.

•    Storia della Chiesa.

•   Patristica.

Ogni servizio e apostolato specifico va adeguatamente preparato. Resta sempre fondamentale la formazione dei futuri formatori.

 

 

APPENDICE

Per aiutare i formatori a fare le valutazioni periodiche e soprattutto quelle in vista dell’ammissione al noviziato e alle professioni temporanea e solenne proponiamo uno schema di riferimento. Esso non vuole essere né esaustivo né completo, andrà adattato alle persone e alle situazioni locali e culturali.

Inoltre occorre sempre tenere presente la regola della gradualità e della progressività del processo formativo e la possibilità, sempre presente nella persona, di poter crescere, maturare e cambiare. In altre parole non ci si aspetta che le qualità indicate di seguito siano del tutto sviluppate nel prenovizio, ma è necessario che appaiano almeno in potenza; il riferimento alle stesse dimensioni e qualità nella valutazione per l’ammissione alla professione temporanea e a quella solenne dovrà essere chiaramente di livello e intensità diversi.

Per ogni tappa bisogna tener conto di quanto si dice nei numeri sui criteri di discernimento, in cui si propongono le questioni specifiche relative ad ogni passaggio.

a. Dimensione antropologica

Il candidato:

1) è disponibile a entrare in un processo umano e spirituale di maturazione e a lasciarsi guidare in esso; è capace e disponibile a confrontarsi con la propria personalità e la propria storia con sano realismo; ha approfondito la conoscenza di sé; mostra un buon equilibro tra capacità affettive e intellettuali.

2) riconosce e accetta la propria sessualità e si impegna a integrarla; è disponibile a stabilire relazioni mature con uomini e donne, di comunicare con apertura e sincerità; è sensibile, capace di meraviglia ed empatia; è capace di accettare l’alterità.

3) ha senso di responsabilità; sa assumere decisioni; porta a termine le cose; dà prova di stabilità e autocontrollo; è capace di affrontare conflitti, critiche, frustrazioni e momenti di crisi; mostra un giusto equilibrio tra attenzione ai bisogni personali e attenzione per gli altri.

4) sa accettare altre culture; è tollerante e cerca di superare i pregiudizi; mostra interesse per la vita, la storia, l’ambiente in cui vive e i suoi problemi; è attento alla realtà sociale, politica, culturale, ai problemi della giustizia e della pace, alla salvaguardia del creato.

5) è capace di integrare armonicamente vita di preghiera, fraternità, servizio, studio e ricreazione, organizzando il proprio tempo in modo significativo e sa restare da solo.

6) durante il periodo formativo trascorso ha mostrato impegno e affidabilità nelle esperienze fatte.

b. Dimensione spirituale e carmelitana

Il candidato:

1) ha una buona vita di preghiera e nutre il rapporto personale con Dio presente nella sua Parola, nell’eucaristia, nella propria interiorità, nel suo popolo e nelle circostanze quotidiane; ha operato una chiara opzione per Gesù Cristo e lo evidenzia nella vita quotidiana; ha un sano senso ecclesiale;

2) accetta in modo personale e attivo la consacrazione religiosa come è espressa nella nostra Regola, nelle Costituzioni e negli altri documenti dell’Ordine; è convinto circa i singoli voti e che la fedeltà ad essi contribuisce al pieno sviluppo della sua persona; riconosce in sé la capacità di vivere il carisma carmelitano.

3) vive la vita comunitaria con fantasia e impegno; mostra interesse per la vita dell’Ordine e della Provincia, che conosce e di cui condivide la vita e la missione.

c. Dimensione intellettuale

Il candidato:

1) mostra attitudine allo studio, che esercita regolarmente con risultati sufficienti; nutre interessi molteplici anche diversi da quelli strettamente accademici;

2) si è impegnato nell’apprendere una o più lingue;

3) è capace d’integrare in maniera personale teoria e pratica in campo teologico, sociale, professionale e altro.

d. Dimensione pratica

Il candidato:

1) ha riconosciuto, accolto e sviluppato i doni ricevuti dal Signore e ha saputo metterli a disposizione della comunità;

2) si è mostrato interessato alla casa e alla sua gestione; ha acquisito qualche capacità tecnica o pratica utile per la vita della comunità.

e. Dimensione del servizio

Il candidato:

1) comprende la missione dell’Ordine e si mostra disponibile a partecipare alle diverse forme di servizio nella provincia e nell’Ordine intero; mostra capacità, qualità e interessi da valorizzare;

2) è sensibile al grido dei poveri e vuole impegnarsi per l’evangelizzazione, la giustizia e la pace; è interessato alla missione ad gentes;

3) ha cercato di realizzare nel periodo in questione alcune forme particolari di servizio, che vanno opportunamente valutate.

Al termine della sua relazione il formatore esprime il proprio giudizio personale e quanto ci si attende dal candidato.  Inoltre, annoterà il punto di vista della comunità locale, esponendo in modo chiaro eventuali valutazioni divergenti.

 

INDICE ANALITICO

Si fa riferimento al numero della RIVC

A

Accolitato: vanno tenute presenti le indicazioni della Chiesa universale 111; funzione pedagogica 112d; può essere conferito anche al frate che non è chiamato al presbiterato o al diaconato permanente 112d.

Affettività: nelle relazioni con gli altri 13; appropriazione dei valori 15; nella relazione con Dio 25; crescere nell’integrazione serena e positiva 100e; programma di studi: prenoviziato 126; appendice; vedi anche sessualità.

Ammissione: competenza del Priore provinciale 62; al prenoviziato 70; al noviziato 80; alla professione temporanea 90, 91; alla professione solenne 95, 97, 101; in vista ai ministeri 109,113; appendice.

Amore di Dio: chiama e trasforma 1; fare esperienza 1, 6, 51; crescere in esso 16; nascosti nell’amore 26; amore trasformante 26.

Animatore vocazionale: membro della commissione per la formazione 59; abbia un collaboratore in ogni comunità 66, 69b; compiti 67, 69b, 69d.

Apostolato: vedi: missione; servizio in mezzo al popolo.

Ascesi: cammino ascetico 26; impegno ascetico 27; fatica di costruire la fraternità 35; Maria modello 49; programma di studi: noviziato 135.

Atteggiamento contemplativo: vedi: contemplazione.

C

Cammino spirituale: descrizione generale 1, 51; accompagnati da Maria 2; insieme ai fratelli 2, 35; come Elia, compagni di viaggio dei nostri contemporanei 2; ad esso ci invita la Regola 2; un cammino di conversione graduale e progressiva 5; aiuto della formazione 12; conversione 13; la contemplazione costitiusce il viaggio interiore 23; aiuti dal servizio gratuito per il cammino 23; cammino interiore 24; cammino evangelico 25; cammino ascetico 26; un cammino nel deserto 27; il confronto con la Parola di Dio e la preghiera 28, 32; condividere con i fratelli il proprio cammino 32; aiuto reciproco 37; permette di scoprire la propria fragilità e fa solidali con chiunque vive in privazione e ingiustizia 43; ruolo di Maria 44, 48, 49; impegno nel cammino quotidiano 51; il formatore deve averne un po’ di esperienza pratica 57; compiti del formatore e di altri operatori 58, 65, 77, 78, 83, 90, 93, 99, 100, 101; dura tutta la vita 63; curiamo il cammino spirituale delle persone 104; direzione spirituale e confessione 112f; responsabilità del Priore provinciale 116; nella formazione permanente 119; crisi nel cammino 122; la meta 124.

Carisma del Ordine: descrizione 20-49; è unico 4; identificazione 4; potenzialmente presente nella persona 18; è vissuto in comunione e complementarietà con altri carismi 19g; criteri per esprimerlo concretamente19f; trova un’eco nel centro del cuore della persona chiamata 20; partecipi dello stesso carisma secondo la chiamata di ciascuno 22; elementi 23; contemplazione come elemento dinamico 23; l’apostolato parte integrante del carisma 38, 45; arricchire la Chiesa con la sua specificità 38; inculturarlo 41; arricchito da ogni cultura 41; la missione ad gentes ne svela in modo nuovo il cuore 42; mediato ai candidati dalla comunità 55; trasmesso dal formatore 58c; espresso nella collaborazione 60; attenti a captare i segni di esso in altre persone nel ministero vocazionale 65; tutti i carmelitani ne sono mediatori e testimoni 66; iniziazione al carisma nel noviziato 81; ampio spazio per la sua presentazione durante il noviziato 88, 89; approfondimento della sua conoscenza ed esperienza nel periodo della professione temporanea 92, 99; settori dell’evangelizzazione più prossimi al carisma sono da privilegiare 100d; verifica dell’appropriazione del carisma nel periodo della professione temporanea 100e;  fonte del nostro servizio 104; primo incontro nel prenoviziato 129; programma del noviziato 135.

