Skip to main content

INSTRUMENTUM LABORIS - ITALIANO

INSTRUMENTUM LABORIS

CAPITOLO GENERALE DEI
FRATELLI DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO, 2019

INTRODUZIONE

C’era una volta una monaca trappista alla quale venne chiesto di parlare della comunità in cui viveva; la sua risposta fu: “Se fosse stato per me, non avrei scelto di vivere con queste donne, ma è stato Dio a scegliere loro perché vivessero con me”. In otto secoli di storia carmelitana, Dio ha scelto molti fratelli e sorelle santi – e a volte non così santi – chiamandoli a vivere insieme “in ossequio di Gesù Cristo”. Noi siamo parte di questa lunga storia, che ancora continua.

La scelta proviene primariamente dal Signore Dio. “Io ho scelto voi”. In questo momento storico, nella continua saga della nostra esistenza come Ordine religioso, ci fermiamo ancora una volta in tempo di Capitolo, per riflettere, valutare, discernere, contestualizzare, collocare noi stessi e la nostra missione in questo ventunesimo secolo del Signore.

Quando riflettiamo sul nostro modo di vivere, spesso si fa riferimento alla prima comunità cristiana di Gerusalemme (At 2, 44-47). Nel richiamare questo testo fondativo della vita comunitaria cristiana, siamo costantemente sollecitati a ritornare alle fonti del nostro modo di vivere in comunità e ai pozzi da cui attingiamo per soddisfare i desideri più profondi che ci abitano. Nel 1971 Thomas Špidlík, S.J. ha commentato meravigliosamente l’esperienza di questa prima comunità:

“Già all’inizio, ebbero la consapevolezza di essere i nuovi profeti di Dio, chiamati a popolare la terra e a orientare i «tempi ultimi». Il loro stile di vita era scandaloso: messa al bando dell’individualismo, esistenza comunitaria, scomparsa – in molti casi – della proprietà privata, proclamazione della Notizia della salvezza, semplicità gioiosa della testimonianza, letizia per le persecuzioni subite a causa di Gesù, perdono agli avversari… [La comunità di Gerusalemme] visse all’insegna dell’amore. Tutto era subordinato all’amore tra i fratelli e all’amore dei fratelli per tutti gli uomini. L’ascolto della Parola e l’uso del denaro, la frazione del Pane e la creazione dei ministeri, la frequentazione fraterna e l’invio in missione: l’amore era il paradigma di ogni gesto, di ogni scelta. Fu così che i cristiani cominciarono a dare un volto alla Chiesa.  «Fatti» dalla Chiesa, «fecero» la Chiesa”[1].

Il convenire insieme dei membri era ed è un atto di amore per il Dio vivente e il nostro Capitolo è molto più di un fatto giuridico giacché sollecita un’apertura a quello Spirito d’amore che si aggira per l’assemblea di questa nostra realtà. Il documento ufficiale dell’Ordine sulla formazione (RIVC) esordisce proprio con questo tema dell’amore:

Dio “ci ha amati per primo” e ci ha chiamati a partecipare alla comunione trinitaria. Facendo esperienza del suo amore, riconosciamo la sua chiamata. Mossi dallo Spirito, ascoltiamo la Parola di Cristo, che è il Cammino che porta alla Vita. Seguendo le sue orme, ci mettiamo in cammino affidandoci all’amore misericordioso di Dio, verso la vetta del Monte Carmelo, luogo dell’incontro con Dio e della trasformazione in Lui[2].

Circa il Capitolo Generale, le nostre Costituzioni ci dicono che è “il principale segno di unità dell’Ordine nella sua diversità. È l’incon­tro fraterno nel quale comunitariamente riflettiamo per mantenerci fedeli al Vangelo e al nostro carisma e sensibili ai bisogni dei tempi e dei luoghi. Per mezzo del Capitolo generale, l’intero Ordine, lasciandosi guidare dallo Spirito del Signore cerca di conoscere, in un determinato momento della storia, la volontà di Dio per un miglior servizio alla Chiesa”[3].

Il tema scelto per il Capitolo Generale del 2019 è “Voi siete i miei testimoni (Is 43,10); da una generazione all’altra: chiamati ad essere fedeli al nostro carisma carmelitano”.

