O.Carm
Celebrando In Casa - 31 Domenica del Tempo Ordinario
Il comandamento più grande
La prima lettura del libro del Deuteronomio e il Vangelo di oggi sono legati dalle parole dello Shemà, il credo che gli ebrei osservanti pregano ogni mattina e ogni sera. Queste parole provengono dal Libro del Deuteronomio: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il titolo, Shemà, è la parola ebraica per dire ‘ascolta’, la prima parola di questa preghiera.
Lo Shemà è in un certo senso una chiamata alla conversione: ascoltare profondamente con il cuore e rispondere alla grazia e alla misericordia di Dio con amore, fedeltà e obbedienza.
Quando uno scriba chiede a Gesù: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”, Gesù risponde citando lo Shemà e poi aggiunge una citazione dal Libro del Levitico (19,18), “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Secondo Gesù, non c’è comandamento più grande di questi.
Lo scriba è colpito da questa risposta. Ciò che dirà poi a Gesù mostra che ha afferrato ciò che Gesù volesse dire. Ripetendo quanto appena detto da Gesù con le sue stesse parole, lo scriba aggiunge anche che questo “vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Ora è Gesù che è colpito dalla profondità di comprensione dello scriba: quell’amore è il cuore stesso dell’obbedienza a Dio e più importante anche del culto rituale.
La corretta comprensione della Legge dell’Antico Testamento da parte dello scriba lo avvicina al Regno di Dio.
La vera fede, come insegna Gesù, è l’essere in una relazione d’amore con Dio e con il prossimo. I riti religiosi sono pensati per essere modi di riflessione, per assaporare, ricordare, celebrare ed esprimere quell’amore. A volte finiscono per essere semplicemente rituali “vuoti”, quando sostituiamo l’amore con la paura o quando semplicemente cerchiamo di avvicinarci a Dio per dei tornaconti personali.
Il Regno di Dio non è un luogo lontano, ma sono tutti quei momenti in cui il Dio vivo irrompe nella storia umana. Quei momenti portano amore, saggezza, grazia, compassione, generosità perdono e pace. Chi si immerge nelle cose di Dio riconosce la presenza di Dio soprattutto nelle relazioni contraddistinte dall’amore. Se i nostri riti nascono ed esprimono il nostro amore sincero per Dio e per il prossimo, allora hanno valore. Rischiamo sempre di anteporre il rituale alla pratica dell’amore, di pensare di essere a posto con Dio solo assistendo a una liturgia, ‘ripagando’, in un certo senso, Dio.
Le parole di Gesù ci ricordano l’importanza dell'altra parte della nostra vita religiosa: la liturgia della vita quotidiana in cui dobbiamo rendere presenti e visibili l’amore, la misericordia e la compassione di Dio.
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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.
Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.
Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.
Serva di Dio Suor Maria Cristina dell’Eucarestia
Lo scorso 8 ottobre si è celebrata la Chiusura dell'Inchiesta diocesana per la Serva di Dio Suor Maria Cristina dell’Eucarestia Alonso Alonso.
Gli atti dell’Inchiesta diocesana, trasportati a Roma dalla Postulatrice generale, nominata Portitrice dall’Arcivescovo di Barcellona, Cardinale Omella Omella, sono stati consegnati alla Congregazione delle Cause dei Santi il giorno 14 ottobre, per dare inizio alla fase romana della Causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio. A breve gli atti dell’Inchiesta diocesana saranno sottoposti al controllo formale e sostanziale da parte degli Officiali della Congregazione delle Cause dei Santi e, se ritenuti validi, sarà nominato un Relatore per lo studio della Causa, al fine di redigere la relativa Positio sulla vita, virtù, fama di santità e di segni della Serva di Dio.
