Menu

carmelitecuria logo it

  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image
  • image

Displaying items by tag: Celebrating At Home

 

Signore, da chi andremo?
(Gv 6,60-69)

All’affermazione di fede in Dio da parte del popolo nella prima lettura dal libro di Giosuè dell’Antico Testamento fa eco l’affermazione di fede di Pietro in Gesù nel Vangelo. Giosuè richiama il popolo, è il momento della decisione. Chi sarà il vostro Dio? La gente risponde: ricordiamo ciò che Dio ha fatto per noi. Non abbiamo intenzione di abbandonare il Signore nostro Dio - a differenza di alcuni seguaci di Gesù nel Vangelo.

Si conclude così oggi il nostro cammino attraverso i brani del “Pane di vita” del capitolo 6 del Vangelo di Giovanni.

Nelle ultime quattro domeniche, Giovanni ci ha accompagnato in un viaggio alla scoperta di Gesù come Parola viva di Dio che ci nutre e ci fortifica nel cammino; come pane vivo che dona se stesso (carne e sangue) per la vita del mondo; e, oggi, come pane della fede. Coloro che condividono il pane della fede sono coloro che hanno scelto di credere in Gesù e di seguirlo.

Solo attingendo vita da Gesù si può essere attratti nella vita di Dio. Ci nutriamo di Gesù perché diventi parte di noi e la sua vita continui a crescere in noi e la nostra vita si agganci alla sua. Quella stessa vita che ci porta ad entrare in comunione con la vita divina. Diventiamo partecipi di quella vita, e ne diventiamo sempre più consapevoli e ci rafforziamo ogni qualvolta ci nutriamo del suo corpo e del suo sangue.

Questa meditazione di Giovanni ci parla del come Gesù sia ancora presente e fonte di fede e nutrimento nella vita della comunità cristiana post- resurrezione. La “presenza reale” di Gesù continua a vivere nella comunità. Quella presenza è percepita dalla fede e accolta come Parola viva, cibo e bevanda, che nutre i discepoli nel loro cammino per essere la “presenza reale” di Gesù nel mondo, il segno eterno dell’amore di Dio per tutti.

Nella celebrazione eucaristica ci riuniamo in comunione gli uni con gli altri, con Gesù che è Parola, Pane e Vino. Compiamo in modo sacramentale ciò che Gesù compie in modo reale dentro di noi. L’eucaristia ci insegna come vivere la vita come discepoli cristiani, come stare in comunione con Dio gli uni con gli altri attraverso la nostra comunione con Gesù.

Ci configuriamo con ciò che fisicamente mangiamo e beviamo. Il cibo cambia e trasforma le cellule, il sangue, i muscoli, i tessuti e gli organi. Lo scopo della vita cristiana è diventare un altro Cristo. Avere fede, nutrirsi di Lui ci cambia e ci trasforma nel suo corpo e sangue per la vita del mondo. Diventiamo la presenza reale di Gesù nel mondo di oggi.

Collegamenti con l’Eucaristia

Le parole dei brani del Vangelo delle ultime cinque domeniche si riflettono nella nostra esperienza della celebrazione eucaristica. Ci sono tre “sante comunioni” durante la messa, non una. C’è la comunione dei credenti, quando il popolo di Cristo si riunisce per celebrare l’Eucarestia; la comunione della Parola quando ascoltiamo insieme le Scritture; e la comunione al Pane e Vino quando ne mangiamo e beviamo insieme. E si tratta di “sante” comunioni perché, tramite Cristo, Dio e gli esseri umani sono in comunione gli uni con gli altri e Dio opera nutrendo, guarendo, redimendo e imprimendo il volto del Figlio in noi, in modo da poter essere la presenza viva di Cristo nel mondo di oggi. Nel celebrare con Cristo Parola e Sacramento, anche noi siamo chiamati a nutrire e sostenere gli altri nel nostro cammino verso Dio.

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under
Mercoledì, 14 Agosto 2024 09:54

Celebrando in Casa - XX Domenica del Tempo Ordinario

Comunione con Gesù e tra di noi
(Gv 6:51-58)

La prima lettura di questa domenica racconta che la Sapienza “si è costruita una casa” e ha invitato gli stolti (coloro che sono privi di senno) a banchettare con il cibo del suo insegnamento.

Chi mangia il pane e beve il vino della Sapienza percepisce l'azione salvifica di Dio e comprende la vita a cui è chiamato come popolo di Dio.