Castità: Gesù modello 5, 9; espressione di una dinamica di liberazione 16; libera la nostra capacità di amare 25; vedi anche: consigli evangelici.

Chiamata: a partecipare alla comunione trinitaria 1; la stessa dei fratelli 2; a una esperienza spirituale di attrazione profonda e di amore per Gesù Cristo 5; è rivolta a una persona con la sua storia di santità e peccato 10; dono gatuito di Dio 10, 19a; la crescita psicologica aiuta a rispondere 13; la risposta alla chiamata 19, 51; Dio la rinnova ogni giorno 19h; il carisma e la spiritualità trovano un’eco nel cuore della persona chiamata 20; partecipi dello stesso carisma secondo la chiamata di ciascuno 22; chiamati a camminare insieme da fratelli 35; comune chiamata alla santità 36; Maria aiuta a scoprirne la bellezza 48; la storia di una vocazione 50; crescita della risposta 51; complementarietà delle vocazioni 54; aiuto del formatore 58, 73, 79b; il ministero vocazionale aiuta a scoprirla 64; la mediazione dei carmelitani 66; motivi di attrazione che spingono a rispondere 68; del prenovizio 72, 80; chiamata al servizio e sua consonanza con la vocazione del Carmelo 105, 106; ai ministeri istituiti 112d.

Chiesa: in cammino con e in essa 2; convocati in essa 7; la comunità religiosa ne è segno eloquente 7; la nostra vocazione partecipa del suo mistero 7; realizzare la missione in unione con essa 8; occorre imparare ad assumere funzioni di servizio 15; provenienza da un determinato ambiente ecclesiale 17; la nostra vocazione comporta un legame nuovo e più profondo ad essa 19b; il carisma carmelitano è vissuto in unione e complementarietà con i suoi altri carismi 19f, 54; inserirsi in una lunga storia ecclesiale 21; uniti alla Chiesa attraverso la celebrazione della Liturgia 32; l’eucaristia è culmine e fonte della sua vita 32, 112f; insieme alla Chiesa al servizio del Regno 38; inserimento nella Chiesa locale 38; è missionaria 42; sviluppare una sensibilità ecclesiale 45, 78, 112c,d; Maria è segno di ciò che desideriamo essere nella Chiesa 49; ambiente della vocazione religiosa 52; stretto rapporto tra vita consacrata e la Chiesa 52, 112a; il formatore valuta il candidato a nome suo 58d; condivisione del dono fatto ad essa per mezzo del Carmelo 65; l’inserimento nella vita ecclesiale aiuta nel cammino vocazionale 68; il prenovizio deve mostrare una sensibilità ecclesiale 70; il prenovizio fa esperienze di servizio di carattere ecclesiale 79f; partecipazione al suo cammino di santità e purificazione 93; i professi semplici sono parte viva della comunità ecclesiale 98; chi è chiamato e accettato dalla Chiesa riceve i ministeri ordinati 104; ogni fratello ha il proprio posto e ruolo in lei 104; tenere conto delle sue indicazioni per i ministeri 111; rispondere alle attese della Chiesa in modo sempre nuovo 114; responsabilità di aggiornarsi per il suo bene 115; tenersi aggiornati di quanto avviene in essa 119b; programma di studi: prenoviziato 128, noviziato 132, 133, 135, specializzazione 145; appendice.

Collaborazione: nella fraternità 37; nel corso del discernimento vocazionale 54; nel coordinamento della formazione 59; con la Famiglia carmelitana 60, 141; strutture di collaborazione a tutti i livelli 60-62; dell’animatore vocazionale con i suoi collaboratori 67; capacità del prenovizio 78; con altri Istituti durante il prenoviziato 79h; di religiosi e laici esperti durante il noviziato 87; con noviziati di altri Istituti 89e; formazione alla collaborazione 112b; iniziative di formazione prese con altre province 121; vedi anche: direttore spirituale, Famiglia carmelitana.

Commissione internazionale per la formazione: istituita dal Priore generale con il suo consiglio 60; compiti 60; convocata dal consigliere generale o dal delegato per la formazione 61.

Commissione provinciale per la formazione: membri e compiti 59; nel prenoviziato 75; nel noviziato 85; nel tempo della professione temporanea 96.

Comunità: modellata su quella di Gerusalemme 2; sceglie Gesù come unico Signore 5; segno eloquente della Chiesa 7; occorre imparare ad assumere gradualmente funzioni di servizio ad essa 15; composta da persone differenti 17, 37; identificazione con essa 18b; la risposta alla chiamata è vissuta in essa 19c; segno della Chiesa che prega 32; atteggiamenti fraterni nella Regola 34; dono dello Spirito 35; costruirla con l’impegno costante ad uscire dal proprio io 35; contatto con le altre comunità della Provincia 37; segno della presenza liberante del Signore 40; fondata da Elia sul Carmelo 43; media il carisma 55; ambiente di formazione iniziale 55; favorisce la memoria viva del carisma 55; luogo di formazione permanente 56, 119; sua responsabilità nel ministero vocazionale 66, 69a; sua responsabilità nel prenoviziato 74; l’inserimento in essa durante il prenoviziato 79d,f; sua responsabilità nel noviziato 84, 88, 89; sua responsabilità nel periodo della professione temporanea 95, 100c; formazione alla partecipazione responsabile e attiva alla vita comunitaria 100g; servizi da svolgere al suo interno 105; sua responsabilità nella formazione al servizio 107; il passaggio dalla casa di formazione iniziale a un’altra comunità 120; integrazione degli anziani nella comunità 125; vedi anche: fraternità.

Consigli evangelici: Gesù modello 5, 9; la vita di speciale consacrazione con i consigli evangelici appartiene alla vita e alla santità della Chiesa 7; modo conreto e radicale di vivere la sequela di Cristo 9, 19c; dono della Trinità 9; ci trasformano e ci conformano a Cristo 9, 25; ci fanno lievito per la trasformazione del mondo 9; esprimono la dinamica liberante della persona 16; un mezzo per crescere nell’amore e giungere così alla pienezza della vita in Dio 25; comprensione aggiornata 28; percorrere i primi passi alla sequela di Cristo secondo i consigli evangelici nel noviziato 88; approfondimento della conoscenza e dell’esperienza dei consigli evangelici nel periodo della professione temporanea 99; programma di studi: prenoviziato 129, noviziato 133, periodo della professione temporanea 144; appendice; vedi anche: castità, obbedienza, povertà.

Consigliere generale per la formazione: compiti 60, 61.

Contemplazione: plasma e sostiene la nostra vita di preghiera, fraternità e servizio 4; cuore del carisma carmelitano 23-28; costituisce il viaggio interiore del Carmelitano 23; elemento dinamico del carisma 23; porta al servizio gratuito e disinteressato 23; si sviluppa  in un processo interiore 24; si sviluppa per la via del deserto 27; è importante incarnare uno stile di vita e un atteggiamento comtemplativi 28; la Regola ci impegna a realizzare la nostra vocazione contemplativa assieme ai fratelli 34; aiuta a scoprire la presenza di Dio 34, 43; spinge alla missione 38; testimonianza e invito agli uomini e alle donne del nostro tempo a condividere la nostra esperienza di Dio 39; e impegno per la giustizia e la pace 43; Elia modello dei contemplativi 47; il formatore deve aver un po’ di esperienza pratica del cammino contemplativo 57; il novizio è incoraggiato a sviluppare un atteggiamento contemplativo 81, 82; aiuto del formatore nel noviziato 83; nel discernimento durante il noviziato 90; suo sviluppo nel periodo della professione temporanea 92, 100b; e servizio 104, 107; nell’età avanzata 124; programma di studi: noviziato 135.

