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O.Carm

O.Carm

Jesus told Peter, ‘Whatever you bind on earth will be bound in heaven, and whatever you loose on earth will be loosed in heaven’ (Mt. 16:19), the same promise being made to the disciples, collectively, in Matthew 18:18.

The power to bind is the basis of the penance imposed on the penitent by the confessor as part of the Sacrament of Penance and Reconciliation. The power to loose, on the other hand, has often taken the form of a mitigation, in the sense of replacing a very-demanding penance with another, easier one, which was granted when certain conditions were met, as when the Council of Epaone (517) reduced to two years the duration of the penance that apostates were to undergo on their return to the Church.

For the pilgrims who came to Rome for the first ever Holy Year Jubilee, in 1300, and fulfilled the requirements, Pope Boniface VIII granted the complete removal of the temporal punishment due to sin. Quoting 1 Peter 1:19 on our having been ransomed ‘with the precious blood of Christ,’ Pope Clement VI’s Jubilee decree, Unigenitus Dei (1343), described the ‘copious flood, like a stream’ of Christ’s blood as ‘an unfailing treasure for human beings’ which Christ ‘committed to the care of St. Peter, who holds the keys of heaven, and to his successors, who are to distribute it to the faithful for their salvation’, applying it ‘with compassion, for pious and good reasons, in order that it may benefit those who are truly contrite, and who have confessed’.

Among the 95 Theses that drew up in Wittenburg, in 1517, Luther questioned the Pope’s teaching on indulgences and the spiritual treasure of the Church when he claimed that the ‘treasures of the Church whence the Pope grants indulgences are neither sufficiently named nor known among the people of Christ’ (n. 56) and he also questioned the ‘traffic in pardons [indulgences]’ (n. 73) because of the scandalous claims sometimes made concerning ‘the preaching of pardons [indulgences]’ (n. 81).

In its Decree on Indulgences (1563), the Council of Trent recognised that ‘the power of conferring Indulgences was granted to the Church by Christ,’ and that their use was ‘most salutary to the Christian people, and approved by the authority of the holy Councils.’ Recognising the validity of Luther’s criticism of how indulgences had been preached, however, Trent desired that ‘moderation be observed in accordance with the ancient custom approved in the Church,’ and that ‘all evil traffic’ in indulgences should be abolished.

Describing an indulgence as ‘the remission in the sight of God of the temporal punishment due to sins which have already been blotted out as far as guilt is concerned,’ Pope St. Paul VI presented the ‘treasury of the Church,’ not as ‘akin to a hoard of material wealth’, but as ‘the infinite and inexhaustible value which the expiation and merits of Christ have in the sight of God,’ through which ‘the whole of humanity’ can ‘be freed from sin and arrive at fellowship with the Father.’

Recognising that being reconciled with God through the Sacrament of Penance and Reconciliation ‘does not mean that there are no enduring consequences of sin from which we must be purified,’ Pope John Paul II described these ‘temporal consequences as including ‘an unhealthy attachment to creatures’ and everything that ‘impedes full communion’ with God and with our brothers and sisters.’ Recognising that, in the Church, ‘the holiness of one benefits others in a way far exceeding the harm which the sin of one has inflicted upon others,’ and, as a result, the ‘good works of the saints’ are constantly adding to ‘the treasures of the Church,’ he described the Jubilee indulgence for the Holy Year in 2000 as disclosing ‘the fulness of the Father’s mercy, who offers everyone his love,’ because it expressed the ‘total gift of the mercy of God’ by granting repentant sinners ‘a remission of the temporal punishment due for the sins already forgiven as regards the fault.’

In the title of his bull announcing the 2025 Jubilee Year, Spes non confundit, Pope Francis quotes St. Paul, ‘Hope does not disappoint’ (Rom. 5:5), and he points out that, at one time, the terms ‘mercy’ and ‘indulgence’ were interchangeable, because indulgences were ‘expressions of the fullness of God’s forgiveness, which knows no bounds,’ recognising God’s mercy, fully revealed in Christ, the basis of our hope. Describing those coming to Rome for that holy year as ‘pilgrims of hope,’ he prays that, for everyone, the Jubilee may be ‘a moment of genuine, personal encounter with the Lord Jesus,’ who is ‘our hope’ (1 Tim. 1:1).