Questa prima lettura ci introduce all'ascolto delle parole del Vangelo. Gesù è la sapienza vivente di Dio. Come la Sapienza della prima lettura, anche Gesù ci invita a nutrirci di lui affinché anche noi possiamo diventare sapienti nelle vie di Dio, percepire l'azione salvifica di Dio, diventare il popolo di Dio e avere la vita, non solo ora, ma eternamente.

Nel Vangelo continua il dialogo tra Gesù e la gente. Questa volta stanno discutendo su come Gesù possa dare loro la sua carne da mangiare. Gesù insiste sul fatto che se non la mangiano non avranno la vita in loro e non avranno la vita eterna.

Sottolineare il messaggio parlando della sua carne come vero cibo e del suo sangue come vera bevanda collega immediatamente questo insegnamento di Gesù alla celebrazione eucaristica. Alcuni di questi versetti potrebbero essere stati utilizzati dai cristiani al tempo dell’evangelista Giovanni durante la loro liturgia. Ma questa lettura non riguarda solo la celebrazione eucaristica, ma anche ciò che questa celebrazione simboleggia: la vita stessa di Dio resa presente e visibile nella persona di Gesù e ricevuta nei segni sacramentali del pane e del vino. È una celebrazione dell'essere in comunione con Gesù e con il Padre. Seguendo l'insegnamento di Gesù, è anche una celebrazione dell'essere in comunione gli uni con gli altri.

La relazione intima (l'essere in comunione) con Gesù, il "pane della vita", è il modo in cui Gesù nutre il suo popolo con se stesso, con la propria carne e il proprio sangue, con tutto ciò che egli è. Il cibo sostiene e supporta la vita e la crescita. Mangiare Gesù significa essere coinvolti nella comunione di vita che egli condivide con il Padre e nutrirsi della vita stessa di Dio. È così che siamo sostenuti e cresciamo nella nostra relazione con Dio. La vita eterna fa parte della condivisione della vita di Dio.

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

Pane vivo che nutre la vita
(Gv 6:41-51)

Alla fine del Vangelo della settimana scorsa, Gesù aveva detto: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! In altre parole, Gesù ci nutre con il pane vivo della parola di Dio, che è lui stesso. Ma questa parola può essere accolta solo da coloro che credono, cioè che sono in relazione con Gesù. Il primo passo è riconoscere da dove viene Gesù (Dio).

All’inizio del brano del Vangelo di questa settimana vediamo che, con grande incredulità, le autorità ebraiche rifiutano Gesù perché sanno da dove viene e quindi non può essere ‘dal cielo’. Ancora una volta non riescono a vedere il volto di Dio in Gesù. Pensano di sapere esattamente chi è Gesù - conosciamo suo padre e sua madre. E la loro attenzione rimane fermamente fissata sul pane che hanno mangiato, non sulla persona che lo ha fornito.

Gesù dice loro di smettere di lamentarsi e insiste dicendo che solo quelli attratti da Dio possono credere in lui. Gesù insiste ancora una volta sul fatto che Dio attira le persone a credere in lui. Non si può essere ammaestrati da Dio senza ascoltare e credere alla parola di Gesù. E chi crede ha la vita eterna.

Gesù dice ancora di essere il Pane della Vita. Riferendosi alla sua precedente conversazione con la folla nel Vangelo della scorsa settimana, Gesù dice che coloro che hanno mangiato la manna nel deserto sono morti; e quelli che mangiano il pane della vita che egli offre vivranno. La vita viene dall'essere in relazione (in comunione) con Gesù. 

Il Vangelo si conclude con Gesù che, ancora una volta, afferma che egli è davvero il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia questo pane vivrà in eterno. Il pane che Gesù darà è la sua stessa carne offerta sull’altare della croce per la vita del mondo e donata in segno profetico nell’Ultima Cena.

Se entriamo in comunione con Gesù possiamo diventare il pane vivo attraverso il quale Dio continua a nutrire il suo popolo con sapienza, compassione, speranza, perdono e amore.

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

Io sono il pane della vita
(Giovanni 6:24-35)

Continua il nostro cammino attraverso il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Due settimane fa, Gesù si è mostrato il vero pastore-re, nutrendo la fame interiore del popolo con la Parola di Dio. La scorsa settimana Gesù ha sfamato la fame fisica di una grande moltitudine con un semplice pasto a base di pane e pesce. Il popolo, impressionato da ciò che ha visto, voleva fare di lui un re guerriero, colui che li avrebbe guidati in una rivolta contro i romani occupanti e soddisfatto ogni loro desiderio. Ma Gesù fuggì sul monte.

