Displaying items by tag: Calendar of Feasts and Memorials
B. Francesco di Gesù Maria Giuseppe (OCD)
7 novembre Memoria facoltativa nelle province della Spagna
Nella sua provvidenza Dio ha disposto di non porre rimedio ai nostri mali e di non concederci le sue grazie se non per mezzo della preghiera, e che attraverso la preghiera di alcuni si salvino gli altri (cfr. Gc 5, 16 ss). Se i cieli stillarono dall'alto e le nubi fecero piovere con giustizia, se si aprì la terra e germogliò il Salvatore (cfr. Is 45,8), Dio volle che precedessero la sua venuta le grida e le suppliche dei santi padri e specialmente di quella Vergine singolare che persuase i cieli con la fragranza delle sue virtù e attirò nel suo seno il Verbo increato. Venne il Redentore e per mezzo di una preghiera continua riconciliò il mondo con il suo Padre. Perché la preghiera di Gesù Cristo e i frutti della sua redenzione si applichino a qualche nazione o popolo, perché vi sia chi illumini con la predicazione del vangelo e amministri loro i sacramenti, è indispensabile ci sia qualcuno o molti che con gemiti e suppliche, con preghiere e sacrifici abbiano conquistato quel popolo e lo abbiano riconciliato con Dio.
S. Nonio Alvares Pereira, Religioso
6 Novembre Memoria
43. I consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà e dell'obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli apostoli, dai Padri e dai dottori e pastori della Chiesa, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva. La stessa autorità della Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, si è data cura di interpretarli, di regolarne la pratica e anche di stabilire sulla loro base delle forme stabili di vita. Avvenne quindi che, come un albero che si ramifica in modi mirabili e molteplici nel campo del Signore a partire da un germe seminato da Dio, si sviluppassero varie forme di vita solitaria o comune e varie famiglie, il cui capitale spirituale contribuisce al bene sia dei membri di quelle famiglie, sia di tutto il corpo di Cristo [137]. Quelle famiglie infatti forniscono ai loro membri gli aiuti di una maggiore stabilità nella loro forma di vita, di una dottrina provata per il conseguimento della perfezione, della comunione fraterna nella milizia di Cristo, di una libertà corroborata dall'obbedienza, così che possano adempiere con sicurezza e custodire con fedeltà la loro professione religiosa, avanzando nella gioia spirituale sul cammino della carità [138].
Un simile stato, se si riguardi la divina e gerarchica costituzione della Chiesa, non è intermedio tra la condizione clericale e laicale, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la sua missione salvifica [139].
Natura e importanza dello stato religioso
44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai voti secondo il modo loro proprio, il fedele si obbliga all'osservanza dei tre predetti consigli evangelici; egli si dona totalmente a Dio amato al di sopra di tutto, così da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all'onore di Dio. Già col battesimo è morto al peccato e consacrato a Dio; ma per poter raccogliere in più grande abbondanza i frutti della grazia battesimale, con la professione dei consigli evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti che potrebbero distoglierlo dal fervore della carità e dalla perfezione del culto divino, e si consacra più intimamente al servizio di Dio [140]. La consacrazione poi sarà più perfetta, in quanto legami più solidi e stabili riproducono di più l'immagine del Cristo unito alla Chiesa sua sposa da un legame indissolubile.
Siccome quindi i consigli evangelici, per mezzo della carità alla quale conducono [141] congiungono in modo speciale coloro che li praticano alla Chiesa e al suo mistero, la loro vita spirituale deve pure essere consacrata al bene di tutta la Chiesa. Di qui deriva il dovere di lavorare, secondo le forze e la forma della propria vocazione, sia con la preghiera, sia anche con l'attività effettiva, a radicare e consolidare negli animi il regno di Cristo e a dilatarlo in ogni parte della terra. Per questo la Chiesa difende e sostiene l'indole propria dei vari istituti religiosi. Perciò la professione dei consigli evangelici appare come un segno, il quale può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana. Poiché infatti il popolo di Dio non ha qui città permanente, ma va in cerca della futura, lo stato religioso, il quale rende più liberi i suoi seguaci dalle cure terrene, meglio anche manifesta a tutti i credenti i beni celesti già presenti in questo tempo, meglio testimonia l'esistenza di una vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, e meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del regno celeste. Parimenti, lo stato religioso imita più fedelmente e rappresenta continuamente nella Chiesa la forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò venendo nel mondo per fare la volontà del Padre e che propose ai discepoli che lo seguivano. Infine, in modo speciale manifesta l'elevazione del regno di Dio sopra tutte le cose terrestri e le sue esigenze supreme; dimostra pure a tutti gli uomini la preminente grandezza della potenza di Cristo-Re e la infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante nella Chiesa.
