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O.Carm

O.Carm

Il 16 maggio 2026, Eduardo Sanz de Miguel, OCD, e Fernando Millán Romeral, O. Carm., terranno una conferenza sullo Scapolare. Seguirà una Messa celebrata da Juan Antonio Martinez Camino, vescovo ausiliare di Madrid.

P. Sanz de Miguel parlerà sul tema “La spiritualità carmelitana: vivere sulle orme di Gesù Cristo rivestiti nelle virtù della Vergine Maria”.

P. Millán terrà una conferenza dal titolo «Lo scapolare carmelitano nella letteratura: rischi e valori».

Le conferenze e la Messa si terranno nella parrocchia di Nostra Signora del Monte Carmelo a Madrid.

Lunedì, 16 Marzo 2026 13:44

Causa Nostrae Laetitiae

PROFESSIO TEMPORANEA
12-12-25  Maria Lorna Joseph Pegenia (BUR) Burgos, Philippines


ORDINATIO DIACONALIS
20-12-25  Francu Laurentiu (Ital-Rom) Jesi, Italia
06-02-26  José Ricardo da Silva Oliveira (Pern) Escada, Brasil


ORDINATIO SACERDOTALIS
04-01-26  Kanyoro Biarukanga Clément (Ital-Cong) Nioka, RDCongo
02-02-26  Candido Augusto Vida (Pern) Petrolina, Brasil
21-02-26  Luiz Otávio Sebastião da Silva (Pern) Escada, Brasil


ORDINATIO EPISCOPALIS
15-03-26  Joshy G. Pottackal (India) Auxilary Bishop of Mainz, Germany

Libri sulla venerabile Mariangela Virgili presentati a Ronciglione, la sua città natale

L’8 marzo nella chiesa di S. Maria della Provvidenza a Ronciglione, a partire dalle ore 16, sono stati presentati i due libri su “Mariangela Virgili Terziaria carmelitana (1661-1734) tra Devozione e Santificazione”, 2025 di Franca Fedeli Bernardini. Il primo volume è stato pubblicato dalle Edizioni Carmelitane, la casa editrice della Curia generale dell'Ordine Carmelitano e dell'Institutum Carmelitanum, ed è disponibile sul sito web https://edizionicarmelitane.org/

La chiesa del “Borgo di Sotto”, particolarmente rilevante  per la Virgili che è nata e morta in questo rione, era affollata data l’importanza della venerabile ancora oggi considerata una presenza identitaria forte e commovente per i miracoli che ha operato in vita e dopo la sua morte, analizzati nel secondo  volume che illustra le testimonianze e gli ex voto ancora oggi presenti nella sua casa che, per l’importante culto extraliturgico presente, diviene quasi una sorta di “santuario” oggi musealizzato sempre visitato da devoti e turisti attenti.

La data della presentazione, particolarmente significativa per le donne, è stata scelta già nel 2025 dall’Assessore alla Cultura del Comune, Avv.to Alessandra Ortenzi, come momento da ricordare attraverso la figura più significativa del paese che ha operato per il benessere delle donne chiamando tra l’altro Rosa Venerini che fonda in paese la prima scuola femminile. L’iniziativa oltre che dal Comune di Ronciglione è stata patrocinata e promossa da Mons. Silvio Iacomi, parroco di Ronciglione, dall’Associazione Culturale Mariangela Virgili, dall’Associazione Nazionale Centri Sociali Comitati Anziani, dal Centro Culturale Polivalente Città di Ronciglione e dall’Unicoop Etruria.

Hanno preso la parola Maria Cangani, organizzatrice dell’iniziativa con Daniele Trappolini, Presidente dell’Associazione Culturale Mariangela Virgili, seguiti da interventi di Franca Fedeli Bernardini, di Sarina Aletta che ha recitato brani del volume che rimandavano a fatti prodigiosi tramandati dalla tradizione orale molto commoventi, di Claudio Canonici, Docente universitario e Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Civita Castellana e di Don Silvio Iacomi  e Alessandra Ortenzi  che hanno ricordato momenti particolarmente intensi che li hanno coinvolti come parroco e insegnante e come famiglia in guerra oggi molto devota. Prima della conclusione a cura del Coro di Ronciglione che ha eseguito tre brani di musica sacra ha fatto un breve intervento Alessio de Angelis che ha ricordato come la Croce Rossa abbia apposto lo Scudo Blu, bandiera per la pace per la protezione dei beni culturali, sui luoghi frequentati da Maria Mariangela Virgili a partire dalla sua casa.

