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Celebrando in Casa - V Domenica di Pasqua
Gesù, nostra via, verità e vita (Gv 14:1-12)
Gesù li chiama a confidare in lui come la via che conduce a Dio, la verità vivente di Dio e la vita stessa di Dio.
In un certo senso, Gesù è la nostra cartina, la nostra guida e la meta del nostro viaggio. Ma arrivare alla meta non è qualcosa che accadrà solo in cielo.
Siamo chiamati a cominciare ad arrivarci ora attraverso il dono dello Spirito.
È lo spirito di Gesù che ci tiene in comunione con Dio, che ci rivela la verità su Dio e che è la vita stessa di Dio in ognuno di noi.
Vogliamo vivere fedeli alla vocazione che Dio ci ha dato, consapevoli dello Spirito che è stato infuso nei nostri cuori, permettendo a quello Spirito di trasformarci in veri credenti in modo che il volto di Dio possa trasparire dal nostro stesso volto.
Celebrando in Casa - IV Domenica di Pasqua
Il Buon Pastore li chiama per nome
Essi riconoscono la sua voce (Gv 10:1-10)
Quest'anno la lettura del Vangelo parla di Gesù come la ‘porta delle pecore’, ad indicarci che Gesù è colui attraverso il quale entriamo veramente a far parte del ‘gregge’ di Dio. La lettura lascia intendere che coloro che cercano di entrarvi in altri modi provocano solo disastri e distruzione. Coloro che vi entrano tramite Cristo, il Buon Pastore, saranno salvi, verranno guidati per pascoli rigogliosi e avranno la vita in tutta la sua pienezza.
Gesù agisce verso di noi come un buon pastore: ci nutre, si prende cura di noi, ci difende e dona persino la sua vita per noi. Il nostro buon pastore si preoccupa profondamente per noi, suo gregge, e possiamo sentire un profondo senso di calore e di intimità quando realizziamo che Gesù ci conosce personalmente per nome. Come un buon pastore Gesù è fonte di vita, di nutrimento, e di sicurezza
per le sue pecore.
Qualsiasi riflessione su Gesù come Buon Pastore serve anche per ricordarci che guidarci l’un l’altro nel nome di Gesù è parte della vocazione di ogni discepolo. Siamo abituati a pensare a Gesù come il buon pastore, ma dobbiamo pensare che anche noi possiamo essere o diventare “pastori buoni” gli uni per gli altri.
Una delle cose più incoraggianti del periodo pandemico è il vedere che un gran numero di persone sono diventate “buoni pastori” per gli altri, offrendosi per dare sicurezza e protezione alle persone vulnerabili, per sostenere gli operatori sanitari, per fornire pasti e compagnia. Sì, ci sono stati anche “i ladri e i briganti", come coloro che ne hanno approfittato per aumentare i prezzi, vendendo merci che non sono mai arrivate o per compiere varie altre truffe online.
Ma, come Gesù, siamo chiamati a portare la vita in tutta la sua pienezza a coloro che ci circondano.
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Celebrando in Casa - Terza Domenica di Pasqua
Estranei che condividono un cammino, Cuori che cominciano ad ardere e lo riconobbero (Lc 24:13-35)
È una storia che scalda il cuore e possiamo facilmente identificarci con i due discepoli che si sentono schiacciati dal peso dei loro sogni infranti. Non credono alla storia delle donne, che Gesù è vivo.
Non riconoscono l’estraneo che cammina accanto a loro. Forse è perché sono tali, e a volte questo non succede anche a noi?
Cosa fa Gesù? In primo luogo, li invita a condividere con lui la loro storia, lascia che ne parlino. Poi li conduce nella storia più grande, quella della sua vita, morte e risurrezione spiegando loro le Scritture. In altre parole, dà loro un senso, una prospettiva. Mette in contatto la loro storia con la più grande storia del disegno di Dio
La loro speranza viene riedificata e i loro cuori cominciano ad ‘ardere’ mentre Gesù parla. Stanno ricominciando a ‘prendere fuoco’. Quando arrivano ad Emmaus, Gesù fa come se continuasse, ma i discepoli lo pregano di restare.