Questa domenica, vediamo la folla raggiungere Gesù.  Egli li accusa di cercarlo solo perché ha dato loro tutto il pane che volevano mangiare, non perché avessero capito che il pane era un segno del vero cibo che Gesù offriva: se stesso. Gesù li esorta a darsi da fare per il “cibo che dura per la vita eterna”. Si tratta, in fondo, di credere in colui che Dio ha mandato: Gesù stesso.

La folla chiede un segno: perché dovrebbero credere in Gesù? Dopo tutto, dicono, Mosè diede da mangiare ai loro padri del pane nel deserto; cosa farà Gesù? La loro richiesta sottolinea la loro incapacità di vedere realmente il segno che gli era già stato dato. Gesù riformula la citazione che avevano fatto della Scrittura: è Dio che dà il vero pane dal cielo, il pane di Dio che dà la vita al mondo. Allora, dicono: “dacci sempre questo pane”.

Gesù risponde loro: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai”. Gesù è vero cibo per la fame e la sete del cuore umano.

Per nutrirsi di Gesù bisogna credere (avere fede) in lui. Ciò implica un rapporto personale con Gesù. Una volta che questo rapporto personale è stato stabilito, tutto il resto trova il proprio posto e il vero scopo.

Le nostre relazioni ci nutrono e ci sostengono come esseri umani. Nascono dal cibo dell’amore, della compassione e del perdono. Essere in una relazione significa essere trascinati in comunione con un’altra persona. Traiamo sempre vita da chi amiamo e da chi ci ama. E lo stesso è con Gesù. Per attingere vita da lui, per essere nutriti da lui, dobbiamo essere in relazione d’amore con lui.

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

Ci nutriamo per poter nutrire
(Giovanni 6:1-15)

In modo quasi inusuale, la nostra lettura del Vangelo di San Marco verrà interrotta per le prossime cinque settimane durante le quali leggeremo i brani del ‘Pane della vita’ dal capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Questi passaggi formano una sorta di meditazione su chi è Gesù e su cosa succede quando ci riuniamo per l’Eucaristia: veniamo nutriti da Gesù con la Parola e il Sacramento, e veniamo inviati a nutrirci a vicenda.

Nel Vangelo di domenica scorsa, Gesù ha sfamato la folla, affamata della Parola di Dio, con il suo insegnamento. Questa settimana Gesù sfama la folla anche con pane e pesce. Ancora una volta, Gesù è profondamente cosciente dei bisogni umani. Nonostante la folla sia numerosa, non solo tutti vengono nutriti, ma avanza anche del cibo. Nel racconto si parla di una sovrabbondanza.

Quando Dio risponde e provvede ai bisogni degli uomini non c’è mai una sufficienza, ma è sempre più che sufficiente.

Vedendo ciò che Gesù aveva fatto, la gente pensa di sapere chi è Gesù (‘il profeta che viene nel mondo’) e quale dovrebbe essere il suo ruolo (un re che fornirà loro tutto ciò che vogliono). Ma hanno un’idea sbagliata sulla regalità di Gesù. Non è un liberatore nazionale, un leader politico o un mago. Così Gesù fugge da solo sul monte.

Nel Vangelo di domenica prossima Gesù spiegherà in cosa consiste realmente questo segno di nutrire la moltitudine. 

All’inizio di questa meditazione su Gesù, Pane di vita, pensiamo anche a come possiamo essere pane vivente gli uni per gli altri; come possiamo nutrirci e saziarci con i tipi di pane che non periscono: verità, giustizia, amore, gentilezza, compassione, onestà, integrità, fede, speranza e perdono.

Quali parole possiamo dire, quali azioni possiamo compiere che non solo nutrano i corpi, ma che anche i cuori affamati di conforto, speranza, perdono, giustizia, misericordia, accoglienza e amore? Come possiamo essere il ‘pane di Dio’ nel nostro mondo di oggi?

Ci è affidato il ‘pane’. Ci nutriamo affinché possiamo nutrirci gli uni gli altri. 

