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Giovedì, 16 Luglio 2020 00:00

Lettera del Priore Generale in occasione della solennità della Vergine del Carmelo 2020

Lettera ai Frati Carmelitani, alle Sorelle Contemplative, ai Fratelli e Sorelle delle Congregazioni di Vita Apostolica, ai Membri del Terz’Ordine Carmelitano, ai Laici Carmelitani e a tutti coloro che celebrano con devozione speciale la Festa della Madonna del Monte Carmelo

Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore (Lc 2,51).

Cari Fratelli e Sorelle nel Carmelo,

in questo giorno di festa, mentre ci rallegriamo per essere fratelli e sorelle della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, raggiungo ciascuno di voi nel vincolo dell’amore. In questi giorni stiamo pensando molto, meditando come Maria, a tutto ciò che sta accadendo nel nostro mondo. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore (Lc 2,19) e ponderando su ciò che stava succedendo nel suo mondo, Ella trovò la volontà di Dio. Maria la contemplativa, Maria la piena di grazia, piena di Dio, piena di Vangelo: questo è il tipo di persona che può rispondere a ciò che sta accadendo nel mondo di oggi.

In questo periodo di confino, è possibile che noi, persone con un senso di Dio e capaci di meditare, abbiamo trovato, in queste nuove condizioni, nuove opportunità di solidarietà e di evangelizzazione nel mondo. Eccoci di fronte a nuove manifestazioni della volontà di Dio che ci aiutano a crescere e a maturare come custodi del nostro mondo e gli uni degli altri.

Siamo cresciuti insieme nelle nostre comunità. Costretti a rimanere in casa, abbiamo così scoperto tante verità sulla nostra fede e sulla nostra vocazione Carmelitana, meditando da soli o con gli altri. Mentre alcuni di noi hanno sempre avuto l’Eucaristia, altri hanno dovuto fare affidamento a Internet e recitare le preghiere per la comunione spirituale. Tutto ciò ha sollevato domande su come apprezziamo l’Eucaristia. Per le persone che normalmente celebrano l’Eucaristia ogni giorno, è stato difficile adattarsi alla sua assenza. Per le persone che erano fedeli all’Eucaristia domenicale, è stato qualcosa di molto nuovo dire che non dovevano andare a Messa. Quando torneremo alla normale celebrazione dell’Eucaristia, può darsi che lo faremo con maggiore convinzione e comprensione, a motivo di ciò che divenne un digiuno eucaristico.

Da molti mesi, ormai, viviamo con restrizioni e con un po’ di paura. Le famiglie sono in lutto. Gli ospedali si stanno ancora occupando delle vittime del virus; medici, infermieri, tutto il personale e l’apparato sanitario hanno dimostrato tutta la loro dedizione, professionalità e zelo, al di là del dovere. Le persone hanno fatto sacrifici per assicurarsi che ci fosse il pane sulle nostre tavole e, come ovunque, le persone stanno facendo i conti con la propria vita, del duro prezzo da pagare dopo le perdite dei propri cari, con la malattia, con la perdita del lavoro e dei mezzi di sussistenza. Potremmo dire che stiamo assistendo a un’esplosione di umanità.

Se fosse tutto alle nostre spalle, potremmo avere una visione diversa; ad ogni modo, - ora che stiamo imparando a convivere con il virus e cerchiamo di non cadere nella paura che sia in arrivo qualcosa di più serio - tutti dobbiamo chiederci come possiamo prenderci cura gli uni degli altri, come dobbiamo agire in futuro, come limitare gli effetti negativi di questo virus per creare una società in cui non siamo vincolati dalla paura e nessuno è lasciato nel bisogno? Potrebbe essere semplicemente una questione di cura e condivisione.

Ardo di zelo per il Signore (1Re 19,10).

Generare, prendersi cura e proteggere sono alcuni dei carismi che vediamo in Maria, la Madre di Dio e nostra Madre. Mentre penso alle varie comunità carmelitane di uomini e donne in tutto il mondo, sono colpito da quanto questa Festa sia importante per tutti noi. In alcuni luoghi è solamente il giorno stesso, in altri sono i tre giorni del Triduo di riflessione e preghiera e in altri ancora sono i nove giorni interi della Novena. Le celebrazioni sono intrise di calore, devozione e di convinzione che ci fanno pensare che forse questo è un momento in cui noi carmelitani siamo più zelanti.

