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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 13ª Domenica del tempo ordinario (C)

Lectio

Il processo difficile nella formazione dei discepoli.
Come nascere di nuovo.

Luca 9,51-62 

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen. 

2. Lettura

a) Chiave di lettura: Il contesto letterario

Nel contesto del Vangelo di Luca, il testo di questa domenica si trova all’inizio della nuova fase dell’attività di Gesù. I frequenti conflitti di mentalità con il popolo e con le autorità religiose (Lc 4,28; 5,21.30; 6,2.7; 7,19.23.33-34.39) confermarono Gesù lungo il cammino del Messia Servo, previsto da Isaia (Is 50, 4-9; 53,12) ed assunto da lui fin dall’inizio della sua attività apostolica (Lc 4,18). A partire da questo, Gesù comincia ad annunciare la sua passione e morte (Lc 9,22.43-44) e decide di andare a Gerusalemme (Lc 9,51). Questo cambiamento di rotta degli avvenimenti produsse una crisi nei discepoli (Mc 8,31-33). Loro non lo capiscono ed hanno paura (Lc 9,45), poiché in loro continua a dominare la mentalità antica del Messia glorioso. Luca descrive vari episodi in cui affiora la vecchia mentalità dei discepoli: desiderio di essere il più grande (Lc 9,46-48); volontà di controllare l’uso del nome di Gesù (Lc 9,49-50); reazione violenta di Giacomo e di Giovanni davanti al rifiuto dei samaritani di accogliere Gesù (Lc 9,51-55). Luca indica anche come Gesù si sforza di far capire ai suoi discepoli la nuova idea della sua missione. Il testo di questa domenica (Lc 9, 51-62) descrive alcuni esempi di come faceva Gesù per formare i suoi discepoli.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 9,51-52: Gesù decide di andare a Gerusalemme
Luca 9,52b53: Un villaggio della Sammaria non offre accoglienza
Luca 9,54: Reazione di Giovanni e di Giacomo di fronte al no samaritano
Luca 9,55-56: Reazione di Gesù di fronte alla violenza di Giacomo e di Giovanni
Luca 9,57-58: Prima proposta di seguire Gesù
Luca 9,59-60: Seconda proposta di seguire Gesù
Luca 9,61-62: Terza proposta di seguire Gesù

Luca 9,51-62c) Il testo:

51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme 52e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Ma Gesù si voltò e li rimproverò. 56E si avviarono verso un altro villaggio.
57Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».60Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». 

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Quale è il punto del testo che ti è piaciuto di più e che più ti ha colpito?
b) Quali difetti e limiti dei discepoli si scoprono nel testo?
c) Quale è la pedagogia di Gesù che lui usa per correggere questi difetti?
d) Quali sono i fatti dell’Antico Testamento che sono evocati nei testi?
e) Con quali di queste tre vocazioni (vv. 57-62) ti identifichi? Perché?
f) Quale è il difetto dei discepoli di Gesù più presente in noi, suoi discepoli e discepole di oggi? 

5. Una chiave di lettura 

per approfondire maggiormente il tema.

a) Contesto storico del nostro testo:

Il contesto storico del Vangelo di Luca tiene sempre questi due aspetti: il contesto del tempo di Gesù degli anni ’30, in Palestina, ed il contesto delle comunità cristiane degli anni ’80, in Grecia, per cui Luca scrive il suo vangelo.

Nel tempo di Gesù, in Palestina: Per Gesù non fu facile formare i suoi discepoli e le sue discepole. Giacché non è semplicemente per il fatto che una persona va con Gesù o che vive in comunità che questa persona è già santa e perfetta. La maggiore difficoltà viene dal “lievito dei farisei e di Erode” (Mc 8,15), cioè dall’ideologia dominante dell’epoca, promossa dalla religione ufficiale (farisei) e dal governo (erodiani). Combattere questo lievito faceva parte della formazione che Gesù dava ai suoi discepoli. Poiché il modo di pensare dei grandi aveva radici profonde e rinasceva, sempre di nuovo, nella testa dei piccoli, dei discepoli. Il testo che meditiamo questa domenica ci dà un’idea di come Gesù affrontava questo problema.