Lo stato di vita dunque costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia inseparabilmente alla sua vita e alla sua santità.
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Beata Francesca d'Amboise, Religiosa
5 Novembre Memoria facoltativa
Nacque probabilmente a Thouars il 28 sett. 1427 da Luigi, visconte di Thouars e Maria di Rieux dei baroni d’Encenis. Promessa sposa appena quattrenne a Pietro, secondogenito del duca di Bretagna, passò il resto della sua giovinezza presso la futura suocera Giovanna, sorella di Carlo VII, re di Francia, la quale le impresse quello spirito profondamente cristiano ricevuto dagli insegnamenti di S. Vincenzo Ferreri. Pietro, essendogli premorti il padre e il fratello maggiore, ascese al trono ducale di Bretagna ed insieme con Francesca fu incoronato nella cattedrale di Rennes nel 1450. L’influsso benefico sul duca, suo marito, sull’andamento della corte e delle cose di stato fu profondo ed i sette anni del suo governo saranno ricordati presso il popolo come «i tempi della beata duchessa».
Rimasta vedova nel 1457, nonostante le pressioni paterne e del re di Francia, non solo si oppose alle seconde nozze, ma si orientò verso la vita religiosa. Dopo ripetuti colloqui con il b. Giovanni Soreth, priore generale dei Carmelitani, si decise per il Carmelo, mettendo a disposizione i propri averi per la fondazione del primo monastero carmelitano femminile in Francia: esso sorse a Bondon, presso Vannes, nel 1463, con le monache che il b. Soreth aveva fatto trasferire dal monastero di Liegi. Ad esse il 25 marzo 1468 si unì Francesca, che volendo colmare la distanza sociale con le consorelle, chiese loro che sostituissero il titolo di duchessa con quello di «ancella di Cristo».
Nel 1477 fondò, sotto la protezione della Madonna des Couëts (de Scotiis), un secondo monastero a Nantes, che due anni dopo accolse le monache rimaste dell’ex-monastero di Bondon. Per tali fondazioni e per l’influsso sulla legislazione adottata nel suo ed in altri Carmeli francesi, viene riconosciuto a Francesca il titolo di fondatrice delle Carmelitane in Francia. A lei si deve l’introduzione della pratica della Comunione frequente (e per le malate anche quotidiana) e l’imposizione per voto, sotto pena di scomunica, della strettissima clausura che impediva sia l’accesso al monastero a tutte le persone estranee (comprese le donne), sia l’uscita delle monache dal recinto claustrale. Con tale voto anticipò di un secolo la legislazione di s. Pio V e preservò le sue religiose da quei danni che la mancanza di clausura produsse in altre parti.
Morì a Nantes il 4 novembre 1485. Durante la Rivoluzione francese le monache furono costrette ad abbandonare il convento, i ricordi della beata furono dispersi e il corpo venne profanato. Le si attribuiscono alcune istruzioni claustrali, il cui manoscritto sarebbe andato perduto, ed alcune meditazioni pubblicate da Christophe Le Roy. Il suo culto venne riconosciuto da Pio IX il 16 luglio 1863. Si suole raffigurare con gli occhi rivolti al Crocifisso che tiene nelle mani; sul suo abito carmelitano porta la cappa di ermellino (invece che di lana) per ricordare il suo rango di duchessa.
