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Celebrando in Casa - II Domenica del Tempo Ordinario
La mansuetudine dell’Agnello
(Giovanni 1:29-34)
Il Tempo Ordinario dell'anno della Chiesa inizia con la festa del Battesimo del Signore, che celebra la sua identità di ‘Figlio prediletto’. In questa seconda domenica del Tempo Ordinario passiamo dal battesimo alla missione del battezzato.
Giovanni Battista definisce Gesù come ‘l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo’. Così facendo, collega Gesù a una serie di passi dell'Antico Testamento sull'agnello del sacrificio e sul servo sofferente di Dio. Come dice la prima lettura di questa domenica, questo servo ha la missione universale di raccogliere e restaurare il popolo di Dio, di essere la ‘luce delle nazioni’ e di proclamare la salvezza di Dio ‘fino ai confini della terra’.
Parlando di Gesù, Giovanni ci parla anche della sua stessa missione: annunciare che stava arrivando qualcuno più grande di lui, uno che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo - l'eletto di Dio.
Forse la nostra riflessione sull'identità e sulla missione di Gesù ci dice anche qualcosa su chi siamo destinati a diventare come suoi discepoli.
C'è una particolare mitezza che associamo agli agnelli. Non sono considerati creature aggressive. Non uccidono, nemmeno per mangiare. In un mondo che spesso elogia e premia la violenza e l'aggressività, l'Agnello ci chiama a un modo diverso di vivere.
Celebrando in Casa - Natività del Signore
Dio è con noi!
(Matteo 1:18-25)
Abbiamo iniziato l'Avvento con il grido: ‘Vieni, Signore Gesù’. Ora finiamo con il grido gioioso: ‘Dio è con noi!’ Riflettendo sulla nascita storica di Gesù, la Chiesa proclama la verità che Dio è, ed è sempre stato, con il suo popolo. E se Dio è con noi, allora Dio è per noi.
Dio è dalla nostra parte.
Dio non ha alcun desiderio di vivere in case fatte di legno, di pietra o d’oro. Il desiderio più profondo di Dio è vivere nella carne umana. Proprio come Dio ha fatto questo nella carne umana di Gesù Cristo molto tempo fa, Dio continua a farlo ora in noi.
Come Maria, accettiamo l'invito di Dio, permettendo a Gesù di farsi carne anche in noi; per essere visto e sperimentato nei buoni pensieri, nelle opere buone e nelle buone azioni, in atti di gentilezza e d’amore che portano la vita, e non la morte, al popolo di Dio.
Celebrando in Casa - IV Domenica di Avvento
La promessa mantenuta
(Matteo 1:18-24)
La grande festa del Natale è quasi arrivata. Come sempre in Avvento, ciò che viene promesso nella prima lettura viene portato a compimento nella pagina del Vangelo. Abbiamo iniziato l'Avvento con il grido, 'Vieni, Signore Gesù'. Lo termineremo con il grido pieno di gioia, 'Dio è con noi!’
Il nostro cammino di Avvento ci ha chiamato a:
vegliare sulla venuta di Dio,
prepararci ad accogliere il Signore,
gioire del fatto che non ha paura di venire a
dimorare tra noi, e ad
accoglierlo con fede e amore.
A Natale sentiremo la chiamata a dargli vita con parole e opere, affinché la potenza salvifica di Dio possa essere vista e sperimentata attraverso ogni nostro pensiero, parola e azione.
La promessa della prima lettura, tratta da Isaia: "La vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiameranno Emmanuele, che significa ‘Dio è Con noi’,” si realizza nel Vangelo, che racconta come Giuseppe accolse Maria e Gesù nella sua casa.
Seguendo l'esempio di Giuseppe, accogliamo con gioia Gesù e Maria nei nostri cuori.
Il grande dono di Gesù al mondo non può essere limitato a un solo momento della storia. Attraverso di noi, il Corpo di Cristo, il Dono viene offerto ancora e ancora; nasce in ogni momento della storia umana. I regali che ci scambiamo a Natale vogliono essere simboli della nostra disponibilità a dare e ricevere Cristo, il dono eterno dell'amore di Dio.
Percorrendo, anno dopo anno, il cammino liturgico delle feste e delle stagioni della Chiesa, tocchiamo sempre più profondamente la presenza viva di Cristo in noi, per diventare sempre più profondamente la presenza viva di Cristo nel mondo.
Celebrando in Casa - III Domenica di Avvento
Sei tu?
(Matteo 11:2-11)
Questa domenica segna il punto di svolta del periodo di Avvento. Tradizionalmente chiamata Domenica Gaudete , è un giorno di gioia per il fatto che il Salvatore è vicino. L'attenzione si sposta dalla venuta finale di Cristo alla fine dei tempi alla prima venuta di Cristo a Betlemme. La nota di gioia è simboleggiata dall'inclusione del colore rosa tra il colore viola di questo periodo.