Conversione: un cammino graduale e progressivo 5; per raggiungere la maturità vocazionale 12; ci rende liberi di ascoltare e rispondere alla chiamata 13; a vari livelli 13; ai valori del Regno 17; per costruire fraternità 35; occorre creare un clima di conversione 45; la formazione permanente è un impegno di conversione del cuore 63; impegno costante che durerà tutta la vita 88; vedi anche: trasformazione; purificazione.

Crisi: nel cammino interiore 24, 122; momenti di crescita 28, 122; purificano la risposta alla chiamata 51; nel noviziato 89b; formazione che aiuta ad affrontare e a superare i  momenti di crisi 99; cercare aiuto professionale nelle crisi 122; crisi esitenziali 122.

Culture diverse: effetti dell’incontro tra le culture 3; esprimere e incarnare il carisma 4, 41; dimensione socio-culturale della formazione 17; possono arricchire la nostra comprensione del messaggio evangelico e del nostro carisma 41; sensibilità del formatore nel suo compito di accompagnare 58b.

D

Delegato del Priore provinciale per la formazione: membro della commissione per la formazione 59; sua competenza 62.

Deserto: Dio ci conduce in esso 1, 27; il nostro cammino nel deserto 27; il nascondimento di Elia nel deserto 46; vedi anche: crisi.

Diaconato: fra i carismi 104; formazione secondo le indicazioni della Chiesa 111; formazione al senso di comunione ecclesiale 112c; diaconato permanente 112e; vedi anche: ministeri ordinati.

Dio: vedi: amore di Dio, immagine di Dio, Parola di Dio, presenza di Dio, Regno di Dio, unione con Dio.

Direzione spirituale: ricorso permanente 51; nel cammino vocazionale 68, 69c; durante il prenoviziato 77; nel noviziato 89b; nel tempo della professione temporanea 98; nella formazione al servizio 110, 111; nella cura del proprio cammino spirituale per tutta la vita 119.

Discernimento: nel processo formativo 14; nella Regola 34; per riconoscere la presenza dello Spirito 51; vocazionale 54; nella vita comunitaria 56; compito del formatore 58d; nel ministero vocazionale 65; il discernimento vocazionale 70; contributo del direttore spirituale 77; nel prenoviziato 80; nel noviziato 90; in vista della professione solenne 102; rivela la vocazione al tipo di servizio specifico 112a; per l’ammissione ai servizi e ai ministeri 113; appendice; vedi anche: verifica.

E

Educazione generale: programma di studi: nel prenoviziato 127, nel periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 139.

Elia, profeta: condotto nel deserto 1; modello di acompagnamento spirituale 2; modello di vita alla presenza di Dio 3, 31; modello nell’impegno per la giustizia e la pace 43; fonda sul Carmelo una comunità in cui regnano la giustizia e la pace 43; Elia e i Carmelitani 46-47; la “fonte di Elia” 46, 47; “Padre” 47; programma di studi, prenoviziato 129, noviziato 137A, periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

Esercizi spirituali: come occasione di formazione permanente 56; utili per creare il giusto clima di valutazione della chiamata nel prenoviziato 80; nel noviziato 89b; annuali: nel periodo della professione temporanea 100b, per tutta la vita 119; nel mese di preparazione immediata alla professione solenne 144.

Esperienze internazionali: programma di studi: periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 142.

Esperienze pratiche: dei novizi 89a; necessarie per il cammino formativo 92; programma di studi: prenoviziato 130; periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 143.

Età: diversa nella comunità 17, 37; dei canditati nel prenoviziato 78; importante da tenere conto nella formazione al servizio 105; passaggio dalla comunità formativa ad un’altra comunità 120; l’età avanzata 124.

Eucaristia: fonte e culmine della vita della Chiesa 32, 112f; posta al centro della vita comunitaria e personale 32, 112d,f; da essa scaturisce la forza che permette di continuare il cammino 32, 35; in essa il Signore ci unisce nell'offerta di sé al Padre 32, 112f; ci spinge all’accoglienza e al servizio degli altri 32, 35, 112d; fonte e apice del rapporto con Cristo 33; è importante garantirne la celebrazione comunitaria 33; nella Regola 34; crea ed esprime la fraternità 35; la sua celebrazione comunitaria è mezzo di conocsenza reciproca e di formazione 55; nell’esercizio dell’accolitato 112d; nella formazione al presbiterato 112f.

F

Famiglia carmelitana: la risposta alla chiamata viene vissuta in comunione e complementarietà con essa 19f; collaborazione nella formazione 60; corsi di formazione permanente aperti a tutta la Famiglia carmelitana 60; proposta da fare nel ministero vocazionale 69e; programma di studi: noviziato 136, periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

Fasi del processo di formazione: 63-124; introduzione 63-64; il ministero vocazionale 65-70; il prenoviziato 71-80; il noviziato 81-91; il periodo della professione temporanea 92-103; la formazione al servizio 104-113; la formazione permanente 114-124.

Fondamenti antropologici della vita spirituale e comunitaria: programma di studi: prenoviziato 126, noviziato 131.

Fondamenti di vita cristiana: programma di studi: prenoviziato 128, noviziato 132.

Formatore:  figura e ruolo 57; compiti e requisiti 57-58; collaborazione e coordinamento della formazione 59; suo assistente o équipe 59; membro della commissione per la formazione 59; riunione di tutti i formatori dell’Ordine 61; nel prenoviziato: figura e ruolo 73, collaborazione con la commissione di formazione 75,  scelta del direttore spirituale 77, colloqui con i prenovizi 79b, discernimento 80; nel noviziato: dialogo con i novizi 82, figura e ruolo 83, collaborazione con la commissione  di formazione 85, dialogo con il provinciale 86, scelta del direttore spirituale 87, colloqui con i novizi 89b, discernimento e procedure 90-91; nel periodo della professione temporanea: figura e ruolo 94, informa la comunità 95, collaborazione con la commissione di formazione 96, informa il provinciale 97, può essere aiutato da esperti 98, nella scelta del direttore spirituale 98, colloqui con i professi 100e, verifiche periodiche e finale 101, discernimento in vista della professione solenne 102; nella formazione al sevizio: figura e ruolo 108, nella scelta del direttore spirituale 110, discernimento 113.

Formazione alla contemplazione: 28; programma di studi: prenoviziato (dinamica della cresita umana e spirituale) 126, noviziato 135A.

Formazione alla fraternità: 37; programma di studi: prenoviziato 126, noviziato 135C.

Formazione alla preghiera: 33; programma di studi: prenoviziato 128, noviziato 132, 135B.

Formazione al servizio: 45; obiettivo e descrizione 104; natura e scopo 105; il candidato 106; la comunità 107; il formatore 108; il Priore provinciale 109; ammissione al cammino formativo in vista dei ministeri 109; altri operatori 110; la preparazione 111; metodologia, mezzi e strumenti 112; vocazione a un servizio specifico 112a; esperienza pratica 112b; programma di studi: prenoviziato 126, 127, 130, noviziato 135D, 136, periodo della professione temporanea 139-143.

Formazione carmelitana (in genere): principi e criteri 19; vedi anche carisma dell’Ordine.

Formazione culturale, tecnica, pratica e teologica: deve essere adeguata per lo sviluppo integrale della persona 45; nel periodo della professione temporanea 92; responsabilità del formatore nel periodo della professione temporanea 94; responsabilità del formatore nella formazione al sevizio 108; programma di studi: prenoviziato 126, 127, 128, 130, noviziato 131, 132, 133, periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 139, 140, 143.

Formazione permanente: orizzonte in cui si collocano le fasi iniziali del processo formativo 63; del maestro dei novizi 89f; natura e scopo 114; ogni Carmelitano è responsabile in prima persona della propria formazione 115; responsabilità del Priore provinciale 116; responsabilità del Priore locale 117; un processo che richiede un impegno continuo e quotidiano 118; metodologia, mezzi, strumenti 119; il passaggio dalla formazione iniziale ad una comunità 120; aggiornamento e ripresa 121; momenti di crisi 122; l’assunzione di nuovi ruoli 123; l’età avanzata 124.

