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Displaying items by tag: Calendar of Feasts and Memorials

16 Maggio Memoria facoltativa (Memoria obbligatoria nella provincia della Gran Bretagna)

Le reliquie di San Simone Stock da Bordeaux ad Aylesford

La visita del Priore Generale Henry Silvio nel XVI secolo alla Provincia di Guascogna, nell'angolo sud-occidentale della Francia, fu molto sommaria. Mentre alcune chiese giacevano in rovina a causa delle guerre, a Bordeaux trovò una comunità composta da 12 sacerdoti, 7 chierici e 4 novizi. La comunità rispose prontamente al consueto invito a presentare gli inventari dei propri beni.

Il segretario del generale non mancò di prendere nota riguardo a San Simone Stock. «Il corpo di San Simone Stock è conservato intatto in uno scrigno dipinto, collocato in posizione elevata in una cappella speciale. Questo santo è oggetto della massima venerazione in città, e la sua liturgia viene celebrata nel nostro convento il 16 maggio. È vero che, a causa delle guerre e della devastazione del convento da parte degli eretici – convento che fu costruito 500 anni fa, dapprima fuori città, poi trasferito nella sua attuale ubicazione all’interno della città, come si può chiaramente dimostrare – non esistono scritti o documenti riguardanti questo santo che fu nostro generale, e le reliquie sono venerate solo per tradizione. In questa provincia ci sono ancora religiosi di 85 e 90 anni che testimoniano che le suddette reliquie sono sempre state venerate e ritenute quelle di San Simone Stock. In suo onore è stato composto un ufficio duplex, come si può provare dai libri corali molto antichi che contengono l’ufficio proprio di San Simone, tutto in canto.»

Negli anni ’50, l’Ordine aveva riacquistato l’antica proprietà di Aylesford. Nell’ottimismo del dopoguerra, l’Ordine diede espressione alla sua devozione attraverso imponenti celebrazioni pubbliche. Il settimo centenario della concessione dello scapolare, la prima di queste celebrazioni, si tenne dal 16 luglio 1950 al 16 luglio 1951. Fu commemorato in grande stile, come aveva stabilito il capitolo generale. Già all’inizio del 1948, il priore generale aveva annunciato la celebrazione prevista. Insieme ai Carmelitani Scalzi fu elaborato un programma che prevedeva studi scientifici, pubblicità, congressi locali, conferenze e novene. Da fonti d’archivio e di altro tipo fu stilato un elenco di tutte le confraternite dello scapolare fondate dal 1604 al 1948. Dal 5 al 9 agosto, quindicimila devoti si riunirono a Roma in un Congresso Mariano Internazionale per dare il via al centenario. Papa Pio XII onorò l’occasione con la sua lettera sulla devozione allo scapolare, Neminem profecto latet, dell’11 febbraio 1950. Incontri simili si tennero nelle province e i vescovi inviarono lettere pastorali. 

L’anno del centenario si concluse ad Aylesford, dal 14 al 16 luglio 1951, con il solenne ritorno delle reliquie di San Simone Stock da Bordeaux. Il cardinale Adeodato Piazza, carmelitano scalzo, presiedette la cerimonia alla quale presero parte vescovi, autorità civili, tra cui Eamon de Valera, presidente dell’Irlanda, e 25.000 fedeli. Anche questa occasione suscitò una lettera di Pio XII. Le reliquie del santo possono essere venerate nella Cappella delle Reliquie ad Aylesford, nel Kent, in Inghilterra.

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Giovedì, 07 Maggio 2026 12:43

San Giorgio Preca, Sacerdote

9 Maggio Memoria facoltativa (Memoria obbligatoria nella provincia di Malta)

Fondatore della Societa della Dottrina Cristiana M.U.S.E.U.M.
Terziario carmelitano

San Giorgio Preca nacque a Valletta, Malta, il 12 febbraio 1880. Ordinato sacerdote nel 1906 iniziò subito ad impegnarsi nella catechesi ai ragazzi. Per questa missione fondò nel 1907 la Società della Dottrina Cristiana, conosciuta come M.U.S.E.U.M. (Magister utinam sequatur Evanglelium universus mundus), a causa di cui dovette sopportare molte ingiurie. Dedicò tutta la vita alla predicazione popolare e alla catechesi, e scrisse una gran quantità di libri indirizzati nella maggior parte alla formazione dei membri della sua Società. Il suo efficace apostolato fu frutto di una vita di preghiera e di costante meditazione della Sacra Scrittura. La sua spiritualità si fondava sull'umiltà e la mansuetudine.

