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La Storia del Carmelo - L'origine dell'Ordine

<p><em>Giovanni Gava, O.Carm. </em></p>

Tra tutti gli Ordini religiosi sorti nella Chiesa, l'Ordine carmelitano rivendica per sé l'origine più antica e le più venerabili tradizioni della vita monastica, facendo risalire la sua storia ai profeti Elia ed Eliseo, circa nove secoli prima di Cristo.

Nelle tristi condizioni in cui si trovarono a svolgere la loro opera e missione in mezzo al popolo d'Israele, questi due massimi campioni dello Iawehismo raccolsero intorno o sé un gruppo di uomini fedeli al culto del Signore.

In mezzo all'imperversare introdotta specialmente dall'empio re Achab e dalla ancor più empia Iezabel sua moglie, e dalla loro dinastia, formarono con alcuni di essi un piccolo drappello da opporre per l'onore del Dio degli eserciti all'invadente e progressiva apostasia del popolo, tenendo viva nei buoni la luce della verità e della fede.

I Figli dei Profeti

Questi uomini, con termine biblico orientale, eran chiamati figli dei profeti, e le loro organizzazioni scuole dei profeti. Col nome profeta non s'intendeva significare, come comunemente si fa ora, colui che prevede per una superna illuminazione il futuro; ma semplicemente persona dedicata, consacrata al culto di Dio con la, lode e la preghiera, o intesa a difenderne i sovrani diritti in mezzo a una società che più o meno li misconosce, ri-chiamando gli uomini al loro dovere.

Questo è il vero significato della parola profeta, come lo possiamo dedurre da molti altri luoghi della Sacra Scrittura; e in questo senso sono chiamati figli (cioè membri) dei profeti i seguaci di Ella e di Eliseo.

Leggendo il terzo e il quarto libro dei Re, due libri ispirati dell'Antico Testamento che raccontano le vicende del duplice regno di Giuda e di Israele nei quali si era diviso il popolo ebreo, noi ci incontriamo spesso in queste scuole e negli uomini che ne facevan parte. Erano diverse: se ne possono contare fino a sette, e tutte dirette prima da Elia, (che fu almeno il loro grande riorganizzatore se non il primo istitutore, tanto da esserne ritenuto il padre da tutta la Tradizione biblico-cristiana), e poi dal suo successore Eliseo.

Vita contemplativa

La principale di queste scuole era sul monte Carmelo, che fu il teatro delle gesta più clamorose e grandiose dei due profeti. Qui, almeno abitualmente una volta al mese, si raccoglievano i pii Israeliti, proibiti e diffidati di recarsi al tempio di Gerusalemme, al fine di unirsi e ritrovarsi nella preghiera. Si rinfrancavano così nella fede mediante la parola calda e vibrante di coloro che, pro proprio sull'esempio di Elia in quel luogo così favorevole alla contemplazione e alla meditazione della Legge divina, vivevano al cospetto del Signore.

L'organizzazione di una vita comunitaria, sotto la guida e la direzione di un capo, appare evidente. A volte, nei tempi di più accesa persecuzione, i figli dei profeti erano costretti a disperdersi e nascondersi. Ci furono dei periodi nei quali, specialmente ai tempi di Mia, si poté pensare a una totale distruzione, e il Profeta credette di esser rimasto solo. Invece il Signore lo rassicurò, fa-cendogli conoscere che si era riservato un grande numero di uomini (settemila, che nel linguaggio biblico significa spesso un numero di perfezione e che non conosce termine), per la continuazione della sua opera.

Elia, Padre dei Carmelitani

E' cosi che lo Spirito Santo, nel bellissimo panegirico tessuto dall'Ecclesiastico in lode di Elia, dice di lui che lascia dopo di sé una successione di profeti (Prophetas facis successores posi te!).

In questa successione, i Carmelitani ritrovano se stessi. Nessun altro che Elia essi hanno mai riconosciuto e accettato come loro padre e loro giuda, e con lui il suo più intimo collaboratore e immediato successore Eliseo.

Qui sta ancora tutta la tradizione monastica antica. Santi Padri tanto orientali che latini, quelli che hanno accennato di sfuggita alla cosa e quelli che l'hanno voluta trattare più di proposito, all'unanimità proclamano.

Profeta del fuoco fondatore di questo genere di vita Chiesa ultimamente, dopo maturo esame, ha voluto confermare questa veneranda tradizione, concedendo a noi di cantare nel Prefazio proprio della Messa del Santo: vitae monasticae fundamenta constituit; ira gettato le fondamenta alla vita monastica.

Sigillo quanto mai autorevole a una lunga controversia che per secoli ha appassionato gli animi dei nostri Padri, nella difesa delle più belle e più care tradizioni dell'Ordine.

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Come Carmelitani, viviamo in ossequio di Gesù Cristo e lo serviamo fedelmente con cuore puro e retta coscienza, impegnandoci nella ricerca del volto del Dio vivente (dimensione contemplativa della vita), nella preghiera, nella fraternità e nel servizio (diakonia) in mezzo al popolo, sotto la protezione e la guida della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo che onoriamo come Madre e Sorella. Questi tre elementi fondamentali del carisma non sono valori separati o senza connessione, bensì strettamente legati l'uno all'altro.