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"La Lectio Divina è una fonte genuina della spiritualità cristiana, e ad essa ci invita la nostra Regola. La pratichiamo, quindi, ogni giorno, per acquistarne un soave e vivissimo affetto e allo scopo d’imparare la sovreminente scienza di Gesù Cristo. In tal modo metteremo in pratica il comando dell’Apostolo Paolo, riportato nella Regola: «La spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori, e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore».” Costituzioni Carmelitane (n. 82)

Lectio Divina: SS. Corpo e Sangue di Cristo (C)

Lectio

Moltiplicare il pane per gli affamati
Gesù promuove la condivisione
Luca 9,10-17

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché Egli ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale Tu la hai letta per i discepoli nella strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,

Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Così, la croce che sembrava d’essere la fine di ogni speranza, è apparsa a loro come sorgente di vita e di risurrezione. 
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, sopratutto nei poveri e sofferenti. La tua parola ci orienti finché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua resurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi Ti chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci ha rivelato il Padre e inviato il tuo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura: il contesto letterario:

Il nostro testo si trova a metà del Vangelo di Luca: Gesù espande ed intensifica la sua missione nei villaggi della Galilea e manda i dodici discepoli ad aiutarlo (Lc 9,1-6).  La notizia di tutto questo raggiunge Erode, colui che mandò ad uccidere Giovanni Battista (Lc 9,7-9).  Quando i suoi discepoli ritornano dalla missione, Gesù li invita ad andare in un luogo solitario (Lc 9,10).  Qui segue il nostro testo che parla della moltiplicazione dei pani (Lc 9,11-17).
Subito dopo Gesù pone una domanda: “Chi sono io secondo la gente?” (Lc 9,18-21).  Detto questo, per la prima volta, parla della sua passione e della sua morte e delle conseguenze di tutto ciò per la vita dei discepoli (Lc 9,22-28). Avviene la Trasfigurazione, in cui Gesù parla con Mosè e con Elia della sua passione e morte a Gerusalemme (Lc 9,28-43).  Segue un nuovo annuncio della passione, con sbalordimento ed incomprensione da parte dei discepoli (Lc 9,44-50). Infine, Gesù decide di andare a Gerusalemme, dove incontrerà la morte (Lc 9,52).

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 9,10: Si ritirano in un luogo appartato
Luca 9,11: La folla ne viene a conoscenza e Gesù accoglie la folla
Luca 9,12: La preoccupazione dei discepoli per la fame della folla
Luca 9,13: La proposta di Gesù e la risposta dei discepoli
Luca 9,14-15: L’iniziativa di Gesù per risolvere il problema della fame
Luca 9,16: L’evocazione ed il senso dell’Eucaristia
Luca 9,17: Il grande segnale: tutti mangeranno

c) Il testo:Luca 9,10-17 

10 Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsàida. 11Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». 15Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. 16Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Qual’è il punto del testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito?
b) Qual’è la situazione della folla che emerge dal testo?
c) Qual’è la reazione o il sentimento dei discepoli dinanzi alla situazione della folla?
d) Qual’è la reazione o il sentimento di Gesù dinanzi alla situazione della folla?
e) Quali fatti della storia dell’Antico Testamento sono evocati in questo testo?
f) Conosci iniziative di persone che oggi danno da mangiare alla folla affamata?
g) Come aiutiamo noi la folla? Diamo pesci, o insegniamo a pescare?

5. Una chiave di lettura

per coloro che desiderano approfondire il tema.

a) Il contesto storico del nostro testo:

Il contesto storico del Vangelo di Luca ha sempre due aspetti: il contesto del tempo di Gesù degli anni ’30, in Palestina, ed il contesto delle comunità cristiane degli anni ’80, per cui Luca scrive il suo Vangelo.
Al tempo di Gesù, in Palestina, il popolo viveva nell’aspettativa che il Messia, quando giungesse, sarebbe come un nuovo Mosè e ripeterebbe i grandi segnali operati da Mosè nell’Esodo: condurre il popolo per il deserto e alimentarlo con la manna. La moltiplicazione dei pani nel deserto era per la folla il segnale che era giunto il tempo messianico (cf. Gv 6,14-15).
Al tempo di Luca, nelle comunità della Grecia, era importante confermare i cristiani nelle loro convinzioni di fede ed orientarli in mezzo alle difficoltà. Nel modo di descrivere la moltiplicazione dei pani, Luca evoca la celebrazione dell’Eucaristia che avviene nelle comunità degli anni ’80, ed aiuta le persone ad approfondire il significato dell’Eucaristia per la loro vita.  Inoltre, nella stessa descrizione della moltiplicazione dei pani, come vedremo, Luca evoca figure importanti della storia del popolo di Dio: Mosè, Elia ed Eliseo, mostrando, così, che Gesù è veramente il messia che viene a compiere le promesse del passato.