Il 21 luglio 1918, Don Giorgio s'iscrisse al Terz'Ordine Carmelitano e il 26 luglio dell'anno seguente emise la sua professione. Come terziario scelse il nome di Franco, per il beato Franco di Siena, e firmava alcuni dei suoi libri come Padre Franco, carmelitano. Nel 1952 il Priore generale P. Kiliano Lynch lo affiliò all'Ordine in segno di riconoscenza per aver divulgato molto la devozione alla Beata Vergine del Carmelo.

Don Giorgio Preca morì il 26 luglio 1962 e papa Giovanni Paolo II lo dichiarò beato il 9 maggio 2001. Papa Benedetto XVI lo ha canonizzato il 3 giugno 2007.

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Giovedì, 07 Maggio 2026 12:25

Beato Luigi Rabatà, sacerdote

8 Maggio Memoria facoltativa
 
Dal processo canonico del B. Luigi Rabatà
Ho conosciuto e frequentato frate Luigi dei Carmelitani di Randazzo, che era priore del convento del Carmine chiamato di san Michele. Era persona virtuosissima e digiunava continuamente a pane e acqua, vivendo proprio da santo e ottimo religioso, standosene appartato dalla gente e impegnato in oneste occupazioni.

Per le sue virtù era mal visto e trattato male perfino dai frati meno osservanti. Egli però sopportava con grande pazienza tutte le noie e il temperamento di quei religiosi, e si esercitava nella virtù e si impegnava per il bene del convento. Poiché viveva in grande austerità, era asciutto nella persona, di faccia pallida e occhi incavati, ma con uno sguardo vivido e onesto.

Era di buon esempio per chi andava a trovarlo, e chi lo frequentava spesso rimaneva commosso fino alle lacrime per le buone parole e gli esempi.

B. Luigi, pur essendo priore, non si risparmiava il lavoro, anzi si comportava come il più umile dei frati del convento, andando in giro di porta in porta per la città di Randazzo per la questua del pane, dei ceri e cose simili, per mantenere i frati e far del bene a tutti. Infatti, mentre questuava, i poveri si rivolgevano a lui per l'elemosina, sapendo che non avrebbe mancato di distribuire di quel pane che a sua volta aveva ricevuto.

Una volta, il giorno di Pasqua, i frati del convento mangiarono carne, ma egli volle pane ed acqua come al solito, come ha testimoniato frate Pietro Cubani, compagno di B. Luigi. Questi ha pure narrato che mentre il medesimo B. Luigi si recava per le aie e le masserie per la solita questua, dalla strada gli fu scoccata una freccia che lo ferì alla fronte, per cui rimase parecchio tempo infermo. Molti gli chiedevano che dicesse chi era stato a ferirlo, ma non volle mai rivelarlo, anzi con grande pazienza ripeteva: “Dio lo perdoni, sia lode a Dio.”

C'era una via, che portava al convento di san Michele, scomoda e malfamata; egli, per eliminare lo scandalo e il malcostume che vi regnava, comprò un terreno e vi aprì un'altra strada, lavorandovi personalmente insieme a quanti, dietro sua richiesta, erano venuti ad aiutarlo. Se frate Luigi aveva bisogno di qualche favore a beneficio del convento, nessuno gli diceva di no, ma erano ben contenti di favorirlo, in ricordo dei benefici ricevuti, per i suoi modi garbati e per la sua larga ospitalità.

Dopo che passò da questa vita, il suo corpo fu riposto in una cassa sotto l'altare maggiore della chiesa con una grata di ferro; e molti lo veneravano e lo invocavano, specialmente i malati di febbre quartana, che ne restavano guariti. Queste cose, si dicevano allora, e si ripetono ancora oggi.

(P. Simonelli, Il B. Luigi Rabatà, Roma,1968, pp.74-76)

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Lunedì, 04 Maggio 2026 12:38

Sant'Angelo di Sicilia, Sacerdote e Martire

5 Maggio | Memoria

Angelo è annoverato tra i primi Carmelitani che dal monte Carmelo tornarono in Sicilia, dove, secondo le fonti tradizionali degne di fede, morì a Licata per mano di uomini empi, nella prima metà del XIII secolo.

