Skip to Content

M. TERESA SCRILLI e M. MADDALENA MAZZONI

1428944606.jpg
Bl._Maria_Teresa_Scrilli.jpg

Oltre i confini del tempo e dello spazio

Mettere a confronto donne e, direi sante,  lontane nel tempo, vissute in epoche e spazi diversi, è qualcosa di interessante perché ci fa percepire come ciò che è da Dio ed è di Dio va al di là del tempo e dello spazio. In questo contesto le persone verso le quali va il nostro interesse sono S. Maria Maddalena de’ Pazzi, la Serva di Dio Madre Maria Maddalena Mazzoni Sangiorgi e la beata Maria Teresa Scrilli.

La mistica carmelitana fiorentina (1566-1607), battezzata con il nome di Caterina della famiglia de’ Pazzi, a 16 anni entrò nel monastero di S. Maria degli Angeli in Firenze assumendo il nome di Sr Maria Maddalena. Qui ebbe estasi per diversi anni durante le quali le fu concesso di vivere la Passione di Gesù, di sperimentare la gioia e la visione del paradiso ed essere avvolta dalla “Mamma Santa” di un velo di purità.  La sua spiritualità, prettamente liturgica, scaturiva dalla S. Messa intensamente vissuta, dall’Ufficio divino, dalle meditazioni, dalla sua pietà eucaristica. Ella si immergeva pienamente nella Parola di Dio rivivendola in maniera personale sotto l’influsso dello Spirito Santo. Guardava Dio nelle cose e le cose in Dio passando facilmente dal temporaneo all’eterno e viceversa.

Maria Maddalena Mazzoni

Maria Caterina Mazzoni (1683-1749), bolognese, all’età di 19 anni fu data in sposa a Pier Francesco Sangiorgi e dalla loro unione nacquero cinque bambine, due delle quali morirono in tenera età. Rimase ben presto vedova con tre figlie che allevò e mantenne con il proprio lavoro di tessitrice di «veli di seta cruda assai alti». Durante una “grave malattia” causata dal duro lavoro, da preoccupazioni e per alcune distrazioni che si era concesso, percepì la vacuità del mondo e per la guarigione chiese aiuto al Signore  per intercessione di S. Maria Maddalena de’ Pazzi. Il carmelitano P. Ferdinando Salvi, devotissimo della santa, le portò una reliquia. Ottenuta la grazia, da quel momento decise di cambiare radicalmente vita volgendo il suo pensiero ed il suo cuore totalmente a Dio. Si iscrisse al Terz’Ordine Carmelitano prendendo il nome di Maria Maddalena in onore della santa fiorentina di cui era devota e la cui devozione era grande presso la chiesa carmelitana di S. Maria delle Grazie, che ella frequentava. Fondamentale fu l’incontro con P. Ferdinando Salvi il quale divenne la sua guida spirituale e un valido aiuto nella fondazione del “Carmelino di Maria” (24 maggio 1724) tanto da poter essere considerato cofondatore. Ciò che li accomunava era la devozione a S. Maria Maddalena de’ Pazzi della quale la fondazione assumerà “lo spirito e dottrina della gran maestra del Carmelo Santa Maria Maddalena de’Pazzi”, il nome e l’abito. Il Regolamento della comunità fu redatto dal P. Salvi che si ispirò alla sua esperienza e ai consigli della Madre Mazzoni.