Tale tema si pone in continuità con l’ultimo Capitolo Generale e con la Congregazione Generale di Fatima del 2016. Riprende in sostanza l’articolo 21 delle Costituzioni del 1995. Il richiamo è al nostro servizio fra il popolo con una particolare attenzione a tre punti principali, da tener presenti al Capitolo, in riferimento alle sfide che ci si presentano negli anni a venire: fedeltà al nostro carisma carmelitano; continuità con le generazioni passate che hanno ricevuto la stessa chiamata e la sfida della testimonianza da rendere alle generazioni presenti e future. Come indicato dal n. 21 delle Costituzioni, deve esserci un’apertura e una disponibilità ad ascoltare il mondo, “disponibile ad accogliere le sfide della storia, e a dare risposte autentiche di vita evangelica in base al proprio carisma”. Il profeta Isaia (43, 10) dice: “voi siete i miei testimoni”, i miei servi scelti, capaci di comprendere e di riconoscere che “Io sono il Signore”[4].

Il tema sottolinea tre argomenti specifici da trattare: la nostra TRADIZIONE, la TESTIMONIANZA che diamo al mondo con la nostra vita e la SFIDA che ci sta davanti mentre avanziamo nel prossimo sessennio. Si chiede a ogni comunità di riflettere su questo tema e su questi tre punti. Proponiamo, di seguito, alcune brevi considerazioni che possono tornare utili per suscitare il dialogo e il confronto, a livello personale, in comunità e nelle Province.

È forse arrivato il momento, mentre ci riuniamo per celebrare le fonti della nostra ispirazione in questo anno del Signore 2019, di porgere nuovamente l’orecchio alla domanda che il Signore Dio rivolge a noi come già fece con Elia: “Perché sei/siete qui?”. La nostra chiamata al Carmelo è una scelta di Dio, ma è anche una nostra scelta per il modo con cui decidiamo di rispondervi! Ci saranno varie decisioni da prendere durante il Capitolo, soprattutto in merito alle modifiche da apportare alle Costituzioni del 1995. Queste devono scaturire dalle risposte fondamentali che abbiamo dato al momento sorgivo della nostra chiamata religiosa. Le scelte di oggi sono fondate su una continuità di decisioni prese da noi e dalle generazioni prima di noi risalendo a ritroso tutta la storia del Carmelo.

È necessario che nelle nostre comunità ci diamo del tempo per confrontarci sulle implicazioni del tema capitolare, cosicché i delegati giungano in Capitolo consapevoli delle opinioni e delle idee espresse in tutto il mondo. Possiamo procedere con almeno tre incontri comunitari – arricchiti dalla preghiera e dalla riflessione personale – individuando uno stile o modello in base al quale esprimere oggi la nostra vita carmelitana, una vita autenticamente fedele alla nostra tradizione? E questo perché il dono rappresentato dal Carmelo sia testimoniato al mondo in cui viviamo e noi siamo veramente “una fraternità contemplativa in mezzo al popolo”?

 La nostra preghiera

Signore, tu hai scelto e chiamato ognuno di noi nella terra del Carmelo
per essere testimoni del tuo amore da una generazione all’altra.
In te riponiamo la nostra fiducia, sapendo che, con il profeta Elia,
possiamo proclamare che il Signore è il vero Dio,
cercando il volto del Dio vivente nel cuore del mondo.
Il tuo Spirito d’Amore ci guidi nel tuo futuro,
perché come quei primi tempi presso la fonte sul Monte Carmelo,
i fratelli e le sorelle dell’Ordine possano essere ancora rinnovati
nell’autenticità della vita e nella loro missione.
In comunione con tutta la Famiglia Carmelitana,
chiediamo che il nostro prossimo Capitolo Generale,
sotto la protezione della Madre di Dio,
sia benedetto per la fedeltà al tuo Vangelo,
e possa dare una risposta autentica di vita evangelica alla nostra chiamata
in mezzo al tuo popolo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

PRIMO INCONTRO – LA NOSTRA TRADIZIONE:

“Da una generazione all’altra…”
“Canterò in eterno l’amore del Signore, di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà” (Sal 89,2)

PER LA NOSTRA RIFLESSIONE:

A partire dal Capitolo straordinario post-conciliare del 1968, abbiamo un vero patrimonio di documenti e di testimonianze scritte. Sono il frutto di molti studiosi che, durante il ventesimo e il ventunesimo secolo, ci hanno introdotti nella ricchezza del nostro carisma, della sua storia e spiritualità maturate nel corso di ottocento anni. Tutto questo ha impreziosito la nostra vita e la nostra formazione, sostenendo un sano orgoglio per la nostra identità. La nostra esperienza attuale è stata, e continua ad essere, nutrita dal significato della nostra storia. I nostri valori, la loro interpretazione e il confronto con essi, arricchiscono la nostra storia di oggi. E tornano ancora a tema i grandi testi classici della nostra tradizione, il testo fondativo della nostra Regola e la maniera in cui, in questi ultimi decenni, ne siamo divenuti interpreti tramite il nostro attuale stile di vita. Conosciamo veramente la nostra Regola, le Costituzioni, la Ratio, ecc.? Sì, potremmo dire, ma in comunità, nel nostro quotidiano contesto, sentiamo con chiarezza che ne stiamo condividendo le dominanti orientando la nostra fraternità verso il bene comune?

Può essere utile rifarci alle grandi assemblee di Israele, alla prima comunità cristiana, alle assemblee liturgiche della Chiesa di oggi, tutti spazi di proclamazione della Parola al cuore stesso della sua realtà. Le generazioni dei Carmelitani che ci hanno preceduto hanno letto i nostri testi in comune. Questi sono testi riguardanti la nostra identità, ma che possono porsi anche come una sfida al nostro attuale modo di vivere. La tradizione non è tradizionalismo. Si tratta piuttosto dell’abbondante fonte di sapienza che ha nutrito i nostri grandi testimoni, i nostri santi, rendendone l’esistenza una testimonianza per la generazione del loro tempo e anche per le nostre. Ed è qualcosa di particolare importanza per un serio impegno di formazione e di formazione permanente.

Sì, la fedeltà al carisma va ben oltre i documenti e le parole, deve essere una realtà visibile e vissuta se vogliamo essere testimoni autentici e veraci nel mondo in cui viviamo!

L’articolo 21 delle Costituzioni, da cui è tratto il tema del nostro Capitolo, enuncia:

“Come fraternità contemplativa, noi ricerchiamo il volto di Dio anche nel cuore del mondo. Crediamo che Dio ha stabilito in mezzo al popolo la sua dimora, e perciò la fraternità del Carmelo si sente parte viva della Chiesa e della storia: una fraternità aperta, capace di ascoltare e di farsi interpellare dal proprio ambiente, disponibile ad accogliere le sfide della storia, e a dare risposte autentiche di vita evangelica in base al proprio carisma”.

Alla luce di questa lunga tradizione, potremmo porci alcune domande personali: siamo veramente una fraternità contemplativa e, se lo siamo, in che modo? Se la nostra risposta è piuttosto negativa, cosa intralcia il nostro cammino? Perché in certi casi non funziona e dopo un po’ alcuni si scoraggiano?

Ancora una volta, ci chiediamo se siamo una fraternità “aperta”, “capace” di ascolto e “disponibile” ad ascoltare, per affrontare le sfide di oggi e quindi dare “una risposta autentica di vita evangelica in base al nostro carisma”. Siamo forse troppo ripiegati su noi stessi (auto-referenziali) senza alcuna consapevolezza di come si stia svolgendo la vita della gente che ci circonda? Più che di strutture e di documenti, il Capitolo deve renderci capaci di dare agli altri una risposta conforme al Vangelo – e, nel contempo, lanciarci la sfida di trovare modi concreti per vivere tale risposta così da rendere credibile la nostra missione oggi – come è stato affermato dalla Congregazione Generale di Fatima: “più con le nostre vite che con le nostre parole”. Alla luce di tutto questo, potremmo fare uno sforzo per chiarire come si potrebbe essere “Carmelitani che vivono in ossequio di Gesù Cristo” per i nostri fratelli e le nostre sorelle del ventunesimo secolo? 

IN CERCA DI UNA RISPOSTA:

  1. Come comunità di fede, quanto spesso condividiamo fra noi ciò che approviamo nei nostri documenti?
  2. Quando è stata l’ultima volta che abbiamo fatto una valutazione della nostra vita carmelitana e del nostro ministero alla luce dei principali documenti dell’Ordine (Regola, Costituzioni, Ratio…)?
  3. Constatiamo di fatto uno scarto fra la nostra identità teorica e la realtà vissuta? Come pensiamo di colmarlo?