In relazione alle circostanze del progetto “Ronciglione un Borgo di Pace”, in collaborazione con l’istituto scolastico Mariangela Virgili, e alle particolari, attuali, contingenze è stata evidenziata, dai relatori, e poi dai presenti che si sono fermati a discutere a lungo, la figura di Mariangela Virgili portatrice di pace e dispensatrice di salvezza ai soldati in guerra che la ringraziavano riconoscenti. È stata evidenziata chiaramente l’importanza che la sua figura di povera illetterata assume nella promozione della parità in una società piena di contraddizioni sociali, fortemente centralizzata e gerarchizzata. Con alcune persone d’avanguardia, come Rosa Venerini che chiama a Ronciglione per fondare una scuola femminile, Mariangela Virgili comprende come le donne povere, ignoranti, vedove, malate, immigrate e malviventi necessitino di un’elevazione spirituale e sociale attraverso la riduzione del bisogno che genera soggezione, partendo dall’educazione, la formazione, lo studio e infine l’inserimento sociale delle classi più povere, fornendole di un bagaglio di conoscenze necessarie dove l’insegnamento va di pari passo con l’educazione morale. Il rinnovato processo di femminilizzazione della “santità sociale” e ricomposizione della società cristiana affronta un complesso assestamento che porta a scelte differenziate, ma coraggiose di donne “al di fuori del chiostro”, ma profondamente inserite nella realtà sociale, o “dentro il chiostro” per scelta ragionata, ma estremamente partecipi dei diversi contesti territoriali tesi all’educazione in particolare di fanciulle e ragazze. Dotata di doni prodigiosi e di sorprendenti capacità guaritorie, spesso realizzate con semplicità utilizzando quanto a portata di mano, le persone di tutti i ceti sociali, compresi i carcerati che scontano la “vendicazione necessaria per la pace nel mondo”, ricorrono a lei per aiuti, e previsioni, la circondano e si affollano nel suo “tugurio” dove consiglia, ospita, accoglie, risana e ridistribuisce secondo le necessità dei richiedenti.

Come donna religiosa, ma laica, esternalizza, nonostante la povertà e attraverso la condivisione dei beni donati, il suo agire caritatevole a vicini, malati, carcerati, donne, neonati che contribuisce a far nascere e che porta sotto la veste negli ospedali cittadini preposti e la sua attività volontaria s’affianca e implementa quella sussidiaria delle istituzioni finanziate. La propria abitazione diviene un ricetto di persone accolte e, al piano terra dello stesso palazzo, un appartamento viene da lei affittato per accogliere malati non accettati per la gravità negli ospedali cittadini (come rognosi o lebbrosi) e lungodegenti già dimessi. 

Particolarmente attenta agli aspetti sociali che generano povertà afferma la necessità della giustizia commutativa e morale nel dare al venditore il giusto e al lavoratore il dovuto necessario, fattore che può farla sembrare sciocca nonostante l’onestà e la carità divengano una sorta di necessità da espletare con semplici e continui “fatti comuni”.

L’importanza della venerabile è tale che viene ancora oggi   interiorizzata e sentita come protettrice e santa indipendentemente dall’esito della causa di beatificazione E se i santi sono figli e figure che parlano ai loro tempi, come evidenziato da Caludio Canonici, l’attualità di questa “donnina vestita di nero”, come scaturito dalla discussione e dai temi proposti in questa sede, è ancora capace di parlare a persone oggi  quando  si ripetono e ripropongono modelli del passato e crisi delle acquisite certezze.

