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Un Sogno e Un’immagine del Capitolo Generale

Víctor M. Navarro Poncela

L’altra sera un caro amico mi ha chiesto
di raccontargli un’esperienza
e mi hanno assalito mille sensazioni
che però devo racchiudere in due sole, coraggiose parole:
un sogno e un’immagine

Un’immagine

Le porte della cappella grande di Sassone sono chiuse; intanto, però, all’interno, decine di figure umane, distribuite fra i rustici banchi che definiscono e danno forma alla parte bassa dell’ampia sala,

coi corpi orientati verso l’altare, aspettano in rispettoso silenzioso l’inizio della celebrazione alla quale sono invitati quotidianamente. La fioca luce che penetra nell’ambiente è senza  dubbio sufficiente per distinguere i toni marroni degli abiti, che inondano lo spazio come lingue d’acqua di un oceano fangoso. Improvvisamente qualcosa richiama l’attenzione dei presenti, qualcosa che stona con quell’immagine di uniformità: una, due, forse tre, ma anche quattro macchie colorate si discostano dalla tonalità imperante. Chi guarda, non riesce a capire: “Ma da dove son venute fuori? Cosa ci fanno in questo quadro?”. Qualcuno, però, risponde: “Ah, questi non sono religiosi, ma laici”.

Contemplando o leggendo questa immagine, sono molti gli occhi capaci di scorgere allo stesso tempo altri elementi: la separazione fra laici e religiosi all’interno della Chiesa Cattolica,  le usanze ormai superate di un gruppo perduto nel tempo o l’intrusione di alcuni in una casa che non appartiene loro. Grazie a Dio già da tempo un giovane principe mi ha insegnato a guardare con gli occhi del cuore e, da allora, le mie radiografie mentali riescono a trovare nuovi significati. Serva come prova di ciò il fatto che al contemplare la scena precedente come partecipante, ho potuto distinguere solamente una famiglia riunita per la cena.

E neanche a farlo apposta, il Papa Francesco ha voluto incentrare il discorso dell’udienza generale, alla quale eravamo presenti tutti noi partecipanti al Capitolo Generale, durante la settimana dedicata alla Famiglia Carmelitana, attorno all’immagine della Chiesa come madre, che si preoccupa per i suoi figli. Nella mia mente, poi, ho continuato a meditare sulle considerazioni del Pontefice e ho spinto ancora più in avanti il ragionamento: se la Chiesa è la Madre di tutti i cristiani e non essendoci alcun dubbio che Dio è nostro Padre, allora le relazioni fra tutti i suoi figli, non possono che essere relazioni di fraternità. Allora, tenendo come base questo modello, ho deciso di avventurarmi a cercare di capire in che modo i cristiani, religiosi e laici, si definiscano o dovrebbero definirsi tra di loro.

Dopo aver scartato metafore del tipo fratelli maggiori e minori o fratelli più o meno osservanti, mi è sembrato di scorgere una soluzione soddisfacente e che vorrei condividere in questo articolo:

I religiosi sono i figli che si sono impegnati a lavorare sulle stesse terre del loro padre, aiutandolo nei vari compiti e garantendo, così, la sopravvivenza dell’azienda familiare, come si diceva una volta. 

I laici, invece, sono i figli che, dopo aver abbandonato il focolare domestico, vanno a cercare il loro futuro altrove, facendo un altro lavoro e su una terra diversa, svincolati, dal punto di vista materiale, dalla figura paterna, ma uniti a lui grazie a quei valori che egli ha loro inculcato fin da piccoli.

Vorrei ampliare ancora questa metafora, per mostrare tutto il suo potenziale, ma basti come pensiero conclusivo il seguente: se il padre ha bisogno di maggior forza lavoro per garantire il frutto delle sue terre, i figli che hanno abbandonato il focolare (i laici) saranno disposti ad assumersi questo compito. Allo stesso modo, se i lavoratori saranno troppi, allora alcuni dei figli rimasti a casa, dovranno pensare a sfruttare le loro capacità in altri ambiti e all’interno di spazi diversi. Come laico, devo confessare che l’accoglienza che ho ricevuto da parte dei miei fratelli nella casa del Padre, è stata tanto calorosa, quanto questa immagine di famiglia vuole trasmettere.

Un sogno

È tanto tempo che ho un sogno ed è stato proprio questo sogno a darmi l’opportunità di partecipare a questo Capitolo Generale. Il mio sogno è nato ormai più di tre anni fa, in occasione del Pellegrinaggio della Speranza (chi non sapesse di cosa si tratta, non si faccia scrupolo a chiedere) e ha preso sempre più forma quando venne istituito il Comitato Europeo per la Gioventù Carmelitana (CEYC), al quale sono stato invitato a prender parte.  Da quel momento condivido questo sogno con altre sette persone e giustamente, ora, dopo il Capitolo, so che ha raggiunto anche i rappresentanti di tutte le Province Carmelitane. E spero anche che, grazie a questo articolo, pur sapendo che è impossibile trasmettere al lettore il contenuto della mia esperienza onirica, si potrà accendere in lui il desiderio di saperne di più:

Come cristiano e come carmelitano, sogno una Chiesa e un Ordine in cui i giovani hanno un ruolo importante. Parlo di giovani impegnati nel cammino di fede e nel loro carisma, che conoscono il vero significato (teorico ed esperienziale) di queste realtà e che desiderano incarnarle nel loro credo e nella loro vita di tutti i giorni. Sogno anche una Chiesa e un Ordine che sappiano accogliere a braccia e a cuore aperti i giovani, che siano disposti a uscire per le strade per incontrarli, conoscerli e dialogare con loro e soprattutto che si mostrino sensibili alle loro nuove modalità, alle loro preoccupazioni e al loro modo tutto speciale di entrare in relazione col mondo. 

Per questo motivo il Comitato Europeo per la Gioventù Carmelitana ha elaborato un progetto, che verrà lanciato nella prossima estate 2014: si tratta di una settimana di formazione per gli animatori dei giovani provenienti dalle varie Province d’Europa. Quindi occorre, fin da ora, incentivare il lavoro con i giovani delle diverse parti d’Europa, in modo che la realtà  della gioventù carmelitana europea, che già è all’opera in alcuni paesi, possa ancor più crescere. È ora che questo sogno cessi di essere solamente un sogno; è ora di svegliarsi dal sonno, è l’ora di Awakening.

(per maggiori informazioni sul progetto Awakening si può visitare la pagina web dell’Ordine Carmelitano o scrivere a uno dei membri del CEYC)

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.