Al tempo di Luca, nelle comunità della Grecia: Per Luca era importante aiutare i cristiani a non lasciarsi portare dal “lievito” dell’impero romano e dalla religione pagana. Lo stesso vale per oggi. Il “fermento” del sistema neoliberale, divulgato dai mezzi di comunicazione, propaga la mentalità consumistica, contraria ai valori del Vangelo. Non è facile per la persona scoprire che la stanno ingannando: “Ciò che tengo in mano non è forse falso?” (Is 44,20).

b) Commento del testo:

Luca 9,51-521: Gesù decide di andare a Gerusalemme
“Mentre si stavano compiendo i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo”. Questa affermazione indica che Luca legge la vita di Gesù alla luce dei profeti. Vuole lasciare ben chiaro ai lettori che Gesù è il Messia, in cui si realizza ciò che i profeti annunciarono. Il modo stesso di parlare appare nel vangelo di Giovanni: “Sapendo Gesù che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, ...” (Gv 3,1). Gesù, obbediente al Padre, “si dirige decisamente verso Gerusalemme”.

Luca 9,52b53: Un villaggio della Sammaria non offre ospitalità
L’ospitalità era uno dei pilastri della vita comunitaria. Difficilmente, la gente lasciava passare la notte a qualcuno fuori, senza accoglierlo (Gn 18,1-5; 19,1-3; Gs 19,15-21). Ma nel tempo di Gesù, la rivalità tra giudei e samaritani spingeva la gente della Sammaria a non accogliere i giudei in pellegrinaggio verso Gerusalemme, e ciò spingeva i giudei di Galilea a non passare per la Sammaria, quando si recavano a Gerusalemme. Preferivano andare dalla parte della valle del Giordano. Gesù non è d’accordo con questa discriminazione e passa per la Sammaria. Ne soffre le conseguenze della discriminazione e non riceve ospitalità.

Luca 9,54: Reazione violenta di Giovanni e di Giacomo davanti al rifiuto samaritano 
Ispirati dall’esempio del profeta Elia, Giacomo e Giovanni vogliono che scenda dal cielo un fuoco per sterminare gli abitanti di quel villaggio! (2 Re 1,10.12; 1Re 18,38). Pensano che per il semplice fatto che loro stanno con Gesù, tutti dovrebbero accoglierli. Loro hanno la vecchia mentalità, quella di essere gente privilegiata. Pensano di tenere Dio da parte per difenderli.

Luca 9,55-56: Reazione di Gesù dinanzi alla violenza di Giacomo e di Giovanni
“Gesù, si voltò e li rimproverò”. Alcune bibbie, basandosi nei manoscritti antichi, dicevano anche: “Voi non sapete quale spirito vi abita. Il Figlio dell’uomo non è venuto per prendere la vita degli uomini, ma per salvarla”. Il fatto che qualcuno sia con Gesù non da a questa persona il diritto di pensare che è superiore agli altri o che gli altri devono rendergli onori. Lo “Spirito” di Gesù chiede il contrario: perdonare settanta volte sette (Mt 18,22). Gesù scelse di perdonare il ladrone che lo pregava in croce (Lc 23,43).

Luca 9,57-58: Prima proposta di seguire Gesù
Qualcuno dice: “Ti seguirò ovunque tu vada”. La risposta di Gesù è molto chiara e senza maschera. Non lascia dubbi: il discepolo o la discepola che vuole seguire Gesù deve imprimere nella mente e nel cuore questo: Gesù non ha nulla, neppure una pietra dove posare il capo. Le volpi e gli uccellini sono più avvantaggiati rispetto a loro, perché per lo meno hanno tana e nido.

Luca 9,59-60: Seconda proposta di seguire Gesù
Gesù chiama qualcuno: “Seguimi!” Questa stessa parola fu diretta ai primi discepoli: “Seguimi” (Mc 1,17.20; 2,14). La reazione della persona chiamata è positiva. E’ disposta a seguire Gesù. Chiede solo permesso per poter seppellire suo padre. La risposta di Gesù è dura: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu và e annuncia il Regno di Dio”. Probabilmente si tratta di un proverbio popolare usato per dire che si deve essere radicali nelle decisioni che si prendono. Colui che si dispone a seguire Gesù deve lasciare tutto dietro di sé. E’ come se morisse a tutto ciò che possiede e risuscitasse ad un’altra vita.

Luca 9,61-62: Terza proposta di seguire Gesù
Un terzo caso: “Ti seguirò, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Di nuovo la risposta di Gesù è dura e radicale: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. Gesù è più esigente del profeta Elia quando costui chiamò Eliseo per essere suo discepolo (1 Re 19,19-21). Il Nuovo Testamento supera l’Antico nell’esigenza e nella pratica dell’amore.

