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O.Carm

O.Carm

Venerdì, 24 Ottobre 2025 09:12

Lectio Divina novembre 2025

Preghiera

O Signore, cercare la tua Parola, che ci è venuta incontro in Cristo, è tutto il senso della nostra vita. Rendici capace di accogliere la novità del vangelo delle Beatitudini, così la mia vita può cambiare. Di te, Signore, non potrei sapere nulla, se non ci fosse la luce delle parole del tuo Figlio Gesù, venuto per ‘raccontarci’ le tue meraviglie. Quando sono debole, appoggiandomi a Lui, Verbo di Dio, divento forte.
Quando mi comporto da stolto, la sapienza del suo vangelo mi restituisce il gusto di Dio, la soavità del suo amore. E mi guida per i sentieri della vita. Quando appare in me qualche deformità, riflettendomi nella sua Parola l’immagine della mia personalità diventa bella. Quando la solitudine tenta di inaridirmi, unendomi a lui nel matrimonio spirituale la mia vita diventa feconda. E quando mi scopro in qualche tristezza o infelicità, il pensiero di Lui, quale unico mio bene, mi schiude il sentiero della gioia. Un testo che riassume in modo forte il desiderio della santità, quale ricerca intensa di Dio e ascolto dei fratelli è quello di Teresa di Gesù Bambino: «Se tu sei niente, non dimenticare che Gesù è tutto. Devi dunque perdere il tuo piccolo nulla nel suo infinito tutto e non pensare più che a questo tutto unicamente amabile…» (Lettere, 87, a Maria Guérin).

"Lectio divina" significa "lettura divina" e descrive il modo di leggere la Sacra Scrittura: allontanarsi gradualmente dai propri schemi e aprirsi a ciò che Dio vuole dirci. Nel XII secolo un monaco Certosino, chiamato Guigo, descrisse le tappe più importanti di questa “lettura divina”. La pratica individuale o in gruppo della lectio divina può assumere diverse forme, ma la descrizione di Guigo rimane ancora fondamentale.

Tutti noi li abbiamo incontrati!
(Luca 18:9-14)

Tutti noi li abbiamo incontrati: persone che sembrano essere in grado di rafforzare la loro immagine di sé solo mettendo in cattiva luce gli altri. Incontriamo un personaggio del genere nel fariseo del Vangelo di questa domenica.
Come il fariseo nel Vangelo di questa settimana, a volte possiamo intendere la fede come un insieme di gesti, rituali e preghiere personali che ci fanno pensare di essere stati fedeli alla chiamata di Dio perché abbiamo fatto questo o quell'altro.
La spiritualità, invece, consiste nel coltivare la nostra ‘fede’ con un profondo senso della presenza di Dio, dell'amore di Dio per noi e del nostro amore per il prossimo. Viviamo, lavoriamo e preghiamo a partire dalla nostra relazione con Dio, profondamente consapevoli del dono di amore e misericordia che Dio ci fa e che ci circonda.
Lo sfondo del Vangelo è costituito dalla prima lettura tratta dal libro del Siricide (35, 12-14, 16-19): il giudizio di Dio non si lascia ingannare dalle apparenze esteriori della ricchezza, del potere o delle manifestazioni religiose di pietà. Dio non può essere ingannato nel giudicare il ferito, il povero, la vedova o l'orfano.
È la persona ‘che con tutto il cuore serve Dio’ ad essere accettata.
La parabola di questo Vangelo, ci viene spiegato, è rivolta alle persone che ‘avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri’.
Il fariseo (persone ben rispettate per la loro pietà personale) prega Dio, ricordando a Dio (e a se stesso) quanto sia una brava persona e tutte le azioni religiose che ha compiuto. In questo modo ha adempiuto ai doveri di una persona ‘religiosa’ e ‘giusta’ - a differenza, dice, dell'esattore delle tasse.
Tuttavia, l'esattore delle tasse (considerato un peccatore ai tempi di Gesù), non si ritiene degno nemmeno di alzare gli occhi verso Dio e riconosce di aver peccato e di considerarsi indegno di stare alla presenza di Dio. Ma, come dice Gesù, lascia il tempio ‘giustificato’. Il suo rapporto con Dio nasce dal cuore.
Sopraffatto da una profonda consapevolezza dell'amore di Dio per lui e della sua indegnità, non osa nemmeno alzare gli occhi. Mentre il fariseo, per la sua mancanza di umiltà e per l'apparente presunzione di essere a posto con Dio, se ne va dando per scontato di essere nel giusto in rapporto con Dio.
La nostra preghiera e la nostra adorazione non devono mai rimanere parole vuote o azioni meramente simboliche. Devono provenire realmente dal nostro cuore e condurci non solo a un rapporto più profondo con Dio, ma anche al servizio di tutti.