Patrick Mullins, O.Carm.

Mercoledì, 19 Novembre 2025 09:24

Risorse liturgiche

Pellegrini di Speranza in una Chiesa pellegrina

Benvenuto, Pellegrino!

La Chiesa Cattolica si considera una “chiesa pellegrinante”(LG VII). Una chiesa, cioè, in cammino, che fa la propria storia. È la storia di tutte quelle persone che, lungo il corso dei secoli, hanno trovato nel suo messaggio, nel messaggio della Chiesa, l’incentivo per una vita più significativa, cioè i semi di quella vita eterna già presente in noi.

È una chiesa di prossimità, che si narra tramite l’esperienza di due discepoli in cammino da Gerusalemme a Gerico, nella cui conversazione interviene uno “straniero” che trasforma la loro vita (Lc 24, 13-35); o di una donna andata ad attingere acqua e che lì al pozzo incontra Jubilee Year Brochure 02 Mary ENlo stesso “straniero” che comincia a parlare con lei mostrando di conoscere tutto della sua vita (Gv 4, 1-42).

In questa chiesa pellegrina, la gente si raduna come membri di una comunità pellegrinante, che viaggiano insieme nutriti dalla grazia che arriva loro in diverse forme, in tempi e modi diversi, ma sempre proveniente da un’unica fonte, l’amore di Dio riversato nei nostri cuori (Rm 5,5).  

Tu sei un Pellegrino, con gli occhi aperti e il cuore colmo di desiderio. Sei aperto alle cose che la vita ti mostrerà e la vita ci mostra ciò che Dio vuole che noi vediamo, i segni dei suo amore – nel creato, nella natura, negli altri, nelle comunità di fede, in ciò che accade. Troverai segni di speranza anche nelle molte chiese che costituiscono la chiesa pellegrina. Ognuna di queste chiese è uno spazio in cui le persone trovano pace, non solo per ciò che vi si può ammirare dal punto di vista artistico e simbolico, ma anche perché si avverte che in tali chiese tanti pellegrini, di tante generazioni, hanno pregato e celebrato, confessato i propri peccati e sperimentato la fraternità, assaporando la speranza del compimento di tutte le promesse ricevute.

La chiesa pellegrinante annuncia tali promesse e vive nella speranza del loro compimento.

Puoi renderti conto che il Carmelo rivolge particolare attenzione alla conoscenza dell’amore di Dio così come è stato effuso nei nostri cuore per opera dello Spirito Santo. Potremmo dire che è proprio questo il contributo migliore del Carmelo a una Chiesa che si considera in cammino e in attesa della piena rivelazione dell’amore di Dio, quando Cristo sarà tutto in tutti e l’intera creazione gli sarà unita.

Questa Chiesa offre al nostro cammino la compagnia di Maria e dei santi. Maria, quale Madre e raggio di speranza, occupa un posto speciale nella tradizione carmelitana; è una presenza di santità e di purezza, un segno di speranza poiché in tutte le circostanze della sua vita è rimasta unita a Dio e obbediente alla sua volontà. La cugina Elisabetta ha visto in lei una donna beata, una donna che ha creduto all’adempimento di tutte le promesse che le erano state fatte (Lc 1,45).

Jubilee Year Brochure 01 Rule of St Albert ENForse noi non pensiamo tanto alla Speranza quando le cose sembrano andare per il verso giusto. La Speranza è richiesta soprattutto quando siamo preoccupati o addirittura spaventati da ciò che accade nel mondo, quando avvertiamo tutta la nostra impotenza dinanzi alle complicazioni e all’imprevedibilità delle vicende umane. È allora che cominciamo a pensare alla Speranza, al bisogno di sapere che tutto andrà bene. Con parole rassicuranti san Paolo ci ricorda, nella lettera ai Romani, che tutto coopera al bene per coloro che amano Dio. (Rm 8,29)

