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La Renovatione Della Chiesa

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Numerazione delle pagine secondo l'edizione stampata:

RENOVATIONE DELLA CHIESA.
Ed. p. Fausto Vallainc, in: Santa Maria Maddalena de' Pazzi, Tutte le opere [...] dai manoscritti originali. Ed. p. Fulvio Nardoni. Vol. VII. Firenze: Centro Internazionale del Libro 1966, 7-122.

[20 luglio – ottobre 1586]

[Sopra il mandato di scrivere queste lettere, v. Opere V 35s: "essendo il' dì di Santa Margherita, addì 20 di luglio 1586, in choro con l'altre suore a dire il' divino Offitio, di mentre che salmeggiava, fu in un subito rapita in spirito con nostra gran maraviglia, sendo che era stata più d'un anno senza havere di queste estasi e union con Dio, havendola il' Signore lassata senza il' sentimento e gusto della suo gratia per questi cinque anni della probatione. Ma come ci conferì poi lei, questo non fu ratto di consolatione e gusto, ma sì bene d'afflitione e dolore, però che in esso intese come il' Signore voleva, per insino a ottobre prossimo avenire, allentare un poco la sua probatione, cioè le tentatione e continue battaglie che haveva col' Demonio, e dargli di queste unione con lui per fargli intendere in esse quello che già gli haveva cominciato a mostrare avanti che entrassi in essa probatione, cioè l'opera della renovatione della Chiesa e particularmente de' religiosi, che esso gli mostra voler fare, mostrandogli ancora come ha eletto lei in aiuto a tal opera. Onde in questo tempo sopradetto spesso era rapita in spirito sopra tale intendimento, e per la medesima causa stette quattro dì e quattro notte del' continuo, eccetto il' tempo che diceva l'Uffitio divino e mangiava un po' di pane e beeva un po' di accqua al' suo ordinario, che era per breve spatio. //36// Scrisse ancora in astratione alcune lettere sopra tal materia (a similitudine di Santa Catherina da Siena) al' Sommo Pontefice, alla congregatione de' Cardinali, al' nostro R.mo e Ill.mo Cardinale e Arcivescovo di Firenze, al' collegio de' R.di Padri della Compagnia di Jesu, a quelli di San Francesco di Paula e a quelli di San Domenico, e ad altri pochi servi di Dio e religiosi privati. Ma questi ratti non gli erono di gusto e contento (come disopra è detto), anzi d'aflitione, perché non vorrebbe il' Signore la manifestassi alle creature, ma desidera starsene ascosa e ritirata. Et se bene ha un ardentissimo continuo desiderio della salute dell'anime, non dimeno aspira di aiutarle ascosamente e non in questi modi apparenti, quando il' Signore se ne compiacessi. E più volentieri mille volte il' giorno darebbe la vita (se fussi possibile), come spesso diceva, in aiuto loro, che havere queste intelligentie e fare una minima cosa apparente alle creature".]

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itpost | by Dr. Radut