La Serva di Dio, Maria Cristina dell’Eucarestia, nacque il 16 maggio 1930 in Spagna, a Coó (Los Corrales de Buelna), un piccolo paese della Cantabria, provincia di Santander, settima figlia di Eulogio e Maria. Il 26 maggio ricevette il battesimo e, all’età di otto anni, la prima comunione. Trasferitasi a Barcellona per gli studi superiori, frequentò il gruppo dei giovani di Azione Cattolica e affidò la sua vita spirituale alla guida del giovane don Narciso Jubany Arnau, futuro cardinale arcivescovo di Barcellona. Sentì una forte vocazione alla vita religiosa, in particolare fu attratta dal Carmelo. Dopo difficoltà iniziali, fu accolta nel Monastero della Encarnación il 15 aprile 1955, all’età di 24 anni. Entrò nel noviziato il 16 ottobre 1955, vestendo l’abito carmelitano. Il 1 novembre 1956 fece la sua prima professione religiosa, assumendo il nome di Maria Cristina dell’Eucarestia. Tre anni dopo, il 1 novembre 1959, emise i voti solenni.
Il 1 aprile del 1963 si manifestarono i primi sintomi della sua malattia: la sclerosi multipla, malattia dolorosa ed umiliante, che lentamente la costringerà all’immobilità totale. Accettò pienamente la volontà di Dio su di lei, felice di conformarsi totalmente al suo Sposo crocifisso. Il 3 maggio del 1979 Suor Maria Cristina rese la sua anima bella a Dio, circondata da una diffusa fama di santità. Nel 1996 si mossero i primi passi per avviare la sua Causa di beatificazione e canonizzazione e il 27 novembre 2003 si celebrò finalmente la prima sessione dell’Inchiesta diocesana sulla vita, virtù, fama di santità e di segni, che ha visto la sua fase finale il giorno 8 ottobre 2021, presso la cappella del Monastero dell’Encarnación in Barcellona, Monastero che accolse la Serva di Dio per 20 anni della sua breve vita.
Causa Nostrae Laetitia - Iunius/Oct 2021
Initium Novitiatus
24-06-21 Adorn Ansel (STSA) Lisieux Bhavan Chala, India
15-08-21 Patrick Mingard (Gal) Nante, France
Professio Temporanea
31-08-21 Giovanna D'Aniello (SAR) Sogliano al Rubicone, Italia
Professio Solemnis
16-07-21 Matteo Antonllini (Ita) Castellina, Italia
04-09-21 Maria Sabrina Fubelli (CAR) Carpineto Romano, Italia
08-09-21 Mary Jackline Bochaberi of the Cross (MAC) Machakos, Kenya
08-09-21 Mary Veronica Muthini of Christ the King (MAC) Machakos, Kenya
11-09-21 Richard Philip Green (Brit) Aylesford, England
Ordinatio Diaconalis
03-07-21 Alfredo Pisana (Ita) Torrespaccata, Italia
17-10-21 Emery Losinu (Ita-Cong) Butempo, Dem Rep Congo
17-10-21 Samuel Ndjate (Ita-Cong) Butempo, Dem Rep Congo
Ordinatio Sacerdotalis
20-08-21 Mário Josué Bernando Alves (Pern) Jaboatão dos Guasarapes, Brasil
21-08-21 Jorge da Costa Silva (Pern) Alagoa Grande, Brasil
25-09-21 Bruno Castro Shoder (Rio) São Paulo, Brasil
17-10-21 Matthias Mukombozi (Ita-Cong) Butempo, Dem Rep Congo
17-10-21 Gilbert Paluku (Ita-Cong) Butempo, Dem Rep Congo
17-10-21 Charles Kambale (Ita-Cong) Butempo, Dem Rep Congo
17-10-21 Innocent Djomby (Ita-Cong) Butempo, Dem Rep Congo
Celebrando In Casa - 30 Domenica del Tempo Ordinario
Che cosa vuoi che io faccia per te?