La Regola carmelitana offre a quanti vi fanno riferimento un’indicazione per la propria vita, come il progetto di un architetto. Si edifica una casa e questa risulta ben costruita; si considera accuratamente ogni dettaglio perché coloro che vi si sistemeranno siano a loro agio, però non si può sapere ciò che accadrà una volta che la casa viene effettivamente abitata. La Regola suggerisce che, pur vivendo finalmente la nostra vita in modo ben organizzato, c’è sempre uno spazio che dobbiamo lasciare libero per ciò che ancora non è accaduto, ma che sicuramente accadrà a motivo della speranza che riponiamo nel promesso ritorno di Cristo, in qualsiasi momento dovesse avvenire. (Regola carmelitana, 24)

La nostra Speranza, fondamentalmente, sta nel fatto che crediamo in Gesù Cristo. È lui che ci offre la salvezza, incorporata nella creazione fin dall’inizio. Gesù è il nostro modello, la nostra motivazione e la nostra ricompensa. Vivere una vita come la sua, mossi da lui, tramite lo Spirito, a fare del nostro meglio in questa vita, per giungere al premio di una unione profonda con lui, nei pensieri, nei desideri, in tutta la nostra esistenza. Essere uniti a Gesù Cristo, in questa vita e nell’altra, è il compimento della grande speranza carmelitana.

L’indulgenza misericordiosa di Dio e l’Anno giubilare 2025

Gesù ha detto a Pietro: «Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,19), e la stessa promessa è stata fatta collettivamente ai discepoli in Matteo 18,18.

La facoltà di legare è alla base della penitenza imposta dal confessore al penitente durante il Sacramento della Penitenza e Riconciliazione. La facoltà di sciogliere, invece, ha preso sovente la forma di una mitigazione, quale la sostituzione di una penitenza troppo esigente con una più abbordabile a determinate condizioni, come avvenne al Concilio di Epaon (517) che ridusse a due anni la durata della penitenza imposta agli apostati tornati alla Chiesa.

Jubilee Year Brochure 01 Rule of St Albert ENAi pellegrini giunti a Roma per il primo Anno Santo della storia, nel 1300, papa Bonifacio VIII concesse, adempiute le condizioni prescritte, la cancellazione completa della pena temporale dovuta al peccato. Riferendosi alla 1° lettera di Pietro 1,19 che parla del nostro riscatto tramite “il sangue prezioso di Cristo”, il decreto giubilare di papa Clemente VI, Unigenitus Dei (1343) descriveva la “copiosa effusione del sangue di Cristo, a guisa di un vero e proprio profluvio”, perché ci fosse “un tesoro infinito per gli uomini, salutarmente distribuito ai fedeli attraverso il beato Pietro, clavigero del cielo, e i successori di lui”, e che con misericordia fosse applicato, “per cause particolari e ragionevoli, a favore di coloro che veramente sono pentiti e si sono confessati”.

Tra le 95 Tesi definite a Wittenburg, nel 1517, Lutero obiettò contro l’insegnamento del Papa sulle indulgenze e sul tesoro spirituale della Chiesa affermando che “I tesori della Chiesa, dai quali il papa attinge le indulgenze, non sono sufficientemente ricordati né conosciuti presso il popolo cristiano” (56). Criticò inoltre “la vendita, il traffico, delle indulgenze” (73) a motivo delle scandalose affermazioni pronunciate durante la “predicazione delle indulgenze” (81).

Nel suo Decreto sulle Indulgenze (1563), il Concilio di Trento riconobbe che “la potestà di elargire indulgenze è stata concessa alla Chiesa da Cristo” e che il loro uso è “utilissimo al popolo cristiano e approvato dall’autorità dei sacri Concili”. Comunque, riconoscendo la legittimità delle obiezioni di Lutero circa il modo in cui si predicava sulle indulgenze, Trento raccomandava “la moderazione, secondo l’uso antico e approvato nella Chiesa” e ordinava l’abolizione “di ogni indegno traffico” di indulgenze.

