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SAN GIUSEPPE: IL NOSTRO SANTO PATRONO

san giuseppe

Joseph Tri Quang Phan, O.Carm.

Sebbene molto silenzioso nel Vangelo, San Giuseppe è ben noto e ampiamente onorato da persone di tutte le età. Nella tradizione cristiana, San Giuseppe è l'ultimo patriarca che riceve delle comunicazioni del Signore attraverso la via dei sogni (cfr Gen 28, 12-14, Mt 1, 20-24). Come l'antico Giuseppe, è un uomo giusto e fedele (Mt 1, 19) che Dio ha posto come protettore della sua famiglia. Egli collega Gesù, il Re messianico, alla linea di Davide (Mt 1, 1-16; Lc 3, 23-38). Giuseppe, casto sposo di Maria e Padre adottivo del Verbo Incarnato, guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall'Egitto, ripercorrendo la via dell'Esodo (Gen 37, 50, 22-26; Mt 2, 13-21).[1] La sua festa del 19 marzo è celebrata da tutta la Chiesa come solennità perché tutti noi lo amiamo. Non è solo il santo patrono della Chiesa universale, è il Protettore principale dell'Ordine Carmelitano e quelli che si rivolgono a lui nella preghiera sperimentano la sua cura paterna. San Giuseppe sembrava è il santo patrono di tutti. Tutti potrebbero affermare: "Giuseppe è il mio Santo Patrono".

1. Il Padre adottivo di Gesù Cristo, il Patrono della Chiesa

Una revisione storica ci consente di riconoscere che San Giuseppe è ampiamente venerato nella Chiesa cattolica. C'era già una lunga tradizione prima che papa Pio IX lo proclamasse ufficialmente Patrono della Chiesa universale nel 1870 e dichiarasse che la sua festa sarebbe stata celebrata il 19 marzo. Nel 1962, Papa Giovanni XXIII, riaffermando il ruolo speciale di San Giuseppe nella vita della Chiesa cattolica, ha inserito il suo nome nell'antico Canone romano. Di recente, sotto la guida di Papa Francesco, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha emesso il decreto Paternas vices (cura paterna) per ordinare che il nome di San Giuseppe sia incluso in tutte le principali preghiere eucaristiche.[2] Questo decreto segna un piccolo ma storico cambiamento nella bella tradizione della Chiesa. Questa è una delle primissime azioni che Papa Francesco ha fatto all'inizio del suo Pontificato. L'inclusione del nome di San Giuseppe nelle Preghiere eucaristiche dimostra una devozione continua dei successori di San Pietro a San Giuseppe, riconoscendo la protezione di San Giuseppe per la Chiesa.

Il decreto Paternas vices dichiara solennemente che “Mediante la cura paterna di Gesù, San Giuseppe di Nazareth, posto a capo della Famiglia del Signore, adempì copiosamente la missione ricevuta dalla grazia nell’economia della salvezza e, aderendo pienamente agli inizi dei misteri dell’umana salvezza, è divenuto modello esemplare di quella generosa umiltà che il cristianesimo solleva a grandi destini e testimone di quelle virtù comuni, umane e semplici, necessarie perché gli uomini siano onesti e autentici seguaci di Cristo. Per mezzo di esse quel Giusto, che si è preso amorevole cura della Madre di Dio e si è dedicato con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, è divenuto il custode dei più preziosi tesori di Dio Padre ed è stato incessantemente venerato nei secoli dal popolo di Dio quale sostegno di quel corpo mistico che è la Chiesa.”[3]

La protezione paterna di san Giuseppe verso il Signore Gesù Cristo continua anche dal cielo. Pertanto, è veramente giusto ricordarlo alla Santa Eucaristia quando la Chiesa, il Corpo mistico di Cristo, si riunisce come comunità, in unione con la Sacra Famiglia di Nazareth.