Esistono diversi tipi di cecità: quella fisica, la mancanza di capire o vedere oltre, riluttanza a vedere una realtà difficile e così via. Da diverse settimane stiamo camminando con Gesù e i discepoli mentre si dirigono verso Gerusalemme. In diverse occasioni i discepoli sono sembrati essere quasi volontariamente ciechi nel comprendere la missione di Gesù. Ogni volta, il loro ego sembra mettersi in mezzo: hanno discusso su chi sia il più grande, si sono preoccupati del loro status sociale e del potere, desiderando di essere ‘governanti’ del Regno.
In questo viaggio Gesù li ha istruiti sulla sua missione e sulla loro chiamata ad essere suoi veri discepoli. Come abbiamo visto, hanno dimostrato ampiamente una certa resistenza.
Ci avviciniamo adesso alla fine del viaggio. L'episodio evangelico di oggi, la guarigione del cieco Bartimeo, è l’ultima prima che Gesù entri nella Città Santa.
Bartimeo sarà pure cieco, ma rispetto ai discepoli vede più chiaramente chi è Gesù. In termini di fede, sono i discepoli che sono ciechi, ed è Bartimeo che vede.
Anche nella sua cecità Bartimeo riconosce Gesù. Quando Gesù lo chiama, la sua reazione è piena di energia ed entusiasmo. Si toglie il mantello, balza in piedi e si avvicina a Gesù, in contrasto con l’atteggiamento un po’ titubante dei discepoli.
Gesù ridona la vista a Bartimeo con le parole: ‘Va, la tua fede ti ha salvato’. Ma Bartimeo non va; resta e segue Gesù.
Gesù non solo ha restituito la vista a Bartimeo, ma ha anche rimosso quella macchia di peccato che, a quei tempi, si pensava circondasse le persone con disabilità.
Questa storia è una parabola sul discepolato.
Bartimeo è l’immagine del vero discepolo. Riconosce la sua cecità e chiede la guarigione. Va da Gesù con grande fede ed entusiasmo e poco altro. Con la vista recuperata diventa un seguace di Gesù nel viaggio verso Gerusalemme.
La presenza di Gesù nella nostra vita ci guarisce e ci restituisce alla nostra vera chiamata come Popolo di Dio, in modo che possiamo veramente seguire Gesù nella nostra vita.
Quello che Gesù chiede a Bartimeo, lo chiede anche a noi: che cosa vuoi che io faccia per te?
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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.
Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.
Il seguente testo è strutturato in modo che ci sia una guida e il resto di coloro che pregano, ma le parti della guida possono essere ripartite tra i presenti.
Celebrando In Casa - 29 Domenica del Tempo Ordinario
Servitori, non padroni
Ci risiamo! Non è strano chiedersi quanto siano lenti i discepoli nel recepire il messaggio di Gesù.
Da settimane li sta istruendo sul Regno di Dio e sulla necessaria conversione del cuore per essere suoi discepoli.
L'episodio del Vangelo di questa domenica mostra che, ancora una volta, semplicemente non intendono. Questa volta sono Giacomo e Giovanni, che insieme a Pietro formano il gruppo di discepoli più vicini a Gesù. Giacomo e Giovanni chiedono i più alti posti d’onore quando Gesù entrerà nella ‘gloria’.
Se da una parte hanno capito che Gesù è il Messia, dall’altra fraintendono che tipo di Messia è e che tipo di Regno annuncia. Gesù continua ad avvertire che dovrà attraversare la sofferenza, la morte e la risurrezione, ma i discepoli sono così concentrati su se stessi che ignorano le sue parole.
Invece di ignorare la sfacciata richiesta di Giacomo e Giovanni, Gesù tenta di andare più a fondo suggerendo loro il sentiero del vero discepolato. Utilizzando due immagini bibliche, il calice (il destino che attende una persona) e il battesimo (non il sacramento ma l’idea che affrontare prove e pericoli è come attraversare acque tempestose e turbolente) Gesù chiede loro se siano realmente in grado di impegnarsi nel condividere a piena la sua vita e la sua missione. Senza esitare dicono: ‘Lo possiamo’, e Gesù afferma che lo faranno. Ma, quanto ai posti d’onore, assegnarli spetta al Padre.