La gioiosa prima lettura, tratta dal profeta Isaia, proclama che Dio sta venendo a salvare il suo popolo. Questa venuta porta guarigione e gioia e pone fine al dolore e al lamento.
Utilizzando le immagini degli agricoltori e dei profeti, la lettera di san Giacomo esorta alla pazienza nell'attesa di Dio. Un atteggiamento di paziente certezza è l'atteggiamento del discepolo.
Forse siamo proprio noi a essere lenti nel rispondere a Dio; lenti nel lasciare che il messaggio del Vangelo e lo Spirito Santo trasformino la nostra vita in modo che anche noi possiamo avere il potere di portare guarigione e gioia. Nel Vangelo Gesù realizza la profezia della prima lettura sul Messia. Giovanni Battista chiede: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare qualcun altro?”
Le parole di Gesù chiariscono la sua identità e quella di Giovanni Battista. Gesù viene non come un guerriero-messia che massacra e ferisce, ma come ‘la bontà di Dio’, che cura le pecore, guarisce e libera i bisognosi: i ciechi vedono di nuovo, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono mondati, i sordi odono, i morti vengono risuscitati e la Buona Notizia viene proclamata ai poveri.
Ma è Gesù l’’unico’ per noi, o stiamo davvero aspettando che qualcuno o qualcos'altro ci salvi?
Il nostro Natale non può limitarsi a parlare della nascita di Gesù avvenuta tanto tempo fa, celebrando un anniversario storico. Deve essere qualcosa di più: la celebrazione di una nuova scoperta di una presenza sempre più profonda di Cristo in ognuno di noi.
Rallegratevi! Dio non è solo ‘in cammino’, è già qui!
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Celebrando in Casa - II Domenica di Avvento
Preparare la via del Signore
(Matteo 3:1-12)
La magnifica prima lettura del profeta Isaia di questo fine settimana prevede l'apparizione di colui ‘sul quale riposa lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore’.
Egli giudica a favore dei poveri. Il suo giudizio non è influenzato dalle apparenze o dalle dicerie. Giudica con integrità. La sua parola punisce gli iniqui e le sue sentenze provocano la morte della malvagità. Nel suo giorno accadono cose straordinarie: Tutto il creato è in pace. Anche i nemici naturali (simboleggiati dagli animali) convivono in pace. Non viene fatto alcun male, perché ‘la conoscenza del Signore riempie la terra’. Giovanni Battista è al centro del Vangelo di questa settimana e della prossima. Egli è ‘voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri’.
Giovanni stava preparando il popolo alla venuta di Gesù. Mossi dalla sua predicazione, molti cercavano il battesimo nel fiume Giordano. Questo antico rito dell'acqua simboleggiava il morire al vecchio stile di vita per risorgere a un nuovo stile di vita. È questo il senso del pentimento: allontanarsi dal peccato e volgersi a Dio. Si tratta di una vera conversione del cuore. Si tratta di raddrizzare i sentieri del nostro cuore.
Il frutto del nostro pentimento e della nostra vera conversione si manifesta nelle opere buone.
La nostra preparazione all'imminente ‘giorno del Signore’ è un ciclo continuo di morte e risurrezione, di allontanamento dal peccato e di avvicinamento a Dio, di trasformazione della nostra mente e del nostro cuore secondo la mente e il cuore di Cristo. Le opere buone che compiamo conferiscono a Cristo presenza, forma e decoro nella realtà concreta della vita umana. La vita cristiana è quindi un atto di costante preparazione attraverso il pentimento e le opere buone.
Il Natale non riguarda solo la nascita di Gesù, avvenuta molto tempo fa. Si tratta anche di farlo nascere nella nostra vita ogni giorno.
Celebrando in Casa - Prima Domenica di Avvento
Vegliate!
(Matteo 24:37-44)
Inizia il grande viaggio dell’Avvento. Le letture dell’Avvento sono un ricco arazzo di immagini incentrate sulla verità che Dio è venuto tra noi. Non pretendiamo di aspettare che Gesù nasca in una stalla. Questo è accaduto una volta, molto tempo fa, e non accadrà di nuovo. Ricordiamo quella nascita come ricordiamo i nostri compleanni.
Il Dio che è venuto tra noi è ancora tra noi. L’invito dell’Avvento è di diventare consapevoli della presenza ‘onni-pervadente’ di Gesù risorto come Emmanuele - Dio tra noi.