2. Il protettore della Sacra Famiglia, il protettore della "Chiesa domestica"

Siamo tutti grati a San Giuseppe per il suo patrocinio della Chiesa, che è il primo, ma non il solo aspetto del suo ruolo nella Chiesa. La cura paterna di San Giuseppe si manifesta anche nel suo patronato su quella che viene chiamata la "chiesa domestica". Questo aspetto della paternità spirituale di San Giuseppe, secondo il vescovo James D. Conley, merita di essere esplorato e apprezzato in modo più approfondito. Il concetto di "chiesa domestica" risale al primo secolo ed è menzionato in Lumen Gentium 11. Il termine è apparso anche nella lettera del 2012 di Papa Benedetto XVI ed è stato descritto come "un luogo di formazione nella fede e nella preghiera, un semenzaio di vocazioni, la scuola naturale di virtù e valori etici e la cellula vivente primaria della società."[4] Si riferisce chiaramente "alla vita spirituale della famiglia cristiana - le preghiere, le tradizioni e le istruzioni religiose che dovrebbero essere al centro di ogni focolare e casa cattolica."[5]

Papa Benedetto XVI ha condiviso una volta la sua bella riflessione sulla vita tranquilla di San Giuseppe, proponendo che "certamente ha insegnato a Gesù a pregare, Giuseppe stesso deve aver portato Gesù alla Sinagoga per i riti del Sabbath, così come a Gerusalemme per le grandi feste del popolo di Israele. Come padre ebreo fedele, Joseph avrebbe guidato le preghiere a casa, tutti i giorni - al mattino, alla sera, ai pasti - e nelle principali feste religiose.[6] Il patrocinio di San Giuseppe verso la famiglia cristiana si esprime nella sua guida e assistenza alle nostre preghiere. La chiamata di San Giuseppe a diventare il protettore della Sacra Famiglia è un invito per noi a entrare nell'intimità divina. La famiglia cristiana è incoraggiata a pregare insieme, ad adorare insieme, a condividere l'uno con l'altro la Parola di Dio e a mettere in pratica gli insegnamenti di Dio. Le famiglie moderne soffrono molto per egoismo, mancanza di empatia e divisione. Come San Giuseppe, dobbiamo donare noi stessi generosamente e totalmente, senza riserve, alla nostra famiglia se vogliamo salvare la nostra famiglia dai suoi problemi. Impariamo da San Giuseppe che ha dedicato tutto il suo essere alla sua famiglia, a Maria, e a Gesù, e insieme al suo più casto sposo e santo Figlio, ha offerto la sua sottomissione indivisa alla volontà di Dio.

3. Il protettore della Chiesa, la guida spirituale dell'Ordine Carmelitano

San Giuseppe è onorato e amato da molte comunità religiose, particolarmente carmelitane. La festa liturgica del Santo apparve già molto presto nell'Ordine Carmelitano nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1680, il Capitolo Generale elesse all'unanimità San Giuseppe come Primo Protettore dell'Ordine. La carissima relazione tra Carmelitani e padre terreno di Gesù si esprime nella fiducia nell'intercessione di San Giuseppe.

Una delle più grandi mistiche carmelitane, Santa Teresa di Gesù, conosciuta anche come Teresa d'Avila, ha scritto bene su San Giuseppe che lei amava e onorava. Ha sperimentato la potente intercessione di San Giuseppe e ha ammesso che è avanzata nelle virtù attraverso l'esempio di San Giuseppe. Ricordiamo alcuni dei suoi pensieri: " presi per avvocato e patrono il glorioso san Giuseppe, raccomandandomi molto a lui. Vidi chiaramente che questo mio padre e patrono mi trasse fuori sia da quella situazione, sia da altre più gravi in cui erano in gioco il mio onore e la salvezza dell’anima mia, meglio di quanto io non sapessi chiedergli. Finora non mi ricordo di averlo mai pregato di un favore che egli non mi abbia concesso. È cosa che riempie di stupore pensare alle straordinarie grazie elargitemi da Dio e ai pericoli da cui mi ha liberato, sia materiali sia spirituali, per l’intercessione di questo santo benedetto. [...] Vorrei persuadere tutti ad essere devoti di questo glorioso santo, per la grande esperienza dei beni che egli ottiene da Dio. Non ho conosciuto persona che gli sia sinceramente devota e gli renda particolari servigi, senza vederla più avvantaggiata nella virtù, perché egli aiuta molto le anime che a lui si raccomandano. Già da alcuni anni, mi pare, nel giorno della sua festa io gli chiedo sempre qualcosa e sempre mi vedo esaudita. Se la mia richiesta esce un po’ dalla retta via, egli la raddrizza per il mio maggior bene. [...] Dovrebbero amarlo specialmente le persone che attendono all’orazione, giacché non so come si possa pensare alla Regina degli angeli nel tempo in cui tanto soffrì con Gesù Bambino, senza ringraziare san Giuseppe per essere stato loro di grande aiuto. Chi non dovesse trovare un maestro che gli insegni l’orazione, prenda questo glorioso santo per guida e non sbaglierà nel cammino.”[7]