A tavola Gesù prende il pane, dice la tradizionale benedizione ebraica (come la preghiera che facciamo noi prima dei pasti) e spezza il pane, e gli occhi di questi discepoli fedeli, ma ciechi, si aprono e lo riconoscono.
I discepoli non riescono a contenersi e devono subito ripartire per tornare a Gerusalemme, desiderosi di condividere la loro storia. Viaggiare di notte nel mondo antico significava rischiare di essere derubati o addirittura la morte, ma non possono aspettare.
Dall'essere due uomini tristi, depressi, avviliti e in lutto, i discepoli sono stati trasformati in impazienti ed entusiasti araldi della buona notizia grazie all'incontro con Gesù.
È lo stesso Gesù che incontriamo nei nostri cuori e nell'Eucaristia.
Forse potremmo passare un po' di tempo a condividere con Gesù la nostra storia e ad ascoltare più profondamente la sua.
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Celebrando in Casa - Seconda Domenica di Pasqua
Un incontro gioioso
Lo Spirito ricevuto
Il dubbio trasformato (Gv 20:19-31)
Il Vangelo di ogni domenica è una meditazione su Gesù, ora il Cristo Risorto, che si fa riconoscere per mezzo delle scritture e nello spezzare il pane, portatore di vita piena, la nostra via, verità e vita, pegno dell’amore di Dio.
Nel Vangelo di oggi possiamo riscontrare due storie di trasformazione grazie all’incontro con Gesù risorto.
Innanzitutto, Gesù appare a un gruppo di discepoli spaventati e sconcertati, che si stanno nascondendo in una stanza. Le sue prime parole sono: ‘Pace a voi!’. Nel momento in cui i discepoli riconoscono la presenza di Gesù Risorto in mezzo a loro, la paura e lo sconcerto si convertono in gioia. Ma non è tutto. Subito dopo li invia per essere missionari di pace e di perdono. Ricevendo lo Spirito Santo i discepoli passano dall’essere un gruppo di persone impaurite e nascoste, ad essere proclamatori audaci dell’amore e della misericordia di Dio.
Sappiamo già che la paura genera isolamento e solitudine. Ci conviviamo ogni giorno. Mentre prendiamo le misure necessarie per la nostra e altrui sicurezza, stiamo cercando di non lasciare che anche i nostri cuori si blocchino. C'è qualcosa di intrinsecamente buono nella natura umana. Le persone stanno trovando nuovi modi per prendersi cura gli uni degli altri. Come i ristoranti di prima classe che offrono centinaia di pasti a persone povere, anziane o sole. Ci sono molti altri esempi di persone che trasformano la paura e lo smarrimento in momenti di speranza e di gioia. Non riconosciamo forse la presenza di Gesù Risorto anche in queste azioni salvifiche?
La seconda storia del Vangelo di oggi è quella che tutti conosciamo come l’incredulità di Tommaso, anche se, in realtà, dovrebbe essere conosciuta come il credo di Tommaso – il dubbio è solo l'inizio della storia.
Gesù non sgrida o non rimprovera Tommaso. Se Tommaso sta cercando delle prove, gli basta solamente toccare Gesù per vedere che è reale. È l’incontro personale con Gesù che lo fa passare dall’essere dubbioso all’essere credente.
Ancora una volta il Vangelo ci ricorda che la fede non riguarda il credere con la ragione o alla ricerca di prove. La fede si trova solo nella nostra viva relazione con Gesù.
Forse in questo periodo possiamo trovarci un po’ più di tempo per sederci e parlare con Gesù, per riconoscerlo già presente nei nostri cuori, per permettere alle nostre paure e ai nostri dubbi di essere superati dall'amore, per trovare modi nuovi e creativi per trasformare l'oscurità in luce, pace e gioia per gli altri.