«Per una transizione giusta dai combustibili fossili»
Dal dominio del carbonio all'esperienza della comunione

Eduardo Agosta Scarel, O. Carm.
Direttore del Dipartimento di Ecologia Integrale, CEE
Vicepresidente dell'ONG Carmelitana

Immaginiamo per un attimo che la casa dove siete cresciuti, quella che custodisce i vostri ricordi più sacri, inizi a creparsi. Non sono solo macchie sul muro, ma sono le fondamenta che cedono.

Questa è l'immagine che Papa Francesco ci ha messo davanti agli occhi nell'esortazione apostolica Laudate Deum (LD) del 2023, quando ha avvertito: «il mondo che ci accoglie sta crollando e forse si avvicina a un punto di rottura» (LD 2).

Non stiamo più parlando di un cambiamento climatico lontano o di fredde statistiche; stiamo parlando di un sistema in netto deterioramento che mina la sostenibilità della vita così come l'abbiamo conosciuta. Per decenni, la nostra economia ha funzionato come se i beni della terra (alcuni li chiamano «risorse») fossero infiniti, intrappolata in quello che la Chiesa chiama il paradigma tecnocratico (Laudato Si’ (LS), 101), credendo che il potere e il consumo senza limiti siano l'unica strada.

Ma la Chiesa, illuminata dalla Laudato Si’, ci dice che la fede non può essere indifferente al tipo di energia che muove il nostro mondo. I combustibili fossili, cioè il carbone, il petrolio e il gas, che un tempo erano il motore di un’era, oggi sono la catena che ci lega alla distruzione della casa comune.

Papa Francesco è stato chiaro: «la tecnologia basata sui combustibili fossili altamente inquinanti – soprattutto il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas – deve essere sostituita progressivamente e senza indugio (LS 165)». La frase è importante: «senza indugio». Non è un suggerimento per il prossimo secolo; è un imperativo morale per oggi. Perché? Perché ogni grado di temperatura in più è un colpo diretto ai più poveri, a quelli che non hanno l'aria condizionata per il caldo estremo, né muri contro le inondazioni, né raccolti sufficienti per nutrirsi.

È qui che la nostra risposta come Chiesa deve diventare profetica, come quella degli antichi profeti ebrei, Geremia, Gioele, o anche quella di Gesù stesso. Non cerchiamo semplicemente di sostituire un barile di petrolio con centinaia di pannelli solari. Sarebbe solo una misura cosmetica. Cerchiamo una transizione che sia giusta.

Cosa significa questo? Significa una trasformazione integrale che superi il mero interesse economico e metta al centro la dignità umana, la solidarietà globale e la cura della casa comune. Significa, in primo luogo, chiedere l'abbandono urgente dei combustibili fossili e una sensibile riduzione del consumo energetico da parte delle nazioni più ricche, che devono assumersi la loro responsabilità storica con azioni concrete, come la cancellazione del debito estero insostenibile di alcuni paesi del Sud del mondo.

Tuttavia, affinché questa richiesta non rimanga intrappolata in promesse vuote, abbiamo bisogno di un quadro internazionale diverso. Laudate Deum ci esorta a configurare un «nuovo multilateralismo» (LD 37-43) che riesca a superare la parsimonia, i blocchi e la mancanza di meccanismi vincolanti dell'attuale sistema di negoziazione dell'ONU.

È in questo contesto che si erge come un traguardo promettente la prossima Conferenza di Santa Marta, in Colombia (24-29 aprile 2026), la prima conferenza internazionale incentrata specificamente sulla transizione dai combustibili fossili. Questo incontro tra paesi segna l'inizio del dialogo per tracciare una tabella di marcia reale ed efficace verso l'eliminazione dei combustibili fossili, guidata da una diplomazia morale e civile che dimostra che è possibile un altro tipo di governance globale, più agile e impegnata per il bene comune.