DUE TESTI DA TENERE PRESENTI:

“Siamo consapevoli di essere ricchi quanto a tradizione e a modelli teologici, però abbiamo, forse, bisogno di rivitalizzare percorsi mistagogici che, in pratica, servano a trasmettere agli altri la ricchezza del Carmelo e la bellezza di aver visto il Signore. Il carmelitano in mezzo al mondo è a servizio della coltivazione del giardino di Dio, il Carmelo, creando luoghi sacri e spazi mistici dove Dio possa risplendere”[5].

“Entrare nell’esperienza carmelitana significa inserirsi in una storia già esistente. Significa entrare in una lunga esperienza umana, spirituale, ecclesiale e apostolica provata dal tempo. Anche se occorre rileggere, reinterpretare e approfondire il nostro modo d’intendere tale esperienza, non si deve per questo ripartire da zero. Tale lavoro di continua revisione lascerà alla persona ampio spazio per contribuire con i suoi doni ad arricchire, sviluppare e ringiovanire la vita dell’Ordine”[6]

SECONDO INCONTRO – LA NOSTRA TESTIMONIANZA
“Fedeli al nostro carisma carmelitano”
“Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi,
e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria
e fino ai confini della terra” (At 1,8)

PER LA NOSTRA RIFLESSIONE:

Quando l’Unione dei Superiori Generali chiese a Papa Francesco cosa ci si aspetta oggi dalla vita consacrata, egli rispose con una parola: testimonianza! Ciò corrisponde pienamente alla missione della Chiesa fin dai primi tempi, come attestano gli Atti degli Apostoli. Chi è un testimone? Cosa fa un testimone? Come riconosciamo in noi l’identità dei testimoni?

La vita religiosa deve permettere la crescita della Chiesa per la via dell’attrazione. La Chiesa deve essere attrattiva. Svegliate il mondo! Sia­te testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere! É possibile vivere diversamente in questo mondo[7].

Mettersi in cammino costa, è più facile restare a fare ciò che si è sempre fatto e nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto – vino nuovo in otri nuovi!

Forse il primo grande testimone al tempo del vangelo è Giovanni Battista. Egli indica la presenza di colui che si trova in mezzo a noi. Un testimone possiede una verità vitale da proclamare, una verità che conferma con l’autenticità del suo agire.

Per usare un lessico dei nostri tempi, diremmo che “il Carmelo” è un brand, un marchio di fabbrica, di contemplazione e santità. In che senso ciò è vero oggi? Siamo chiamati a “svegliare il mondo”, eppure, a volte, sembra necessario cominciare a “svegliarci noi per primi”. Il rendere testimonianza implica due aspetti dinamici spesso evocati dalla formula “fedeltà creativa”, intendendo appunto fedeltà alla nostra identità e creatività feconda nel dare testimonianza al mondo. Nell’espressione “fedeltà creativa” c’è un equilibrio da calibrare. Siamo quel che siamo per ciò che abbiamo vissuto attraverso i secoli e le generazioni, nonché per l’identità che abbiamo ricevuto nella tradizione mendicante. Potremmo riflettere, come comunità, sul fatto di essere “minori”, i piccoli e non già uomini alla ricerca di uno status clericale all’interno di una Chiesa gerarchicamente strutturata.

In quanto frati, dobbiamo assumerci la responsabilità di chi siamo. Nel mondo di oggi ci sono altri che, spesso mossi da un paradigma politico, dalla finanza globale o dai mezzi di comunicazione sociale, vedono lo stesso mondo che vediamo noi ma con occhi diversi. Noi dobbiamo andare oltre questa mondanità, pur senza disconoscere gli enormi sviluppi intellettuali e scientifici raggiunti nel nostro tempo.

Potremmo dire che l’ottica del frate mendicante parte dalla periferia, da uno sguardo contemplativo sul mondo, con un cuore contemplativo. Un’altra prospettiva potrebbe essere: dove sono i nostri mistici in questo ventunesimo secolo? “Quanto sono grandi i suoi prodigi
e quanto potenti le sue meraviglie! Il suo regno è un regno eterno e il suo dominio di generazione in generazione" (Daniele 3, 100).

IN CERCA DI UNA RISPOSTA:

  1. Quale potrebbe essere oggi la nostra testimonianza come Carmelitani del ventunesimo secolo?
  2. Cos’è che oggi dobbiamo lasciar perdere per poter camminare in modo autentico sulle orme dei nostri padri?
  3. Quale prezzo siamo disposti a pagare affinché la nostra fraternità sia già in se stessa una testimonianza?