Fraternità: in cammino insieme ai fratelli 2, 3; Cristo ci guida alla comunione con sé e con i fratelli 5, 6; incontriamo Cristo nei fratelli 6; elemento del carisma 23; banco di prova dell’autenticità della trasformazione 23; ruolo della castità 25; formata dalla presenza liberante di Dio 27; ruolo del silenzio e della solitudine 30; ruolo dell’eucaristia 32, 35; descrizione generale 34-37; nella Regola 34; tensione tra progetto comune e cammino personale 35; richiede una continua conversione 35; profeti di fraternità 36; condivisione 36; formazione alla fraternità 37; fratelli in mezzo al popolo 40; fratelli in missione 41; l’esperienza della fraternità durante il prenoviziato 79e; nel noviziato 89b; approfondimento della conoscenza e dell’esperienza della fraternità nel periodo della professione temporanea 92, 99, 100c; evitare divisione tra servizio e  fraternità 105; determina tempi, modi e intensità del nostro servizio 107; programma di studi: noviziato 135C; vedi anche: comunità.

G

Gesù Cristo, conformazione a: l’uomo nuovo a immagine di Cristo 1; conformati dallo Spirito a Cristo 5; punto centrale della nostra formazione 6; assumere i lineamenti spirituali di Cristo e rivestirne la personalità 6; attraverso i consigli evangelici 9, 26; conformati a Dio 25; migliore preparazione al servizio 111; la meta finale 124.

Gesù Cristo, sequela di: ossequio di Gesù Cristo 4; l’impegno a seguirlo e il rapporto con lui 6; nella Chiesa 7; seguirlo nella fraternità per la missione 8; realizzata e espressa attraverso i consigli evangelici 9; primi passi durante il noviziato 88; il professo semplice approfondisce la sua esperienza di sequela di Cristo 93.

Giustizia e pace: costruttori di un mondo nuovo 17; vivere in mezzo al popolo è profezia di giustizia e pace 40; profeti di giustizia e pace 43; giustizia e pace e nostro carisma contemplativo 43; urgenza e sfida 43; il nostro stile fraterno fondato su rapporti giusti e pacifici secondo il progetto della Regola 43; sensibilità per i poveri, i malati, gli emarginati, gli ultimi, la salvaguardia del creato 45; esperienze più specifiche nel periodo della professione temporanea 100d.

I

Internazionalità: esperienze internazionali 37, 142; strutture di collaborazione 60; incontri per i formatori 89f; corsi di formazione permanente 119; vedi anche: esperienze internazionalicollaborazione.

Immagine di Dio: presente in ognuno 2; ogni fratello è valutato in quanto immagine di Dio 56; il cammino spirituale aiuta a purificare la propria immagine di Dio 100e.

L

Lectio Divina: forma di preghiera 32; è da coltivare 33; ispirazione per una presenza viva e profetica 36; nel noviziato 89b; vedi anche Parola di Dio.

Lettorato: vanno tenute presenti le indicazioni della Chiesa universale 111; funzione pedagogica 112d; può essere conferito anche al frate che non è chiamato al presbiterato o al diaconato permanente 112d.

Libertà: la conversione è un cammino verso la libertà 13; formazione alla libertà 16; l’ascolto della volontà di Dio, via per arrivare alla libertà 25; la storia vocazionale come scambio tra due libertà 50; nella comunità ciascun fratello è incoraggiato a sviluppare la propria personalità nella libertà 56; spazi e libertà di azione per le nuove generazioni 124.

Liturgia: fonte di crescita spirituale 32; preghiera in comune 32; nella Regola 34; sensibiltà liturgica nel rinnovamento mariologico 44; partecipazione del prenovizio 79c; nel noviziato 89b; nel periodo della professione temporanea 92, 100b; nella formazione al servizio 112e; programma di studi: prenoviziato 128, noviziato 132, 135B, periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141, specializzazione 145.

M

Maestro dei novizi: vedi: formatore, nel noviziato.

Maria: sorella, madre e maestra, ci accompagna  e ci guida nel cammino spirituale 2,  48, 49, 53; pellegrina nella fede 2, 49; modello della preghiera 31, 49; modello dell’impegno per la giustizia e la pace 43; riscoperta della tradizione mariana dell’Ordine 44; modello di discepolato 44, 49, 53, 82; i Carmelitani devono promuovere un autentico rinnovamento mariano 44; Madre-Patrona, mistica stella del Monte Carmelo 48; ha vissuto la piena unione con Dio in Cristo 48; aiuta a scoprire la bellezza della chiamata 48; lo scapolare segno e memoriale della sua protezione 48; trasformata dall’azione dello Spirito Santo 49; segno di ciò che desideriamo essere nella Chiesa 49; modello della Chiesa 49; i Carmelitani vivono un rapporto intimo e familiare con Maria 49; suo ruolo nella formazione 53; genera e forma Cristo nei credenti 53; lo scapolare indica che Maria vuole rivestirci di Cristo 53; modello di discepolato per il novizio 82; programma di studi: prenoviziato 129, noviziato 137B; periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

Maturità/maturazione: integrale 12; avviene sotto la guida dello Spirito in un processo di conversione 13; processo mai concluso 14; la maturità in Cristo obiettivo della formazione 19d, 63, 114, 121; crisi di maturazione 24; la comunità ambiente dove matura la persona 56; requisito del formatore 57; il ministero vocazionale accompagna nel cammino di maturazione spirituale 65, 68; nel discernimento vocazionale 70; del prenovizio per vivere la vita carmelitana 73; sua crescita nel noviziato 81; nel discernimento per le professione temporanea 90; aiuto di un consulente psicologico 98; l’inserimento in una comunità aiuterà a crescere 100c,e; l’aiuto del direttore spirituale 110; ruolo dei professori di teologia 110; appendice.

Metodologia: ministero vocazionale 69; prenoviziato 79; noviziato 89; fase della professione temporanea 100; formazione al servizio 112; formazione permanente 119.

Ministeri istituiti: ammissione 109; formazione specifica e indicazioni della Chiesa 111, 140; funzione pedagogica in vista dei ministeri ordinati 112d; possibilità di conferirli a tutti i frati che vi sono chiamati; vedi anche: accolitato; lettorato.

Ministeri ordinati: è richiesta un’adeguata preparazione filosofica e teologica 100f, 109; responsabilità del Priore provinciale 109; formazione specifica e indicazioni della Chiesa 111; funzione pedagogica dei ministeri istituiti in vista dei ministeri ordinati 112d.

Ministero vocazionale: inserito tra le fasi formative 64; descrizione generale 65-70; natura e scopo 65; responsabili 66-67; struttura e contenuti 68-69; metodologia, mezzi e strumenti 69; discernimento 70.

Missione: nostra missione come carmelitani 2, 38-44, 104; di evangelizzazione 8; s’impara nell’ambito della comunità 37; nella Chiesa partecipi della missione di Cristo 38; apertura missionaria 41; ad gentes 42, 141; discernimento della propria missione 98; missiologia 145.

Mondo: collaborare con Dio alla sua trasformazione 1, 9; nella Chiesa per le sue vie 2; in continuo sviluppo 3; costruttori di un mondo nuovo 17; vederlo con gli occhi di Dio 24; la vita fraterna carmelitana è annuncio al mondo 36; presenza profetica nel mondo 36; missione ad gentes 42; presenza dello Spirito 51; testimoni coerenti della presenza di Dio nel mondo 88.

N

Noviziato: studi richiesti per l’ammissione 79g; ammissione 80; descrizione generale 81-91; natura e scopo 81; il novizio 82; il maestro dei novizi 83; la comunità 84; la commissione per la formazione 85; il Priore provinciale e il suo consiglio 86; altri operatori 87; il cammino formativo 88; validità 88; metodologia, mezzi e strumenti 89; discernimento 90; programma di studi 131-138.

O

Obbedienza: Gesù modello 5, 9; esprime la dinamica di liberazione 16; ci permette di raggiungere la vera libertà 25; al comando di Cristo, “andate e ammaestrate...” 42; vedi anche: consigli evangelici.