In secondo luogo, significa proteggere le popolazioni vulnerabili e i lavoratori colpiti, garantendo, ad esempio, programmi di riqualificazione professionale e sussidi di disoccupazione per coloro che oggi dipendono dall'industria petrolifera o carbonifera. Inoltre, significa che questa transizione non deve cadere in un “nuovo estrattivismo”, quindi bisogna rifiutare l'idea che l'estrazione di materiali per pannelli solari o batterie ripeta lo storico spoliazione di terre e comunità. Invece, la transizione energetica giusta implica l'obbligo di promuovere una governance partecipativa sia nelle decisioni di produzione che di distribuzione e consumo, come, ad esempio, la creazione di comunità energetiche locali in cui i cittadini assumono in prima persona il processo di cambiamento.

Infine, significa anche una profonda coerenza etica e finanziaria, esemplificata dal progressivo disinvestimento delle istituzioni e degli individui cattolici nelle imprese di combustibili fossili o di mega-estrazione mineraria, accompagnato da un'intensa educazione climatica (e non da “negazione climatica”) che promuova nuovi stili di vita sostenibili e garantisca che le nuove infrastrutture di produzione proteggano gelosamente la biodiversità.

In breve, significa che il «grido della terra» e il «grido dei poveri» (LS 49) sono, in realtà, un unico grido che ci chiede un approccio integrale alla transizione ecologica, una profonda trasformazione che superi il paradigma tecnocratico che tende a riporre fiducia in false soluzioni tecniche e non mette in discussione la moralità delle azioni. In Laudate Deum, la Chiesa ci chiede che questa transizione sia «obbligatoria e monitorabile» (LD 59), perché la buona volontà non basta più; abbiamo bisogno di strutture giuste che garantiscano il rispetto dei diritti umani fondamentali e dell'ambiente naturale che li sostiene, attraverso buone pratiche di produzione, distribuzione e consumo, la partecipazione democratica e profondi cambiamenti negli stili di vita di consumo eccessivo e di scarto.

In definitiva, «non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali […] e non ci sono cambiamenti culturali senza cambiamenti nelle persone» (LD 70). L'abbandono dei combustibili fossili non è solo una sfida tecnica per gli ingegneri; è una sfida morale per noi.

Come Chiesa, la nostra missione sociale è annunciare il Vangelo e, a partire da esso, promuovere la dignità umana, il bene comune e la giustizia nelle strutture sociali, economiche e politiche. Se proclamiamo la vita come dono del Creatore, non possiamo finanziare la morte né essere indifferenti alla sofferenza che provochiamo.

In materia di energia, se predichiamo la giustizia, dobbiamo promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie basate su energie pulite che, allo stesso tempo, consentano alle comunità più povere di accedervi.

Passiamo da un'economia incentrata sull'estrazione a un'economia incentrata sulla cura, che mette al centro l'essere umano. Passiamo dal carbonio alla comunione. Perché, alla fine dei conti, prendersi cura del creato non è una “scelta verde”, ma un atto d'amore verso il Creatore e verso ogni essere umano che abita questa casa comune.

Padre Desiderio García Martínez, O. Carm., priore generale, ha programmato il seguente calendario per marzo 2026:

5-19 marzo 2026: Sessioni plenarie del Consiglio generale, Roma
10 marzo 2026: Partecipazione al Capitolo della Congregazione Suore Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambino Gesù (Santa Marinella)
12 marzo 2026: Riunione dei Consigli Generali OCARM e OCD (Curia Generalizia OCD)
14-15 marzo 2026: Ordinazione episcopale di Fr. Joshy Pottackal, O. Carm. Mainz (Germania)
23-26 marzo 2026: Capitolo Provinciale, Provincia di Catalogna (Spagna)
27 marzo 2026: Tavola rotonda e proiezione del documentario Pablo Mª de la Cruz, O. Carm. Università CEU San Pablo (Madrid)

Mercoledì, 11 Marzo 2026 08:35

Celebrando in Casa - IV Domenica di Quaresima

In cammino verso la luce
(Giovanni 9:1-41 Forma breve)