DUE TESTI DA TENERE PRESENTI:

Voi siete i miei testimoni - oracolo del Signore –
e il mio servo, che io mi sono scelto,
perché mi conosciate e crediate in me
e comprendiate che sono io.
Prima di me non fu formato alcun dio
né dopo ce ne sarà (Isaia 43, 10).

Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia nella quale vive e di interpretare gli avvenimenti: è come una sentinella che veglia durante la notte e sa quando arriva l’aurora (cfr Is 21,11-13). Conosce Dio e conosce gli uomini e le donne, suoi fratelli e sorelle. È capace di discernimento e anche di denunciare il male del peccato e le ingiustizie, perché è libero, non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio, non ha altri interessi che quelli di Dio. Il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte[8].

TERZO INCONTRO – LA SFIDA

“Una risposta autentica di vita evangelica” (Cost. 21)

“La tua fedeltà di generazione in generazione” (Sal 119, 90)

PER LA NOSTRA RIFLESSIONE:

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che quella che siamo chiamati a dare è una risposta di vita “evangelica”. Essere autentici è veramente una grande sfida e, nel contesto dell’odierna realtà mondiale, tale sfida comporta aspetti quali l’onestà, la trasparenza, l’umiltà, la sincerità. Si tratta di questioni dinanzi alle quali sta una Chiesa che è sotto il microscopio di un mondo non sempre così benevolo al giorno d’oggi. In qualche modo si sta avverando la parola del Vangelo: “Non vi è nulla di nascosto che non sarà rivelato”. Possiamo considerarla una minaccia o una crisi.

Il termine “crisi” va inteso secondo il significato greco della parola krisis, cioè un appello a formulare un giudizio o a prendere una decisione. La sfida sta nel percorrere la via della verità.

I problemi che affliggono alcune aree del mondo di oggi e che sono veramente scandalosi con il tempo saranno considerati in una visione più ampia. Parte della sfida che ci sta davanti è costituita dalla cura delle ferite inflitte dai ministri del Vangelo. Ora, il nostro obiettivo deve essere una vita comunitaria autentica, che non sia una specie di convivenza alberghiera in cui “io” gestisco il mio ministero; ciò richiede comunità capaci di lavorare insieme, con un numero di membri effettivamente presenti agli atti comuni. Questo vale sia per le Province del nuovo mondo quanto per quelle più datate.

Il prossimo mese di settembre prenderemo delle decisioni che porteranno le loro conseguenze, questo è normale ma potrebbe essere difficile da affrontare. Il nostro tempo storico è grandemente valorizzato da documenti quali Evangelii Gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia, Gaudete et exsultate ecc.

Pensate a quel giovane al quale il Signore chiese di lasciare tutto e di seguirlo. È stato un po’ troppo per lui, che era attaccato a ciò che non lo rendeva libero. Noi siamo chiamati a qualcosa di più:

La verità della vita umana è che siamo chiamati alle realtà più elevate, eppure spesso sperimentiamo inclinazioni tali che ci conducono alle più infime. Desideriamo divinizzarci, eppure a volte permettiamo a noi stessi di diventare disumani… La protezione migliore contro tale degenerazione sta nella consapevolezza della sua possibilità… L’umiltà è verità e non vi è nulla che garantisca autenticità alla vita quanto un’attitudine realistica verso noi stessi e gli altri[9].

In un senso molto reale, l’Incarnazione deve insegnarci ad essere esperti in umanità, arricchiti dalla saggezza degli anni.

In questi ultimi anni abbiamo visto le statistiche, le tendenze demografiche, le analisi e i progetti. Volendo permettere alla sapienza della nostra Regola di guidarci oltre lo stress immediato, potremmo ben contrapporre alla schiavitù di un incessante attivismo e alla dipendenza dai mezzi di comunicazione sociale delle parole come: “rimanga ognuno nella propria cella o nelle vicinanze, meditando notte e giorno la legge del Signore e vigilando in orazione”[10]. Da questa meditazione verrà a noi la risposta di “vita evangelica”. Sicuramente Maria, nostra sorella, ha imparato questo ed è stata feconda nel servire il Signore. Le sue stesse parole sono chiare: “Egli ha guardato l’umiltà della sua serva; d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48).