Ordine Carmelitano: unità nella diversità 4; crescere nell’amore 16; identificazione con esso 18b, 37, 58c, 90; la risposta alla chiamata viene vissuta in comunione e complementarietà con esso 19e; il suo carisma e la sua spiritualità trovano un’eco nel centro del cuore della persona chiamata 20; partecipi di una lunga storia 21; arricchire, sviluppare e ringiovanire l’Ordine 21; si richiede dal formatore una profonda conoscenza e un forte senso di identificazione con esso 58c; il formatore valuta il candidato a suo nome 58d; incardinazione 60; responsabilità nella formazione 60; competenza del Priore generale 61; riunione di tutti i formatori 61; la vita in esso inizia con il noviziato 81; dialogo tra il novizio e l’Ordine 89b; inserimento in esso con la professione temporanea 92; discernimento in vista della professione solenne 103; formazione permanente 119; programma di studi: prenoviziato 128, noviziato 134-138, periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

P

Parola di Dio: la comunità è centrata su di essa 2; tutto provenga e sia fatto in essa 6; il confronto con essa aiuta il cammino di trasformazione 9, 28; ascolto e accoglienza 29, 31, 34; occorre saper fare silenzio per intenderla 30; ispirazione per una presenza viva e profetica 36; illuminati da essa nel silenzio si arrivi a leggere i segni dei tempi 45; Elia sempre pronto a eseguirla 46; Maria la ascolta e la mette in pratica 49; il formatore si lascia illuminare da essa 58a; nel lettorato 112d; vedi anche Lectio Divina.

Periodo della Professione temporanea: descrizione generale 92-103; natura e scopo 92; il professo semplice 93; il formatore 94; la comunità 95; la commissione per la formazione 96; il Priore provinciale e il suo consiglio 97; altri operatori 98; il cammino formativo 99; metodologia, mezzi e strumenti 100; verifiche periodiche e finale 101; ammissione alla professione solenne 101; il discernimento in vista della professione solenne 102; il rinnovo è permesso fino a sei anni 102; programma di studi 139-144.

Persona umana: storia di santità e peccato 10; dimensioni 10, 30; conoscenza di sé 11; nel processo formativo 14, 15; si adatta a Dio 30; la formazione deve essere adeguata per il suo sviluppo integrale 45.

Povertà: Gesù modello 5, 9; esprime la dinamica di liberazione 16; accettazione della propria fragilità 25; il cammino contemplativo permette di scoprirla in sé 43; atteggiamento da coltivare 115; vedi anche: consigli evangelici.

Preghiera: nella costruzione di una comunità modellata su quella di Gerusalemme 2; plasmata dall’atteggiamento contemplativo 4; incontro con Cristo 6; elemento del carisma 23; in essa ci apriamo all’azione di Dio 23; aiuta il cammino spirituale 28; descrizione generale 29-33; spesso identificata con la contemplazione 29; porta della contemplazione 29; opera dello Spirito in noi 29; inserimento nella preghiera di Gesù 29; silenzio e solitudine come condizioni 30; dialogo personale con Dio 31; vari modi di pregare 31, 33; Maria come modello 31, 49; Elia come modello 31, 46, 47; preghiera liturgica e comunitaria 32, 36, 37, 55; formazione alla preghiera 33; tempi e spazi nel progetto comunitario 33; partecipazione attiva e creativa nella comunità 37; per il candidato da parte della famiglia o un’associazione di laici 54; la preghiera comunitaria mezzo di conoscenza reciproca e di formazione 55; illumina il discernimento del formatore 58a; nel prenoviziato 79c; nel noviziato 82, 89; nel periodo della professione temporanea 92; nel cammino spirituale di ognuno per tutta la vita 119; programma di studi: noviziato 135B; vedi anche: Lectio Divina.

Prenoviziato: descrizione generale 71-80; natura e scopo 71; il prenovizio 72; il formatore 73; la comunità 74; la commissione per la formazione 75; il Priore provinciale 76; altri operatori 77; struttura e contenuti 78; metodologia, mezzi e strumenti 79; discernimento 80; programma di studi 126-130.

Presbiterato: ammissione 104; studi e preparazione 111; senso ecclesiale 112c; vedi anche: ministeri ordinati.

Presenza di Dio: aiutiamo i contemporanei a scoprirla 2; coglierne i segni nascosti 3; presenza amorosa nella contemplazione 23; il processo interiore fa acquistare un atteggiamento aperto ad essa 24; nel deserto 27; nel silenzio 30; impariamo da Elia a stare nella presenza di Dio 31, 46; esercizio della (come metodo di preghiera) 33, 135B; nella fraternità 34, 40; nel creato e nella storia 43; Maria la riconosce nella quotidianità della vita 49.

Priore generale con il suo consiglio: responsabilità nella formazione 60; compiti 61; suo delegato 61.

Priore locale: custode e garante del progetto comune rappresentato dalla Regola 34; responsabilità per la formazione permanente 117.

Priore provinciale: partecipa alla commissione per la formazione 59; responsabilità e compiti 62; deve assicurare che le vocazioni siano una priorità nel progetto della provincia 66; ammette al prenoviziato 76; può dimettere dal prenoviziato 80; corresponsabilità nella fase del noviziato 86; ammissione alla professione temporanea 91; ammissione alla professione solenne 97, 101; responsabilità nella formazione al servizio 109; ammissione ai servizi e ai ministeri 113; responsabilità per la formazione peramnente 116.

Professione religiosa: fondamento di uguglianza tra i frati 22; invocazione dello Spirito nel rito 52; associazione all’oblazione di Cristo 52; ratifica ecclesiale della scelta 52; incardinazione nell’Ordine 60; vedi anche: Consigli evangelici.

Professione solenne: ammissione 95, 96, 97, 101; requisiti per la validità 99; discernimento 102; preparazione immediata 103, 144; alcuni anni dopo 121.

Professione temporanea: obiettivo del noviziato 81; verifica in vista di essa 90; ammissione 91; inserimento nell’Ordine 92; rinnovo 101.

Profezia: essere voce profetica 17; profeti di fraternità 36, 40; ispirazione dall’ascolto orante della Parola 36; profeti di giustizia e pace 43.

Programma provinciale di formazione: applica i principi della RIVC 59; approvato dal Priore provinciale con il suo consiglio 59; adatta il programma di studi 89c; determina le procedure alla fine del noviziato 91; per la formazione permanente 116.

Purificazione: nel cammino interiore 24; nel cammino ascetico 26; Maria modello 49; le crisi della vita ci purificano 51; delle motivazioni nel noviziato 81; partecipazione alla purificazione della Chiesa 93; della propria immagine di Dio 100e; programma di studi: noviziato 135A.

R

Ratio Institutionis Vitæ Carmelitanæ (RIVC): applicazione nel programma provinciale 59; revisione periodica 60, 61; approvazione 61; programma di studi: prenoviziato 129; noviziato 134; periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

Regno di Dio: collaborare con Dio nella trasformazione del mondo 1; conversione ai suoi valori 17; conformarsi a Cristo per la sua costruzione 25; proclamare la Buona Novella del Regno 38; insieme alla Chiesa al suo sevizio 38; collaborare con altri a servizio del Regno 45; ogni fratello ha il proprio posto e ruolo specifico per contribuire alla sua diffusione 104.

Regola: invita al cammino spirituale 2; ci invita alla solitudine 30; ascolto orante 31; fraternità 34; progetto comune 34; itineranza accennata dalla Regola 40; rapporti giusti e pacifici secondo il suo progetto 43; sentieri indicati dalla “mappa” della Regola 47; programma di studi: nel noviziato 134; nel periodo della professione temporanea e della formazione al sevizio 141.

S

Santi, mistici e figure emergenti: Elia prototipo dei mistici 47; hanno sperimentato e descritto l’influsso di Maria nella loro vita spirituale 53; programma di studi: noviziato 138; periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

Servizio in mezzo al popolo: secondo il modello della comunità di Gerusalemme 2; plasmato e sostenuto dall’atteggiamento contemplativo 4; impegnarsi in un processo continuo di conversione nei confronti di esso 12; la contemplazione lo unifica agli altri elementi del carisma 23; il processo di trasformazione rende più disponibili al servizio 23; gratuito e disinteressato 23; l’esperienza liberante di Dio nel deserto spinge al servizio 27; lo impariamo nella comunità 37; descrizione generale 38-45; insieme alla Chiesa 38; la formazione al servizio 45; Maria modello 49; durante il prenoviziato 79f; approfondimento della conoscenza e dell’esperienza del servizio nel periodo della professione temporanea 92, 99, 100; fa parte integrante del carisma 104; programma di studi: noviziato 135D; vedi anche Chiesa, giustizia e pace, formazione al servizio, missione, Regno di Dio.

Sessualità: integrazione serena e positiva 100e; programma di studi: prenoviziato 126; appendice; vedi anche: affettività.

