O.Carm
Vitam Coelo Reddiderunt
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9-02-26 |
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23-03-26 |
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La Provincia di Catalogna celebra il Capitolo a Olot
La Provincia della Catalogna del Santissimo Redentore tiene il Capitolo elettivo a Olot, in Spagna
La Provincia della Catalogna ha tenuto il suo Capitolo Provinciale del 2026 nella casa carmelitana di Olot. Il Capitolo si è svolto dal 24 al 26 marzo 2026.
Il Priore Generale, Desiderio García Martínez, O. Carm., ha presieduto l’Eucaristia di apertura. Più tardi, nel suo discorso al Capitolo, il Priore Generale ha ricordato ai partecipanti che padre Bartolomé Xiberta, O. Carm., (famoso teologo e membro della Provincia di Catalogna, scomparso nel 1967) era solito dire: «Non riesco a capire come qualcuno possa servire Gesù e Maria senza gioia». Il Priore Generale ha chiesto a Dio, per intercessione di padre Xiberta, di continuare a rafforzare la vocazione carmelitana dei membri della Provincia.
Monsignor Jordi Font, sacerdote diocesano e rettore del seminario, che ha conseguito il dottorato in teologia e in liturgia, ha poi offerto ai partecipanti al Capitolo una riflessione molto profonda sul profeta Elia.
Come di consueto, durante il capitolo sono state presentate varie relazioni, tra cui quella del Priore Provinciale uscente (Javier Domingo Garmón Calvo, O. Carm.), quella del Delegato del Venezuela (Frederick Kenny Castro Salazar, O. Carm.) e quelle dei priori delle tre comunità di Olot (Jordi Ma Gil, O. Carm.), Barcellona (Raúl Masana, O. Carm.) e Terrassa (Manuel Bonilla, O. Carm.). Sono state presentate anche altre relazioni riguardanti le monache della Provincia, gli aspetti finanziari e la formazione.
Si è svolta una buona discussione su varie proposte volte a discernere il futuro della Provincia, la formazione e i vari ministeri della Provincia. Si è dedicato molto tempo alla riflessione sul Carmelo in Venezuela.
Alcune delle fondazioni più antiche dell’Ordine facevano parte della Catalogna della metà del XIII secolo: Perpignan (1265) e Narbonne (dal 1321). Nel 1336 fu eretto il vicariato di Perpignan, che tre anni dopo fu chiamato “Perpignan e Majorica”; nel 1342 fu eretto in provincia con il nome di Majorica e dal 1354 fu chiamata provincia di Catalogna.
Nel 1835, tutti i conventi della provincia di Catalogna furono soppressi dalle autorità civili.
Verso la fine del XIX secolo, grazie all’impegno dei frati di Majorica (1875), iniziò l’opera di restaurazione, che culminò con il ripristino della “Provincia di Spagna” (1889); questa fu divisa nel 1906 nelle province di Baetica e Aragona-Valencia. Da queste, nel 1932, furono staccate alcune case per fondare il Commissariato Generale di Catalogna, che nel 1950 fu nuovamente elevato al rango di provincia. Prima del ripristino della provincia, a partire dal 1894, i fratelli lavorarono al ripristino delle province di Rio de Janeiro, Bahia e Pernambuco, e in seguito anche della Polonia; svolsero opera missionaria a Porto Rico e sono attivi in Venezuela dal 1922. A partire dal 1933, aveva commissariati provinciali in Brasile (Minas Gerais) e in Venezuela.
Lo Status Ordinis del 2023 indica che la provincia conta 27 membri che vivono in sei case. Il titolare della provincia è il Santissimo Redentore.
I seguenti membri sono stati eletti per guidare la provincia nel prossimo triennio:
Prior Provincial | Prior Provincial | Priore Provinciale
Luis José Maza Subero, O. Carm.
1st Councilor | 1er Consejero | 1o Consigliere
Frederick Kenny Castro Salazar, O. Carm.
2nd Councilor | 2do Consejero | 2o Consigliere
Nicolás Ubaldo Carrizalez Castillo, O. Carm.
3rd Councilor | 3er Consejero | 3o Consigliere
José López Villalba, O. Carm.
4th Councilor | 4to Consejero | 4o Consigliere
Joan Güell i Casademont, O. Carm.