Il santo papa Paolo VI, descrivendo l’indulgenza come “la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa” ha presentato questo "tesoro della chiesa" non già “come una somma di beni materiali” bensì come “l’infinito ed inesauribile valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso Dio ed offerti perché tutta l’umanità fosse liberata dal peccato e pervenisse alla comunione con il Padre”.

Giovanni Paolo II ha specificato che l’avvenuta riconciliazione con Dio tramite il Sacramento della Penitenza “non esclude la permanenza di alcune conseguenze del peccato, dalle quali è necessario purificarsi”, e cioè “un attaccamento malsano alle creature” e tutto ciò che “impedisce la piena comunione con Dio e con i fratelli”. Riconoscendo ciò, “la santità di uno”, nella Chiesa, “giova agli altri ben al di là del danno che il peccato di uno ha potuto causare agli altri”, per cui “le opere buone dei santi” arricchiscono costantemente “il tesoro della Chiesa”. Come affermato in occasione dell’Anno santo che abbiamo celebrato nel 2000, l’indulgenza giubilare manifesta “la pienezza della misericordia del Padre, che a tutti viene incontro con il suo amore”, espresso con il “dono totale della misericordia di Dio” che concede ai peccatori pentiti “il condono della pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa”.

Nel titolo della bolla con cui papa Francesco annuncia l’Anno giubilare del 2025, Spes non confundit, è citato san Paolo (Rm 5,5): “la speranza non delude”; egli spiega che in passato i termini “misericordia” e “indulgenza” erano interscambiabili, proprio perché le indulgenze esprimevano “la pienezza del perdono di Dio che non conosce confini”; e in questa misericordia di Dio, pienamente rivelata in Cristo, sta il fondamento della nostra speranza.

Nel definire “pellegrini di speranza” coloro che arrivano a Roma per l’Anno santo, il papa prega perché per tutti questo Giubileo possa rivelarsi “un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù”, che è la “nostra speranza” (1Tm 1,1).

Patrick. Mullins, O.Carm.

Martedì, 18 Novembre 2025 08:16

S. Raffaele di San Giuseppe (OCD), Sacerdote

19 Novembre Memoria facoltativa nella provincia della Polonia

Raffaele di San Giuseppe (nel secolo: Josef Kalinowski), nacque a Vilna da famiglia polacca il 1º settembre 1835 e morì a Wadowice il 15 novembre 1907. Laureatosi in ingegneria all'Accademia del Genio Militare a Pietroburgo, fu assegnato alla fortezza di Brest Litowski e promosso capitano di Stato Maggiore dell'esercito russo.

Nonostante la volontà di lasciare la vita militare, aderì all'insurrezione per salvare dal potere zarista di occupazione la Polonia, accettando la nomina di ministro della guerra a Vilna. La notte del 24 marzo 1864 venne arrestato e condotto in carcere, dove fu condannato a morte, sentenza che gli fu commutata in dieci anni di lavori forzati in Siberia. Nel 1874 ottenne la libertà e fu rimpatriato. Essendogli stata vietata la residenza in varie città polacche, accettò l'ufficio di precettore del giovane principe Ven. Augusto Czartoryski, con abituale residenza a Parigi.

Nel 1877 entrò al Carmelo. Ordinato sacerdote nel 1882, si impegnò soprattutto nel ministero della riconciliazione, nella direzione spirituale e ripieno di zelo ecumenico operò ardentemente per l'unità della Chiesa. Devotissimo della Madonna fece rifiorire in Polonia l'Ordine del Carmelo Teresiano. E' stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 17 novembre 1991.

Martedì, 18 Novembre 2025 10:17

Causa Nostrae Laetitiae

PROFESSIO SOLEMNIS
01-11-25  Charles Brandon Pabst (LAK) Lake Elmo, USA
08-11-25  Irysson Felipe Nascimento da Silva (Pern) Petrolina, Brasil

ORDINATIO DIACONALIS
04-07-25  Davi Maria Santos (Pern) São José de Princesa, Brasil
25-10-25  Lloyd Champiruka (Hib-Zim) Rusape, Zimbabwe
08-11-25  Maicor José Cueto (Bet-V) La Victoria, Venezuela

Martedì, 18 Novembre 2025 09:16

L'ONG Carmelitana sbarca alla COP30 in Brasile

L'ONG Carmelitana è presente in modo attivo alla COP 30 in Brasile
— Renato Rallo, Osservatore dell'ONG Carmelitana

Siamo arrivati alla COP30 a Belém.