Silenzio: va coltivato 30, 33, 45; preghiera silenziosa 33; nella Regola 34; via per l’accoglienza dell’altro 39; creare un clima di silenzio 45; programma di studi: noviziato 135B, periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 144.

Solitudine: impegno ascetico 27; «nascondiglio solitario» 30; non è isolamento 30; mezzo per sviluppare un rapporto d’amicizia con Dio 31; il nostro cammino non è solitario 114.

Specializzazione: 145.

Spirito Santo, azione e guida: ci muove ad ascoltare la Parola di Cristo 1; attraverso la sua mozione il Padre ci chiama, ci consacra, ci trasforma e ci conforma a Cristo 5, 9, 24, 57; anima la Chiesa 7; guida alla maturazione 13; la formazione deve aiutare a rendersi disponibili alla sua azione 16; condivisione dei suoi doni nella fraternità 23; lasciarsi lavorare dalla sua forza 23; ci dà la forza di rispondere all’invito radicale di Cristo 26; il frutto dello Spirito 26; ci attira nel deserto e ci sostiene nel combattimento spirituale 27; ci sollecita a volgere l’attenzione verso Dio 29; la preghiera è la sua opera 29; comunione con Gesù e il Padre nello Spirito 29; la comunità religiosa è suo dono 35; i Carmelitani seguono i percorsi tracciati da lui  40; disponibili e liberi per poter andare là dove soffia 45; Maria si lascia trasformare dalla sua azione 49; Maria ci insegna la docilità allo Spirito 49; Maria, modello della Chiesa orante sempre aperta ad accogliere e condividere i suoi doni 49; la sua azione suscita il desiderio della risposta alla chiamata e guida la sua crescita 51; la persona chiamata si affida alla sua azione 51; discernimento spirituale per riconoscere la presenza dello Spirito 51; i suoi doni sono invocati nel rito della professione religiosa 52; Maria rimane associata alla sua azione misteriosa di generare e formare Cristo nei credenti 53; mediante lo Spirito, il Padre plasma nei cuori delle persone consacrate i sentimenti del Figlio 57; ha donato alla Chiesa il carisma carmelitano 65; graduale iniziazione del novizio alla vita dello Spirito 81; qualità fondamentale del novizio è la docilità allo Spirito 82; il formatore accompagna il novizio a discernere i segni della sua azione nella sua vita 83; la sua guida nel cammino di trasformazione interiore 93; diversità dei carismi ma un solo Spirito 104; essere attenti ai suoi suggerimenti 114; fedeltà a ciò che ci dice negli avvenimenti della vita e del mondo 114.

Storia del Carmelo: entrare nell’esperienza carmelitana significa inserirsi in essa 21; identificazione con essa 37; rapporto con Maria lungo la storia dell’Ordine 48; presentazione durante il noviziato 88; programma di studi: prenoviziato 129; noviziato 136; periodo della professione temporanea e della formazione al servizio 141.

Superiore maggiore: vedi: Priore provinciale.

T

Trasformazione: vetta del monte Carmelo, luogo della trasformazione in Dio 1; è operata in noi dallo Spirito Santo 5, 9, 24; nell’incontro con Cristo 6; attraverso i consigli evangelici veniamo gradualmente trasformati in Cristo 9, 25; l’aiuto della formazione per la trasformazione 12; attraverso la conversione 13; bisogna lasciarsi trasformare dall’amore di Cristo in un processo che durerà per tutta la vita 14; la vocazione religiosa richiede un abbandono all’azione trasformante di Dio 19c; la contemplazione, esperienza trasformante dell’amore di Dio 23; la fraternità è banco di prova della sua autenticità 23; la trasformazione, un cammino interiore 24; esige un cammino ascetico 26; avviene nel deserto 27; immagini di trasformazione cari alla nostra tradizione 27; ruolo del discernimento 28; nella preghiera ci apriamo all’azione trasformante di Dio 29; nella solitudine 30; dei singoli in fratelli nell’eucaristia 35; per vedere il mondo con gli occhi di Dio 43; Maria, la donna nuova che si lascia trasformare dallo Spirito Santo 49; nelle fasi del processo di formazione 63; il novizio si incammina con decisione nel processo di trasformazione 82; il maestro dei novizi accompagna nel cammino di trasformazione 83; incarnazione dei valori per permettere a Dio di realizzare la nostra trasformazione 88; la formazione permanente, un processo continuo di trasformazione in Cristo 114; bisogna lasciarsi ulteriormente trasformare fino alla piena maturità in Cristo 121; ogni situazione può essere occasione di ulteriore trasformazione 122; l’unione trasformante con Dio meta della vita 124.

U

Unione con Dio: chiamati a partecipare alla comunione trinitaria 1; si raggiunge lasciandosi conformare a Cristo dallo Spirito 5, 13; Dio ci unisce a sé nel più intimo del nostro essere dove Egli dimora 24; nel processo di unione con Crsito ci si riveste di lui 26; nella preghiera Gesù ci unisce a sé e al Padre 29; la fraternità carmelitana annuncia al mondo la comune chiamata alla piena comunione con Dio 36; vissuta da Maria 48; il meta dell’impegno permanente di conversione che i novizi devono avere come traguardo 88; meta della vita raggiunta nella morte 125; vedi anche trasformazione.

V

Verifica: della crescita nella libertà 16; del progetto comunitario 35; del progetto vocazionale della Provincia 66; nel cammino vocazionale 68; coinvolgimento del  prenovizio 80; delle motiviazioni e delle prospettive del novizio 81; della capacità del novizio di vivere i consigli evangelici 88; in vista dell’ammissione alla professione temporanea 90; responsabilità del Priore provinciale 97; delle esperienze specifiche di apostolato 100d; del cammino di appropriazione della vita religiosa secondo il carisma carmelitano 100e; periodiche e finale del periodo della professione temporanea 101; nella preparazione alla professione solenne 103; dell’impegno svolto va fatta assieme alla comunità 107; vedi anche: discernimento.

Vocazione alla vita carmelitana: convocati nella Chiesa 7; dono di Dio 8, 50, 51, 65; va considerata potenzialmente presente nella persona chiamata 18; concretizza e sviluppa la vocazione battesimale 19b; richiede un impegno personale totale 19c; vocazione comune 22, 35; Dio e la persona chiamata, protagonisti della storia vocazionale 50, 51; rinnovata giorno per giorno 50; richiede una risposta 50, 51; la Chiesa come ambiente 52; nasce spesso in seno a una famiglia o a un’associazione di laici 54; il ministero vocazionale 65-70; il cammino vocazionale 68; discernimento vocazionale 70; consapevolezza iniziale e confronto con la vita carmelitana nel prenoviziato 71; il prenovizio deve seguirla liberamente e responsabilmente 72; nel discernimento del prenovizio 80; da chiarificare nel noviziato 81, 83, 89b; risposta quotidiana 93; aiuto del formatore nel periodo della professione temporanea 94; chiamata personale al servizio 105; chiarificazione della propria vocazione al servizio 106; integrazione del servizio nell’unica vocazione carmelitana 108; la vocazione carmelitana è già preparazione al servizio 111; rilettura della propria storia vocazionale nel mese di preparazione immediata alla professione solenne 144; vedi anche: chiamata.

Voti: vedi consigli evangelici.

 


[1] 1Gv 4,19.

[2] Cfr. At 2,42-48; 4,32-35.

[3] GS, 1.

[4] Vita fraterna, 4.

[5] Cfr. VC, 1; 17-19.

[6] Cfr. Regola, 2, 19, 23; Cost., 2, 3, 14.

[7] Regola, 2.

[8] Regola, 19;  cfr. anche Cost., 20.

[9] Tra i molti testi della tradizione carmelitana possiamo citare: S. Teresa di Gesù, Vita, 9,4; 22,4-7; S. Giovanni della Croce, Salita, 1.13,3; 2.7,8-12; Cantico B 1, 2-6.10; Fiamma viva 2,16-20; S. Maria Maddalena de’ Pazzi, Probatione, 780; Ammaestramenti, XXXVI; Giovanni di S. Sansone, L’Aguillon, 3, 854-886 (f.362r°); Michele di S. Agostino, Introductio ad vitam internam, tractatus tertius, sive Brevis Instructio ad vitam mysticam, 27.

[10] Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 2.2.

[11] VC, 31; LG, 32.