Il culto di Sant'Angelo si diffuse in tutto l'Ordine e anche tra il popolo. Egli e Sant'Alberto di Trapani sono considerati "i padri" dell'Ordine, per essere stati i primi due santi che ebbero culto nell'Ordine.

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Tra il 1625 e il 1627 venne celebrato a Licata un “processo” sui miracoli attribuiti a sant’Angelo carmelitano, il cui martirio, secondo la tradizione agiografica, sarebbe avvenuto proprio nella città affacciata sul Canale di Sicilia. Un dettagliato studio degli atti del processo si può trovare nel libro Miracula et Benefitia: Malattia, taumaturgia e devozione a Licata e in Sicilia nella prima età moderna di Marco Papasidero, pubblicato dalle Edizioni Carmelitane.

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B. Ángel M. Prat Hostench, Lucas de S. José Tristany Pujol e compagni, Martiri
4 Maggio | Memoria facoltativa (Memoria obbligatoria nelle province di Spagna)

Il Commissariato della Catalogna fu istituito nel 1932. Quasi immediatamente iniziarono le difficoltà. Nel febbraio 1934 la chiesa carmelitana fu profanata. In ottobre, guardie comuniste furono poste all'ingresso del convento per impedire ai religiosi di uscire. Nel giugno 1936 il sindaco proibì ai religiosi di insegnare nelle scuole e di lavorare negli ospedali. Poco dopo, un carmelitano fu lapidato mentre camminava per strada. L'unico giornale che difendeva i religiosi fu chiuso il 18 luglio. Il giorno seguente le chiese e i monasteri furono saccheggiati, devastati e bruciati. Il 20 luglio, festa di Sant'Elia, la comunità si sciolse.

La storia dei Carmelitani durante questo periodo e la biografia di molti dei Carmelitani catalani martirizzati si trovano nel libro in inglese Profiles in Holiness I di Redemptus M. Valabek, O. Carm., pubblicato dalle Edizioni Carmelitane.

PREGHIERA
Dio onnipotente, tu che hai dato ai tuoi beati Ángel Maria Prat Hostench, Lucas de San José Tristany Pujol, presbiteri, e compagni, la grazia di donarsi fino alla morte per confessare la tua parola e dar testimonianza a Gesù, concedici la forza dello Spirito Santo, per rimanere fedeli nella fede e forti nella confessione del tuo nome. Per il nostro Signore.

Per saperne di più sulla vita di questi martiri ...

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Mercoledì, 15 Aprile 2026 07:22

Battista Spagnoli: il Virgilio cristiano

17 Aprile Memoria

Battista Spagnoli fu un genio letterario. Mise la fecondità della sua straordinaria abilità letteraria al servizio dell’Ordine e della Chiesa. La sua Apologia pro Ordine Carmelitarum (Apologia dell’Ordine dei Carmelitani) costituisce la testimonianza principale del suo amore per il Carmelo, mentre la sua totale devozione alla Chiesa è attestata non solo dalle sue poesie in onore di Innocenzo VIII, Giulio II e Leone X, ma anche da tutti quegli scritti che rivelano il suo impegno attivo nelle questioni più sentite dalla cristianità dell’epoca, come, ad esempio, l’Obiurgatio cum exhortatione ad capienda arma contra infideles, ad reges et principes christianos (Ammonimento ed esortazione ai re cristiani a prendere le armi contro gli infedeli).

Anche gli eventi che allora sconvolgevano la vita della nazione lo spinsero a scrivere. I suoi versi Pro pacata Italia post bellum ferrariense (All’Italia in pace dopo la guerra di Ferrara), quelli di In Romam bellis tumultuantem (Contro Roma in tumulto a causa delle guerre), il poema Debello veneto commentariolus (Breve commento sulla guerra veneta), il Trophaeum pro Gallis expulsis produce Mantuae (Inno di vittoria sull’espulsione dei Galli da parte del duca di Mantova) e, soprattutto, il De calamitatibus temporum (Le calamità dei tempi), ristampato quasi trenta volte solo tra il 1489 e il 1510, dimostrano quanto profondamente Il Mantovano sentisse il dramma che tormentava l’Italia in quegli anni.