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

Aiutarsi a vicenda nell’amore di Dio
(Marco 6:30-34)

Nella prima lettura il profeta Geremia si lamenta di come coloro ai quali è stato affidato il gregge di Dio non siano delle buone guide. Racconta dei giorni a venire in cui Dio susciterà dei veri pastori che si prenderanno cura del gregge e li pascoleranno (pasceranno). Nella lettura si legge, inoltre, dell’attesa di un vero pastore-re della Casa di Davide che agirà con saggezza, onestà e integrità per prendersi cura del popolo. “Salverà Giuda” e sarà chiamato: Signore- nostra-giustizia. Nel Vangelo Marco mostra Gesù come un vero pastore il cui cuore è mosso dalle necessità sia della gente che dei propri discepoli. I discepoli sono tornati dalla loro predicazione e raccontano a Gesù tutto quello che è successo loro. Questi pastori esausti sono stanchi ma la gente continua ad andare da loro, tanto che non hanno avuto nemmeno il tempo di mangiare.

Gesù, mosso da compassione nei loro confronti, li invita in un luogo di pace e di riposo, ma la gente capisce dove stanno andando e li segue. Invece di mandare via le persone, Gesù stesso si mette a educarle mentre i discepoli riposano. Egli nutre le persone con la Parola di Dio. È ciò che fa l'amore genuino, non è vero? Ci aiuta a fare quel “miglio in più” anche quando pensiamo di essere al limite.

Ed è anche così che Gesù ci incontra, come re-pastore, con genuina preoccupazione nei nostri confronti, non come re-guerriero con minacce e punizioni.

Nel Vangelo di domenica prossima Gesù sfamerà il popolo con i pani e i pesci. Come un vero pastore, Gesù si prende cura di tutti i bisogni e della fame del suo gregge, nutrendo i cuori così come i corpi. È un approccio molto umano quello che Gesù offre, che non ignora la fame e i bisogni né spirituali né fisici. Come discepoli di Cristo, anche noi cerchiamo di essere persone che soddisfano i veri appetiti e bisogni dei nostri fratelli e sorelle e di tutti coloro che sono affidati alle nostre cure. 

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under
Mercoledì, 10 Luglio 2024 08:30

Celebrando in Casa - XV Domenica del Tempo Ordinario

Sacramenti vivi dell'amore di Dio
(Marco 6:7-13)

La prima lettura di oggi ci racconta la storia di Amos, un uomo comune che è chiamato da Dio ad essere profeta. Prima di allora, Amos, se ne stava tranquillamente a pascere il suo gregge e a badare ai suoi sicomori Ora, però, viene mandato a predicare in mezzo a un popolo talmente corrotto dalle proprie ricchezze, risorse e pretese da non riuscire più a scorgere il volto di Dio nei poveri, nei deboli e nei malati, per i quali nutre solo disprezzo. Come Amos, i discepoli di cui leggiamo nel Vangelo sono persone ordinarie. Nessuno di loro, nemmeno lo stesso Gesù, è un rabbino istituzionalmente ordinato o investito, eppure, essi sono chiamati e incaricati di predicare e guarire.
Per il Vangelo di una proclamazione semplice e sincera, senza alcuna ricercatezza. Nel predicare, i discepoli devono farsi fratelli e sorelle di coloro a cui hanno il coraggio di portare l’annuncio. Potremmo quindi ravvisare un richiamo a non sentirci superiori rispetto a coloro che ascoltano il nostro annuncio.
Le troppe ricchezze, i beni in eccesso, così come una certa altezzosità boriosa possono facilmente intralciare la proclamazione del Vangelo. Papa Francesco mette spesso in guardia i sacerdoti e i seminaristi contro il clericalismo (con quel senso di superiorità verso tutti) e il carrierismo (l’intento, cioè, di farsi strada nel mondo ecclesiale piuttosto che pensare alla propria missione).
Non tutti riusciranno a comprendere e ad accogliere il messaggio dei discepoli, proprio come la gente di Nazareth non riuscì a cogliere la presenza di Dio nella persona di Gesù. Ma non c’è alcuna punizione eclatante, non scende giù il fuoco dal cielo. Sebbene addolorato, meravigliato ed esterrefatto, Gesù non risponde con violenza. Piuttosto, intensifica e dilata la sua missione inviando i discepoli in altri luoghi.
Laddove c’era solo Gesù, ora ci sono altri Dodici che diffondono la Buona Novella e la sua forza risanante.
I discepoli sono chiamati a proclamare l’amore di Dio e non l’ira di Dio.
Coloro che sono chiamati a scorgere il volto di Dio in se stessi, negli altri e nel mondo circostante sono persone ordinarie, come te e me, e non solo quanti ricevono un incarico formale dalla Chiesa. Cerchiamo di non smarrirci dietro la ricchezza e il potere, in quell’alterigia che così facilmente ci rende ciechi alla presenza di Dio. Cerchiamo di essere persone che diventano sacramenti della presenza di Dio l’uno per l’altro, persone che permettono a Dio di consacrare il suo popolo con atti di amore, compassione, speranza e guarigione.