c) Approfondimento: Gesù Formatore

Il processo di formazione dei discepoli era esigente, lento e doloroso. Perché non è facile far nascere in loro una nuova esperienza di Dio, una nuova visione della vita e del prossimo. E’ come nascere di nuovo! (Gv 3,5-9). La mentalità antica rinasce e riappare nella vita delle persone, delle famiglie e delle comunità. Gesù non lesina sforzi per formare i suoi discepoli e le sue discepole. Dedicava a questo molto tempo. Non sempre ebbe successo. Giuda lo tradì, Pietro lo negò e, nel momento della prova, tutti lo abbandonarono. Solamente le donne e Giovanni rimasero vicini a lui, accanto alla croce. Ma lo Spirito Santo che Gesù ci mandò dopo la sua risurrezione, completò l’opera iniziata da lui (Gv 14,26; 16,13). Oltre a ciò che abbiamo già osservato nel testo di questa domenica (Lc 9,51-62), Luca parla di molti altri casi per indicare come faceva Gesù per formare i discepoli ed aiutarli a superare la mentalità ingannevole dell’epoca:

In Luca 9,46-48 i discepoli discutono tra di loro per sapere chi è il più grande. Qui, la mentalità competitiva e di lotta per il potere, caratteristica della società dell’Impero Romano, si infiltrava già nella piccola comunità di Gesù che stava appena iniziando! Gesù ordina di tenere la mentalità contraria. Prende un bambino, se lo mette accanto e si identifica con lui dicendo: “Chi accoglie un piccolo come questo accoglie me, e chi accoglie me, accoglie il Padre!”. I discepoli discutevano su chi era il più grande, e Gesù ordina di guardare e accogliere il più piccolo! Ed è questo il punto su cui Gesù insistette maggiormente e su cui più rese testimonianza: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire” (Mc 10,45).

In Luca 9,49-50, una persona che non era del gruppo dei discepoli, si serviva del nome di Gesù per scacciare i demoni. Giovanni vide e proibì: “Impediamoglielo perché non lo conosciamo”. In nome della comunità, Giovanni impedisce una buona azione! Lui pensava essere padrone di Gesù e voleva proibire che altri usassero il nome di Gesù per fare il bene. Voleva una comunità chiusa in se stessa. Qui si manifesta la vecchia mentalità del “Popolo eletto, Popolo separato!”. Gesù risponde: “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi è per voi”. L’obiettivo della formazione non può condurre ad un sentimento di privilegio e di possessione, ma deve condurre ad un atteggiamento di servizio. Per Gesù, ciò che importa non è se la persona fa parte o meno della comunità, bensì se fa o meno il bene che la comunità deve fare.

Ecco alcuni altri casi della forma in cui Gesù educa i suoi discepoli e discepole. Una maniera di dare forma umana all’esperienza che lui stesso aveva di Dio Padre. Voi potete completare l’elenco.
* si coinvolgere nella missione ed al ritorno viene fatta la revisione con loro (Mc 6,7; Lc 9,1-2; 10,1-12, 17-20)
* li corregge quando si sbagliano (Lc 9,46-48; Mc 10,13-15)
* li aiuta a discernere (Mc 9,28-29)
* li interpella quando sono lenti (Mc 4,13; 8,14-21)
* li prepara per il conflitto (Mt 10,17s)
* riflette con loro sui problemi del momento (Lc 13,1-5)
* li manda ad osservare la realtà (Mc 8,27-29; Gv 4,35; Mt 16,1-3)
* li confronta con le necessità della gente (Gv 6,5)
* insegna che le necessità della gente sono al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt 12,7.12)
* li difende quando sono criticati dagli avversari (Mc 2,19; 7,5-13)
* si occupa del loro riposo e pensa alla loro alimentazione (Mc 6.31; Gv 21,9)
* passa dei momenti solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34; 7,17; 9,30-31; 10,10; 13,3)
* insiste nella vigilanza ed insegna a pregare (Lc 11,1-13; Mt 6,5-15). 

6. Salmo 19 (18), 8-15

La legge di Dio fonte di formazione

La legge del Signore è perfetta:
rinfranca l'anima.
La testimonianza del Signore è fedele:
dà saggezza ai semplici.
I precetti del Signore sono retti:
danno gioia al cuore.
Il comando del Signore è splendido:
dà luce agli occhi.
La parola del Signore è pura:
rimane in eterno.
I giudizi del Signore sono veri:
sono giusti tutti insieme;
essi sono preziosi più che l'oro,
più che un'abbondanza di oro purissimo;
sono dolci più che miele,
assai più che favi stillanti.
Il tuo servo si lasci guidare da essi
e nella loro osservanza trovi una gran ricompensa.
Gli errori chi li comprende?
Dalle trasgressioni rendimi immune.
Dall'orgoglio, più di tutto, custodisci il tuo servo
ché non stenda su di me il suo dominio;
allora sarò puro e immune da grave colpa.
Incontrino il tuo favore i detti della mia bocca
e il palpito del mio cuore giunga al tuo cospetto,
Signore, mia rupe e mia difesa. 

7. Orazione finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.