Celebrando in Casa - La Pasqua
Una tomba vuota, le vite sono cambiate per sempre,
presenza continua (Giovanni 20:1-9)
Quando qualcuno muore, una delle cose che spesso sperimentiamo è la sua assenza. I luoghi in cui viveva insieme a noi sono vuoti e il nostro cuore è smarrito.
Non è difficile per noi condividere il senso di vuoto e di smarrimento avvertito da Maria quando arriva alla tomba. Questa è una Pasqua come non abbiamo mai avuto prima. Senza le nostre consuete celebrazioni con la famiglia e gli amici può davvero sembrare molto vuota.
Se leggiamo i versetti successivi del Vangelo di Giovanni, ci imbattiamo in una storia di gioia travolgente: l’incontro di Maria Maddalena con Gesù risorto. Quando Gesù pronuncia il suo nome, Maria lo riconosce e la tristezza e il vuoto lasciano il posto ad un gioioso incontro.
È una storia di trasformazione: ci mostra come le cose possano cambiare quando incontriamo Gesù risorto.
In un certo senso, tutti siamo imprigionati dentro delle tombe contenenti i propri cari, le nostre ferite, le nostre paure e le nostre ansie.
Ciò di cui sembra abbiamo maggiormente bisogno è la presenza. Tuttavia, può essere il tempo in cui sperimentiamo l'assenza e la separazione, in particolare dai propri cari, dalla famiglia e dagli amici.
La pratica della presenza di Dio può venirci in aiuto, ricordandoci che siamo sempre alla sua presenza, che possiamo parlargli come ad un amico, che Dio è in questo momento con noi a prescindere da ciò che accade nella nostra vita, che Dio è il nostro compagno costante.
Alla fine, inizieremo a sentire più profondamente la presenza di Dio, non solo accanto a noi, ma anche dentro di noi. Alla fine, le paure e le ansie scompariranno e le relazioni interrotte inizieranno a ricomporsi. Dove una volta c'era solo un'assenza, ora c'è una Presenza calma, amorevole, curante. Sappiamo che non siamo soli. Le nostre tombe iniziano a svuotarsi e la gioia diventa di nuovo possibile.
La Risurrezione fa sì che la morte lasci il posto alla vita, l'impossibile diventi possibile, l'assenza divenga presenza.
Tutte le tue tombe possano divenire vuote!
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Celebrando in Casa - Venerdì Santo
La Passione di Gesù
(Giovanni 18:1 - 19:42)
Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: ‘Chi cercate?’. Gli risposero: ‘Gesù, il Nazareno’. Disse loro Gesù: ‘Sono io!’. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse ‘Sono io’, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: ‘Chi cercate?’. Risposero: ‘Gesù, il Nazareno’. Gesù replicò: ‘Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano’. Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: ‘Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato’. Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: ‘Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?’
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: ‘Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?’ Egli rispose: ‘Non lo sono’.
Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: ‘Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me?
Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto’. Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: ‘Così rispondi al sommo sacerdote?’ Gli rispose Gesù: ‘Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?’. Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: ‘Non sei anche tu dei suoi discepoli?’ Egli lo negò e disse: ‘Non lo sono’. Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: ‘Non ti ho forse visto con lui nel giardino?’. Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: ‘Che accusa portate contro quest'uomo?’. Gli risposero: ‘Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato’.
Allora Pilato disse loro: ‘Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!’. Gli risposero i Giudei: ‘A noi non è consentito mettere a morte nessuno’. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: ‘Tu sei il re dei Giudei?’. Gesù rispose: ‘Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?’. Pilato rispose: ‘Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?’. Rispose Gesù: ‘Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù’. Allora Pilato gli disse: ‘Dunque tu sei re?’ Rispose Gesù: ‘Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce’. Gli dice Pilato: ‘Che cos'è la verità?’. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: ‘Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?’. Allora essi gridarono di nuovo: ‘Non costui, ma Barabba!’. Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: ‘Salve, re dei Giudei!’. E gli davano schiaffi.
Pausa di riflessione silenziosa Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: ‘Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa’. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: ‘Ecco l'uomo!’. Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: ‘Crocifiggilo, crocifiggilo!’. Disse loro Pilato: ‘Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa’. Gli risposero i Giudei: ‘Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio’. All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: ‘Di dove sei?’. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: ‘Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?’. Rispose Gesù: ‘Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande.’
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: ‘Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare’. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno.