Maria Teresa Scrilli

Maria Scrilli nacque a Montevarchi  in provincia di Arezzo (1825-1889). Qui fondò l’Istituto  e vi rimase fino al 1870 anno in cui si trasferì a Firenze dove ricominciò l’Opera, che era stata soppressa dal Governo Toscano, e terminò la sua vita terrena. All’età di dieci anni conobbe la santa fiorentina attraverso uno dei libri di vite di sante che la maestra le faceva leggere. Dopo una lunga malattia che la tenne in pericolo di vita,  miracolosamente guarita per intercessione di S. Fiorenzo, prese coscienza della sua vocazione alla vita religiosa. Contro la volontà dei genitori entrò nel monastero di S. Maria Maddalena de’ Pazzi “della qual Santa ero io stata sempre devota” e verso il quale si sentiva portata “tanto per la devozione alla medesima Santa, quanto perché crederlo Monastero di molta perfezione e penitenza” (Scritti di Madre Maria Teresa Scrilli, LEV, 2006,45). Appena entrata (28 maggio 1846) avvertì il presentimento di doverne uscire e un giorno pregando Dio che le facesse conoscere la sua volontà “mi parve, che portato il mio spirito là nel mondo, mi additasse quantità di Creature che Egli attendeva che a Lui inviassi” (ibid, 52). Uscita dal monastero due mesi dopo, si iscrisse al TOC teresiano e le fu imposto il nome di Maria Teresa di Gesù. Il 15 ottobre 1854 segna l’inizio dell’Istituto delle Suore di Nostra Signora del Carmelo.

La Passione di Gesù

Leggendo la vita e la spiritualità delle due fondatrici, Madre Mazzoni e Madre Scrilli, e confrontandole con la vita e la spiritualità di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, troviamo diversi elementi comuni con la santa che hanno segnato profondamente lo spirito di queste due sante donne e gli istituti da loro fondati. Il primo sguardo va sulla Passione di Gesù che diventa passione per le tre carmelitane e non solo per loro, ma per tutti i santi, anzi per chiunque si professi cristiano perché il mistero della morte e resurrezione di Cristo è il fondamento del cristianesimo. La contemplazione della passione di Gesù occupa il primo posto nella spiritualità della santa fiorentina che, ancora bambina, aveva imparato a meditare le sofferenze patite da Gesù Cristo per amore nostro perché «Egli ha portato i nostri affanni, si è addossato i nostri dolori» (Is 53,4) ed è presente specialmente nei primi due anni della sua esperienza mistica. Fissare lo sguardo su questo mistero di amore suscita necessariamente il desiderio di conformarsi ai patimenti di Cristo, essere “interiormente ed esteriormente di Cristo” ci dice S. Giovanni della Croce, per camminare con lui abbracciando la sua croce. Nella terza estasi del 1592 così si esprime la santa: “Tu facesti sì che i tuoi eletti reputassero una gloria l’essere tentati, tribolati e afflitti e non si gloriassero se non nella croce e nel patire” e alle religiose dice che solo in Cristo crocifisso può esserci piena conformazione a lui ed è “beata e felice quella religiosa che cercherà il suo Sposo non nel ventre di Maria, né nel presepio e fra i dottori, né manco nel deserto e nel monte Tabor, ma in Croce. Beata quella religiosa che sta nuda con Christo in croce” (PR1,108-109).

La passione di Gesù era oggetto principale di meditazioni tanto per la Madre Mazzoni che per la Madre Scrilli. Della Madre Mazzoni ci sono pochi scritti ma, nella prima biografia redatta da Sr Marianna Gandolfi, sua contemporanea, leggiamo che la fondatrice non fu solo Marta ma “fu anco Maria per la sua orazione e contemplazione specialmente della passione e morte del Signore, di cui n’era devotissima” (Alessandro Albertazzi, Il cominciare e il finire sarà tutto suo, Suore Carmelitane,1998, p. 221).

La spiritualità scrilliana ha come centro il Cristo sofferente. La Madre ha interiorizzato questo mistero meditando fin da piccola la passione di Gesù. Ella desiderava condividere i  patimenti di Cristo che assiduamente meditati e contemplati la condussero sulla via della imitazione e della partecipazione. “Soffrire per amore” sempre e in ogni situazione. Ella ben sapeva  “quanto erano care a Dio, quelle anime, che per Esso Lui portan la Croce” perciò era “disposta a soffrire, nelle mie membra, qualunque pena e martirio, e questo, nel meditare i di Lui patimenti; tanto è vantaggiosa cosa per noi, il meditare le sue pene”  (ib., 21). Da lei l’Istituto ha ereditato come segno distintivo la nuda croce per ricordare che con il proprio essere e il proprio operare le religiose devono vivere il mistero di amore di Cristo – la sua morte e resurrezione – per cooperare alla sua opera redentiva.

