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Giovedì, 30 Luglio 2026 07:17

Sant' Alberto da Trapani, Sacerdote

7 Agosto Festa

Nasconditi presso il Torrente Cherit
Dal Libro dell’Istituzione dei primi monaci

La parola del Signore giunse a Elia dicendo: «Parti da qui e vai verso est, e nasconditi presso il torrente Cherit, vicino al Giordano; lì berrai dal torrente». Ora, questi comandi salutari che lo Spirito Santo spinse Elia a seguire, e questa promessa di cose buone che lo spinse a desiderare, dovrebbero essere soppesati parola per parola con la massima cura da noi, monaci e eremiti, e questo in senso mistico, poiché contengono il significato completo della nostra vocazione. Infatti indicano la via verso la perfezione profetica, che è la meta della nostra vita religiosa ed eremitica.

Si vedrà che questo tipo di vita ha due scopi. Uno di essi possiamo, con l’aiuto della grazia di Dio, raggiungerlo con i nostri sforzi e la pratica della virtù. Questo scopo è offrire a Dio un cuore santo e puro da ogni macchia effettiva di peccato, e lo raggiungiamo quando diventiamo perfetti e nascosti nel Cherit — cioè nella carità, di cui il Saggio dice: «La carità copre ogni offesa». 

Fu proprio per portare Elia a questo stato che Dio gli disse: «Nasconditi presso il torrente Cherit».

L’altro scopo di questo tipo di vita è qualcosa che può esserci concesso solo dalla generosità di Dio: vale a dire, assaporare nei nostri cuori e sperimentare nelle nostre menti, non solo dopo la morte ma anche durante questa vita mortale, qualcosa della potenza della presenza divina e della beatitudine della gloria celeste. E questo significa bere dal ruscello della gioia di Dio — la ricompensa che Dio promise a Elia quando disse: «Lì berrai dal ruscello».

La vita profetica ed eremitica deve essere intrapresa dal monaco tenendo presenti entrambi questi obiettivi, come chiarisce il Salmista quando dice a Dio: «In una terra deserta dove non c’è strada né acqua, sono venuto davanti a te nel santuario per vedere la tua potenza e la tua gloria». Scegliendo di vivere in una terra deserta dove non c’è né strada né acqua come mezzo per presentarsi davanti a Dio nel santuario – con un cuore, cioè, libero dal peccato – egli dimostra il primo scopo della vita solitaria che ha scelto, ovvero offrire a Dio un cuore santo, cioè puro da ogni peccato effettivo. Aggiungendo le parole «per vedere la tua potenza e la tua gloria», dichiara il secondo obiettivo, che è in una certa misura quello di sperimentare o vedere misticamente nel proprio cuore la potenza della presenza divina e di assaporare la beatitudine della gloria celeste già qui, in questa vita.

Il primo scopo, la purezza del cuore, si può raggiungere con l’aiuto della grazia di Dio, attraverso lo sforzo e la pratica della virtù. Il secondo scopo, la conoscenza esperienziale della potenza divina e della gloria celeste, si può realizzare attraverso la purezza del cuore e l’amore perfetto; poiché Nostro Signore ha detto: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi rivelerò a lui».

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