[12] LG, 44; cfr. VC, 29.

[13] VC, 32.

[14] VC, 42.

[15] VC, 41.

[16] Vita fraterna, 9.

[17] Cfr. VC, 17.

[18] Cfr. VC, 42 e tutto il cap. II Signum fraternitatis; cfr. anche Vita fraterna, 10; 54-57.

[19] Cfr. VC, 72 e tutto il cap. II Servitium Caritatis; cfr. anche Vita fraterna, 58.

[20] VC, 20.

[21] VC, 18.

[22] LG, 46.

[23] VC, 22.

[24] Cfr. LG, 46.

[25] VC, 20.

[26] Rm 7,14-25; cfr. Gal 5,13-14.

[27] 2 Cor 12, 9.

[28] GS, 14.

[29] Cfr. Teresa di Gesù, Vita 13,15; Fondazioni 5,16; Cammino di perfezione 39,5; Castello interiore 1.2,8.

[30] Cfr. Cost., 118.

[31] Cfr. 1Pt 2,5.

[32] Ogni fase formativa assorbe le fasi precedenti e fa procedere il formando verso un più alto livello d’integrazione e interiorizzazione dei valori.

[33] Cfr. AG, 11.

[34] Cfr. GS, 39.

[35] Cfr. VC, 30-32.

[36] Cfr. VC, 74; cfr. anche 49-50. 52-54.

[37] Cfr. MR, 12; Cost., 120; Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 4.6.

[38] Cfr. Cost., 175 § 2.

[39] Cfr. Cost., 161-162.

[40] Cost., 17;  cfr. anche  S. Giovanni della Croce, Cantico B, 22, 3-5; 26, 1; 39, 4.

[41] Institutio primorum monachorum, 1.2.

[42] Tra i molti testi della nostra tradizione cfr. Institutio primorum monachorum, 1.2-8.

[43] Cfr. S. Teresa di Gesù, Castello Interiore, 1.1,3; 7.1,5; S. Giovanni della Croce, Cantico B, 1,6-8.

[44] Cfr. S. Giovanni della Croce, Notte oscura, 1.11, 3.

[45] Cfr. Cost., 15; 78.

[46] Cfr. Institutio primorum monachorum, 1,3-5.

[47] Cfr. Cost., 45-49.

[48] Cfr. Cost., 50-58.

[49] Cfr. Cost., 59-63.

[50] Cfr. Institutio primorum monachorum, 1,6.

[51] Cfr. Institutio primorum monachorum, 1.2.

[52] Cfr. Rm 5,5.

[53] Mt 16,25.

[54] Cfr. Institutio primorum monachorum, 1.2.

[55] Cfr. Rm 13,14; Gal 3,27; Ef 2,15; 4,24; cfr. anche EE, 45.

[56] Gal 5,22-23.

[57] Anche il luogo scelto, con le celle sparse attorno all’oratorio, potrebbe esprimere questo miracolo della      rinascita operata nel deserto della vita dalla presenza del Risorto, come testimonia anche il rito liturgico del S. Sepolcro celebrato a lungo nell’Ordine.

[58] Cfr. Is 32,15.

[59] Cost., 17.

[60] Cfr. Regola, 18-19.

[61] Cfr.  S. Giovanni della Croce, Cantico  B, 36,5; cfr. anche 2 Cor 3, 18.

[62] Cfr. S. Teresa di Gesù, Castello interiore, 1,7.

[63] Cfr. Os 2,16.

[64] Cfr. Domenico di S. Alberto, Exercitatio, 24: «Coltivare la santa orazione consiste in una vera, totale, attuale attenzione a Dio».

[65] Cfr. S. Teresa di Gesù, Vita, 8,5.

[66] Rm 8,26.

[67] Cfr. Gv 1,1.

[68] S. Maria Maddalena de’ Pazzi, I Colloqui, 50°, 922.

[69] Cfr. Gv 14,15-23.

[70] Regola, 10.

[71] B. Giovanni Soreth, Expositio paraenetica in Regulam Carmelitanam, 13.

[72] Cfr. ibid.

[73] Cfr. S. Teresa di Gesù, poesia “Cercati in me”; S. Giovanni della  Croce, Cantico, 1,6-10.

[74] Institutio primorum monachorum, 1,5.

[75] S. Giovanni della  Croce, Detti di luce e di amore, 99.

[76] Cfr. 1Re 19,12; S. Giovanni della Croce, Cantico  B, 15,26.

[77] Cfr. S. Giovanni della Croce, Salita, 2.9,1; Notte oscura, 2.5,3 e 5.

[78] Cfr. Regola, 10; Cost., 80.

[79] S. Teresa di Gesù, Vita, 8,5.

[80] Regola, 19; cfr. 10; cfr. anche Cost., 82.

[81] Lc 2,19.51.

[82] Cfr. 1Re 17,1; 18,15.

[83] Michele di S. Agostino, Introductio ad vitam internam, tractatus quartus, seu Fruitiva Praxis vitæ mysticæ, 14.

[84] S. Teresa di Gesù, Fondazioni, 5,2; Castello interiore, 4.1,7.

[85] Giovanni di S. Sansone, Le vrai esprit du Carmel, 122,1; S. Teresa di Gesù Bambino, Ms. C, 25r°.

[86] Cfr. SC, 10; LG, 11; Cost., 70.

[87] Cost., 70; cfr. SC, 48.

[88] Cfr. 1Re 19,5-8.

[89] Cfr. Cost., 72.

[90] Cfr. Cost., 64.

[91] Cfr. Cost., 82.

[92] Cfr. Cost., 66.

[93] B. Tito Brandsma, Godsbegrip Rede uitgesproken …, 26.

[94] Cfr. Cost., 67.

[95] Regola, 5,6,8,12,15,22,23.

[96] Cfr. Cost., 19.

[97] Regola, 4,5,6,8,9,12,22,23.

[98] Cfr. Regola, 7,14.

[99] Cfr. Regola, 11,14.

[100] Cfr. Regola, 14.

[101] Cfr. Regola, 12.

[102] Cfr. Regola, 12,15,16,17.

[103] Cfr. Regola, 15.

[104] Cfr. Regola, 4,5,6,15.

[105] Regola, 21.

[106] Cfr. Regola, 7.

[107] Cfr. Regola, 20.

[108] Cfr. Cost., 20.

[109] Vita fraterna, 8.

[110] Cfr. Regola, 15; Cost., 31e.

[111] Cfr. Vita fraterna, 24-25; cfr. anche Cost., 30.

[112] Cfr. Vita fraterna, 21-22.

[113] Cfr. Regola, 14; cfr. Cost., 20; 31a.

[114] Cfr. Vita fraterna, 54-55; cfr. anche VC, 25; 42; 46.

[115] Cfr. Vita fraterna, 56.

[116] Cfr. PI, 25.

[117] Cfr. Cost., 20.

[118] Cfr. Vita fraterna, 56; VC, 51.

[119] Cfr. Cost., 32-33.

[120] Cfr. Cost., 91.

[121] Cfr. Cost., 21.  L’amore alla Chiesa e alla sua missione è una costante nel Carmelo; citiamo per tutti: S. Maria Maddalena de’ Pazzi, Renovatione della Chiesa; S. Teresa di Gesù Bambino, Ms B, 2v°- 3v°.

[122] Cfr. VC, 31; 46-56.

[123] Cfr. VC, 48-49; Cost., 97-98.

[124] Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 3.3.

[125] Cfr. Cost., 96.

[126] Cfr. Cost., 95,99.

[127] Cfr. Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 4.5.

[128] Cfr. Vita fraterna, 54-56; VC, 51.

[129] Cfr. Regola, 9; Cost., 23.

[130] Congregazione Generale 1980, I poveri ci interpellano, 3, in AnalOCarm, XXXV, 1-2 [1980], 23; cfr. anche Cost., 24.

[131] Cfr. Regola, 17; cfr. anche Cost., 22.

[132] Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 1.3.

[133] Cfr. Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 4.2.

[134] Mt 28,19-20.

[135] Cost., 105.

[136] AG, 9.

[137] AG, 29.

[138] VC, 77.

[139] Cfr. Cost., 15.

[140] Cfr. Es 3,7.

[141] Cfr. Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 4.3.

[142] Cfr. 1Re 21.

[143] Cfr. Lc 1,46-55.