Il forte senso di fiducia ha portato Santa Teresa a dedicare la sua prima fondazione a San Giuseppe. Con questo stesso forte di fiducia, i Carmelitani in Vietnam dedicano le loro fondazione alla cura paterna di San Giuseppe. Poiché Giuseppe ha curato Maria e Cristo in modo particolare, noi Carmelitani crediamo anche che lui si prenda cura del nostro Ordine che è devoto a Maria e a Cristo.[8] Il Commissariato provinciale carmelitano in Vietnam prende il nome dal fedele custode della casa di Dio come espressione del desiderio di continuare questa bellissima tradizione. Vogliamo avanzare in virtù, seguendo il modello di San Giuseppe, per cercare costantemente la volontà di Dio e metterci al servizio del popolo di Dio in questa patria culturalmente ricca come nostra priorità.

Per secoli i Carmelitani hanno meditato e guardato a San Giuseppe come il custode della loro vocazione, e come esempio per il loro servizio alla volontà di Dio. L'Ordine Carmelitano lo ha considerato suo Protettore Principale, e ogni Carmelitano, in modi diversi, ha sperimentato il patrocinio di San Giuseppe per la sua vita e vocazione spirituale. Siamo ispirati da San Giuseppe a metterci sempre alla ricerca "della saggezza che viene dal cielo". (Gc 3,17) Questa abitudine spirituale ci permette di trovare una considerevole tranquillità mentale nel sapere che stiamo facendo fedelmente la volontà di Dio, non la nostra.

Conclusione:

Uno dei più grandi ecclesiologi moderni, Yves Congar una volta lamentava che "un problema principale per la Chiesa ai nostri giorni è che appare così poco attraente agli occhi di molti nostri contemporanei."[9] La crisi dovuta agli abusi del clero colpisce terribilmente la Chiesa. La Chiesa non solo appare negativamente agli occhi del mondo, ma questi deliti provocano una grande perdita di credibilità della Chiesa agli occhi di molti dei suoi membri. Mentre la festa di San Giuseppe si avvicina, ci rivolgiamo a lui con sincere preghiere chiedendogli di proteggere la Chiesa durante la sua crisi. Allo stesso tempo, guardiamo al Santo patriarca per imparare da lui i modi per sostenere la Chiesa nella sua attuale lotta.

Mentre sperimentiamo la vicinanza personale di San Giuseppe, siamo invitati a imitarlo nella nostra risposta ai piani di Dio. Se ogni cattolico fosse aperto alla Parola di Dio e avesse permesso alla Parola di Dio di parlarci come San Giuseppe, non si sarebbe mai perso o avrebbe tradito la verità. Se noi Carmelitani imparassimo da San Giuseppe a vivere fedelmente il nostro carisma donandoci alla vita attiva senza trascurare la nostra vita di intima unione con Dio, non avremmo mai paura di perdere la nostra vocazione. Se i membri delle famiglie cattoliche seguissero l'esempio di San Giuseppe, dedicherebbero tutta la loro sollecitudine, energia, risorse e tempo per il bene degli altri e i legami tra di loro sarebbero rafforzati dal loro amore disinteressato. Se impariamo tutti dalla dedicazione di San Giuseppe a Cristo, la Chiesa sarà riconosciuta come realmente è: "il tesoro più prezioso del Padre" (Paternas vices). La Chiesa, il tesoro che Dio ha affidato alla protezione di San Giuseppe, è una bella Sposa che si è adornata per accogliere il suo Sposo con grandissimo piacere (cfr Ap 19, 7-8 & 21, 1-9). Questa Chiesa può essere antica, ma "vive ancora e si muove"[10] sotto la protezione di San Giuseppe.

 

[1] Carmelites.net

[2] Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Paternas Vices, 01/05/2013.

[3] Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Paternas Vices, 01/05/2013.

[4] Benedetto XVI, Esortazione Apostolica Postsinodale Ecclesia in Medio Oriente, 14/09/2012. #59.

[5] James D. Connley, “St. Joseph: Patron of the Universal Church, and the ‘Domestic Church’” in Southern Nebreska Register, 28/06/2013.

[6] Papa Benedetto XVI, Discorso a un'udienza generale sulla Sacra Famiglia nel 2012.

[7] Santa Teresa di Gesù, Autobiografia, capitolo 6.

[8] Carmelite.org

[9] William Henn, Church: The People of God (London; New York: Burns & Oates, 2004), 149.

[10] Henn, Church: The People of God, 149 & 151.

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.