Le amicizie che lo legavano a illustri personaggi dell’epoca testimoniano il suo grande prestigio nel mondo della cultura. Fu una delle figure più celebri del movimento umanista, in particolare per la sua opera Bucolica: seu adolescentia in decem aeglogas divisa (Bucolica ovvero l’adolescenza divisa in dieci ecloghe), di cui esistono quasi 150 edizioni, più di un centinaio delle quali solo nel XVI secolo, motivo per cui i suoi contemporanei, tra cui Erasmo da Rotterdam, lo proclamarono il Virgilio cristiano.

La sua opera poetica, la cui fama giunse fino a Shakespeare – con alcuni brani persino inclusi nella sua opera Love’s Labour’s Lost – influenzò in particolare la letteratura inglese: Alexander Barclay parafrasò le sue ecloghe, Edmund Spenser lo imitò in The Shepheardes Calender (dodici ecloghe pastorali) e John Milton nell’Ode on the Morning of Christ’s Nativity.

Il lavoro richiesto dai vari incarichi a lui affidati e la sua intensa attività letteraria non lo distolsero dagli ideali carmelitani della vita interiore e da una tenera devozione alla Beata Vergine.

La pratica delle virtù e la rinuncia al mondo costituiscono il tema del suo De vita beata (La vita beata), un dialogo che scrisse quando aveva appena sedici anni; l’aspirazione alla solitudine e il desiderio della presenza di Dio si ritrovano costantemente nelle sue opere e nella sua corrispondenza. In onore di Maria, compose diverse odi e un poema in tre volumi, le Parthenices Mariana (Canti alla Vergine), che si diffusero rapidamente in tutta Europa, con circa settanta edizioni pubblicate, quindici nel XV secolo e quasi cinquanta nel XVI. Si adoperò affinché la custodia del santuario di Loreto fosse affidata alla sua Congregazione, cosa che ottenne, sebbene solo per pochi anni, nel 1489.

Le sei Parthenices composte in onore delle martiri Caterina, Margherita, Agata, Lucia, Apollonia e Cecilia, e le poesie in onore di San Giovanni Battista, San Giorgio e altri santi, costituiscono, insieme ai dodici libri del De sacris diebus (I giorni sacri), un altro esempio della sua pietà religiosa.

Colpito dalla crescente corruzione del clero e del popolo, espresse le sue aspirazioni riformiste non solo attraverso le sue opere letterarie di grande perspicacia, come la IX ecloga De moribus curiae romanae (Sui costumi della Curia romana), ma anche attraverso un appassionato discorso pronunciato nella Basilica Vaticana nel 1489, davanti a Innocenzo VIII e ai cardinali. Alcune delle sue affermazioni particolarmente dure indussero lo stesso Lutero a fare affidamento sull’autorità di Battista per prendere posizione contro Roma. E in un’Anthologia... sententiosa collecta ex operibus Baptistae Mantuani(Antologia di sentenze raccolte dalle opere di B.V.M.), pubblicata a Norimberga nel 1571, i protestanti arrivarono addirittura a indicare il carmelitano come precursore del riformatore tedesco. Ma vale la pena notare la differenza essenziale tra lo spirito riformista del Beato Mantovano, che cercava di operare all’interno della Chiesa, e quello di Lutero, che avrebbe portato allo scisma.

Adattato dalla voce dedicata a Battista Spagnoli di Edmondo Coccia in Santi del Carmelo, a cura di Ludovico Saggi Ocarm, Institutum Carmelitanum, Roma, 1972.

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Il vescovo Fulton J. Sheen
Un nuovo beato legato all’Ordine del Carmelo

Il 2023 ha segnato il 75° anniversario della professione del venerabile arcivescovo Fulton J. Sheen nel Terzo Ordine dei Carmelitani. Ha pronunciato i voti il 17 luglio 1948 nella cappella della Whitefriars Hall a Washington, DC. Il priore generale, Kilian Lynch, ha ricevuto l’impegno dell’arcivescovo.

Il Venerabile Fulton Sheen sarà beatificato il 24 settembre 2026 a St. Louis, nel Missouri. È stato dichiarato Venerabile nel 2012, con un miracolo riguardante la guarigione di un bambino nato morto approvato nel 2019. Il futuro arcivescovo nacque a El Paso, nell’Illinois, nel 1895, anche se in seguito fu vescovo ausiliare di New York (1951-1966) e vescovo di Rochester, New York (1966-1969).