Venerdì, 17 Ottobre 2025 11:41

Un sigillo del re di Francia

Per il quarto anno consecutivo abbiamo completato un altro blocco di restauri dei sigilli provenienti dalla nostra collezione di pergamene. Come negli anni passati, il progetto è stato sostenuto grazie ai contributi dell’8xMille della CEI ed è stato eseguito dal dottor Luca Becchetti, custode dei sigilli dell’Archivio Apostolico Vaticano.

Vi mostriamo il prima e il dopo di un grande sigillo rotondo in cera naturale del re di Francia Francesco I (1515-1547), le cui condizioni, prima del restauro, erano pessime, con frammenti reincollati senza alcuna logica. Il sigillo, oggi nuovamente leggibile nonostante le parti deperdite, mostra sul recto l’effigie del sovrano assiso sul trono, coronato e con lo scettro, entro un padiglione a fiordalisi; sotto i suoi piedi, s’intravedono le sagome di due leoni. Sul verso si scorge traccia dello scudo di Francia.

Il privilegio a cui appartiene (II Extra/1527.1) è datato Saint Denis, 7 luglio 1527: si tratta di una lettera regia con cui il re di Francia scrive al priore generale Niccolò Audet, ponendo fine alla diatriba tra costui e Stephane Jovency, priore della provincia di Narbona. Quando l’8 maggio 1524, durante il Capitolo di Venezia, Audet era stato eletto generale, Jovency ne aveva disconosciuto l’autorità, causando una frattura nell’Ordine carmelitano. Una settimana dopo l’elezione contestata, il priore di Narbona aveva indetto un anti-capitolo a Montpellier, dal quale era uscito priore generale. Probabilmente a quel capitolo parteciparono solo le province della Francia meridionale, ma lo scontro tra esse e il resto dell’Ordine fu tale da causare uno scisma a suon di scomuniche. Infatti Audet aveva portato la questione davanti a papa Clemente VII, ottenendo una bolla con cui si intimava ai francesi di tornare sotto la giurisdizione della curia carmelitana di Roma. A sua volta Jovency aveva fatto appello al re di Francia, nel tentativo di far sospendere la decisione papale, ma il Consiglio reale decise in favore di Audet, il quale governò dal 1524 al 1562, distinguendosi come straordinario riformatore. Il suo generalato fu il secondo più lungo della storia dell’Ordine, dopo quello di Giovanni Grossi (1411-1430).

[da: ABiGOC: Archivio e Biblioteca Generali dell’Ordine Carmelitano, 22 luglio 2025]

La nuova provincia indonesiana consacra una chiesa e ordina 10 membri sacerdoti

Il 14 ottobre 2025, il vescovo di Maumere, mons. Edwaldus Martinus Sedu, ha consacrato la chiesa parrocchiale di Maria Kusuma Karmel Bu Nuaria. Insieme al vescovo hanno partecipato il priore provinciale dell'Indonesia orientale, padre Marselinus Barus, O. Carm., il parroco di Nuaria, padre Damaskus Sukutukan Belang, O. Carm., e gli altri sacerdoti concelebranti.