IN CERCA DI UNA RISPOSTA:

  1. Fedeli al nostro essere carmelitani, come ci impegniamo verso il futuro in umile servizio al Regno di Dio?
  2. Qual è la sfida più grande che la vostra comunità/Provincia incontra nel mondo di oggi?
  3. Cosa speriamo da questo Capitolo relativamente a quanto potrà guidarci nel futuro senza che alcuno ci rubi la gioia del Vangelo?

DUE TESTI DA TENERE PRESENTI:

“La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale. È quello che il Signore rimproverava ai Farisei: «E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?» (Gv 5,44). Si tratta di un modo sottile di cercare «i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2,21). Assume molte forme, a seconda del tipo di persona e della condizione nella quale si insinua. Dal momento che è legata alla ricerca dell’apparenza, non sempre si accompagna con peccati pubblici, e all’esterno tutto appare corretto. Ma se invadesse la Chiesa, «sarebbe infinitamente più disastrosa di qualunque altra mondanità semplicemente morale» [Evangelii Gaudium, 93].

“Come il profeta Giona, sempre portiamo latente in noi la tentazione di fuggire in un luogo sicuro che può avere molti nomi: individualismo, spiritualismo, chiusura in piccoli mondi, dipendenza, sistemazione, ripetizione di schemi prefissati, dogmatismo, nostalgia, pessimismo, rifugio nelle norme. Talvolta facciamo fatica ad uscire da un territorio che ci era conosciuto e a portata di mano. Tuttavia, le difficoltà possono essere come la tempesta, la balena, il verme che fece seccare il ricino di Giona, o il vento e il sole che gli scottarono la testa; e come fu per lui, possono avere la funzione di farci tornare a quel Dio che è tenerezza e che vuole condurci a un’itineranza costante e rinnovatrice. Dio è sempre novità, che ci spinge continuamente a ripartire e a cambiare posto per andare oltre il conosciuto, verso le periferie e le frontiere. Ci conduce là dove si trova l’umanità più ferita e dove gli esseri umani, al di sotto dell’apparenza della superficialità e del conformismo, continuano a cercare la risposta alla domanda sul senso della vita. Dio non ha paura! Non ha paura! Va sempre al di là dei nostri schemi e non teme le periferie. Egli stesso si è fatto periferia (cfr Fil 2,6-8; Gv 1,14). Per questo, se oseremo andare nelle periferie, là lo troveremo: Lui sarà già lì. Gesù ci precede nel cuore di quel fratello, nella sua carne ferita, nella sua vita oppressa, nella sua anima ottenebrata. Lui è già lì” [Papa Francesco, Gaudete et exsultate, 134-135].

Evangelii Gaudium termina con una preghiera che in parte possiamo fare nostra mentre prepariamo un altro tratto di questa continua storia, di generazione in generazione, dell’amore di Dio per noi al Carmelo:

Tu, Vergine dell’ascolto e della contemplazione,
madre dell’amore, sposa delle nozze eterne,
intercedi per la Chiesa, della quale sei l’icona purissima,
perché mai si rinchiuda e mai si fermi
nella sua passione per instaurare il Regno.

Stella della nuova evangelizzazione,
aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,
del servizio, della fede ardente e generosa,
della giustizia e dell’amore verso i poveri,
perché la gioia del Vangelo
giunga sino ai confini della terra
e nessuna periferia sia priva della sua luce.

 

La Commissione Preparatoria
P. Edison Tinambunan (Indo), Presidente
P. Richard Byrne (Hib), Segretario
P. Claudemir Rozin (Par)
P. Boniface Kimondolo (Ken)
P. Luca Sciarelli (Ita)

Le comunicazioni devono essere inviate a:
Capitolo Generale 2019
Segretario Generale
Via Giovanni Lanza, 138
00184 Roma,
Italia.
Email: seggen@ocarm.org
Web: www.ocarm.org/capitulumgenerale2019


[1] Presentazione, Breviario Patristico, 1971 [ed. italiana].
[2] RIVC 1
[3] Cost. 255.
[4] Lettera di convocazione del Capitolo Generale 2019.
[5] Messaggio finale, Congregazione Generale 2011, Analecta, 62, 2, pagina 281.
[6] RIVC, 26.
[7] Papa Francesco, Incontro con 120 Superiori Generali di Ordini religiosi, 29 novembre 2013.
[8] Papa Francesco, Lettera apostolica a tutti i consacrati in occasione dell’Anno della Vita Consacrata, §2 (2014).
[9] Casey, Michael, OCSO (1999), Truthful Living, pagine 35-36.
[10] Regola, 10.