La prima impressione all'arrivo è che quest'anno la logistica non sia facile. I pochi hotel della città sono molto costosi, quindi tutti i delegati hanno dovuto essere “creativi” con i propri piani. Nella sede della conferenza, c'è un costante rumore di fondo proveniente dai climatizzatori. Inoltre, di tanto in tanto, di solito nel primo pomeriggio, inizia a piovere forte e le gocce di pioggia rimbombano sulle tende. Si sente a malapena qualcosa.

Tuttavia, questo “contesto problematico” è importante per i partecipanti: permette a tutti i delegati di sperimentare cosa significa vivere al di fuori delle grandi città o dei paesi sviluppati. Queste piccole difficoltà possono aiutarli a mettersi nei panni degli altri, in un processo che è essenzialmente cooperativo, non competitivo.

Le aspettative per questa COP, prima che iniziasse, erano piuttosto basse. La crisi internazionale e l'indebolimento del multilateralismo di fronte al crescente dualismo (alcuni lo chiamano G2) non promettono nulla di buono. Le questioni principali su cui si prevedono progressi sono: i biocarburanti (attraverso l'iniziativa “Belém 4x”); la conservazione delle foreste; un quadro comune di criteri per la valutazione delle iniziative di adattamento (ai cambiamenti climatici). Qualsiasi altro risultato sarà una gradita sorpresa.

En un clima di grande incertezza, che alcuni vedono come l'inizio di un disincanto, l'ONG Carmelitana è qui per testimoniare.

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L'ONG Carmelitana è rappresentata alla riunione (di persona o online) dal dottor Renato Rallo, ingegnere meccanico specializzato in risorse energetiche e ambiente; Alirio Cáceres, diacono ed eco-teologo di Bogotá, Colombia, che lavora per il CELAM; Abilio Peña di Bogotá, consigliere del SICSAL e direttore esecutivo della JPIC per la Comunità Francescana di Nostra Signora di Lourdes; Sonia Olea Ferreras del Caritas España Advocacy Team di Madrid; l'ingegnere ambientale Miriam Montero Hidalgo, ricercatrice e docente presso l'Università Rey Juan Carlos di Madrid; il dott. Dennis Kalob, direttore amministrativo della ONG Carmelitana; e il dott. Eduardo Scarel, O. Carm., vicepresidente della ONG Carmelitana e direttore del Dipartimento di Ecologia Integrale della Conferenza Episcopale Spagnola.

Martedì, 18 Novembre 2025 08:05

Celebrando in Casa - Cristo Re dell'Universo

Il pastore reale
(Luca 23:35-43)