Possa la nuova vita che festeggeremo per i prossimi cinquanta giorni donarci la creatività dello Spirito di cui abbiamo bisogno per essere il cuore vivo di Dio nel nostro mondo di oggi.
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Celebrando in Casa - La Pasqua
Una tomba vuota, le vite sono cambiate per sempre,
presenza continua (Giovanni 20:1-9)
Quando qualcuno muore, una delle cose che spesso sperimentiamo è la sua assenza. I luoghi in cui viveva insieme a noi sono vuoti e il nostro cuore è smarrito.
Non è difficile per noi condividere il senso di vuoto e di smarrimento avvertito da Maria quando arriva alla tomba. Questa è una Pasqua come non abbiamo mai avuto prima. Senza le nostre consuete celebrazioni con la famiglia e gli amici può davvero sembrare molto vuota.
Se leggiamo i versetti successivi del Vangelo di Giovanni, ci imbattiamo in una storia di gioia travolgente: l’incontro di Maria Maddalena con Gesù risorto. Quando Gesù pronuncia il suo nome, Maria lo riconosce e la tristezza e il vuoto lasciano il posto ad un gioioso incontro.
È una storia di trasformazione: ci mostra come le cose possano cambiare quando incontriamo Gesù risorto.
In un certo senso, tutti siamo imprigionati dentro delle tombe contenenti i propri cari, le nostre ferite, le nostre paure e le nostre ansie.
Ciò di cui sembra abbiamo maggiormente bisogno è la presenza. Tuttavia, può essere il tempo in cui sperimentiamo l'assenza e la separazione, in particolare dai propri cari, dalla famiglia e dagli amici.
La pratica della presenza di Dio può venirci in aiuto, ricordandoci che siamo sempre alla sua presenza, che possiamo parlargli come ad un amico, che Dio è in questo momento con noi a prescindere da ciò che accade nella nostra vita, che Dio è il nostro compagno costante.
Alla fine, inizieremo a sentire più profondamente la presenza di Dio, non solo accanto a noi, ma anche dentro di noi. Alla fine, le paure e le ansie scompariranno e le relazioni interrotte inizieranno a ricomporsi. Dove una volta c'era solo un'assenza, ora c'è una Presenza calma, amorevole, curante. Sappiamo che non siamo soli. Le nostre tombe iniziano a svuotarsi e la gioia diventa di nuovo possibile.
La Risurrezione fa sì che la morte lasci il posto alla vita, l'impossibile diventi possibile, l'assenza divenga presenza.
Tutte le tue tombe possano divenire vuote!
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Celebrando in Casa - Venerdì Santo
La Passione di Gesù
(Giovanni 18:1 - 19:42)
Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: ‘Chi cercate?’. Gli risposero: ‘Gesù, il Nazareno’. Disse loro Gesù: ‘Sono io!’. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse ‘Sono io’, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: ‘Chi cercate?’. Risposero: ‘Gesù, il Nazareno’. Gesù replicò: ‘Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano’. Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: ‘Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato’. Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: ‘Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?’
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: ‘Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?’ Egli rispose: ‘Non lo sono’.
Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: ‘Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me?
Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto’. Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: ‘Così rispondi al sommo sacerdote?’ Gli rispose Gesù: ‘Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?’. Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: ‘Non sei anche tu dei suoi discepoli?’ Egli lo negò e disse: ‘Non lo sono’. Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: ‘Non ti ho forse visto con lui nel giardino?’. Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: ‘Che accusa portate contro quest'uomo?’. Gli risposero: ‘Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato’.
Allora Pilato disse loro: ‘Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!’. Gli risposero i Giudei: ‘A noi non è consentito mettere a morte nessuno’. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: ‘Tu sei il re dei Giudei?’. Gesù rispose: ‘Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?’. Pilato rispose: ‘Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?’. Rispose Gesù: ‘Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù’. Allora Pilato gli disse: ‘Dunque tu sei re?’ Rispose Gesù: ‘Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce’. Gli dice Pilato: ‘Che cos'è la verità?’. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: ‘Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?’. Allora essi gridarono di nuovo: ‘Non costui, ma Barabba!’. Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: ‘Salve, re dei Giudei!’. E gli davano schiaffi.
