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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: 4ª Domenica di Avvento (C)

Lectio: 
Domenica, 23 Dicembre, 2018

La visita di Maria ad Elisabetta
Dio si rivela nelle cose più semplici
Luca 1,39-45

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il Vangelo di oggi descrive la visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Si conoscevano tutte e due. Erano parenti. Ma in questo incontro scoprono, l’una nell’altra, un mistero che non conoscevano ancora e che le riempie di molta gioia. Quante volte ci succede nella vita di incontrare persone che conosciamo, ma che ci sorprendono di nuovo per la saggezza che posseggono e per la testimonianza di fede che ci danno! E’ così che Dio si rivela e ci fa conoscere il mistero della sua presenza nella nostra vita.
Il testo del vangelo di questa quarta domenica di Avvento non include il cantico di Maria (Lc 1,46-56) e traccia appena la descrizione della visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-45). In questo breve commento ci prendiamo la libertà di includere anche il Cantico di Maria, perché aiuta a capire meglio tutta la portata dell’esperienza che le due donne hanno avuto nel momento della visita. Il Cantico rivela che l’esperienza che Maria ebbe nel momento del saluto di Elisabetta l’aiuta a percepire la presenza del mistero di Dio non solo nella persona di Elisabetta, ma anche nella sua vita e nella storia del suo popolo.
Durante la lettura del testo, cerca di essere attento a quanto segue: “Con quali gesti, parole e paragoni, sia Elisabetta che Maria, esprimono la scoperta della presenza di Dio nella loro vita?”

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 1,39-40: Maria esce di casa per visitare sua cugina Elisabetta
Luca 1,41: Udendo il saluto di Maria, Elisabetta sperimenta la presenza di Dio
Luca 1,42-44: Saluto di Elisabetta a Maria
Luca 1,45: L’elogio di Elisabetta a Maria
Luca 1,46-56: Il Magnificat, il Cantico di Maria

c) Testo:

Luca 1,39-4539In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
46Allora Maria disse:« L'anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50 di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
b) Quali sono i gesti, le parole, i paragoni che esprimono la scoperta di Elisabetta sulla presenza di Dio nella sua vita ed in quella di Maria?
c) Con quali gesti, parole e paragoni Maria esprime la scoperta che fa della presenza di Dio nella sua vita, nella vita di Elisabetta e nella storia del suo popolo?
d) Qual è la causa di allegria delle due donne?
e) Qual è il simbolo del Vecchio Testamento che viene ricordato ed attualizzato nella descrizione di questa visita?
f) Dove e come l’allegria della presenza di Dio avviene oggi nella mia vita e nella vita della mia famiglia e comunità?

5. Per coloro che desiderano approfondire il tema

a) Contesto di ieri e di oggi:

Nel Vangelo di Matteo, l’infanzia di Gesù è centrata attorno alla persona di Giuseppe, padre putativo di Gesù. E’ attraverso “Giuseppe, sposo di Maria” (Mt 1,16), che Gesù diventa discendente di Davide, capace di compiere le promesse fatte a Davide. Nel Vangelo di Luca, al contrario, l’infanzia di Gesù è centrata attorno alla persona di Maria, “sposa di Giuseppe” (Lc 1,27). Luca non parla molto di Maria, ma ciò che dice è di una grande profondità ed importanza. Presenta Maria come modello di vita delle comunità cristiane. La chiave di questo modo di guardare Maria è la parola di Gesù rispetto a sua madre: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Nel modo in cui Maria si rapporta alla Parola di Dio, Luca vede l’atteggiamento più corretto da parte della comunità per rapportarsi con la Parola di Dio: accoglierla, incarnarla, approfondirla, ruminarla, farla nascere e crescere, lasciarci plasmare da essa, anche quando non la capiamo o ci fa soffrire. E’ questa la visione cha fa da sfondo ai capitoli 1 e 2 del vangelo di Luca, cha parlano di Maria, la madre di Gesù. Ossia, quando Luca parla di Maria, pensa alle comunità cristiane del suo tempo che vivevano sparse nelle città dell’Impero Romano. Maria è il modello della comunità fedele. E, fedele a questa tradizione biblica, l’ultimo capitolo di “Lumen Gentium” del Vaticano II che parla della Chiesa, rappresenta Maria come modello della Chiesa.
L’episodio della visita di Maria ad Elisabetta indica un altro aspetto tipico di Luca. Tutte le parole e gli atteggiamenti, soprattutto il cantico di Maria, formano una grande celebrazione di lode. Sembra la descrizione di una liturgia solenne.
Così facendo, Luca evoca un duplice ambiente: l’ambiente orante in cui Gesù nasce e cresce in Palestina, e l’ambiente liturgico e celebrativo, in cui le comunità cristiane vivono la loro fede. Insegna a trasformare una visita di Dio in servizio ai fratelli ed alle sorelle.