Nella prima lettura di questa domenica Isaia coglie il senso della presenza di Dio in mezzo al suo popolo attraverso le immagini dei monti e del Tempio - la la dimora di Dio in mezzo al suo popolo. La risposta del popolo nella lettura è quella di essere attirato dalla presenza di Dio ‘perché ci insegni le sue vie’ e ‘possiamo camminare per i suoi sentieri’, ed essere completamente trasformati verso un nuovo modo di vivere (trasformare le spade in aratri, ecc.). Nella seconda lettura San Paolo ricorda ai Romani che stanno già vivendo nel ‘tempo’. Dovrebbero ‘svegliarsi dal sonno’ e ‘comportarsi onestamente, come in pieno giorno’.
I primi cristiani credevano che Gesù sarebbe tornato molto presto come Signore della Gloria. Con il passare del tempo, dovettero riconsiderare questa convinzione e capire come vivere nel frattanto, nel tempo che intercorre tra la prima e l'ultima venuta di Cristo.
Questa è anche la nostra sfida.
Il Vangelo di questa settimana ci invita a "vegliare", a essere vigili e attenti ai segni dei tempi per non perdere il momento in cui Dio irromperà di nuovo nella storia dell'umanità. Il Dio che è venuto tra noi è ancora tra noi. In Avvento alleniamo i nostri occhi a vedere più chiaramente il regno di Dio, per essere totalmente coinvolti nell'azione di Dio nel mondo in attesa della manifestazione finale della gloria di Dio.
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Celebrando in Casa - Cristo Re dell'Universo
Il pastore reale
(Luca 23:35-43)
regno di santità e di grazia,
regno di giustizia, di amore e di pace’.
La prima lettura, tratta dal libro di Samuele, racconta la storia dell'elezione di Davide a re d'Israele. Sotto Davide tutte le dodici tribù di Israele si riunirono per formare un unico regno. La lettura ricorda l'incarico di Dio a Davide di essere ‘pastore del suo popolo Israele’. Davide non deve dominare il suo popolo, ma essere un pastore per la sua gente.
Come Davide, Cristo viene a riunire tutti i popoli nell'unico Regno di Dio. Anche lui agisce come un re-pastore per il popolo di Dio.
Il Vangelo lo illustra chiaramente. Ecco un re che rinuncia alla vita per il suo popolo. Non ha abiti eleganti. Il suo trono è la croce. La sua corona è fatta di spine, non d'oro. Anche nel momento della morte Cristo opera tramite la fede e il perdono e garantisce l'ingresso nel regno di Dio. Infatti, l'atto finale del Re Gesù morente è quello di concedere il perdono, la misericordia e l'ammissione al regno - un Vangelo nel Vangelo.
Le letture del Vangelo lungo tutto il tempo ordinario ci hanno condotto ad accompagnare Gesù nel suo viaggio terreno, ad ascoltarlo mentre svelava il desiderio di Dio per la famiglia umana, a guardarlo mentre restituiva a molti la salute e l'integrità, a insegnarci a pregare correttamente, a essere consapevoli che il Regno è ‘qui e ora’ e ‘deve ancora venire’, a capire fino a che punto Dio si spinge per riconquistarci e come ci viene incontro con la misericordia, il perdono, la guarigione e la pace. Il nostro viaggio è servito a scoprire chi è Dio e pertanto chi è Gesù, e soprattutto chi siamo chiamati a essere quando entriamo in una relazione di fede con lui.
Celebrando in Casa - XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
Non così in fretta
(Luca 21:5-19)
Alcuni passaggi della Scrittura, come il Vangelo di oggi, possono lasciarci turbati.
Parlare di distruzione, guerre, rivoluzioni, persecuzioni e tradimenti da parte di persone vicine può essere piuttosto inquietante.
Dobbiamo leggere il Vangelo come l'avrebbe ricevuto la comunità di Luca, sapendo che il Tempio e Gerusalemme erano già stati distrutti (circa 70 d.C.) alla fine della guerra giudaico-romana, circa 10-20 anni prima che il Vangelo di Luca fosse scritto. Alla luce di quella distruzione e delle continue persecuzioni da parte dei Romani e dei Giudei, forse molti nella comunità di Luca pensavano che la fine fosse vicina.
Guardando il mondo di oggi, anche molti di noi sono sconcertati dalle guerre, dalle persecuzioni e dalle distruzioni dei nostri giorni.
Come la comunità di Luca, forse anche noi desideriamo che un salvatore venga in nostro soccorso, che metta tutto a posto. Forse è per questo che molti sono disposti a riporre la loro fiducia in severi dittatori che promettono di mettere le cose a posto e di ripristinare un senso di controllo e di identità nazionale, anche a spese dei diritti umani fondamentali.