b) Commento del testo:

Luca 9,10: Gesù e i discepoli si ritirano in un luogo solitario
I discepoli ritornano dalla missione, a cui sono stati inviati (Lc 9,1-6).  Gesù li invita a ritirarsi con lui in un luogo solitario, vicino a Betsaida, al nord del lago di Galilea.  Il Vangelo di Marco aggiunge che lui li invita a riposarsi un poco (Mc 6,31). Descrivendo la missione dei 72 discepoli, Luca descrive la revisione dell’azione missionaria da parte di Gesù, azione svolta dai discepoli (Lc 10, 17-20).

Luca 9,11: La folla cerca Gesù e Gesù accoglie la folla
La folla sa dove si trova Gesù e lo segue. Marco è più esplicito. Dice che Gesù e i discepoli vanno in barca e la folla segue a piedi, per un altro cammino, in un luogo determinato. La folla giunge prima di Gesù (Mc 6,32-33). Giunti al luogo del riposo, vedendo quella folla, Gesù l’accoglie, parla del Regno e cura i malati.  Marco aggiunge che la folla sembra un gregge senza pastore. Dinanzi a questa situazione della folla, Gesù reagisce come un “buon pastore”, orientando la folla con la sua parola ed alimentandola con pani e pesci (Mc 6,34ss).

Luca 9,12: La preoccupazione dei discepoli e la fame della folla
Il giorno comincia a declinare, si avvicina il tramonto. I discepoli sono preoccupati e chiedono a Gesù di allontanare la folla.  Dicono che nel deserto non è possibile trovare cibo per tanta gente.  Per loro l’unica soluzione è che la folla vada nei villaggi vicini, a comprare pane. Non riescono ad immaginare un’altra soluzione.
Tra le linee di questa descrizione della situazione della folla, appare qualcosa di molto importante. Per poter stare con Gesù, la gente dimentica di mangiare.  Vuol dire che Gesù deve aver saputo attrarre la folla, fino al punto che questa dimentica tutto nel seguirlo per il deserto.

Luca 9,13: La proposta di Gesù e la risposta dei discepoli
Gesù dice: “Date da mangiare alla folla”. I discepoli sono spaventati, poiché hanno solo cinque pani e due pesci.  Ma sono loro che devono risolvere il problema, e l’unica cosa che viene loro in mente di fare è andare a comprare pane.  Hanno in mente solo la soluzione tradizionale, secondo cui qualcuno deve procurare paneper la gente.  Qualcuno deve procurare il denaro, comprare pane e distribuirlo tra la folla, ma in quel deserto, questa soluzione è impossibile. Loro non vedono un’altra possibilità di risolvere il problema. Ossia: se Gesù insiste nel non rimandare la gente a casa loro, non c’è soluzione per la fame della folla. Non passa loro per la mente che la soluzione potrebbe venire da Gesù e dalla folla stessa.

Luca 9,14-15: L’iniziativa di Gesù per risolvere il problema della fame
C’erano lì cinque mila persone. Molta gente! Gesù chiede ai discepoli di far sedere la folla in gruppi di cinquanta. Ed è qui che Luca comincia ad usare la Bibbia per illuminare i fatti della vita di Gesù. Evoca Mosè.  E’ lui infatti che, per primo, dà da mangiare alla folla affamata nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto (cf. Num cap. 1 a 4). Luca evoca anche il profeta Eliseo. E’ Eliseo,  infatti, che nell’Antico Testamento fa bastare pochi pani per sfamare una moltitudine di gente e perfino avanzano (2 Re 4,42-44). Il testo suggerisce quindi che Gesù è il nuovo Mosè, il nuovo profeta che deve venire al mondo (cf. Gv 6,14-15). La moltitudine delle comunità conosceva  l’Antico Testamento, ed a buon intenditore basta mezza parola. Così vanno scoprendo, poco a poco, il mistero che avvolge la persona di Gesù.

Luca 9,16: Evocazione e significato dell’Eucaristia
Dopo che il popolo si siede per terra, Gesù moltiplica i pani e chiede ai discepoli di distribuirlo. Qui è importante notare come Luca descrive il fatto. Dice: “Gesù prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla”.  Questo modo di parlare alle comunità degli anni ’80 (e di tutti i tempi) fa pensare all’Eucaristia.  Poiché queste stesse parole saranno usate (e lo sono tuttora) nella celebrazione della Cena del Signore (22,19).  Luca suggerisce che l’Eucaristia deve portare alla moltiplicazione dei pani, che vuol dire condivisione. Deve aiutare i cristiani a preoccuparsi dei bisogni concreti del prossimo. E’ pane di vita che da coraggio e porta il cristiano ad affrontare i problemi della folla in modo diverso, non dal di fuori, ma dal di dentro della gente.