In questa ultima domenica dell'anno liturgico celebriamo. Oggi è un giorno per rendere grazie a Dio per tutte le benedizioni ricevute durante l'anno appena trascorso. In particolare, ringraziamo Dio per il grande dono del suo Figlio. Celebriamo Cristo come Re dell'universo e attendiamo con ansia la venuta del suo Regno in tutta la sua pienezza alla fine dei tempi. Ma siamo anche consapevoli del regno di Dio che è presente qui e ora. Il prefazio della messa di oggi dice che il regno di Cristo è
‘regno di verità e di vita,
regno di santità e di grazia,
regno di giustizia, di amore e di pace’.
Ogni volta che agiamo come Cristo, il Regno di Dio irrompe nel nostro mondo. Ogni volta che siamo spinti dallo Spirito a proclamare la verità, a rispondere al bisogno, a impegnarci per la giustizia, a trasformare e guarire la nostra società, il Regno di Dio irrompe nella realtà umana e la grazia di Dio diventa chiaramente visibile nelle nostre parole e nelle nostre azioni. Che possiamo essere un popolo che cerca sempre di portare il regno della bontà di Dio nel nostro mondo. Questo sarebbe il modo migliore di celebrare questa festa.
La prima lettura, tratta dal libro di Samuele, racconta la storia dell'elezione di Davide a re d'Israele. Sotto Davide tutte le dodici tribù di Israele si riunirono per formare un unico regno. La lettura ricorda l'incarico di Dio a Davide di essere ‘pastore del suo popolo Israele’. Davide non deve dominare il suo popolo, ma essere un pastore per la sua gente.
Come Davide, Cristo viene a riunire tutti i popoli nell'unico Regno di Dio. Anche lui agisce come un re-pastore per il popolo di Dio.
Il Vangelo lo illustra chiaramente. Ecco un re che rinuncia alla vita per il suo popolo. Non ha abiti eleganti. Il suo trono è la croce. La sua corona è fatta di spine, non d'oro. Anche nel momento della morte Cristo opera tramite la fede e il perdono e garantisce l'ingresso nel regno di Dio. Infatti, l'atto finale del Re Gesù morente è quello di concedere il perdono, la misericordia e l'ammissione al regno - un Vangelo nel Vangelo.
Le letture del Vangelo lungo tutto il tempo ordinario ci hanno condotto ad accompagnare Gesù nel suo viaggio terreno, ad ascoltarlo mentre svelava il desiderio di Dio per la famiglia umana, a guardarlo mentre restituiva a molti la salute e l'integrità, a insegnarci a pregare correttamente, a essere consapevoli che il Regno è ‘qui e ora’ e ‘deve ancora venire’, a capire fino a che punto Dio si spinge per riconquistarci e come ci viene incontro con la misericordia, il perdono, la guarigione e la pace. Il nostro viaggio è servito a scoprire chi è Dio e pertanto chi è Gesù, e soprattutto chi siamo chiamati a essere quando entriamo in una relazione di fede con lui.
Venerdì, 14 Novembre 2025 13:11

Commemorazione di tutti i defunti dell'Ordine

15 Novembre Memoria facoltativa

Le case della maggior parte delle persone sono generalmente composte da non più che un telaio di legno semplice o da fondamenta in cemento, anzi, sono costruite da una grande varietà di materiali, e il più delle volte, dal risultato della partecipazione di più di una o due persone. Così, anche, l'Ordine del Carmelo continua a crescere e svilupparsi oggi per la presenza e il contributo di tutti coloro che hanno costruito sulle sue fondamenta spirituali, e non solo i suoi grandi santi.

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Istituto Carmelitano di Malta: seminari, ritiri e pellegrinaggi ispirati a San Giovanni della Croce

L'Istituto Carmelitano di Malta ha annunciato una serie di eventi per commemorare il 300° anniversario della canonizzazione di San Giovanni della Croce. L'anniversario sarà celebrato da novembre 2025 ad aprile 2026. 

Il primo è un seminario dal titolo “Nella fiamma silenziosa: il misticismo carmelitano di San Giovanni della Croce”, che si articolerà in sei sessioni. Il seminario tratterà la teologia mistica del santo, le sue radici carmelitane e la sua influenza duratura sulla spiritualità cristiana.

Il programma vedrà la partecipazione di studiosi di grande prestigio e frati carmelitani, che guideranno i partecipanti attraverso le diverse dimensioni della vita e degli scritti del santo. Le sessioni in programma includono: Le fondazioni carmelitane con Alexander Vella, O. Carm., il 22 novembre; La vita e i tempi del santo con Pia Attard Yeon il 20 dicembre; L'ascesa del Monte Carmelo con Kurt Mizzi, O. Carm., il 31 gennaio; e La notte oscura con il dottor Christopher Bezzina il 28 febbraio. Le ultime due sessioni saranno condotte dal Rev. Prof. Charló Camilleri, O. Carm., che esplorerà l'amore mistico, il Cantico Spirituale e il misticismo maturo nella Fiamma Vivente dell'Amore. 

Tutte le sessioni si terranno presso il Ċentru Spiritwalità Tereżjana a Birkirkara.