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

La vera fede - scorgere ovunque il segno del sacro
(Marco 6:1-6)

Tradizionalmente, i profeti biblici non hanno vita facile.
Molti hanno sperimentato il rifiuto, la persecuzione e persino la morte. Nella prima lettura leggiamo alcuni passi della vocazione profetica di Ezechiele. I profeti sono accumunati dalla convinzione che la Parola del Signore debba essere rivolta al popolo che “ascoltino o non ascoltino” – il profeta deve restare fedele alla sua vocazione a costo della vita.
Nei Vangeli Gesù è presentato come il profeta per eccellenza . Nel Vangelo di questa domenica lo troviamo ad insegnare nella sinagoga della sua città, Nazareth, fedele alla propria missione di proclamare la Buona Notizia. Come per molti altri profeti, questo annuncio alla fine gli costerà la vita. Anche Gesù, come già gli altri profeti, sperimenta l’essere rifiutato.
Dapprima la gente si stupisce del suo insegnamento e dei miracoli da lui compiuti altrove, ma ben presto si convincono che è soltanto un carpentiere (artigiano), di cui conoscono la famiglia. Niente di speciale quindi, sembrano concludere. Quando si finisce di non aver più rispetto di ciò che ci è fin troppo familiare si crea una dinamica simile a quella che definisce il loro atteggiamento nei confronti di Gesù, soprattutto quando fanno riferimento a sua madre.
Ordinariamente, infatti, i Giudei sono identificati per il nome del padre, anche se questi fosse ormai morto.
Gesù si meraviglia per la loro mancanza di fede.
In tale contesto, la fede implica un’apertura alla presenza e all’azione di Dio (il Regno). È evidente che la gente non percepisce l’azione di Dio in Gesù, nonostante l’autorevolezza delle sue parole e i miracoli compiuti. Forse le condizioni della famiglia di Gesù erano troppo ordinarie per loro? Non riuscivano a vedere oltre ciò che era loro familiare per poter scorgere Dio operante in Gesù. Senza questa apertura interiore, Gesù non può compiere alcun miracolo importante fra loro, anche se risana qualche malato.
La fede è questione di relazione, di essere in rapporto con Gesù (e quindi con Dio). Le relazioni crescono man mano che le persone si conoscono e si capiscono reciprocamente. In un rapporto di fede, quando cominciamo a conoscere Gesù, si opera in noi un cambiamento e cominciamo a vedere con i suoi occhi, a sentire con il suo cuore e ad agire con la sua stessa intenzione. Solo allora riusciremo a percepire la presenza, altrimenti nascosta, di Gesù negli uomini e negli avvenimenti. Cominciamo a vedere i segni del sacro “nascosti” nella serialità e nell’ordinarietà del mondo.
Solo con la fede possiamo vedere l’opera di Dio riposta nel consueto e nel familiare, la presenza del divino nell’umano, lo spirituale nel temporale. Per noi, quindi, la distinzione tra sacro e profano si fa quasi evanescente e quasi tutto appare “sacro” e non più “semplicemente” umano o terreno.

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

Essere gli uni per gli altri vita e guarigione
(Marco 5:21-24, 35-43)

Nella versione più lunga del Vangelo di questa domenica (Mc 5, 21-43) Marco narra due storie di guarigione e risurrezione da parte di Gesù per due donne. Una è una donna adulta che da molti anni soffre per una emorragia, l’altra è una ragazzina appena morta.

Da alcune domeniche Marco ci sta mostrando il regno della grazia di Dio (il Regno di Dio) operante nella persona di Gesù. Nell’episodio in cui la tempesta è sedata e torna la bonaccia già si afferma chiaramente che è necessario aver fede in Gesù per entrare nel Regno.

Aver fede significa entrare in relazione con Gesù. Non è un esercizio mentale, ma un movimento del cuore.

Con quella sincerità propria di chi è disperato, Giairo e la donna cercano Gesù e cominciano ad entrare in relazione con lui. Gesù risponde ad entrambi e fra loro si avvia un dialogo. Nemmeno la morte è un ostacolo alla tenerezza di Gesù. Gesù, infatti, è “guarigione di Dio” (la Via della vita eterna) perfino davanti alla morte.