Luca 9,17: Il grande segnale: tutti mangeranno
Tutti mangeranno, si sazieranno ed avanzeranno ceste intere! Soluzione inattesa, realizzata da Gesù e nata dal di dentro della folla, partendo da quel poco che avevano portato, cinque pani e due pesci. Ed avanzano dodici cesti dopo che cinque mila persone hanno mangiato cinque pani e due pesci!

c) Approfondimento: Il miracolo più grande

Alcuni chiedono: “Ma allora non ci fu miracolo? Fu solo condivisione?” Ecco tre riflessioni a modo di risposta:

Una prima riflessione. Quale sarebbe oggi il miracolo più grande: per esempio, in un determinato giorno dell’anno, il giorno di Natale, tutte le persone hanno di ché mangiare, ricevono un cesto natalizio; o potrebbe essere che la gente cominci a condividere il suo pane, arrivi a sfamare tutti ed avanzi cibo per altre folle.  Quale sarebbe il miracolo più grande? Cosa pensate?

Una seconda riflessione: La parola Miracolo (miraculum) viene dal verbo ammirare. Un miracolo è un’azione straordinaria, fuori dal normale, che causa ammirazione e fa pensare in Dio. Il grandemiracolo, il più grande di tutti, è (1) Gesù stesso, Dio fatto uomo! E’ così straordinariamente umano, come solo Dio può essere umano! Un altro grande miracolo è (2) il cambiamento che Gesù riesce ad ottenere nella folla, abituata a soluzioni dal di fuori. Gesù riesce a fare in modo che la folla affronti il problema a partire da se stessa, a partire dai mezzi di cui dispone. Grande miracolo, cosa straordinaria, è (3) che mediante questo gesto di Gesù, tutti mangiano ed il cibo avanza! Quando si condivide, ce n’è sempre... ed avanza! Quindi sono tre i grandi miracoli: Gesù stesso, la conversione delle persone, la condivisione dei beni che genera abbondanza! Tre miracoli nati dalla nuova esperienza di Dio come Padre, rivelataci in Gesù. Questa esperienza di Dio cambiò tutti gli schemi mentali ed il modo di vivere, aprì un orizzonte totalmente nuovo e creò un modo nuovo di vivere insieme agli altri. E’ questo il miracolo più grande: un altro mondo è possibile!

Una terza riflessione: E’ difficile sapere come sono avvenute di fatto le cose. Nessuno sta dicendo che Gesù non fece il miracolo. Ne ha fatti, e molti! Ma non dobbiamo dimenticare che il miracolo più grande è la risurrezione di Gesù. Per la fede in Gesù, la folla comincia a vivere in un modo nuovo, condividendo il suo pane con i fratelli e le sorelle che non hanno nulla e che sono affamati: “E tutti distribuivano ciò che avevano, e non c’era bisognoso tra di loro” (cf. Atti 4,34). Quando nella Bibbia si descrive un miracolo, l’attenzione maggiore non viene posta nell’aspetto miracoloso in sé, bensì nel significato che ha per la vita e per la fede delle comunità che credono in Gesù, rivelazione del Padre. Nel così detto “primo mondo” dei paesi detti “cristiani”, gli animali hanno più cibo degli esseri umani “del terzo mondo”.  Molta gente ha fame! Vuol dire che l’Eucaristia non ha ancora la profondità e la portata che potrebbe e dovrebbe avere.

6. Orazione di un Salmo: 81(80)

Dio che libera e alimenta il suo popolo

Esultate in Dio, nostra forza,
acclamate al Dio di Giacobbe.
Intonate il canto e suonate il timpano,
la cetra melodiosa con l'arpa.
Suonate la tromba
nel plenilunio, nostro giorno di festa.
Questa è una legge per Israele,
un decreto del Dio di Giacobbe.
Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe,
quando usciva dal paese d'Egitto.
Un linguaggio mai inteso io sento:
«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell'angoscia
e io ti ho liberato,
avvolto nella nube ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Meriba.
Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;
Israele, se tu mi ascoltassi!
Non ci sia in mezzo a te un altro dio
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore tuo Dio,
che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto;
apri la tua bocca, la voglio riempire.
Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito.
L'ho abbandonato alla durezza del suo cuore,
che seguisse il proprio consiglio.
Se il mio popolo mi ascoltasse,
se Israele camminasse per le mie vie!
Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari porterei la mia mano.
I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre;
li nutrirei con fiore di frumento,
li sazierei con miele di roccia».

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.