Il giorno seguente, 15 ottobre 2025, festa di Santa Teresa d'Avila, dieci diaconi carmelitani della provincia sono stati ordinati sacerdoti.

La Provincia dell'Indonesia orientale è stata creata il 25 marzo 2025, solennità dell'Annunciazione del Signore. È stata posta sotto il patrocinio di S. Tito Brandsma. In precedenza faceva parte della Provincia dell'Indonesia, fondata nel 1923 dalla provincia olandese. Ai membri è stata data la possibilità di rimanere nella provincia o di unirsi alla nuova entità. La nuova provincia sarà composta da centodiciassette (117) frati di professione solenne e sessantacinque (65) frati di professione semplice. L'area della nuova provincia copre le province ecclesiali di Makasar, Ende, Kupang e Merauke nella parte orientale dell'Indonesia.

La nuova provincia ha quattro case erette canonicamente e tre case di formazione. Il suo priore provinciale è Marselinus Barus, O. Carm.

Venerdì, 17 Ottobre 2025 07:02

Causa Nostrae Laetitiae

PROFESSIO TEMPORANEA
06-09-25  Maria Iuliana della Santa Famiglia  (CAR) Luncani, Romania

ORDINATIO SACERDOTALIS
15-10-25  Andrianus Bado Rema (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Georgius Ture (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Daniel Seti Hali Tolang (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Patrisius Rato (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Blasius Wege (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Hendrikus Nggala (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Hilarius Abiops Sawokupu (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Alexandro Putra Bei (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Marianus Ronaldo Tiba (Indo-Est) Maumere, Indonesia
15-10-25  Yulianus Yesik M. Rudeng (Indo-Est) Maumere, Indonesia

15 Ottobre Festa

Dalle «Opere» di santa Teresa di Gesù, vergine

(opusc. «Il libro della vita», cap. 22, 6-7, 14)

Ricordiamoci sempre dell'amore di Cristo

Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ha sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.

Ne ho fatto molte volte l'esperienza, e me l'ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti. Non bisogna cercare altra strada, anche se si è raggiunto il vertice della contemplazione, perché per questa via si è sicuri. È da lui, Signore nostro, che ci vengono tutti i beni. Egli ci istruirà.

Meditando la sua vita, non si troverà modello più perfetto. Che cosa possiamo desiderare di più, quando abbiamo al fianco un così buon amico che non ci abbandona mai nelle tribolazioni e nelle sventure, come fanno gli amici del mondo? Beato colui che lo ama per davvero e lo ha sempre con sé! Guardiamo il glorioso apostolo Paolo che non poteva fare a meno di avere sempre sulla bocca il nome di Gesù, perché l'aveva ben fisso nel cuore. Conosciuta questa verità, ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi, come Francesco, Antonio da Padova, Bernardo, Caterina da Siena, non hanno seguito altro cammino. Bisogna percorrere questa strada con grande libertà, abbandonandoci nelle mani di Dio. Se egli desidera innalzarci fra i principi della sua corte, accettiamo volentieri tale grazia.

Ogni volta poi, che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell'amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell'accesa carità che Dio ci ha mostrato dandoci in lui un pegno della tenerezza con cui ci segue: amore infatti domanda amore. Perciò sforziamoci di considerare questa verità e di eccitarci ad amare. Se il Signore ci facesse la grazia, una volta, di imprimerci nel cuore questo amore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo molto, in breve e senza fatica.

Per saperne di più ...

Consigliamo la lettura dei seguenti libri sulla vita di Santa Teresa, la sua opera e la sua eredità, disponibili presso le Edizioni Carmelitane:

Contemplazione e missione. Cammino di evangelizzazione con S. Teresa d'Avila

Le Carmelitane: Storia e spiritualità.