Il mondo di oggi ci chiede di essere pieni di zelo. Nel corso dei secoli, i Carmelitani hanno fatto eco e ripetuto le parole del Profeta Elia, “Ardo di zelo per il Signore Dio degli eserciti” (1Re 19). La nostra Celebrazione della Solennità della Madonna del Monte Carmelo potrebbe essere un ottimo momento per rinnovare, ravvivare e dirigere il nostro zelo. Quattro giorni dopo, avremo un’altra opportunità: quando celebreremo la Solennità del Profeta stesso.

Lo zelo è un dono. E come tale, dobbiamo pregare per ottenerlo. Dobbiamo chiedere a Dio di darci zelo, di renderci chi diciamo di essere. Tuttavia, lo zelo non è sempre una parola attraente; esso, a volte, suggerisce l’estremismo e non sentiamo automaticamente che vogliamo questo dono. Ricordo lo zelo di Giovanni Battista, la voce che grida nel deserto e che viveva di locuste e miele selvatico (Mc 1,6) e lo paragono alla calma di Gesù quando parla alle persone nella Sinagoga (Lc 4,21-22). Penso al Vangelo, dove vediamo Cristo sulla Croce, con Maria e Giovanni ai suoi piedi. Questi sono tutti momenti di zelo, dove, per zelo, intendiamo un cuore che arde di desiderio per tutto ciò che è buono e con uno spirito che lavora duramente e fa sacrifici per ottenerlo. La globalizzazione dello zelo potrebbe essere l’antidoto alla globalizzazione dell’indifferenza di cui Papa Francesco parla così spesso.

Secondo il bisogno di ciascuno (At 2,45)

Viste le esigenze reciproche, ci rendiamo conto che stiamo entrando in una nuova era di condivisione. All’interno della nostra Famiglia, siamo consapevoli che le comunità hanno perso alcune delle loro entrate. Tra i laici carmelitani ci sono coloro che hanno perso il lavoro e le cui case possono essere pignorate. I nuovi progetti nella nostra Famiglia avranno sempre bisogno di finanziamenti. Di fronte alle necessità che stanno emergendo, dobbiamo rivedere il modello della prima comunità cristiana, un’immagine e una realtà che hanno ispirato la Regola carmelitana. Quella comunità si descrive cosi, “erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno”. (At 2,42-45). Man mano che ci rendiamo conto dei bisogni reciproci e se nessuno deve esserlo lasciato nel bisogno: possiamo dunque aiutarci a vicenda ed essere un esempio per gli altri, di quel tipo di condivisione che in futuro sarà necessaria alla nostra società. Mi viene in mente il dialogo nel Vangelo di Giovanni (Gv 6,9-10) ove Andrea disse: “C’è qui un ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci, ma che cosa è questo per tanta gente?” Alla fine, nessuno fu lasciato nel bisogno. Nel nostro zelo per le cose del Vangelo, dobbiamo affrontare questa sfida con la saggezza di Maria alle nozze di Cana: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).

La Solennità di quest’anno sarà diversa da quella degli altri anni. Come una famiglia, siamo stati risparmiati, in diversi modi, ma non dimentichiamo coloro che sono morti in Olanda e in Italia. Lasciamo che la Celebrazione di quest’anno sia contrassegnata dalla nostra preghiera per le persone, le famiglie e le comunità che hanno subìto gli effetti peggiori del Coronavirus.

In questa Festa ognuno possa sentire di nuovo le parole pronunciate da Gesù in croce: “Ecco tuo figlio”, “Ecco tua madre”, (Gv 19,26-27) e sappia che, così come il nostro Salvatore ci ha consegnati gli uni agli altri e a Maria, possiamo anche noi sapere come prenderci cura gli uni degli altri nella casa comune che è benedetta dalla presenza di Maria nostra Madre e Sorella.

Míceál O’Neill
Priore Generale

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