Pilato disse ai Giudei: ‘Ecco il vostro re!’ Ma quelli gridarono: ‘Via, via, crocifiggilo!’ Disse loro Pilato: ‘Metterò in croce il vostro re?’ Risposero i sommi sacerdoti: ‘Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare’. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: ‘Gesù il Nazareno, il re dei Giudei’. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: ‘Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei’. Rispose Pilato: ‘Ciò che ho scritto, ho scritto.’
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son
divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’ Poi disse al discepolo: ‘Ecco la tua madre!’ E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: ‘Ho sete’. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: ‘Tutto è compiuto!’ E, chinato il capo, spirò.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso . E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Celebrando in Casa - Giovedì Santo
Lavanda dei piedi,
condivisione del pane e del vino:
l'amore espresso nel servizio
La liturgia del giovedì Santo è una meditazione sull’intimo legame tra Eucaristia e l’amore cristiano manifestato nel servizio reciproco. Cristo è presente non solo nell’Eucaristia, ma anche nelle gesta amorevole offerte agli altri attraverso la nostra persona.
Noi rendiamo ‘reale’ la presenza di Gesù in ogni sorriso, parola gentile e azione amorevole.
Fulton J. Sheen: nuovo beato con legami carmelitani
Il vescovo Fulton J. Sheen
Un nuovo beato legato all’Ordine del Carmelo
Il 2023 ha segnato il 75° anniversario della professione del venerabile arcivescovo Fulton J. Sheen nel Terzo Ordine dei Carmelitani. Ha pronunciato i voti il 17 luglio 1948 nella cappella della Whitefriars Hall a Washington, DC. Il priore generale, Kilian Lynch, ha ricevuto l’impegno dell’arcivescovo.
Il Venerabile Fulton Sheen sarà beatificato il 24 settembre 2026 a St. Louis, nel Missouri. È stato dichiarato Venerabile nel 2012, con un miracolo riguardante la guarigione di un bambino nato morto approvato nel 2019. Il futuro arcivescovo nacque a El Paso, nell’Illinois, nel 1895, anche se in seguito fu vescovo ausiliare di New York (1951-1966) e vescovo di Rochester, New York (1966-1969).
Secondo Allan Smith, direttore della Archbishop Fulton J. Sheen Mission Society of Canada, Sheen amava il Carmelo e mantenne per tutta la vita una corrispondenza con molte comunità di carmelitani. Si dice che abbia detto dei carmelitani che pregavano per lui: «Le vostre preghiere e le vostre sofferenze carmelitane fanno più bene di tutte le nostre prediche e delle nostre azioni frenetiche. Noi facciamo rumore, ci prendiamo il merito, godiamo della consolazione di una vittoria, vista e assaporata. Voi ne siete responsabili eppure non potete vedere i frutti. Ma li vedrete nel giorno in cui la Croce apparirà nei cieli e ogni uomo sarà ricompensato secondo le sue opere.”
Sheen disse anche: “Voglio aggrapparmi al Carmelo perché amo il suo amore per Gesù. Mi rifiuto di rinunciarvi e, come il cieco di Gerico, continuerò a gridare a te senza sosta affinché tu guarisca la mia cecità e i miei mali.”
L’arcivescovo Sheen amava Santa Teresa e la sua devozione al Volto Santo. Parlava e scriveva spesso di lei e di questa devozione speciale.
Durante il suo periodo come vescovo ausiliare di New York, Sheen fu un pioniere nell’evangelizzazione utilizzando il mezzo allora nuovo chiamato televisione. Il suo programma raccoglieva 10 milioni di telespettatori ogni settimana al suo apice. Il suo programma televisivo, Life Is Worth Living, vinse un Emmy come Personalità Televisiva più Eccezionale nel 1953. L’Emmy Award viene assegnato ancora oggi, un premio che riconosce il contributo di una persona da parte degli altri nel settore televisivo. Life Is Worth Living, andato in onda dal 1952 al 1957, trattava vari aspetti del cattolicesimo. Due programmi simili, anch’essi con Sheen, seguirono dal 1958 al 1968. Prima della televisione, Sheen partecipò al programma radiofonico The Catholic Hour dal 1928 al 1952.