Non arrenderti!
(Luca 18:1-8)

Gesù racconta la storia di una vedova insistente che riesce a ottenere la meglio contro un giudice ingiusto.
San Luca dice che la storia riguarda la necessità di pregare continuamente e di non perdersi mai d'animo. Dio non è come il giudice ingiusto, che tarda a rispondere e alla fine cede solo quando viene costretto a farlo. Dio ascolterà e risponderà al grido insistente del suo popolo.
Anche noi possiamo essere tentati di perderci d'animo quando viviamo in mezzo ai mali dei nostri giorni. Ci chiediamo quando ci sarà giustizia per i poveri, gli affamati, i disabili e gli svantaggiati.
A volte, nella preghiera, ci rendiamo conto che siamo chiamati a fare la nostra parte con azioni concrete che aiutino ad alleviare le sofferenze altrui. Sappiamo che non possiamo fare tutto da soli, ma forse qualcosa possiamo fare.
Luca usa questa storia per incoraggiare la sua comunità di credenti, per esortarli a non perdersi d'animo mentre, circondati dai mali del loro tempo, aspettano il ritorno di Gesù. Devono mantenere la fede e confidare sempre nella bontà di Dio. La loro perseveranza nella preghiera è espressione della loro fiducia in Dio. Forse la loro preghiera mostrerà loro cosa fare nell'attesa.
Come Mosè si mantiene fedele a Dio nella battaglia contro gli Amaleciti (prima lettura), così i discepoli devono conservare un rapporto fedele con Dio. La preghiera, intesa come nutrimento del nostro rapporto con Dio, piuttosto che come ‘dire preghiere’, ci mantiene in questo rapporto fedele di fiducia in Dio nell'attesa del ritorno di Gesù. Questo è il tipo di fede di cui Gesù si meraviglia nella frase finale.

Venerdì, 10 Ottobre 2025 10:36

Il Papa sottolinea lo scopo del giornalismo

Il Papa sottolinea lo scopo del giornalismo durante l'incontro con MINDS International

Giovedì 9 ottobre, Papa Leone XIV ha dedicato del tempo per rivolgersi a MINDS International, una rete globale di agenzie di stampa leader la cui missione è quella di condividere la verità, spesso con enormi rischi per la loro sicurezza personale. Il Papa ha affermato: «Se oggi sappiamo cosa sta succedendo a Gaza, in Ucraina e in ogni altra terra insanguinata dalle bombe, lo dobbiamo in gran parte a loro [alle agenzie di stampa]».

Il Papa ha descritto queste “straordinarie testimonianze oculari” come il “culmine degli sforzi quotidiani di innumerevoli persone che lavorano per garantire che le informazioni non vengano manipolate per fini contrari alla verità e alla dignità umana”.

Ha invitato i professionisti dei media a mantenere i più alti standard di integrità e verità, dati i rischi che i loro colleghi corrono per garantire che il mondo rimanga informato.

Ha anche ribadito il suo appello per il rilascio dei giornalisti che sono stati ingiustamente detenuti o perseguitati, sottolineando che il lavoro di un giornalista “non può mai essere considerato un crimine. È un diritto che deve essere protetto”. È dovere dei professionisti dei media rimanere fedeli al loro ministero. “Il vostro servizio richiede competenza, coraggio e senso etico”, ha detto il Papa.

Il Papa ha sottolineato la confusione o la crisi che deriva dal fatto che il confine tra verità e falsità sta diventando sempre più labile. L'ironia è che ciò sta avvenendo proprio mentre gli sviluppi tecnologici rendono le notizie disponibili più rapidamente che mai.

Citando il suo predecessore, Papa Francesco, il Papa ha ribadito il suo appello a “imprenditori coraggiosi, ingegneri dell'informazione coraggiosi” per impedire il degrado della comunicazione attraverso clickbait, disinformazione e concorrenza sleale. Le agenzie di stampa, ha osservato, sono in prima linea e devono trovare il modo di bilanciare la sostenibilità economica con l'impegno a fornire un'informazione accurata ed equilibrata.

