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Teologia e spiritualità della Quaresima

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Gualberto Gismondi

Per comprendere bene il significato spirituale e teologico della Quaresima dobbiamo necessariamente partire dal mistero pasquale. La quaresima, infatti, è l’inizio della celebrazione del “Grande Sacramento Pasquale”.

Il Magnum Paschale Sacramentum fu indicato suggestivamente dal Papa S. Leone Magno, che per questo fu definito il grande dottore della visione e del Mistero pasquale.

La Pasqua è la solennità che, per significato ed efficacia, supera tutte le altre feste dell’anno liturgico. Il suo oggetto, infatti, non si limita soltanto a un aspetto o a un momento del grande piano salvifico di Dio, perché lo abbraccia tutto quanto, nella sua pienezza.

È per questo che nella grande veglia del Sabato Santo furono scelte le letture della Bibbia che ricordano e celebrano: la creazione del mondo; l’elezione e le promesse ad Abramo; la creazione del popolo d’Israele; le profezie; i riti del sacerdozio ebraico.

Questi fatti costituiscono la preparazione remota e prossima del grande evento della nostra salvezza: incarnazione, manifestazione, passione, morte e risurrezione del Figlio di Dio Gesù Cristo.

La Pasqua è la pienezza di tutta l’azione salvifica divina. Essa attua nella Chiesa un rinnovamento che santifica e purifica più di ogni altra celebrazione dell’anno cristiano. È per questo motivo che la Pasqua esige una preparazione spirituale e ascetica speciale, maggiore di quelle per ogni altra festa o solennità.

Tutta la celebrazione spirituale della Quaresima è rivolta a preparare, nei singoli fedeli e nell’intera comunità ecclesiale, l’atteggiamento che consente di celebrare e ricevere in tutta pienezza la grazia del sacramento pasquale (Paschale Sacramentum). Come fece il papa S. Leone Magno, anche S. Agostino, nel suo commento al Salmo 148, prospetta in termini profondi il mistero della Pasqua e della preparazione spirituale ad essa (Quaresima).

Esso descrive in due fasi la storia della nostra vocazione cristiana. La prima fase decorre al presente, ossia nella nostra vita terrena, soggetta a ogni difficoltà, tentazione e tribolazione. La seconda fase è quella definitiva, che trascorreremo per sempre nella vita eterna, nella casa del Padre, nel Regno della gloria e beatitudine che non avrà mai fine.

La fede della Chiesa ha istituito due tempi per celebrare la Pasqua: quello prima e quello dopo. Quello prima di Pasqua è la Quaresima e raffigura il cammino nella nostra vita terrena, con le sue ombre quotidiane di rischi, pericoli, fatiche, sforzi, insuccessi e sacrifici. Indica il tempo della conversione, del ravvedimento, della lotta e della speranza. In esso chiediamo il perdono mediante l’elemosina, il digiuno e le preghiere.

Il secondo tempo, quello dopo la Pasqua, c'illumina presentandoci quello che ora abbiamo solo in parte e nella fede, ma che conseguiremo pienamente alla fine delle nostre prove, tribolazioni e digiuni terreni.

Allora benediremo e glorificheremo per sempre, con le nostre lodi, ringraziamenti e grida di Alleluia il Signore Risorto. Passione e Morte di Cristo presentano la nostra vita attuale, il Cristo Risorto, glorioso e luminoso presenta la vita, nella quale siamo già in parte, ma che sta giungendo in tutta la sua pienezza di beatitudine, luce, pace e Gloria.

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


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