Le parole che Luca mette sulle labbra di Gesù hanno lo scopo di confortare e dare speranza. Gesù li avverte di non ascoltare coloro che pensano di conoscere il piano di Dio riguardo la fine dei tempi - piuttosto, dovrebbero capire che Dio è con loro sempre comunque.
La Chiesa deve continuare il suo cammino (perseverare) nonostante tutte le difficoltà e le persecuzioni. Come Gesù, i discepoli saranno ricompensati da Dio con il dono della vita eterna.
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Celebrando in Casa - Dedicazione della Basilica Lateranense
Un tempio vivo
(Giovanni 2:13-22)
La festa di oggi celebra la dedicazione della Cattedrale di San Giovanni Battista in Laterano, a Roma. Questa cattedrale è spesso chiamata semplicemente “il Laterano” perché sorge sul sito di un antico palazzo appartenuto alla famiglia Laterani.
Il palazzo servì come residenza ufficiale dei Papi dal IV al XIV secolo. Si tratta della chiesa cattedrale della diocesi di Roma, di cui il Papa è il vescovo.
Celebriamo la dedicazione di questa cattedrale come la madre di tutte le chiese della comunità cattolica. Le cattedrali, come tutte le chiese, sono segni visibili della presenza di Dio e luogo di incontro del popolo di Cristo. È il Corpo vivente di Cristo che si raduna per celebrare e testimoniare, diventando così il tempio vivente della presenza di Dio sulla terra.
Le letture di oggi riprendono questi temi. La prima lettura è tratta dalla visione di Ezechiele riguardante un nuovo Tempio a Gerusalemme. Il tempio antico era stato completamente distrutto. Curiosamente, la lettura non si concentra sulla gloria dell’edificio, ma sull’“acqua viva” che scaturisce da esso.
Nella seconda lettura, San Paolo ci ricorda che noi siamo l’edificio di Dio, in mezzo al quale abita lo Spirito di Dio.
Il Vangelo racconta l’episodio di Gesù che purifica il Tempio di Gerusalemme. Questo brano ci ricorda sempre la necessità di non lasciarci distrarre dal nostro vero scopo: essere la Chiesa vivente di Dio. Ci ricorda anche che il nuovo e vero tempio è Gesù stesso.
Noi, che siamo stati battezzati in Cristo, siamo le pietre vive del Tempio di Dio.
La nostra festa è una celebrazione di Cristo, Colui nel quale siamo edificati come vero tempio di Dio sulla terra; e siamo strumenti attraverso i quali l’acqua viva dello Spirito di Dio irriga il mondo, portando frutti di bontà e guarigione.
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Celebrando in Casa - Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Rendere grazie con cuore grato
(Luca 7:11-17)
Questo fine settimana celebriamo coloro che ora sono nelle mani di Dio.
Preghiamo per loro con fede e speranza.
Come dice san Paolo, la prova che Dio ci ama è che Cristo è morto per noi quando eravamo ancora peccatori; e mediante la sua morte siamo stati resi giusti agli occhi di Dio (Romani 5,8-10). Dio non aspetta che siamo perfetti prima di venirci incontro con il suo amore.
Ringraziamo il Signore per la presenza dei nostri fratelli e sorelle defunti nella nostra vita. Li riconosciamo come un dono e una benedizione.
Anche in mezzo alla tristezza, siamo consapevoli della bontà di Dio che ce li ha fatti conoscere e amiamo ricordarli con gratitudine. La nostra preghiera per loro esprime la speranza cristiana che la morte non è la fine della vita, e che un giorno ci ritroveremo nel Regno di Dio.
Rendere grazie a Dio è un elemento fondamentale della nostra liturgia. La parola Eucaristia significa “rendere grazie”. La parola liturgia significa “servizio pubblico”. Quando parliamo della Liturgia dell’Eucaristia, parliamo del tempo che trascorriamo nella Messa compiendo il nostro servizio pubblico di rendimento di grazie a Dio.
Il Vangelo della commemorazione di oggi è insieme toccante ed emozionante. Gesù incontra il corteo funebre di un giovane. È profondamente commosso dalla compassione per la madre del giovane e per lui stesso.
Il Vangelo ci dice che la madre è vedova, e il giovane che è morto è il suo unico figlio. Ai tempi di Gesù ciò significava che la donna, oltre ad essere affranta dal dolore, era anche estremamente vulnerabile: non aveva più nessuno che potesse rappresentarla nelle questioni legali o economiche, né qualcuno che provvedesse al suo sostentamento.
Nel ridare la vita al figlio, Gesù ridona anche la vita alla madre. È una doppia restaurazione, una doppia benedizione, un doppio segno della bontà e della compassione di Dio.
Oggi ci uniamo a tutta la Chiesa nella preghiera perché Dio accolga pienamente i nostri fratelli e sorelle defunti nel suo abbraccio divino.
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