Gli altri dieci discepoli, rimasti nelle vicinanze, ascoltano la conversazione tra Gesù, Giacomo e Giovanni. Si irritano quando sentono il loro tentativo di entrare per primi e rivendicare i posti d’onore per se stessi – senza dubbio, avrebbero voluto fare lo stesso!
Gesù coglie l'occasione per dire loro, ancora una volta, che la vera grandezza nel Regno di Dio sta nel servizio disinteressato all’umanità. L’autorità all’interno del popolo di Cristo non deve essere esercitata ‘dominando’ sugli altri o ricoprendo posizioni per fini egoistici.
L'autorità deve essere sempre al servizio e a beneficio degli altri. I discepoli sono chiamati ad essere servitori, non padroni.
Seguendo Gesù attraverso il Vangelo, vediamo che la sua ‘autorità’ sui demoni, le malattie e la morte, così come il suo insegnamento, portano sempre alla liberazione, ripristinano lo stato di salute e d’integrità e mettono gli altri in una giusta relazione con Dio e con il prossimo.
Questo è il modello che Gesù chiede ai discepoli di seguire. L’unico modo per entrare nella ‘gloria’ di Gesù è seguirlo nel servizio abnegato dell’umanità, come colui che dà la propria vita in riscatto per molti.
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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.
Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.
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Festa di Santa Teresa di Gesù
Il 15 ottobre celebriamo la festa di S. Teresa di Gesù (o di Avila), Vergine e Dottore della Chiesa.
Teresa è tra le figure più importanti della mistica cattolica di tutti i tempi. Le sue opere - specialmente le quattro più note (Vita, Cammino di perfezione, Il castello interiore e Fondazioni) - insieme ai suoi scritti storici, contengono una dottrina che abbraccia tutte le dimensioni della vita spirituale, dai primi passi all'intimità con Dio nel centro del castello interiore.
Le sue lettere, inoltre, la mostrano assorta nei più svariati problemi della vita quotidiana.
La sua dottrina sull'unione dell'anima con Dio (dottrina che ha vissuto intimamente) segue la linea tracciata dalla dottrina del Carmelo che l'ha preceduta e che ha contribuito in modo notevole ad arricchire, e che ha trasmesso non solo ai suoi fratelli, figli e figlie spirituali, ma a tutta la Chiesa, che ha servito instancabilmente.
Molti confondono l'essere amati con l'amore stesso. L'amore è generoso, disinteressato, attivo. Significa dare piuttosto che cercare se stessi. Si adopera per compiacere piuttosto che per essere compiaciuto.
Secondo le stesse parole di Santa Teresa:
"Forse non sappiamo cosa sia l'amore. Non mi sorprenderebbe, perché l'amore non consiste nella misura della nostra felicità, ma nella fermezza della nostra determinazione di piacere a Dio in tutto".
"Nulla ti turbi,
nulla ti spaventi.
Tutto passa,
solo Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto.
Chi ha Dio
non manca di nulla:
solo Dio basta!"
Leggi la biografia di Santa Teresa qui
Leggi il Messaggio di Papa Francesco al Vescovo di Avila in occasione dell'apertura dell'Anno Giubilare Teresiano, il 15 ottobre 2014, qui
Leggi le parole di Papa Benedetto XVI su Santa Teresa durante l'Udienza Generale del 2 febbraio 2011, qui
Per approfondire sulla vita di Santa Teresa e sulla sua opera e influenza, proponiamo la lettura dei seguenti libri pubblicati da Edizioni Carmelitane:
- Contemplazione e Missione. Cammino di Evangelizzazione con S. Teresa D’Avila, a cura delle Monache Carmelitane di Sutri
- Le Carmelitane: Storia e Spiritualità
Per accedere a questa e a molte altre pubblicazioni di Edizioni Carmelitane, cliccate qui.
