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Martedì, 16 Giugno 2026 07:58

Messaggio per la Solennità della B.V.M. del Monte Carmelo

Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

«Tutte le lacrime arrivano in cielo»

Desiderio García Martínez, O. Carm.
Priore Generale

Cara famiglia carmelitana: buona festa della Madonna del Carmine!

Anche quest’anno si sta avvicinando la Solennità della B.V.M. del Monte Carmelo. Quest'anno ricordiamo la decisione di Benedetto XIII, del 24 settembre 1726, di estendere la celebrazione della festa della Madonna a tutta la cristianità. Rendiamo grazie a Dio per tutti i benefici che il nostro Ordine ha ricevuto durante questi otto secoli di storia, in particolare quello di avere una Madre a cui rivolgerci e che si prende cura di noi. Santa Teresa di Gesù Bambino, stupita, ne parlava in questi termini: «Io, Vergine benedetta, ho due madri a cui rivolgermi, una in terra e l’altra in Cielo, mentre Voi non avete una Madre in Cielo da amare, poiché siete Voi stessa».

1. Maria ci ricopre di gratitudine. A Betlemme, Maria avvolse il Figlio in fasce (cfr. Lc 2,12). Quel gesto ci ricorda che Gesù, oltre ad essere vero Dio e vero uomo, fin dalla nascita è stato accudito e amato. Nella Sacra Scrittura «essere avvolto in fasce» è segno di protezione e di affetto materno: «Alla nascita […] la prima cosa che feci, come tutti, fu piangere. Mi allevarono con cure e tra le fasce…» (Sap 7,3-4). Al contrario, la nudità, il «non essere avvolto in fasce», indica mancanza di protezione e abbandono: «Nessuno si interessò a lei […] Nessuno la lavò, né la strofinò con il sale, né la avvolse in fasce […] la abbandonarono…» (cfr. Ez 16,4-5). Com’è difficile prendersi cura della vita degli altri con generosità e gratitudine, se prima non si è stati capaci di contemplare la propria vita come un miracolo e un dono immeritato! Kierkegaard ha osservato che la gratitudine è, oltre che il sentimento più nobile che possa sgorgare dal cuore dell’uomo, la «risposta spirituale più profonda al dono della propria esistenza». La gratitudine è, infatti, un buon termometro per misurare la nostra qualità umana e spirituale. Le persone riconoscenti rendono tutto facile e benedicono; invece di lamentarsi di ciò che manca loro, apprezzano ciò che hanno; allontanano la critica facile e il mormorare... Maria, nostra Madre, ci insegna a fare della nostra vita un Magnificat, un canto di ringraziamento.

2. Maria ci avvolge nella luce. Il Carmelo nacque in Terra Santa, alla fine del XII secolo. Fummo costretti, in mezzo ai pericoli, ad emigrare in Europa. A chi ricorriamo in mezzo alle avversità e alle tribolazioni? Alla Madre. Lei ci ha difesi. Celebriamo con soddisfazione il 775° anniversario – secondo la tradizione carmelitana – della consegna del Santo Scapolare a san Simone Stock. Questo non è un amuleto che ci assicura la salvezza, ma un sacramentale che ci ricorda la responsabilità di indossare l’abito battesimale. Un abito molto speciale, fatto di lino, che, secondo la Scrittura, rappresenta le «buone opere» dei santi (cfr. Ap 19,8). Il lino si ricava da una pianta, che bisogna battere, più e più volte, fino a renderla morbida per poi estrarne il candore delle sue fibre. Il Santo Scapolare è un'armatura che ci difende dai colpi (come il lino) che riceviamo nelle battaglie di questa vita. Maria ci difende e ci mostra come perseverare nel fare sempre il bene... Come recitava un epitaffio ebraico: «Una buona opera compiuta sulla terra fa nascere un filo di luce in cielo. Molte buone opere compiute sulla terra fanno nascere molti fili di luce in cielo. A che scopo? Per intrecciare e tessere un abito. Un abito di luce che dia gloria al Padrone delle opere». Maria ci insegna con sollecitudine a rivestirci di questa «armatura» (cfr. Regola 19), confezionata con molti «fili di luce»: la misericordia, la mitezza, la pace, la giustizia, il perdono, la gioia, la speranza, l’amore, ecc.