Sheen, parlando delle questioni morali del momento, usava spesso una lavagna per fare disegni e liste che aiutassero a spiegare l’argomento. Quando la lavagna era piena, Sheen si spostava in un altro punto dello studio televisivo e chiedeva a uno dei suoi “angeli” (un membro della troupe) di pulire la lavagna.
Il sito web BishopSheenToday.com è una delle migliori raccolte di risorse sul nuovo Beato, con i suoi numerosi libri, video e registrazioni audio.
Programma del Priore Generale per aprile 2026
Padre Desiderio García Martínez, O. Carm., priore generale, ha in programma il seguente calendario per aprile 2026:
7-10 aprile 2026: Capitolo provinciale e Unione delle Province ACV e Bética (Spagna)
13-17 aprile 2026: Capitolo Provinciale della Provincia Britannica
18-20 aprile 2026: Visita Canonica della Delegazione Francese
21-24 aprile 2026: Capitolo del Commissariato Generale del Portogallo.
Inaugurazione della cappella restaurata di S. Andrea Corsini
Inaugurazione della Cappella di S. Andrea Restaurata (a cura di Luca Venturi)
La tradizionale festa di S. Andrea Corsini – Vescovo Carmelitano di Fiesole – che si svolge nella Basilica del Carmine di Firenze il 7 gennaio, ha avuto, quest’anno 2026, una doppia valenza: da una parte la ricorrenza religiosa in occasione della nascita al cielo del prelato fiesolano e dall’altra l’inaugurazione per il restauro della cappella dove riposano le spoglie di Andrea.
La S. Messa, è stata celebrata da S.E. Mons. Stefano Manetti – Vescovo di Fiesole- presso la restaurata cappella ed ha visto la partecipazione delle autorità dei Ministeri (Interni e Cultura), della Sovrintendenza alle Belle Arti e del Comune di Firenze, nonché della Famiglia Corsini, discendente diretta del Santo Vescovo.
Nella sua omelia Mons. Manetti ha ringraziato tutte le varie componenti per aver sinergicamente permesso un restauro così bello ed importante. Ha poi ricordato la figura di S. Andrea quale esempio di carità, di zelo apostolico e per l’amore per i poveri.
Gli interventi dei vari rappresentanti istituzionali hanno messo in luce l'importanza del lavoro svolto, sottolineando la professionalità degli artigiani coinvolti e il rispetto delle scadenze previste dal progetto PNRR. Il PNRR finanzia progetti con risorse europee, concentrandosi sulla transizione verde, la digitalizzazione e le infrastrutture sostenibili, con particolare attenzione alla rigenerazione urbana e al patrimonio culturale.
Un ringraziamento particolare va anche a P. Raffaele Duranti che da “padrone di casa”, insieme alla comunità, ha seguito i lavori di questo importantissimo restauro.
Da Cammino OnLine (1/2026)
ONG Carmelitana | Giornata mondiale dei rifiuti zero
La Giornata internazionale dei rifiuti zero di quest’anno punta l’attenzione proprio sul cibo: cosa mangiamo, cosa sprechiamo e come possiamo muoverci verso un “futuro più circolare”.
Ogni anno buttiamo via circa 1 miliardo di tonnellate di cibo commestibile. Si tratta di una cifra sbalorditiva, pari a un quinto di tutto il cibo a disposizione dei consumatori. Dalla fattoria alla tavola, il 20% del cibo viene sprecato e questo ha un impatto sia sulle persone che sull’ambiente.
Circa il 60% dello spreco alimentare avviene a livello domestico. Il resto proviene principalmente dalla ristorazione e dalla vendita al dettaglio, a causa di sistemi alimentari inefficienti – tra cui produzione, distribuzione e consumo. Affrontare questo problema richiede una riprogettazione di questi sistemi, passando a un approccio più sostenibile e circolare basato su efficienza, resilienza e sostenibilità.
Perché questa transizione abbia successo, tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere.
I governi possono:
- Promuovere la prevenzione dello spreco alimentare attraverso piani per il clima e la biodiversità e politiche nazionali su circolarità, rifiuti, sistemi alimentari, agricoltura e sviluppo urbano, e incoraggiare la misurazione e il monitoraggio.
- Rafforza i partenariati pubblico-privati.
- Dimostra leadership e agisci aderendo al Food Waste Breakthrough.