Unità tra Marta e Maria

Il secondo elemento su cui fissiamo il nostro sguardo è l’unità delle due sorelle Marta e Maria, l’azione e la contemplazione, come realtà non scisse ma unite fra loro perché non c’è azione senza contemplazione, né contemplazione senza azione. La contemplazione stimola l’azione e l’azione conduce alla contemplazione. Infatti “Nella Chiesa la dimensione contemplativa ed attiva si intrecciano senza poter essere separate. (Essa) è «umana e divina […] fervente nell’azione ma dedita alla contemplazione.» (CIVCSVA, Contemplate, 6, LEV 2015)”

Tanto per S. Maria Maddalena che per la Madre Mazzoni e la Madre Scrilli non c’è dualismo tra amore di Dio e amore del prossimo perché dice S. Teresa d’Avila “Marta e Maria vanno d’accordo”. Per S. Maria Maddalena “Amando solo l’anima Dio, non gli è bastante se non è congiunto con l’amor del prossimo. È così come stando chiuse le labbra, il corpo non può prendere il cibo e l’anima respirare, così l’anima non può prendere il cibo che è l’istesso Dio se non muove queste due labbra, esercitandosi nell’amor di Dio e del prossimo … Ma attendete che non dovete star tanto unite a Dio che lassiate di fare gli ossequi al prossimo, né tanto amare il prossimo che lassiate l’unione con Dio (PR1, 204).

La Madre Mazzoni  era “ragguardevole nella carità, questa non pate divisione, di qui avviene che nell’anime giuste l’amor di Dio, e del prossimo sono talmente uniti, ch’uno non può star senza l’altro. […]  vicendevolmente praticavane gl’uni e gl’altri atti senz’intermissione: quando trattava con Dio il faceva il più delle volte per bene e salute del prossimo e, trattando col prossimo, il faceva sol tanto in riguardo a Dio e per amor di Dio” (A. Albertazzi, Il cominciare e il finire …, p. 215).

La Madre Scrilli riflettendo appunto su l’unità delle due sorelle dice che bisogna “lasciare Dio per Dio. Cioè lasciare Dio nella contemplazione di Maria (Maddalena nello scritto originale) per ritrovarlo nei propri doveri delle cure di Marta, la quale se le avesse dato il suo luogo e non più, e perciò non si fosse tutta in essa versata, dal Divino Maestro, credo io, non sarebbe stata corretta, ché Egli gode anzi che lasciamo di godere di Lui, per faticare per Lui, e poi tornare a riposare in Lui” (Scritti …, 37). La contemplazione deve essere di aiuto all’azione, deve servire a “fortificare lo spirito nella necessaria abnegazione di se stesse” (Scritti di Madre Maria Teresa Scrilli, Regole e Costituzioni, p. 229 LEV, 2006) “ove non s’infonde attinger non si può” (ibid. p. 198)..

Fare la volontà di Dio

«Sono sceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,38). Fare la volontà di Dio è stato lo scopo della vita di Gesù e lo è di tutti coloro che amano Dio sopra ogni cosa. S. Maria Maddalena sa che è “gran cosa soddisfare la volontà del Padre” (Seconda estasi aprile 1585) e supplica: “Amore, non sia fatta la mia volontà, ma la tua (Lc 22,42), sia fatta la tua, la tua, Amore mio. Fa’ Amor mio che ognuno dica queste parole” (Prima estasi giugno 1584) e soggiunge: “vedevo la mia volontà essere tanto conforme e unita alla volontà di Dio, che di me non posso voler nulla” (da Quaranta giorni).

Lo avevano bene impresso nella mente e nel cuore la Madre Mazzoni e la Madre Scrilli le quali avevano fatto della loro volontà dono totale a Dio per assumere pienamente la sua. “Mio caro Gesù sposo diletto dell’anima mia vi offerisco tutta me stessa e la mia volontà in sacrificio per sempre, non voglio più altro, che la vostra in perpetuo” (A. Albertazzi, Il cominciare ed il finire …, Propositi p. 257).