Secondo Allan Smith, direttore della Archbishop Fulton J. Sheen Mission Society of Canada, Sheen amava il Carmelo e mantenne per tutta la vita una corrispondenza con molte comunità di carmelitani. Si dice che abbia detto dei carmelitani che pregavano per lui: «Le vostre preghiere e le vostre sofferenze carmelitane fanno più bene di tutte le nostre prediche e delle nostre azioni frenetiche. Noi facciamo rumore, ci prendiamo il merito, godiamo della consolazione di una vittoria, vista e assaporata. Voi ne siete responsabili eppure non potete vedere i frutti. Ma li vedrete nel giorno in cui la Croce apparirà nei cieli e ogni uomo sarà ricompensato secondo le sue opere.”

Sheen disse anche: “Voglio aggrapparmi al Carmelo perché amo il suo amore per Gesù. Mi rifiuto di rinunciarvi e, come il cieco di Gerico, continuerò a gridare a te senza sosta affinché tu guarisca la mia cecità e i miei mali.”

L’arcivescovo Sheen amava Santa Teresa e la sua devozione al Volto Santo. Parlava e scriveva spesso di lei e di questa devozione speciale.

Durante il suo periodo come vescovo ausiliare di New York, Sheen fu un pioniere nell’evangelizzazione utilizzando il mezzo allora nuovo chiamato televisione. Il suo programma raccoglieva 10 milioni di telespettatori ogni settimana al suo apice. Il suo programma televisivo, Life Is Worth Living, vinse un Emmy come Personalità Televisiva più Eccezionale nel 1953. L’Emmy Award viene assegnato ancora oggi, un premio che riconosce il contributo di una persona da parte degli altri nel settore televisivo. Life Is Worth Living, andato in onda dal 1952 al 1957, trattava vari aspetti del cattolicesimo. Due programmi simili, anch’essi con Sheen, seguirono dal 1958 al 1968. Prima della televisione, Sheen partecipò al programma radiofonico The Catholic Hour dal 1928 al 1952.

Sheen, parlando delle questioni morali del momento, usava spesso una lavagna per fare disegni e liste che aiutassero a spiegare l’argomento. Quando la lavagna era piena, Sheen si spostava in un altro punto dello studio televisivo e chiedeva a uno dei suoi “angeli” (un membro della troupe) di pulire la lavagna.

Il sito web BishopSheenToday.com è una delle migliori raccolte di risorse sul nuovo Beato, con i suoi numerosi libri, video e registrazioni audio.

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Inaugurazione della Cappella di S. Andrea Restaurata (a cura di Luca Venturi)

La tradizionale festa di S. Andrea Corsini – Vescovo Carmelitano di Fiesole – che si svolge nella Basilica del Carmine di Firenze il 7 gennaio, ha avuto, quest’anno 2026, una doppia valenza: da una parte la ricorrenza religiosa in occasione della nascita al cielo del prelato fiesolano e dall’altra l’inaugurazione per il restauro della cappella dove riposano le spoglie di Andrea.

La S. Messa, è stata celebrata da S.E. Mons. Stefano Manetti – Vescovo di Fiesole- presso la restaurata cappella ed ha visto la partecipazione delle autorità dei Ministeri (Interni e Cultura), della Sovrintendenza alle Belle Arti e del Comune di Firenze, nonché della Famiglia Corsini, discendente diretta del Santo Vescovo.

Nella sua omelia Mons. Manetti ha ringraziato tutte le varie componenti per aver sinergicamente permesso un restauro così bello ed importante. Ha poi ricordato la figura di S. Andrea quale esempio di carità, di zelo apostolico e per l’amore per i poveri.

Gli interventi dei vari rappresentanti istituzionali hanno messo in luce l'importanza del lavoro svolto, sottolineando la professionalità degli artigiani coinvolti e il rispetto delle scadenze previste dal progetto PNRR. Il PNRR finanzia progetti con risorse europee, concentrandosi sulla transizione verde, la digitalizzazione e le infrastrutture sostenibili, con particolare attenzione alla rigenerazione urbana e al patrimonio culturale.

Un ringraziamento particolare va anche a P. Raffaele Duranti che da “padrone di casa”, insieme alla comunità, ha seguito i lavori di questo importantissimo restauro.