Il Papa ha anche sollevato il fatto che l'ascesa dell'intelligenza artificiale rende ancora più difficile la diffusione della verità. “Chi controlla gli algoritmi, chi li dirige e per quali scopi?”, ha chiesto. Ha proposto che gli esseri umani rimangano al centro e che il potere su questi nuovi strumenti non sia concentrato nelle mani di pochi.

“Con il vostro lavoro paziente e rigoroso”, ha detto Papa Leone, “potete fungere da barriera contro coloro che, attraverso l'antica arte della menzogna, cercano di creare divisioni per governare dividendo”.

Il 3 maggio 2026 si celebrerà la “Giornata mondiale della libertà di stampa” delle Nazioni Unite. Questa giornata è una celebrazione dell'impegno a sostenere i principi fondamentali della libertà di stampa e a difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato questa giornata nel 1993, su raccomandazione dell'UNESCO, per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della libertà di stampa, valutarne lo stato a livello globale, onorare i giornalisti che hanno perso la vita nell'adempimento del proprio dovere e incoraggiare i professionisti dei media a riflettere sull'etica professionale.

Padre Desiderio García, nuovo Priore Generale dei Carmelitani: «Le nostre origini sono asiatiche»

In un'intervista con omnesmag.org, il neoeletto priore generale dell'Ordine Carmelitano, padre Desiderio García Martínez, ha fornito alcune riflessioni sulla sua vocazione di carmelitano e su quale direzione sta prendendo l'Ordine. OMNES è una rivista online che si autodefinisce un media cattolico che affronta tematiche di attualità da un punto di vista analitico e riflessivo, con una prospettiva cattolica. L'intervista è stata pubblicata in diverse lingue.

Rilevando che il recente Capitolo Generale dei Carmelitani si è tenuto in Indonesia, il priore generale ha osservato che le origini dell'Ordine Carmelitano sono in Terra Santa. “Veniamo da lì, e ora lo Spirito Santo ci sta riportando lì”, ha detto padre Desiderio.

Ha descritto la forte crescita dell'Ordine in Asia come “solo un viaggio di andata e ritorno” da quando l'Ordine ha avuto inizio in quella zona. Le statistiche distribuite durante il Capitolo mostrano che l'area geografica Asia-Australia-Oceania conta 722 dei circa 2.000 membri dell'Ordine. Circa 263 di questi uomini sono in formazione. L'area è ancora relativamente nuova per l'Ordine. La realtà carmelitana più antica della zona è l'Australia, fondata nel 1881, seguita dall'Indonesia nel 1923. Le Filippine hanno seguito nel 1958. La Provincia indiana, il Commissariato del Vietnam, il Commissariato generale indiano e la Provincia dell'Indonesia orientale sono tutte realtà più recenti. 

La Provincia olandese ha fondato l'Ordine in Indonesia nel 1923, 102 anni fa. Oggi, nel più grande Paese musulmano del mondo, dove la popolazione cattolica è solo il 3%, la provincia carmelitana si è recentemente divisa, istituendo una Provincia dell'Indonesia orientale, pur mantenendo la Provincia dell'Indonesia che copre il resto del Paese. Ma il priore generale ha ammonito: «L'importante, naturalmente, non sono i numeri, né le strategie, né i calcoli. Piuttosto, è vedere come il dono del carisma carmelitano, i suoi valori, la sua spiritualità, sotto l'azione dello Spirito Santo, continuano a portare frutto».

Più avanti nell'intervista, padre Desiderio ha parlato della «contemplazione non solo come cuore del carisma carmelitano, ma anche come il miglior dono che possiamo offrire al mondo e alla Chiesa». I Carmelitani sono impegnati in un ampio spettro di ministeri e apostolati: «Qualunque cosa facciamo, prestiamo particolare attenzione al cammino spirituale delle persone». La missione tra la gente è sempre svolta con «la ricchezza della nostra vita contemplativa». 