Pausa di riflessione silenziosa Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: ‘Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa’. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: ‘Ecco l'uomo!’. Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: ‘Crocifiggilo, crocifiggilo!’. Disse loro Pilato: ‘Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa’. Gli risposero i Giudei: ‘Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio’. All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: ‘Di dove sei?’. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: ‘Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?’. Rispose Gesù: ‘Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande.’
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: ‘Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare’. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno.
Pilato disse ai Giudei: ‘Ecco il vostro re!’ Ma quelli gridarono: ‘Via, via, crocifiggilo!’ Disse loro Pilato: ‘Metterò in croce il vostro re?’ Risposero i sommi sacerdoti: ‘Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare’. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: ‘Gesù il Nazareno, il re dei Giudei’. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: ‘Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei’. Rispose Pilato: ‘Ciò che ho scritto, ho scritto.’
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son
divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’ Poi disse al discepolo: ‘Ecco la tua madre!’ E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: ‘Ho sete’. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: ‘Tutto è compiuto!’ E, chinato il capo, spirò.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso . E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Celebrando in Casa - Giovedì Santo
Lavanda dei piedi,
condivisione del pane e del vino:
l'amore espresso nel servizio
La liturgia del giovedì Santo è una meditazione sull’intimo legame tra Eucaristia e l’amore cristiano manifestato nel servizio reciproco. Cristo è presente non solo nell’Eucaristia, ma anche nelle gesta amorevole offerte agli altri attraverso la nostra persona.
Noi rendiamo ‘reale’ la presenza di Gesù in ogni sorriso, parola gentile e azione amorevole.
Celebrando in Casa - Domenica delle Palme
L'amore rivelato
(Matteo 27:11-54)
Matteo presenta la passione non come un atto raccapricciante, ma come mezzo di salvezza. La croce fa parte del piano di Dio, non è un tragico errore.
In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: ‘Sei tu il re dei Giudei?’. Gesù rispose: ‘Tu lo dici’. E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: ‘Non senti quante testimonianze portano contro di te?’. Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: ‘Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?’. Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: ‘Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua’. Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: ‘Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?’. Quelli risposero: ‘Barabba!’. Chiese loro Pilato: Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?’. Tutti risposero: ‘Sia crocifisso!’. Ed egli disse: ‘Ma che male ha fatto?’. Essi allora gridavano più forte: ‘Sia crocifisso!’
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: ‘Salve, re dei Giudei!’. Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa ‘Luogo del cranio’, gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia.
Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: ‘Costui è Gesù, il re dei Giudei’. Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: ‘Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!’.
Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: ‘Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!’.
Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: ‘Elì, Elì, lemà sabactàni?’, che significa: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’.
Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: ‘Costui chiama Elia’. E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: ‘Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!’. Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
[Qui si fa una breve pausa]
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: ‘Davvero costui era Figlio di Dio!’
Celebrando in Casa - V Domenica di Quaresima
Liberatelo e lasciatelo andare
(Giovanni 11:1-45)
Ci sono tre diversi gruppi di credenti in questa storia: quelli che credono che Gesù avrebbe potuto evitare la morte di Lazzaro (Gesù è già noto per essere un guaritore); quelli che sono arrivati a credere in lui perché vedono Lazzaro risorgere e quelli, come Marta, che credono in Gesù anche se Lazzaro è morto.
In questo Vangelo Gesù si dichiara essere ‘la risurrezione e la vita’. Lo vediamo profondamente commosso per la morte del suo amico. Lo vediamo in seria preghiera davanti a Dio. Lo vediamo pieno di forza mentre ordina a Lazzaro di uscire dalla tomba.
Una cosa che raramente viene commentata di questa storia è l'immagine di amore che la pervade. Gesù ha trattato la Samaritana con dignità, rispetto, dolcezza e amore, e ha allungato la mano per guarire il cieco senza che nessuno glielo chiedesse. In questa storia si vede chiaramente il suo amore per Marta, Maria e Lazzaro e il dolore che prova per questo amore.
