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La vita come dono nella Beata Maria Teresa di Gesù

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P Lucio Renna O. Carm.

Chi radicalizza la sua esperienza di Dio, come fece la Madre Scrilli, si accorge immediatamente che Dio è amore che si dona. L'esperienza viva di Dio ha caratterizzato l'esistenza terrena della Madre Scrilli: ogni attimo, si può dire, era un attimo di amore e di offerta al Signore. Ella aveva profondamente compreso il segreto della vita come impegno di amore e altro non desiderava che amare senza misura.

Ella esclamava: "Se più avessi, più ti vorrei sacrificare; e per te voglio rinunciare a ogni altra gloria del Mondo"(Autobiografia p.66, cfr Mt 25,40). L'amare verso Dio la spingeva irresistibilmente verso le creature. Si consideri, ad esempio, la fanciullezza della Madre. Nonostante il disamore che la sua mamma dimostrava nei suoi confronti, il suo affetto per lei non si raffreddò mai; anzi ella cercava di superarsi di continuo e si dava da fare per aiutarla e accontentala. Anche verso la sorella, palesemente prediletta dalla mamma, la piccola Maria mai ha dimostrato un pizzico di invidia, di gelosia; ma ha sempre nutrito amore intenso.

Si potrebbe pensare che una bimba casi provata negli affetti più cari e sacri dovesse rinchiudesi in se stessa e provare astio per il resto del mondo. Non è raro il caso di persone che, private nell'infanzia delle premure materne, si siano poi talmente inacidite, da non riuscire a realizzare rapporti interpersonali autentici. Non è certamente il caso di Madre Scrilli. Ne fa conferma la sua capacità di comunicare con tutte le persone che incontrava sulla sua via. I rapporti cordiali, familiarmente affettuosi, stanno a dimostrare che ella sentiva realmente la vita come vocazione all'amore. Amava gli altri come se stessa, anzi più di se stessa. Infatti non si dava pace finché non si accorgeva di aver fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per venire incontro ai bisogni degli altri. Così pregava: "Vedo, che sempre restami a fare: e poi, non cesserai di procurarmi lavoro, anche per parte di chi, io non vorrei: ma lo voglio, se Tu mio Dio lo vuoi; e perciò doopo è prepararvisi, per non guastarlo" (Autobiografia p. 50). La natura umana cerava di ribellarsi. La Madre sentiva lo sforzo di impegno e lottava contro se stessa. Ma l'amore di Dio superava il disagio, ed ella accettava EI  lavoro voluto c ai  Signore a favore del prossimo.

La natura umana è cosi fatta che tende ad amare coloro che ci fanno del bene, a odiare o trascurare coloro che ci fanno male. Cristo insegna che dobbiamo amare anche coloro che ci fanno del male, i nemici. Lezione vissuta con costanza e coraggio dalla Madre: ella amerà infatti tutte le persone che si porranno nella sua strada. Nel suo animo non c'era posto che per la carità verso tutti, anche e specialmente per coloro che le procuravano dispiaceri. La sua carità non conosceva limiti, non escludeva nessuno.

Ella riusciva, con l'aiuto della grazia divina, a guardare le persone con gli occhi della fede, scoprendovi l'essere soprannaturale, l'identità di figlio del Padre e di fratelli; ad amare e sopportare caratteri e cattiverie. Sopportava e scusava i difetti del prossimo.

Ciò che la affliggeva di più, negli uomini, erano le offese che essi facevano a Dio. Eppure non riusciva a nutrire risentimento neppure verso di essi, ma li raccomandava al Signore e si faceva carico di essi, pregando al loro posto e in caso di necessità, mettendosi al servizio di essi.

"Nell'orazione, considerando le grandi offese che si facevano a Dio, fu tanta la pena, che Gli domandai con grande istanza che mi desse di patire, che con questo, offrendomi vittima a Lui, lo volevo compensare. Volevo compiacerlo in riparazione delle scompiacenze che aveva dagli ingrati suoi offensori" (Autobiografia p.93).

Si potrebbe dire che la Madre attuasse varie forme di carità evangelica. Mediante la preghiera esercitava la "carità invisibile". Per il prossimo offriva a Dio preghiere, mortificazioni, sofferenze. Il suo stesso silenzio, in alcune circostanze, era una forma di carità. La Madre esercitava anche e fondamentalmente la "carità visibile" attraverso il servizio degli altri: ella era tutta di Dio e dei fratelli, non si apparteneva. Ogni momento della sua esistenza era impegnato per Dio o per il prossimo. "11 patire per sé o per gli altri scriveva alla nipote Marietta — é sempre una moneta per il cielo. Dico per guadagnarlo o per tirare anime a Dio. Dunque? Dio sia sempre benedetto. E me lo conceda" Autobiografia p. 307.

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


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