Così la Madre Scrilli: “Signore, da me nulla posso, e se anche potessi, nulla vorrei perché altro non desidero se non che sia fatto in me, sopra me … voluntas tua (Scritti …, 90). “In tutte le situazioni nelle quali mi trovavo costretta a guidarmi da me stessa, mi manteneva serena il sentirmi distaccata da tutto, solo desiderando la volontà di Dio e il bene delle anime” (Scritti di Madre Maria Teresa Scrilli,  105). È dal compiere sempre e in tutto la volontà di Dio che scaturisce l’obbedienza, un rinunciare cioè alla propria volontà per affidarsi a quella di Dio attraverso  mediazioni umane di persone e norme. “Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti” ( 1Sam 15,22). Dio gradisce più l’offerta della nostra volontà (cf. Qo 4, 17) che tutti gli altri sacrifici.

S. Maria Maddalena preferiva l’esercizio dell’obbedienza alla stessa preghiera, perché si è sicuri della volontà di Dio più con l’obbedienza che con altri esercizi (RC 218, 220).  Per la Madre Mazzoni l’obbedienza è la “madre di tutte le virtù e la via più breve per andare in cielo” (A. Albertazzi, Il cominciare ed il finire …, pg 278-279) e alle suore diceva: “se sarete ubbidienti sarete anche umili ed osservanti, perché questa è guida e madre di tutte le virtù” (ibid. pg. 212)

La Madre Scrilli dice che “Per corrispondere al fine per cui Dio ci ha creati bisogna fare la sua Santissima Volontà. E consiste nell’Obbedire ai nostri Superiori Spirituali e temporali, bisogna sottomettere il nostro cuore alla direzione dello Spirito Santo e ai movimenti della grazia” (Scritti di Madre Maria Teresa Scrilli, Appunti personali, p. 168, LEV 2006) e “va in cielo con l’altrui forza il vero, il perfetto obbediente; l’obbedienza non invecchia né muore e deve essere cieca, pronta, allegra e diligente (ibid. Lettere p. 260).

La Puritas Cordis

Un ultimo elemento comune alle tre carmelitane –  ma non ultimo se consideriamo l’amore intensissimo per la santissima Eucaristia  “Divinissimo Pane”,  per la materna presenza di Maria Santissima nostra “cara Mamma” grembo accogliente e guida sicura, per il vivere continuo alla presenza di Dio – è la purità che “Procede tutta essa purità da quella pura essentia di Dio” (CO2,403), dice la santa fiorentina e “si può acquistare con la umiltà e l’annichilazione”.

Purità di mente e di cuore per la Madre Mazzoni, di cuore e di intenzione per la Madre Scrilli “con cercare in tutto il compiacimento di Dio”, il quale “sapevo esser geloso non meno della illibatezza e modestia del corpo, che degli affetti del cuore” (Scritti di Madre Maria Teresa …,110).

La rivisitazione della vita e della spiritualità di queste tre carmelitane non può che aiutarci a vivere la nostra quotidianità tenendo lo sguardo fisso in Dio. Le virtù da loro vissute, nutrite dall’amore di Cristo, la loro fortezza radicata nell’Eucaristia, ci mostrano fin dove può arrivare il cuore dell’uomo che vive in comunione con Lui.  Volendo quindi riassumere quanto fin qui scritto non avremmo bisogno che di una sola parola AMORE. Sì, la scelta per Dio è assolutamente irrevocabile, oltrepassa i confini del tempo e dello spazio, è eterno perché si identifica con lo Stesso Dio che è Amore (1Gv 4,8.14). Vivere nell’amore di Dio, vivere per Dio, sino ad amare i propri nemici è questo l’insegnamento e l’eredità che ci vengono affidate dalla santa fiorentina e dalle nostre fondatrici.

Sr Maria Stella Marzano INSC

Share this


itpost | by Dr. Radut