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S. Teresa di Gesù, Vergine e Dottore della Chiesa
15 Ottobre Festa
Dalle «Opere» di santa Teresa di Gesù, vergine
(opusc. «Il libro della vita», cap. 22, 6-7, 14)
Ricordiamoci sempre dell'amore di Cristo
Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ha sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.
Ne ho fatto molte volte l'esperienza, e me l'ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti. Non bisogna cercare altra strada, anche se si è raggiunto il vertice della contemplazione, perché per questa via si è sicuri. È da lui, Signore nostro, che ci vengono tutti i beni. Egli ci istruirà.
Meditando la sua vita, non si troverà modello più perfetto. Che cosa possiamo desiderare di più, quando abbiamo al fianco un così buon amico che non ci abbandona mai nelle tribolazioni e nelle sventure, come fanno gli amici del mondo? Beato colui che lo ama per davvero e lo ha sempre con sé! Guardiamo il glorioso apostolo Paolo che non poteva fare a meno di avere sempre sulla bocca il nome di Gesù, perché l'aveva ben fisso nel cuore. Conosciuta questa verità, ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi, come Francesco, Antonio da Padova, Bernardo, Caterina da Siena, non hanno seguito altro cammino. Bisogna percorrere questa strada con grande libertà, abbandonandoci nelle mani di Dio. Se egli desidera innalzarci fra i principi della sua corte, accettiamo volentieri tale grazia.
Ogni volta poi, che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell'amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell'accesa carità che Dio ci ha mostrato dandoci in lui un pegno della tenerezza con cui ci segue: amore infatti domanda amore. Perciò sforziamoci di considerare questa verità e di eccitarci ad amare. Se il Signore ci facesse la grazia, una volta, di imprimerci nel cuore questo amore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo molto, in breve e senza fatica.
Consigliamo la lettura dei seguenti libri sulla vita di Santa Teresa, la sua opera e la sua eredità, disponibili presso le Edizioni Carmelitane:
Contemplazione e missione. Cammino di evangelizzazione con S. Teresa d'Avila
Festa di S. Teresa di Gesù Bambino
S. Teresa di Gesù Bambino, Vergine e Dottore della Chiesa
1 Ottobre | Festa
Nel 2025 la Chiesa celebrerà il centenario della canonizzazione di Santa Teresa. Durante l'omelia pronunciata in occasione della canonizzazione, Papa Pio XII disse: «Se tutti seguissero questa via dell'infanzia spirituale, vedrebbero quanto facilmente si potrebbe realizzare quella riforma della società umana che abbiamo proposto fin dall'inizio del nostro pontificato». Sulla parete della nicchia nella cripta della Basilica di San Pietro, dove è sepolto Pio XI, c'è un mosaico della santa.
La spiritualità semplice ma potente di Teresa ha catturato l'immaginazione dei cattolici e dei non cattolici nell'ultimo secolo. Il suo senso di impegno l'ha portata a una profonda esperienza dell'amore di Dio e del prossimo. Non ha mai avuto una vita facile, ma ha vissuto con un grande senso di pace e gioia.
Per più informazione su la vita di Santa Teresa di Lisieux
Discorso di Giovanni Paolo II per la Proclamazione a "Dottore della Chiesa"
La Proclamazione a "Dottore della Chiesa"
Edizioni Carmelitane ha pubblicato un libro per celebrare il 150° anniversario della sua nascita nel 1873 e il 100° anniversario della sua beatificazione, nonché il 100° anniversario della sua canonizzazione nel 2025. Maggiori informazioni sono disponibili qui:
Singing the Mercies of the Lord Writings on Saint Thérèse of Lisieux
Disponibile anche come ebook
S. Alberto di Gerusalemme, vescovo
17 Settembre | Festa
Nel 1205 Alberto fu nominato Patriarca di Gerusalemme e poco dopo Legato Pontificio per la provincia ecclesiastica di Gerusalemme. Arrivò in Palestina all'inizio del 1206 e visse a San Giovanni d'Acri perché, in quel periodo, Gerusalemme era occupata dai Saraceni.