b) Commento del testo:

Luca 1,39-40: Maria va a visitare Elisabetta
Luca mette l’accento nella prontezza di Maria nel rispondere alle esigenze della Parola di Dio. L’angelo le annuncia che Elisabetta è incinta ed immediatamente Maria si mette in cammino per verificare ciò che l’angelo le ha annunciato. Esce di casa per andare ad aiutare una persona che ha bisogno di aiuto. Da Nazaret fino alle montagne della Giudea i chilometri sono più di 100. Non c’erano né pullman, ne treni. Maria ascolta la Parola e la mette in pratica in modo assai efficiente.

Luca 1,41-44: Il saluto di Elisabetta
Elisabetta rappresenta il Vecchio Testamento che termina. Maria, il Nuovo che inizia. Il Vecchio Testamento accoglie il Nuovo con gratitudine e con fiducia, riconoscendo in esso il dono gratuito di Dio che viene a realizzare ed a completare tutta l’aspettativa della gente. Nell’incontro tra le due donne si manifesta il dono dello Spirito che fa esultare di gioia il bambino nel grembo di Elisabetta.
La Buona Notizia di Dio rivela la sua presenza in una delle cose più comuni della vita umana, cioè, due donne di casa che si fanno visita per aiutarsi. Visita, allegria, gravidanza, figli, aiuto reciproco, casa, famiglia: ed è in questo che Luca vuole che le comunità (e noi tutti) percepiscano e scoprano la presenza del Regno.
Fino ad oggi, le parole di Elisabetta, fanno parte del salmo più conosciuto e più recitato in tutto il mondo, cioè l’Ave Maria.

Luca 1,45: L’elogio di Elisabetta a Maria
"Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore". E’ il messaggio di Luca alle Comunità: credere nella Parola di Dio, che ha la forza di realizzare ciò che ci dice. E’ Parola che crea. Genera vita nuova nel seno di una vergine, nel seno del popolo povero e abbandonato che l’accoglie con fede. Questo elogio che Elisabetta fa a Maria si completa con l’elogio che Gesù fa di sua madre: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28).

Luca 1,46-56: Il cantico di Maria
Molto probabilmente, questo cantico era conosciuto e cantato nelle Comunità cristiane. Insegna come si deve pregare e cantare. E’ anche una specie di termometro che rivela il livello di coscienza delle comunità della Grecia per cui Luca scrive il suo vangelo. Fino ad oggi, dai canti che si odono e si cantano nelle comunità è possibile valutare il livello di coscienza delle stesse.

Luca 1,46-50:
Maria inizia proclamando la mutazione avvenuta nella sua vita sotto lo sguardo amoroso di Dio, pieno di misericordia. Per questo, canta felice: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.” Per poter valutare tutta la portata di queste parole molto conosciute, conviene ricordare che si tratta di una ragazza molto giovane, forse di 15 o 16 anni, povera, di un villaggio sconosciuto della Palestina, periferia del mondo, ma con una chiara coscienza della sua condizione e della sua missione, tanto sua come della sua gente. Maria imita il cantico di Anna, madre del profeta Samuele (1Sam 2,1-10).

