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La misericordia sorgente di relazioni pienamente umane

di Carlo Cicconetti, O.Carm.

Viviamo in società e frequentiamo strade affollate, incontriamo un sacco di gente, partecipiamo a eventi sociali, incontriamo tanta gente, gridiamo, scherziamo, sorridiamo ma spesso ci sentiamo soli.

Restiamo isolati, persino diffidenti e ostili. Perciò tremendamente soli in noi stessi.

Siamo molto esposti alla delusione, con l'aggravante che le più cocenti provengono non da estranei, ma dalle persone a noi più vicine e care.

La Bibbia inizia la storia dell'uomo da una imperdonabile leggerezza dei nostri progenitori che disattendono le attese del Creatore per seguire le astuzie del Divisore, il diavolo.

La prima coppia umana resta delusa e timorosa quando avverte le conseguenze della trasgressione: la delusione mina la stessa intimità sponsale.

Essi temono persino "il rumore dei passi di Dio".

Tentano di nascondersi.

La tenerezza paterna di Dio viene a cercarli per ricucire un rapporto che è vitale per l'umanità.

"Adamo dove sei?"

"Ho udito la tua voce nel giardino, ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto'.' (Gen. 3,8-10)

Le conseguenze di questo sottrarsi allo sguardo di Dio sono tragiche sin dal principio: l'indifferenza verso il prossimo e persino l'ostilità e la soppressione del fratello.

Caino percepisce Abele suo fratello come ingombrante, persona che toglie spazio alla sua autorealizzazione.

Lo uccide.

Chiamato a risponderne mentisce a Dio e a se stesso: non so dove sia mio fratello.

O piuttosto non mi importa di lui.

"Sono forse il guardiano di mio fratello?'' (Gen. 4,9-10)

Pretende di non essere responsabile neppure davanti a Dio.

L'uomo "pensa di essere l'autore di se stesso, della propria vita e della società; egli si sente autosufficiente e mira non solo a sostituirsi a Dio, ma di farne completamente a meno; di conseguenza pensa di non dovere niente a nessuno, eccetto che a se stesso, e pretende di avere solo diritti." (Papa Francesco).

La rottura sarebbe irreparabile da parte dell'uomo.

Dio "ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati" viene a cercare l'uomo e lo richiama alla sua responsabilità più con la sua misericordia e attenzione che con la condanna.

Egli stesso prende l'iniziativa di ricucire, ristabilire un rapporto con la creatura per sanarne le ferite e le scissioni interiori e l'incomunicabilità con il prossimo.

Dio, nella sua bontà, mette in azione un processo di riconciliazione e riabilitazione dell'umanità.

Nel suo Figlio "e in vista di lui" ha voluto "che siano riconciliate tutte le cose',' "pacificandole nel sangue della sua Croce" dalla quale rivela la sua infinita capacità di perdono, (cfr. Col. 1,19-20). Gesù abbatte ogni muro di ostilità, (cfr. Ef. 2,14) La misericordia di Dio è l'energia di grazia che può permetterci di abbattere i "muri" dell'inimicizia e della incomunicabilità.

Uno psicologo che ha letto i vangeli e la vita di Gesù mettendone in rilievo gli effetti per una vita anche psichicamente sana, sottolinea che seguendo il suo insegnamento si alleggerisce il peso dell'esistenza; che diviene più vivibile, più tollerante ed emotivamente serena.

Invita ad imitarlo nella "mitezza e umiltà" che attenua e persino cancella il peso dei risentimenti, delle tristezze, dei rancori, dei complessi di inferiorità, dei sensi di colpa e dell'isolamento e dell'autopunizione.

Perciò Gesù poteva mescolarsi con ogni genere di persone, e lasciarsi coinvolgere, senza pregiudizi.

Egli vive circondato da nemici e riceve delusioni dai suoi stessi discepoli.

Non mette al primo posto le sue aspettative sugli altri, pur non desistendo dal proporre mète altissime non si pone come soffocante ed esigente.

Amando l'essere umano ed esercitando di continuo l'arte del perdono Gesù era preparato ed attrezzato a non cedere all'amarezza nei confronti di chiunque.

Un cuore misericordioso e compassionevole, aperto al perdono, rende liberi e non permette al nemico di rubargli la serenità.

Infatti il nemico smette di essere tale per me nel momento stesso in cui non gli permetto di agitare il mio cuore con il risentimento e l'odio.

Gesù ci propone una mèta altissima di misericordia e profondità di relazione umana: "Siate perfetti (nella misericordia), come il Padre vostro è misericordioso"

La "compassione" è il cuore di Dio. Non può non essere il cuore di ogni uomo che si riconosce figlio di Dio e membro della sua grande famiglia.

Nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace in questo Anno Giubilare il Papa Francesco chiede che non si ceda alla "indifferenza globalizzata" dì fronte alla sofferenza umana.

La "compassione',' che sente le varie problematiche sociali, a livello locale e internazionale, guerre, stranieri, prigionieri, malati, senza tetto e senza patria e persino nemici - come appello alla propria responsabilità, è la via alla pace e contributo ad una convivenza veramente umana.

Infatti la "misericordia", la tenerezza è molto di più che un "sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine

O lontane": è "impegno per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti

La "compassione" scaturisce dalla fraternità che Gesù ha vissuto e annunciato con tutto se stesso.

Gesù "rivela pienamente l'uomo all'uomo'' (Gaudium et Spes) stesso: Egli ci dice nel suo passaggio tra noi la "pienezza dell'essere" e la via alla gioia cristiana. (Cfr. Gv. 1,1,16) Infatti solo Gesù, Uomo nuovo, "svela pienamente l'uomo all'uomo''

L'Anno Giubilare è appello a convertirsi a questa concezione divino-umana dell'uomo.

Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.