[144] Cfr. Regola, 21.

[145] Cfr. Institutio primorum monachorum, 3.3,5.

[146] Cfr. Cost., 86; 95.

[147] Cfr. Marialis cultus, 29-39; specificamente per l’aspetto biblico cfr. S. Teresa di Gesù Bambino, Dernières entretiens, 21agosto, 3; la poesia “Perché ti amo, o Maria! ” (PN 54).

[148] Cfr. Nicola Gallico, Ignea sagitta, 4.

[149] Cfr. per questo e il prossimo numero: Cost., 26.

[150] Regola, 1.

[151] Cfr. Cost., 27.

[152] Cfr. Prefazio II  della Messa della Messa votiva della B. V. M. del Monte Carmelo.

[153] Cfr. Colletta della Messa della Commemorazione solenne della B. V. M. del Monte Carmelo; cfr. Paolo VI, Allocutio 22 Junii 1967, in AAS LIX (30 sept. 1967) n. 12, 779.

[154] S. Teresa di Gesù Bambino, Dernières entretiens, 21 agosto, 3.

[155] Cfr. Prefazio I della Messa della Commemorazione solenne della B. V. M. del Monte Carmelo.

[156] B. Tito Brandsma, Relazione al Congresso mariano di Tongerloo (agosto 1936), da Santino Scapin, Nella notte la libertà, Roma 1985, 194; cfr. anche Titus Brandsma, Carmelite Mysticism. Historical Sketches, Chicago (Ill.) 1936, Lecture IV, 52-53.

[157] VC, 17.

[158] VC, 18.

[159] Ibid.

[160] Cfr. VC, 17.

[161] Cfr. Mc 1,16-20; 2,14; 10,21.28.

[162] VC, 18.

[163] Cfr. VC, 19.

[164] Cfr. PI, 19.

[165] VC, 30.

[166] Vita fraterna, 10.

[167] Cfr. LG, 63; PI, 20.

[168] Cfr. S. Maria Maddalena de’ Pazzi, Probatione 728-730; ratto 30 ottobre 1600; I Colloqui, 361-362; Michele di S. Agostino, De vita Mariae-formi et mariana in Maria propter Mariam; S. Teresa di Gesù Bambino, Ms A, 56v°-57v°; 75r°; 77r; PN 5,11.

[169] Cfr. PI, 27.

[170] Cfr. Cost., 120, 144.

[171] Cfr. PI,  27.

[172] Cfr. Vita fraterna, 43-46.

[173] Cost., 33.

[174] Cfr. Ibidem.

[175] Cfr. Fil 2,5.

[176] Cfr. VC, 66.

[177] Cfr. PI, 30.

[178] Cfr. VC, 66.

[179] Cfr. PI, 30.

[180] Cfr. Ef 4,15.

[181] Cfr. Appendici.

[182] Cfr. PI, 32.

[183] Cfr. Cost., 123.

[184] Cfr. PI, 32.

[185] Cfr. Cost., 175.

[186] Cfr. Cost., 171.

[187] Cfr. Cost., 125.

[188] Cfr. Cost., 129.

[189] Cfr. Cost., 303.

[190] Cfr. Cost., 129, 303.

[191] Cfr. Cost., 125.

[192] Cfr. Cost., 124.

[193] Cfr. Cost., 122.

[194] Cfr. VC, 69; Cost., 134.

[195] Cfr. Cost., 118.

[196] Cfr. Cost., 131.

[197] Cfr. Cost., 133.

[198] Cfr. Cost., 132.

[199] Cfr. CIC, c. 645 §2, §4.

[200] Cfr. PI, 42; Cost., 135.

[201] Cfr. Cost., 136.

[202] Cfr. Cost., 137; PI, 44.

[203] Cfr. Cost., 415.

[204] Cfr. PI, 43.

[205] Cfr. La collaborazione, 13.

[206] Cfr. CIC, cc. 641-645.

[207] Cfr. Cost., 138.

[208] Cfr. PI, 43.

[209] Cfr. CIC, c. 646; Cost., 139; 151.

[210] Cfr. CIC, c. 651; Cost., 144.

[211] Cfr. Cost., 144.

[212] Cfr. Cost., 138-155, passim.

[213] Cfr. La collaborazione, 14; 16.

[214] Cfr. CIC, c. 648 §1.

[215] Cf. CIC, c. 648 §2-3; Cost., 147-149.

[216] Cfr. PI, 51.

[217] Cfr. La collaborazione, 14-16.

[218] Cfr. Ibidem, 25.

[219] Cfr. CIC, cc. 653-656; Cost. 153-155.

[220] Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, Istruzione Renovationis Causam sull’aggiornamento della formazione alla vita religiosa, 6 gennaio 1969, 7; cfr. PI, 59.

[221] Cfr. Cost., 175-176.

[222] Cfr. Cost., 157 §1c.

[223] Cfr. La collaborazione, 17.

[224] Cfr. PI 63; EE, 11, 47

[225] Cfr. PI, 59.

[226] Cfr. PI, 60-62.65.

[227] Cfr. CIC, 655; 657; Cost., 155; 157, §1b.

[228] Cfr. PI, 62.

[229] Cfr. PI, 61.

[230] Cfr. Cost., 155; 157.

[231] Cfr. Cost., 155.

[232] Cfr. CIC, cc. 655; 657, §2; Cost., 155, §1.2 .

[233] Cfr. Cost., 157, §1c.

[234] Cfr. CIC, cc. 656; 658; Cost., 157.

[235] Cfr. Cost., 156.

[236] Cfr. Cost., 91.

[237] Cost., 92; cfr. anche 64, 68, 95.

[238] Cfr. Cost., 18.

[239] Cfr. Cost., 92.

[240] 1Cor 12,4-7; cfr. anche LG 7.

[241] LG, 32.

[242] Cost., 19; cfr. anche Il Carmelo: un luogo, un viaggio, 3.4.

[243] Cfr. PI, 108.

[244] Cfr. Cost., 32-34.

[245] Cfr. PI, 104-105.

[246] Cfr. CIC, c. 1025.

[247] Cfr. Ministeria quaedam, 9.

[248] Cfr. CIC, c. 1019.

[249] Cfr. Pdv, 67.

[250] Cfr. Pdv, 68.

[251] Cfr. Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 28 settembre 1965; Decreto sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum ordinis, 7 dicembre 1965; Paolo VI, Lettera ap. Sacrum diaconatus ordinem, 18 maggio 1967; Lettera ap. motu proprio Ad pascendum, 15 agosto 1972; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis,   25 marzo 1992; Congregazione per l’Educazione Cattolica e Congregazione per il Clero, Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, 19 marzo 1985; Directorium pro presbyterorum ministerio et vita, 31 gennaio 1994; Ratio fundamentalis diaconorum permanentium e Directorium ministerii et vitae diaconorum permanentium, 22 febbraio 1998.

[252] Cfr. PI, 108;109.

[253] Cfr. Ministeria quaedam, 11.

[254] Cfr. Ministeria quaedam, 3.

[255] Cfr. CIC, c. 1051.

[256] Congregazione per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti, Lettera circolare sugli Scrutini sulla idoneità dei candidati agli Ordini sacri, 10.11.1997.

[257] Cfr. CIC, cc. 1024-1052.

[258] VC, 69.

[259] Cfr. PI, 67; Cost. 168.

[260] Cfr. PI, 67; cfr. anche VC, 70.

[261] Cfr. VC, 71.

[262] I compiti del Provinciale e della Provincia sono indicati sommariamente in RIVC, 62.

[263] I compiti del Priore e della comunità sono indicati sommariamente in RIVC, 56.

[264] Cfr. PI, 68; VC, 71.

[265] Cfr. PI, 70; VC, 70.

[266] Cfr. S. Giovanni della Croce, Notte oscura, 1, 9-10.

[267] Cfr. VC, 66; La collaborazione, 23-26.

[268] Cfr. Cost., 38.

[269] Cfr. S. Giovanni della Croce, Fiamma viva, 1, 29-36.

[270] In particolare: Lumen gentium 43-47, Perfectae caritatis, Christus Dominus 33-35, Evangelica testificatio, Mutuae relationes,  Codice di diritto canonico 1983 (Libro II, Parte III), Redemptionis donum, Potissimum institutioni, La vita fraterna in comunità, Vita consecrata.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.