Luca 1,51-53:
Immediatamente Maria canta la fedeltà di Yavè verso il suo popolo e proclama il cambiamento che il braccio di Yavè stava compiendo a favore dei poveri e degli affamati. L’espressione “braccio di Dio” ricorda la liberazione dell’Esodo. Questa mutazione avviene grazie alla forza salvatrice di Yavè: dispersa i superbi (1,51), rovescia i potenti dai troni ed innalza gli umili (1,52), rimanda a mani vuote i ricchi e ricolma di bene gli affamati (1,53). Qui appare il livello di coscienza dei poveri del tempo di Gesù e delle comunità del tempo di Luca che cantavano questo cantico e probabilmente lo sapevano a memoria. Vale la pena di paragonarlo con i canti che le comunità di oggi cantano nelle chiese. Sarà che abbiamo la stessa coscienza politica e sociale che si manifesta nel Cantico di Maria. Negli anni ’70 del secolo scorso, durante la dittatura militare dei paesi dell’America Latina, in occasione della pasqua militare, questo cantico di Maria è stato censurato perché considerato sovversivo. Fino ad oggi la coscienza di Maria, madre di Gesù, risulta scomoda!

Luca 1,54-55:
Infine ricorda che tutto questo è espressione della misericordia di Dio per il suo popolo e con il suo popolo ed espressione della sua fedeltà alle promesse fatte ad Abramo. La Buona Novella non è una ricompensa per l’osservanza della Legge, ma un’espressione della bontà e della fedeltà di Dio alle sue promesse. E’ ciò che Paolo insegnava nelle lettere ai Galati ed ai Romani.

c) Ampliando le informazioni:

Luca 1 e 2: fine del Vecchio Testamento, inizio del Nuovo Testamento

Nei primi due capitoli di Luca, tutto gira attorno alla nascita di due creature: Giovanni e Gesù. I due capitoli ci fanno sentire il profumo del Vangelo di Luca. In essi l’ambiente è di lode e di tenerezza. Dall’inizio alla fine, si loda e si canta la misericordia di Dio che, finalmente, irrompe per compiere le sue promesse. E le compie a favore dei poveri, degli anawim, di coloro che sanno aspettare la sua venuta: Elisabetta, Zaccaria, Maria, Giuseppe, Simeone, Anna, i pastori, i tre magi.
Il primo ed il secondo capitolo del Vangelo di Luca sono molto conosciuti, ma poco approfonditi. Luca scrive imitando gli scritti del Vecchio Testamento. E’ come se i primi due capitoli del suo vangelo fossero gli ultimi del Vecchio Testamento, aprendo così la porta per la venuta del Nuovo. Questi due capitoli sono la soglia tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Luca vuole mostrare a Teofilo che le profezie si stanno realizzando. Gesù compie il Vecchio ed inizia il Nuovo.
Questi due capitoli del Vangelo di Luca non sono storia nel senso di come noi oggi intendiamo la storia. Funzionavano molto più come specchio, in cui i destinatari del vangelo, i cristiani convertiti dal paganesimo, scoprivano che Gesù era venuto a compiere le profezie del Vecchio Testamento e a rispondere alle più profonde aspirazioni del cuore umano. Erano anche simbolo di ciò che stava accadendo nelle loro comunità al tempo di Luca. Le comunità venute dal paganesimo nasceranno da comunità di ebrei convertiti. Ma saranno diverse. Il Nuovo non corrisponde del tutto a ciò che il Vecchio immaginava e sperava. Era "segno di contraddizione" (Lc 2,34), causava tensioni ed era fonte di molto dolore. Nell’atteggiamento di Maria, Luca presenta un modello di come reagire e perseverare nel Nuovo.

6. Pregare con il Salmo 27 (26)

Il Signore è mia luce, di chi avrò paura?

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.

Egli mi offre un luogo di rifugio
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva sulla rupe.
E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.

Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.

Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.


date | by Dr. Radut