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Celebrando In Casa - 28 Domenica del Tempo Ordinario
Nulla è impossibile a Dio
Nella tradizione ebraica, la ricchezza era vista come una benedizione di Dio e la persona ricca veniva considerata come particolarmente favorita da Dio. Insieme all’idea della benedizione e del favore divino esisteva un obbligo divino (spesso ignorato): la cura dei poveri di Dio.
Quando leggiamo la conversazione tra Gesù e il ricco, ci rendiamo conto che quest’ultimo è un uomo buono e retto. I comandamenti che Gesù enuncia sono quelli che hanno a che fare con il nostro modo di relazionarci e di trattare gli altri. Questi, dice il ricco, li ha sempre osservati.
L’amore e l'affetto di Gesù per l’uomo riconosce i suoi autentici sforzi per vivere secondo i comandamenti. Questo amore introduce la chiamata al discepolato: ‘Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!’. Gesù vuole che quest'uomo sia un suo discepolo. Lo sta invitando a passare da uno stile di vita incentrato sulla Torah (legge ebraica) ad uno incentrato totalmente su Gesù.
Quando l'uomo si avvicina per la prima volta a Gesù, chiede che cosa deve fare di più per ereditare la vita eterna pur mantenendo l’attuale direzione della sua vita. Ciò a cui Gesù lo sta invitando è la trasformazione totale della sua vita – per dirigersi verso una nuova direzione. Gesù lo invita a un adempimento ancora più radicale dei suoi doveri verso il prossimo vendendo tutto ciò che ha, donando il ricavato ai poveri, e poi diventando discepolo di Gesù.
Tristemente, il ricco non riesce a fare questo passo. È intrappolato e controllato dai suoi beni e non può lasciarli andare per entrare in una relazione gioiosa e vivificante con Gesù.
Quando Gesù parla di quanto sia difficile per un ricco entrare nel regno di Dio, i discepoli rimangono sbalorditi. Anche loro pensano alla ricchezza e ai beni come un segno del favore e della benedizione di Dio. Gesù conferma la sua tesi insistendo che ‘È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio’. I discepoli rimangono ancora più sconcertati e giungono alla conclusione che se quel ricco non ce la fa ad entrare nel regno, allora che speranza abbiamo noi?
La risposta di Gesù ai discepoli ci dice chiaramente che se ci affidiamo alle risorse e ai mezzi umani è impossibile trovare la salvezza. Ma se ci affidiamo a Dio, allora possiamo essere salvati - è il Dio buono e misericordioso che dà il Regno come dono puro e immeritato.
A volte, proprio le cose che amiamo, in cui troviamo la nostra sicurezza e in cui riponiamo la nostra fiducia, possono rivelarsi essere la nostra rovina e ostacolarci nel nostro viaggio verso il Regno.
Gesù, dicendo che Dio può fare l’impossibile, rassicura i discepoli di ogni tempo, perché rivela che Dio si mette in viaggio con l’uomo, con ciascuno di noi, per aiutare i nostri cuori a riporre la fiducia sull’amore e sulla compagnia di Dio, e non più su noi stessi e sui mezzi umani.
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Siamo consapevoli che Cristo è presente non solo nel Santissimo Sacramento ma anche nelle Scritture e nei nostri cuori. Anche quando siamo soli continuiamo a far parte del Corpo di Cristo.
Nella stanza che avete deciso di utilizzare per questa preghiera potreste prendere con voi una candela accesa, un crocifisso ed una Bibbia. Questi simboli ci aiutano a ricordarci della sacralità dei nostri momenti di preghiera e possono aiutarci a sentirci uniti con le nostre comunità locali.
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CISA ospita corso di studi carmelitani a Roma
Dal 20 al 30 settembre 2021, il Centro Internazionale di Sant'Alberto (CISA), a Roma, ha ospitato un corso intensivo di storia e di spiritualità carmelitana.
Il corso è stato organizzato da P. Giovanni Grosso e P. Sandro Vella e vi hanno partecipato circa 30 carmelitani, tra cui i membri del CISA, gli studenti della Provincia Italiana e otto suore carmelitane.