Da  Cammino OnLine (1/2026)

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Mercoledì, 18 Marzo 2026 13:12

San Giuseppe, Protettore principale dell'Ordine

19 Marzo Solennità

La diffusione della devozione a San Giuseppe da parte dei Carmelitani

Dal XVII secolo ai giorni nostri, sono state costruite innumerevoli chiese e monasteri carmelitani dedicati a San Giuseppe. Il merito di questa diffusa devozione va attribuito soprattutto a Santa Teresa di Gesù, le cui parole piene di fervore sono ben note:

«Ho preso il glorioso San Giuseppe come mio avvocato e patrono... Ho visto chiaramente che il suo aiuto era sempre più grande di quanto avrei potuto sperare... Se le mie parole avessero peso, mi dilungherei volentieri nel raccontare in dettaglio le grazie che questo glorioso Santo ha concesso a me e agli altri... Le persone di preghiera devono essergli particolarmente devote, perché non so come si possa pensare alla Regina degli Angeli e a tutto ciò che ha sofferto con il Bambino Gesù, senza ringraziare San Giuseppe, che è stato per loro un così grande aiuto. Chi non ha un maestro da cui imparare a pregare dovrebbe prendere questo glorioso Santo come guida e non sbaglierà. Possa il Signore gradire che io non abbia sbagliato nell’osare parlare di lui” (Vita, VI, 6,7,8).

Santa Teresa si identificò con questa devozione tipicamente carmelitana, vivendola sia con le parole che con l’esempio. Sentendosi così commossa da un amore di predilezione così elevato, fece tutto il possibile per diffondere la sua venerazione, e delle 17 case che fondò ben 12 furono dedicate a San Giuseppe.

Tra i suoi scritti, ha lasciato quanto segue: «Sebbene tu abbia molti santi intercessori, sii particolarmente devoto a San Giuseppe, che ha grande influenza presso Dio».

Di conseguenza, nel Carmelo teresiano si sviluppò un profondo orientamento verso Giuseppe.

Gli insegnamenti di Santa Teresa si riflettono nell’opera su San Giuseppe di Jerónimo Gracián e, dopo di lui, anche in molti altri autori della Riforma. I predicatori del XVII secolo, seguendo le orme di Teresa d’Avila, furono spesso apostoli e promotori della devozione a San Giuseppe. Successivamente, ci fu una vasta produzione di scritti intesi a illustrare la vita e le “glorie” di San Giuseppe, e a sviluppare un quadro teologico per esse.

San Giuseppe come padre, protettore, patrono e custode di Nostro Signore Gesù è il soggetto delle esperienze spirituali di numerose figure gloriose e luminose, di cui è praticamente impossibile fornire un elenco qui nel CITOC. Ma ne selezioniamo una: Teresa di Lisieux, che era anche una devota del Santo Patriarca, comprese appieno lo spirito di Teresa:

«Pregavo anche San Giuseppe affinché vegliasse su di me; fin dall’infanzia nutrivo per lui una devozione che si fondeva con il mio amore per la Madonna... Ero così ben protetta che mi sembrava impossibile avere paura» (Ms. A, 158).

Nel ramo OCARM dell’Ordine, ci sono già scritti del XV secolo incentrati sulla figura di San Giuseppe, come quelli del teologo Andrea Horuken del 1451 e le magnifiche poesie di Mantovano nei Fastorum libri XII e in Parthenice I. Nel XVI-XVIII secolo non mancavano predicatori e scrittori di rilievo con un orientamento giuseppino. Raffaele “il Bavarese”, che pubblicò una Storia di San Giuseppe a Napoli nel 1723, ebbe un’influenza significativa sulla devozione al santo nell’era moderna all’interno dei conventi e dei monasteri degli OCARM.

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Mercoledì, 28 Gennaio 2026 08:10

Beata Arcangela Girlani, vergine

29 gennaio | Memoria facoltativa nelle province italiane

B. Arcangela Girlani è nata Eleonora Girlani nel 1460 a Trino, a Monte Ferrato nel Nord Italia da una nobile famiglia.

In un antico manoscritto troviamo scritto che la Beata Arcangela visse la sua vita religiosa così intensamente che, così come il monastero era intitolato a “Santa Maria in Paradiso”, lei e le altre monache, anche se ancora qui sulla terra, vivevano come se fossero già assorbite dal cielo.

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