A un certo punto, tra il 1206 e il 1214, Alberto fu avvicinato dagli eremiti riuniti sul Monte Carmelo, "presso la fonte di Elia", e gli fu chiesto di esporre il loro stile di vita sotto forma di Regola. La formula vitae di Alberto, un documento relativamente breve, incoraggiava le pratiche quotidiane degli eremiti per "seguire Cristo".
Durante la sua permanenza in Palestina, Alberto fu anche coinvolto in varie iniziative di pace, non solo tra i cristiani ma anche tra i cristiani e i non cristiani, e svolse i suoi compiti con grande energia e dedizione. Il 14 settembre 1214, durante una processione religiosa, fu pugnalato a morte.
L'elenco dei libri disponibili presso le Edizioni Carmelitane su Sant'Alberto e la Regola Carmelitana è riportato sotto.
Per saperne di più sulla vita di S Alberto di Gerusalemme ...
Leggi di più sulla Regola | Testo della Regola ...
Libri pubblicati dalle Edizioni Carmelitane sulla Regola di St. Alberto:
Alberto Patriarca di Gerusalemme. Tempo - Vita - Opera
Vincenzo Mosca, O. Carm.
La Regola del Carmelo: Origine, natura, significato
Carlo Cicconetti, O. Carm.
Expositio paraenetica in regulam carmelitarum: Un commento alla regola del Carmelo
Giovanni Soreth | Tradotto da Giovanna D'Aniello, O. Carm.
Abdicatio Proprietatis. Sens et Défi de la Pauvreté Religieuse selon la Règle du Carmel et son inculturation dans le contexte de l'Afrique
Jean-Maria Dundji Bagave Makanova, O. Carm.
La Regola del Carmelo. Per una nuova interpretazione
Bruno Secondin, O. Carm.
In Ossequio di Gesù Cristo. Programma di studi sulla Regola del Carmelo
Emanuele Boaga, O. Carm. & A. de Castro Cotta, CDP
S. Teresa Margherita Redi (OCD), Vergine
1 settembre | Memoria facoltativa
Quando era studentessa alla scuola di un monastero benedettino a Firenze, Teresa fu profondamente commossa dall'entusiasmo e dalla gioia sul volto di una diplomata che era tornata per salutare i suoi ex insegnanti, mentre entrava nella comunità delle suore Carmelitane Scalze della città di Firenze. Riflettendo sulla sue sensazioni di fronte a quella giovane donna che abbracciava la sua vocazione, Teresa sentì di aver ricevuto improvvisamente un messaggio da Teresa d'Avila, fondatrice delle Carmelitane Scalze.
Entrata infine anche nel monastero delle Scalze, Teresa fu assegnata come infermiera della comunità. Fu molto efficace. Quando nel 1770 scoppiò un'epidemia nella comunità, Teresa lavorò diligentemente curando le altre suore. Si dice che avesse un dono speciale per accudire e comunicare con le suore sorde e malate di mente. Grazie alla sua vita e al suo lavoro, fu in grado di crescere profondamente nella sua vita interiore. Venne venerata per i suoi doni mistici. Ebbe un'esperienza contemplativa speciale sulle parole di I Giovanni 4:8, "Dio è amore", una frase che ripeteva spesso. La priora del monastero era piuttosto severa con Teresa, rimproverandola e mortificandola costantemente. Tuttavia, Teresa si dimostrò immancabilmente allegra. La sua spiritualità è forse meglio rappresentata dal suo nome religioso completo: Teresa Margherita del Sacro Cuore di Gesù.
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B. Jacques Retouret, Sacerdote e Martire
26 Agosto | Memoria facoltativa
Nacque a Limoges (Francia), il 15 settembre 1746 da una famiglia di commercianti. Fu un giovane serio, amante dei libri e di grandi doti. A quindici anni venne accolto nel convento carmelitano della sua città nativa. Dopo l'ordinazione sacerdotale, il suo carattere fervido e serio attirò l'ammirazione di tanti fedeli, in modo particolare con la sua predicazione. Ma molto spesso non poteva adempiere a tutti i suoi impegni, soprattutto a causa di una cattiva salute che lo tormentò per tutta la vita.