Ogni giorno sono state tenute cinque presentazioni di una durata di circa un'ora ciascuna: tre al mattino e due al pomeriggio. I relatori hanno trattato diversi temi carmelitani per portare alla luce i primi 300 anni di storia dell'Ordine. Inoltre, sono state presentate le risorse per la ricerca di cui l'Ordine dispone oggi.
P. Giovanni Grosso ha iniziato il corso introducendo agli studi carmelitani e spiegando quali sono i materiali disponibili nelle due biblioteche del CISA.
P. Mario Alfarano ha contribuito con una presentazione sugli studi carmelitani attraverso la prospettiva dell'archivio dell'Ordine. P. Alfarano ha parlato anche sull’origine, lo sviluppo e la rubrica prima delle Costituzioni e della Ignea Sagitta (Freccia fiammeggiante) di Nicola il Francese.
P. Sandro Vella ha presentato i temi sulla Regola, su Maria del Carmelo nei primi secoli (della storia dell'Ordine), su Elia nelle Scritture e sull’Istituzione dei primi monaci.
Due dottorandi, Carlito da Silva e Kurt Mizza, hanno partecipato presentando una sessione ciascuno, il primo su Maria nelle Scritture, e il secondo sulle figure principali del Carmelo nei secoli XIII e XIV.
L'oratore principale, P. Giovanni Grosso, ha impressionato con diversi altri temi da lui presentati, tra cui le origini della Regola di Sant'Alberto nei movimenti di pellegrinaggio dell'epoca, i principali eventi del Carmelo nel XIII secolo prima dell'approvazione definitiva dell'Ordine, le immagini della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, il rito liturgico proprio dell'Ordine, il catalogo dei Santi carmelitani (Catalogus sanctorum), i padri fondatori dell'Ordine: San Alberto, Sant'Angelo attraverso testi e iconografia, e l'evoluzione dell'Ordine nel XIV secolo.
P. Giovanni ha combinato le sue lezioni con delle "gite sui luoghi d’interesse": concretizzando il ruolo della Madonna con una visita pomeridiana alla Basilica di Santa Maria Maggiore, e dai santi carmelitani presso la chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina, situata sulla strada che porta a piazza San Pietro.
L'intero gruppo ha anche partecipato ad una gita di un giorno a Sutri, un'antica città un'ora a nord di Roma, dove sono stati ospitati da una comunità delle monache carmelitane di clausura.
In generale, il corso ha stupito tutti i partecipanti mostrando la ricca eredità del Carmelo nei primi 300 anni della sua storia.
“Il corso ci ricorda che anche se tutti noi abbiamo ricevuto una certa formazione sulla storia e la spiritualità dell'Ordine, questa non è stata sufficiente o per lo più è stata dimenticata. È interessante che, mentre molti di noi sono venuti a conoscenza dell'Ordine attraverso la tradizione dello Scapolare marrone e dei Santi maggiori come Giovanni della Croce e Teresa di Gesù, nessuno di questi è stato menzionato durante il corso di due settimane. Questo significa che abbiamo una tradizione molto ricca, ma conosciamo così poco su di essa”, ha detto Diep Dinh, O. Carm.
Infine, il coordinatore principale, P. Giovanni Grosso ha concluso il corso con il Catalogus sanctorum, in cui ha elencato sei categorie di santi carmelitani: 1) Profeti (Elia ed Eliseo), 2) Vescovi (Pietro di Tommaso ed Andrea Corsini), 3) Fondatori (Bertoldo, Brocardo, Cirillo e Simone), 4) Eremiti (Ilarione, Simone), 5) Predicatori (Angelo e Alberto), e 6) Penitenti e Pellegrini (Teodorico, Avertano, Francesco da Siena).
Queste sei categorie di santi rappresentano i valori del Carmelo che continuano ad essere rilevanti per i nostri tempi. Gli esempi dati dalla vita di questi santi carmelitani rappresentano una guida per le nostre scelte e un incoraggiamento nel nostro cammino.