3. Maria ci riveste di umanità. Il 25 maggio è stata pubblicata la prima enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, sulla tutela della dignità della persona nell’era dell’intelligenza artificiale. Egli ha chiesto a tutta la Chiesa di leggerla e meditarla. Di fronte al crescente legame tra tecnologia, potere e violenza, ci viene proposta come alternativa una nuova civiltà dell’amore. Papa Leone XIV ci invita a invocare Maria, Madre della Vita, che ci guarda con misericordia. Si potrebbero citare molte testimonianze che ci costringerebbero a spogliarci di tutto di fronte alla sofferenza degli innocenti: coloro che fanno i salti mortali per trovare un lavoro e arrivare a fine mese; coloro che emigrano dai loro paesi senza accesso all’istruzione e alla sanità; la guerra, le carestie, l’amore spezzato… Basti l’esempio di una figura importante della cultura francese, Emmanuel Mounier, il filosofo credente, che sentì il peso della malattia irreversibile della sua figlia piccola, che viveva in stato vegetativo:

«Avvicinandomi a quella culla silenziosa, sentivo di avvicinarmi a un altare, a un luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno. Una tristezza penetrante e profonda; profonda, ma leggera e trasfigurata. E, attorno ad essa, un’adorazione… non ho altra parola. Non ho mai conosciuto così intensamente cosa sia la preghiera come quando dicevo cose a quella fronte che non rispondeva nulla, quando i miei occhi si avventuravano verso quello sguardo smarrito che guardava verso l’infinito alle mie spalle. Mistero… e può essere solo di bontà. Bisogna osare dire: una grazia troppo elevata, un'ostia viva tra noi, muta come l'Ostia, splendente come Lei... – Mounier dice a sua moglie –: Per quanti mesi abbiamo desiderato che morisse se doveva restare così! Ma... non è questo altro che puro sentimentalismo borghese? Cosa significa per lei «essere infelice»? Chi può assicurarci che lo sia? Chi sa se non ci sta chiedendo di custodire e adorare questa ostia tra noi…? Mia piccola Françoise, per me sei l’immagine stessa della fede (Lettera a Paulette Mounier, 1964, 671)».

La sua testimonianza commuove... Imploriamo la Madre e la Bellezza del Carmelo affinché ci insegni a vedere l’opera invisibile di Dio e a guardare il mondo dal basso, dagli occhi dei più vulnerabili. «Le Sette Allegrezze alla Madonna del Carmine», poesie popolari molto antiche, composte principalmente per onorare la Vergine Maria, raccolgono antiche storie della tradizione carmelitana: «Poiché sei il nostro conforto, il mezzo più potente. Sii il nostro amorevole rifugio, Madre di Dio del Carmelo». Il biblista Michele Aiguani, O. Carm. (1320-1400) affermava che Maria è una “fortezza inespugnabile”, un rifugio sicuro dove ripararsi quando sentiamo che la vita è minacciata dalla morte. S. Giovanni Crisostomo insisteva sul fatto che “non c’è maternità senza lacrime”. Le lacrime idratano l’anima. Dio raccoglie quelle lacrime, come dice il salmista, nel suo «otre». Nessuna lacrima va perduta, tutte vanno direttamente al cuore di Dio (cfr. Sal 55). Le lacrime intercedono affinché la missione della Chiesa sia più feconda. Piangere per il dolore del prossimo o per il rifiuto subito ha un potere santificatore e riparatore.

Possa la Vergine Maria, che proclamiamo Mater et Decor Carmeli, proteggerci e procurarci, con la sua intercessione celeste, la forza, la speranza e la gioia necessarie affinché possiamo riflettere la bontà di Dio al servizio dell’umanità.

Fraternamente nel Carmelo,

Roma, 14 giugno 2026
Sant’Eliseo, profeta

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