«Credo che una delle grandi sfide profetiche del Carmelo sia quella di aiutare il mondo di oggi a coltivare la vita interiore. Una vita interiore che non ci allontani dalla vita ordinaria delle persone, ma al contrario ci immerga più profondamente nelle sofferenze dell'umanità. Una persona con uno sguardo contemplativo è una persona con mani compassionevoli».

Ha poi usato l'immagine, citando il profeta Isaia, del «contemplativo che allarga la sua tenda» per «fare spazio a Dio e a tutti coloro che vengono con Lui: l'umanità. L'autentica contemplazione ci porta alla tenerezza e alla compassione, a toccare le ferite del Corpo di Cristo e a guarire le ferite. Insisto sul fatto che la qualità della nostra compassione proviene dalle radici della contemplazione».

Per quanto riguarda le sue priorità per i prossimi sei anni, il priore generale ha parlato della sua responsabilità di vegliare sul bene comune dell'intero Ordine, di garantire che l'Ordine cresca nella fedeltà alla sua identità, nonché di discernere in modo creativo, guardando al nostro mondo, i nuovi cammini lungo i quali Dio ci sta guidando. Ciò implica accompagnare l'intera Famiglia Carmelitana nel coltivare il nostro atteggiamento contemplativo nella vita di preghiera, fraternità e servizio nell'annuncio del Vangelo. Egli ci ricorda che questo non si fa a distanza, ma «guardando negli occhi i fratelli e le sorelle, conoscendo la realtà e dialogando con ogni cultura». E soprattutto, implica lo svolgimento dell'“apostolato dell'ascolto”. Dal ritorno alle nostre origini emergono due aree di interesse: “il rinnovamento della vita comunitaria come luogo di accompagnamento e accoglienza incondizionata” e “la cura della nostra missione, aprendo finestre di speranza all'umanità vulnerabile, povera e dimenticata”.

Sebbene padre Desiderio sia spagnolo, è nato a Orange, in Francia, un'antica città romana e patrimonio dell'umanità in Provenza. “Sono figlio di immigrati”, ha detto spiegando che suo padre lavorava nei vigneti di Châteauneuf du Pape, un importante centro vinicolo francese fin dal XIV secolo. Quando i suoi nonni invecchiarono e ebbero bisogno di assistenza, la famiglia tornò in Spagna. Si stabilirono a Onda, sede di un'importante fondazione carmelitana. Fu lì che il futuro priore generale conobbe i Carmelitani.

Questo articolo è basato su un'intervista di Francisco Otamendi per omnesmag.org.

L'intervista completa è disponibile qui in italiano.

La Chiesa si riunisce in Piazza San Pietro per celebrare il Giubileo della Vita Consacrata

Una folla straripante di suore e frati, monaci e contemplativi, membri di istituti secolari, l'Ordo Virginum, eremiti e membri di “nuovi istituti” provenienti da tutto il mondo si sono riuniti in Piazza San Pietro giovedì mattina, 9 ottobre 2025, per unirsi a Papa Leone XIV nella celebrazione del Giubileo della Vita Consacrata.

Durante l'omelia, Papa Leone XIV ha esortato i religiosi e le religiose ad essere “veramente poveri, miti, affamati di santità, misericordiosi” e a “cercare, chiedere e bussare” per ottenere i doni di Dio, incarnando il ruolo profetico della vita religiosa. Il Papa ha parlato di "Dio come pienezza e significato della nostra vita. Per voi, per noi, il Signore è tutto“. Ci ha ricordato che ”un'autentica esperienza di Dio dà sempre origine a generosi slanci di carità". Questo si può vedere nella vita dei fondatori e delle fondatrici dei vari ordini e congregazioni presenti.

Il Papa ha concluso esortando tutti i religiosi a «fare tesoro e coltivare ciò che avete ricevuto. ... Conservate la semplicità degli “ultimi” del Vangelo», secondo le parole di San Paolo VI. «Possiate riuscire a riscoprirlo in un rapporto interiore e più stretto con Cristo e nel contatto diretto con i vostri fratelli».

Testo completo dell'omelia

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