Le aziende possono:
- Fissa obiettivi misurabili di riduzione dello spreco alimentare e integrali negli impegni di sostenibilità esistenti.
- Innova per passare a sistemi alimentari circolari e migliorare l’efficienza lungo le catene di approvvigionamento.
- Aderisci al Food Waste Breakthrough per diffondere soluzioni e condividere i progressi.
I consumatori possono:
- Pianifica, acquista, conserva e prepara il cibo con consapevolezza per ridurre gli sprechi e risparmiare risorse.
- Sostieni le iniziative di recupero, ridistribuzione e compostaggio del cibo.
- Contribuisci a rendere lo spreco alimentare socialmente inaccettabile attraverso le azioni quotidiane.
Un futuro a zero sprechi è possibile se lavoriamo tutti insieme: fai la tua parte consumando in modo consapevole, recuperando gli scarti alimentari e impegnandoti a costruire sistemi alimentari circolari. Facciamo in modo che il nostro cibo sia valorizzato, non sprecato.
Un sistema alimentare circolare passa dal tradizionale modello lineare “prendi-produci-smaltisci” a un approccio rigenerativo che riduce al minimo gli sprechi, ottimizza l’uso delle risorse e ricicla i nutrienti nell’ecosistema.
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Le giornate e le settimane internazionali sono occasioni per sensibilizzare l'opinione pubblica su questioni di interesse, per mobilitare la volontà politica e le risorse necessarie ad affrontare i problemi globali, e per celebrare e rafforzare i risultati raggiunti dall'umanità. L'esistenza delle giornate internazionali precede la fondazione delle Nazioni Unite, ma l'ONU le ha adottate come potente strumento di sensibilizzazione.
Pellegrinaggio della nuova arcivescova di Canterbury
La nuova arcivescova di Canterbury si reca in pellegrinaggio ad Aylesford e Faversham
Prima di essere insediata come 106ª arcivescova di Canterbury, la reverenda Sarah Mullally ha trascorso l’ultima settimana in pellegrinaggio a piedi da Londra a Canterbury. Il suo percorso ha incluso visite a due santuari carmelitani – tappe tradizionali per i pellegrini diretti a Canterbury – Aylesford e il Santuario di San Giuda a Faversham. L’intero viaggio, lungo il cosiddetto “Cammino di Becket”, è stato di 140 km (87 miglia) in una settimana. È partita dalla Cattedrale di St. Paul a Londra per arrivare alla Cattedrale di Canterbury nel Kent, in Inghilterra. Questo percorso voleva riflettere il viaggio di vita della Rev. Mullally da vescovo di Londra ad arcivescovo di Canterbury.
I pellegrini ad Aylesford hanno partecipato a una visita guidata, durante la quale è stata spiegata la storia del santuario e la sua posizione sul tradizionale percorso di pellegrinaggio. Si sono fermati in ciascuna delle cappelle per pregare. A Faversham i pellegrini hanno partecipato a un’altra visita guidata e hanno ricevuto una lezione su San Giuda come Apostolo della Speranza.
Come ricordo delle visite, l’arcivescovo ha donato a ogni sito una conchiglia di capesante, simbolo del battesimo cristiano e segno tradizionale del pellegrino.
La Rev. Mullay è la prima donna a ricoprire questa carica. Sostituisce l’arcivescovo Justin Welby, che si è dimesso quasi un anno fa. È vescovo di Londra dal 2018, essendo anche la prima donna a ricoprire tale incarico. Prima dell’ordinazione ha lavorato come infermiera oncologica. Ha descritto l’assistenza infermieristica come «un’opportunità per riflettere l’amore di Dio».
Ha espresso il desiderio che il suo mandato come arcivescovo di Canterbury «incoraggi la Chiesa a continuare a crescere nella fiducia nel Vangelo, a parlare dell’amore che troviamo in Gesù Cristo e a lasciare che questo plasmi le nostre azioni».
L'arcivescovo di Canterbury è il vescovo di più alto rango nella Chiesa d'Inghilterra. La carica riunisce diversi ruoli: vescovo diocesano della diocesi di Canterbury, primate di tutta l'Inghilterra e metropolita, nonché primus inter pares(primo tra pari) tra i primati della Comunione anglicana mondiale. La Chiesa conta circa 85 milioni di fedeli in 165 paesi.




