Una seconda iniziativa in programma è un ritiro spirituale a maggio intitolato “Sulla vetta spirituale: viaggio nel cuore di Dio”, ispirato agli insegnamenti di San Giovanni della Croce. Il ritiro si terrà dal 15 al 17 maggio presso il Dar tat-Talb Lunzjata a Rabat. Il ritiro sarà guidato da Rita Grima.

Attingendo alla dottrina del santo sulla trasformazione interiore e il distacco, il ritiro invita le persone a impegnarsi profondamente nella spiritualità carmelitana in un ambiente riflessivo e contemplativo.

L'Istituto Carmelitano ospiterà anche un pellegrinaggio speciale in Spagna previsto per giugno e luglio. I partecipanti sono invitati a seguire le orme di San Giovanni della Croce. Il viaggio includerà visite ai luoghi sacri dove il santo ha vissuto, pregato e scritto, offrendo approfondimenti sui paesaggi e le comunità che hanno plasmato la sua eredità spirituale.

I pellegrini esploreranno monasteri, chiese e luoghi centrali nella sua vita di contemplazione, sperimentando al contempo il ricco patrimonio culturale e religioso della Spagna. L'Istituto descrive il pellegrinaggio come un'opportunità non solo per approfondire la comprensione del santo, ma anche per rafforzare la fede personale attraverso il coinvolgimento diretto con la storia carmelitana.

Per ulteriori informazioni o per registrarsi online, visitare il sito: https://forms.gle/b5cwkZtcrM4jMVCPA.

Venerdì, 14 Novembre 2025 09:29

Tutti i Santi del Carmelo

14 Novembre | Festa

La beatitudine celeste del Paradiso
Dal De Patientia del beato Battista Mantovano, carmelitano

I beati sentiranno risuonare da ogni parte le più alte lodi di Dio, secondo la parola del Profeta: beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. Vedranno i cieli e ne gusteranno tutta l'armonia, vedranno Cristo e sua Madre e tutti i corpi gloriosi dei beati. Questi, ormai incorruttibili e rivestiti di incomparabile bellezza, saranno per chi li guarda uno spettacolo così dolce, che non sapranno cosa di meglio desiderare.

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Mercoledì, 12 Novembre 2025 13:11

Beata Maria Teresa Scrilli, Vergine

13 Novembre 
Memoria facoltativa nelle provincie italiane

Alcune osservazioni sulla spiritualità di Madre Scrilli

Fin dall'infanzia mostrò segni di straordinaria pietà e, grazie all'influsso positivo dei suoi maestri, coltivò la sua vita spirituale attraverso l'assidua frequenza ai sacramenti e le letture delle vite dei santi, in particolare di Santa Maria Maddalena de'Pazzi. La mancanza di amore della madre per avere una seconda figlia e la sua lunga e grave malattia all'età di 15 anni la avvicinarono sempre più alla sofferenza di Cristo e alla sua Croce. La sofferenza vissuta come atto d'amore la fece addentrare sempre più nel mistero della Croce. "Patire per amore" era il suo motto.

Oltre alla devozione alla passione di Cristo e all'Eucaristia, aveva un tenero amore per Maria, che considerava la sua "cara madre".

Quando tentò di vivere come monaca di clausura nel monastero di Santa Maria Maddalena de'Pazzi, per la quale aveva anche una grande devozione, scoprì che Dio aveva altri progetti per lei. Insieme ad alcuni amici iniziò a insegnare. Ma anche questo non funzionò a causa degli atteggiamenti anti-Chiesa nella Firenze dell'epoca. Anni dopo, nel 1875, rifondarono l'Istituto di Nostra Signora del Carmelo sapendo che questa era la volontà di Dio.

Alla sua intensa attività, Madre Scrilli univa una profonda e continua vita di preghiera. Sapeva armonizzare preghiera e lavoro, contemplazione e azione, donazione a Dio e servizio ai fratelli. Questo divenne la finalità dell'Istituto.

Mentre sopportava molte e costanti sofferenze fisiche, sopportava anche quelle morali con spirito di fede e di conformità alla volontà divina. Tutto il suo desiderio, infatti, era di compiere la volontà di Dio. Il "fiat" fu la costante che la accompagnò per tutta la vita.

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