In questo brano Marco intende suggerire che per trovare guarigione e pienezza di vita dobbiamo entrare in sincera relazione con Gesù. In tale rapporto (come in ogni altra relazione preziosa) la conversazione non è unilaterale, quanto piuttosto un intimo dialogo fra due cuori.

La fede in Gesù – in stretto rapporto con lui – suscita in noi, figli e figlie amati da Dio, guarigione e rigenerazione interiore. Veniamo così ristabiliti nel regno come il benevolo disegno di Dio ci vuole. Due donne, considerate impure per morte e sanguinamento, sono ora ricostituite in dignità e restituite alle loro famiglie, comunità e pratiche religiose. 

Un altro motivo per cui Marco narra questo episodio è da ricercarsi nella situazione esistente tra i Giudei e coloro che, nella sua comunità, si erano convertiti dal paganesimo. Vi erano dei giudeo-cristiani che ancora tenevano alle norme giudaiche secondo le quali una persona era pura o impura agli occhi di Dio; per essi era difficile accettare il fatto che insieme con loro vi fossero anche dei pagani, considerati impuri, a rendere culto. L’episodio vuole far loro comprendere che Gesù non era assolutamente interessato all’impurità rituale delle due donne e che la bontà di Dio è per tutti.

Grazie alla vita e alla guarigione che riceviamo attraverso il nostro rapporto con Gesù, anche noi possiamo divenire canale di vita e guarigione per quanti ci circondano.  

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under

Vivere nel Regno di Dio
(Marco 4,35-41)

Nel Vangelo di Marco il Regno non è qualcosa prossima a venire, bensì una realtà già presente. È la presenza e l’opera (il regno) di Dio in mezzo al suo popolo. Ciò può non apparire sempre chiaro, eppure è realmente presente.

Domenica scorsa Marco ha riportato due parabole per illustrare la realtà del Regno. Nelle prossime domeniche ci parlerà del mistero del Regno presente in Gesù e di ciò che il Regno stesso richiede a chi lo accoglie. Non troviamo, in Marco, eclatanti manifestazioni di potenza. Piuttosto, l’evangelista mostra che a Gesù interessa salvare gli uomini, guarirli, e rassicurare il loro cuore sballottato dalle tempeste della vita. La forza di Gesù sta nel dare vita e liberazione.

Sono ben note le bufere improvvise sul lago di Galilea, si verificano ancora oggi.

Con l’improvviso insorgere del Coronavirus, e con tutto ciò che ne è conseguito, molte “barche”, nostre e dei nostri cari, si sono ritrovate in acque turbolente. Tanti di noi conoscono molto bene il tipo di paura e di incertezza sperimentato dai discepoli la notte di quell’indomita tempesta narrata nel Vangelo di oggi. Forse alcuni sentono anche che Gesù è altrove, addormentato.

Eppure, siamo circondati da tanti segni della presenza di Gesù: in coloro che si impegnano nella cura degli altri offrendo vitto e riparo, in chi cerca di tutelare se stessi, i propri cari e i più deboli, in chi lavora per la pace in mezzo dei conflitti, in chi porta consolazione e innalza preghiere.

Sentirsi vulnerabili è un’esperienza scomoda. Marco ci aiuta a comprendere che la vita di chi accoglie il Regno comincia con la fede e la fiducia in Dio soprattutto nel mezzo di terribili lotte che minacciano di schiacciarci. 

La domanda posta dai discepoli è anche la nostra. Chi è Gesù per noi? Un mago, un operatore di miracoli o una persona che è riuscita a lasciar fluire dal suo cuore la grazia del regno di Dio per riversarla nella vita di chi gli è vicino?

Published in Notizie (CITOC)
Tagged under
Pagina 10 di 25

Avviso sul trattamento dei dati digitali (Cookies)

Questo sito web utilizza i cookies per eseguire alcune funzioni richieste e per analizzare la fruizione del nostro sito web. Raccoglieremo le tue informazioni solamente se completi i nostri moduli di iscrizione o di richiesta di preghiera, in modo da poter rispondere alla tua e-mail o inserire le tue intenzioni / richieste nella preghiera. Non utilizziamo i cookies per personalizzare i contenuti e gli annunci. Nessuna informazione, acquisita tramite i nostri moduli di contatto via posta elettronica, verrà condivisa con terze persone. "Le tue informazioni" restano "le tue informazioni personali".