Un partecipante al corso ha commentato: "Le diverse sessioni sono state molto interessanti e intense e ci hanno dato l'opportunità di riflettere sul nostro carisma e sulla nostra identità come carmelitani. È stato molto interessante avere la possibilità di vedere i cambiamenti nella vita dell’Ordine dopo che i primi membri lasciarono la Terra Santa e sono venuti in Europa nel contesto della Chiesa dell'epoca".

Seminario annuale di studi carmelitani
Il prossimo 14 ottobre il Center for Carmelite Studies della Catholic University of America ospiterà la sua Annual Lecture in Carmelite Studies per celebrare l'Anno di San Giuseppe, il principale patrono dell'Ordine Carmelitano. L'evento di quest'anno avrà luogo alle 15:30-16:30 (Eastern USA Time - GMT -04:00). Il programma sarà in inglese.
Il relatore sarà il Prof. Joseph Chorpenning, OSFS, della St. Joseph University di Philadelphia. Egli parlerà di "San Giuseppe: Padre, Intercessore in ogni necessità e Maestro di preghiera".
P. Joseph ha scritto molto sulla devozione di Santa Teresa a San Giuseppe come segno distintivo del suo patrimonio spirituale carmelitano. Nella sua presentazione includerà l'arte sacra sia dall'Europa che dalle Americhe. P. Chorpenning è direttore esecutivo della Saint Joseph's University Press e serve come presidente della Commissione Internazionale di Studi Salesiani (ICSS). È autore di numerose pubblicazioni.
Per ulteriori informazioni e per partecipare al seminario, cliccare qui
Nuove ricerche su sant'Angelo al convegno di Licata
Il 25 settembre si è svolto, a Licata, in Sicilia, il secondo convegno di studi su sant'Angelo, promosso dall'Archivio Generale e dalla Postulazione Generale dei Carmelitani, in occasione dell'ottavo centenario della morte del santo. Il convegno è stato finanziato dalla Banca Sant'Angelo, nei cui locali si era svolto il primo convegno a novembre del 2019. Questa volta la sede ospitante è stato il Liceo Classico Vincenzo Linares che ha visto anche la partecipazione di una rappresentanza di docenti e di studenti.
Dopo il saluto della Preside del Liceo e del Provinciale, Roberto Toni, nella sessione del mattino, moderata dalla postulatrice, Giovanna Brizi, sono stati presentati gli interventi di: Giovanni Grosso, preside dell'Institutum Carmelitanum, sulla presenza dei carmelitani in Sicilia tra il XIII e il XIV secolo; Mario Alfarano, archivista generale, sull'interpretazione agiografica della Vita di Enoc; Marco Papasidero, dell'Università di Torino, sui miracoli di sant'Angelo legati alla peste e alle tempeste; Marco Grassi, dell'Università di Messina, sul ciclo iconografico angelano di S. Maria in Traspontina.
Nella sessione pomeridiana, moderata da Marco Papasidero, sono stati proposti i contributi degli studiosi che hanno risposto alla call for papers bandita a luglio del 2019: Michele Lodone, dell'Università di Venezia, sulle profezie nella vita di sant'Angelo; Tommaso Maria Rossi, archivista dell'Archivio Diocesano di Lucca, sul parallelismo tra sant'Angelo e sant'Avertano; Mateusz Zimny, dell'Università di Cracovia, sull'iconografia presente in Polonia; Ruggiero Doronzo, dell'Università di Bari, sull'iconografia conservata nell'Archivio Generale dell'Ordine.
Le ricerche presentate ai due convegni saranno pubblicate dalle Edizioni Carmelitane e messe a disposizione di quanti vorranno conoscere nuove interpretazioni e ulteriori approfondimenti sulla figura di sant'Angelo. Intanto, è stato annunciato l'ultimo convegno in programma sui risultati della ricognizione canonica e il restauro dell'urna del santo, previsto per il prossimo anno.





