La Rivoluzione francese non risparmiò la sua vita. Come la maggior parte del clero P. Jacques rifiutò il giuramento a sostegno di una legge civile approvata unilateralmente, che decretava l'elezione dei vescovi e dei parroci direttamente dal popolo e successivamente approvate dal vescovo o dal Papa. Oltre a questa incriminazione, P. Jacques fu accusato di far parte di un gruppo di emigrati politici che avevano invaso il paese contro i rivoluzionari. Fu arrestato e condannato, insieme a molti altri sacerdoti e religiosi, e costretto all'esilio nella Guinea francese dell'America del Sud.
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Santa Maria di Gesù Crocifisso (OCD), Vergine
25 Agosto | Memoria facoltativa
Mariam Baouardy nacque ad Abellin in Galilea il 5 gennaio 1846, da genitori molto poveri ma altrettanto onesti e pii cristiani greco-cattolici. Rimasta orfana di entrambi i genitori a soli tre anni di età insieme al fratello Paolo, venne affidata ad uno zio paterno, che alcuni anni dopo si trasferì ad Alessandria d'Egitto. Non ricevette alcuna istruzione scolastica: era analfabeta. A tredici anni, per il desiderio di appartenere solo a Dio, rifiuta con fortezza il matrimonio che, secondo le consuetudini orientali, le aveva preparato lo zio. Seguirono alcuni anni durante i quali lavora come domestica ad Alessandria, Gerusalemme, Beirut e Marsiglia.
Qui all'inizio della Quaresima del 1865, entrò dalle Suore della Compassione, ma ammalatasi dovette lasciare dopo due mesi. Fu poi accolta nell'Istituto delle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione, ma dopo due anni di postulandato ne fu dimessa, essendo stata giudicata più adatta per la vita claustrale. Fu così che il 14 giugno 1867 arrivò al Carmelo di Pau.
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B. Angelo Agostino Mazzinghi, Sacerdote
17 agosto | Memoria facoltativa
Il Signore dice: “Chi ascolta i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama”. E il primo di tutti i comandamenti è: «Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l'unico Signore; e tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. Questo è il più grande e il primo comandamento». Questo non può essere osservato senza l'amore per il prossimo, perché «chi non ama il proprio fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto»; «e il secondo è simile al primo: ama il tuo prossimo come te stesso, cioè nelle cose e per le ragioni per cui ami te stesso». «L'anima odia chi ama la violenza», dice il Salmista. Quindi, ama il tuo prossimo come te stesso nel bene e non nel male, e «tutto ciò che vorresti che gli uomini facessero a te, fallo anche tu a loro» e «non fare a nessuno ciò che odi». Quindi, devi amare il tuo prossimo e agire in modo che diventi giusto se è malvagio, o rimanga giusto se è buono.
Inoltre, devi amare te stesso, non per te stesso, ma per Dio. Tutto ciò che è amato per se stesso diventa così fonte di gioia e di vita felice, la cui speranza è confortante anche sulla terra. Ma non devi riporre la speranza di una vita beata in te stesso o in un altro uomo. «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio, il cui cuore si allontana dal Signore». Perciò devi fare del Signore la fonte della tua gioia e della vita felice, come dice l'apostolo: «Ma ora che siete stati liberati dal peccato e siete diventati schiavi di Dio, il vostro ritorno è la santificazione e il suo fine, la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore».
Se capisci bene questo, devi amare Dio per quello che è, e te stesso, non per quello che sei, ma per Dio; e, dato che devi amare il tuo prossimo come te stesso, devi amarlo, non per quello che è, né per quello che sei, ma per Dio, e cos'altro è questo se non amare Dio nel tuo prossimo? «Da questo sappiamo che amiamo i figli di Dio, quando amiamo Dio e obbediamo ai suoi comandamenti». Nella preparazione della tua anima, fai tutto questo se ami Dio per quello che è e il tuo prossimo come te stesso per amore di Dio. «Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».
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