Per me, questo racconto mette in luce ancora una volta il legame tra fede e amore. Se Giovanni ha inteso questo racconto per rassicurare la sua comunità (coloro che hanno fede in Gesù), allora chiarisce che anch'essi sono amati da Gesù, e suggerisce in un certo modo che anche Gesù piange quando il male (la malattia e la morte) colpisce i suoi amici (i credenti). La rassicurazione finale è che questa relazione d'amore e di fede che abbiamo con Gesù non solo ci sostiene nella vita, ma ci vede anche attraverso i momenti bui della sofferenza e della morte - in ultima analisi, verso una vita al di là delle restrizioni (dei vincoli) che troviamo in questo mondo. Finalmente saremo liberi.
Per me, le parole più potenti del Vangelo sono:
Liberatelo e lasciatelo andare.
La libertà è una delle aspirazioni più profonde del cuore umano. Desideriamo essere liberi dalla malattia, dalle preoccupazioni, dalla paura, (soprattutto in questo momento) dalle aspettative degli altri, dal senso di colpa, dalle nostre colpe e così via. La libertà definitiva è la libertà dalla morte eterna.
Sappiamo che possiamo essere fisicamente vivi e spiritualmente morti attraverso l'invidia, l'avidità, la paura, l'odio. Sappiamo di poter portare la morte agli altri attraverso la menzogna, il pettegolezzo, la cattiveria, la crudeltà, il rifiuto del perdono e così via.
Vivendo la vita di Cristo portiamo vita, amore e libertà a noi stessi e agli altri.
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Celebrando in Casa - IV Domenica di Quaresima
In cammino verso la luce
(Giovanni 9:1-41 Forma breve)
La prima cosa che leggiamo nella versione intera di questo Vangelo è che Gesù annuncia che l'uomo è senza peccato: è nato cieco perché la gloria di Dio possa essere vista all'opera in lui. Poi Gesù dona la vista al cieco. Si noti che l'uomo non ha chiesto di essere guarito: questa è un'iniziativa di Gesù, che fa il primo passo e tende la mano amorosamente.
È così che Gesù si avvicina anche a noi.
Quando l'uomo torna a casa, i vicini e gli amici non lo accolgono con gioia. Al contrario, viene accolto con molte domande e molto sospetto. Sembrano non vedere ciò che è accaduto all'uomo. Questi stessi vicini e amici portano l'uomo dalle autorità religiose per vedere cosa ne pensano della situazione. Ma anche loro accolgono l'uomo con molte domande e grande sospetto e alla fine lo allontanano. Anche loro sono ciechi di fronte all'opera di Dio, sia nell'uomo che in Gesù che lo ha guarito.
Gesù cerca l'uomo e gli chiede se crede. L'uomo chiede in chi deve credere. Gesù risponde: ‘In me’. L'uomo, che ora vede chiaramente chi è Gesù, crede e lo adora.
L'intero mondo dell'uomo è stato totalmente trasformato dalle tenebre più totali alla luce grazie all'azione amorevole di Gesù. Un po' alla volta, nel corso della lettura, l'uomo si è reso conto di chi fosse Gesù. All'inizio Gesù è semplicemente ‘un uomo’, poi ‘un profeta’, poi ‘Figlio dell'uomo’ e infine ‘Signore’.
Anche noi possiamo essere ciechi di fronte ai molti modi in cui Dio è presente nella nostra vita e in quella di chi ci circonda. Può essere necessario un po' di tempo nel nostro cammino di fede per rendersi conto di chi è Gesù e per permettere alla nostra vita di essere riempita di Luce.
Le candele che usiamo nelle nostre chiese ci ricordano la vitalità e la vita di Cristo che ci è stata affidata. Con le nostre menti illuminate e i nostri cuori riscaldati dallo Spirito di Cristo, anche noi sviluppiamo una vera comprensione e, quando il cuore di Dio comincia a battere nel nostro, diventiamo luce e calore gli uni per gli altri.
Che la luce di Cristo arda forte in noi!
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