Nel Vangelo di questa domenica accompagniamo l'uomo nato cieco nel suo cammino verso la luce.
La prima cosa che leggiamo nella versione intera di questo Vangelo è che Gesù annuncia che l'uomo è senza peccato: è nato cieco perché la gloria di Dio possa essere vista all'opera in lui. Poi Gesù dona la vista al cieco. Si noti che l'uomo non ha chiesto di essere guarito: questa è un'iniziativa di Gesù, che fa il primo passo e tende la mano amorosamente.
È così che Gesù si avvicina anche a noi.
Quando l'uomo torna a casa, i vicini e gli amici non lo accolgono con gioia. Al contrario, viene accolto con molte domande e molto sospetto. Sembrano non vedere ciò che è accaduto all'uomo. Questi stessi vicini e amici portano l'uomo dalle autorità religiose per vedere cosa ne pensano della situazione. Ma anche loro accolgono l'uomo con molte domande e grande sospetto e alla fine lo allontanano. Anche loro sono ciechi di fronte all'opera di Dio, sia nell'uomo che in Gesù che lo ha guarito.
Gesù cerca l'uomo e gli chiede se crede. L'uomo chiede in chi deve credere. Gesù risponde: ‘In me’. L'uomo, che ora vede chiaramente chi è Gesù, crede e lo adora.
L'intero mondo dell'uomo è stato totalmente trasformato dalle tenebre più totali alla luce grazie all'azione amorevole di Gesù. Un po' alla volta, nel corso della lettura, l'uomo si è reso conto di chi fosse Gesù. All'inizio Gesù è semplicemente ‘un uomo’, poi ‘un profeta’, poi ‘Figlio dell'uomo’ e infine ‘Signore’.
Anche noi possiamo essere ciechi di fronte ai molti modi in cui Dio è presente nella nostra vita e in quella di chi ci circonda. Può essere necessario un po' di tempo nel nostro cammino di fede per rendersi conto di chi è Gesù e per permettere alla nostra vita di essere riempita di Luce.
Le candele che usiamo nelle nostre chiese ci ricordano la vitalità e la vita di Cristo che ci è stata affidata. Con le nostre menti illuminate e i nostri cuori riscaldati dallo Spirito di Cristo, anche noi sviluppiamo una vera comprensione e, quando il cuore di Dio comincia a battere nel nostro, diventiamo luce e calore gli uni per gli altri.
Che la luce di Cristo arda forte in noi! 
 
Tempo di silenzio per la riflessione

L'ONG Carmelitana chiede un rinnovato intervento globale contro la povertà e la disuguaglianza alla riunione delle Nazioni Unite sullo sviluppo sociale

Sto scrivendo questo articolo dalla sede delle Nazioni Unite a New York, proprio mentre la 64a riunione annuale della Commissione per lo sviluppo sociale (CSocD64) sta per finire. Durante la mia permanenza ho partecipato a varie sessioni plenarie ed eventi collaterali.

Un tema ricorrente durante l'incontro di quest'anno è stata l'importanza della Dichiarazione politica di Doha, il documento che è uscito dal Secondo vertice mondiale per lo sviluppo sociale, tenutosi a Doha, in Qatar, lo scorso novembre.

In poche parole, la Dichiarazione di Doha è stato un accordo tra le nazioni per rinnovare il loro impegno a favore dello sviluppo sociale, compresa l'eliminazione della povertà estrema, il miglioramento delle protezioni sociali per tutti e la promozione dei diritti umani universali. Il Vertice e la Dichiarazione avevano lo scopo di dare il via a una spinta finale verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG, noti anche come Agenda 2030).

Il vertice e il CSocD64 hanno avuto come tema “non lasciare indietro nessuno”. Purtroppo, i progressi sugli SDG sono stati contrastanti. Molti, infatti, vengono lasciati indietro. È sicuramente necessario un impegno rinnovato e rinvigorito e un follow-up nella promozione di un vero sviluppo sociale.

L'incontro CSocD64 di questo mese ha visto molte conversazioni interessanti ed espressioni di solidarietà e impegno all'azione. Abbiamo sentito parlare dell'assistenza non retribuita, che è svolta principalmente dalle donne in tutto il mondo. Se questo lavoro vitale fosse retribuito, sarebbe uno dei segmenti più importanti dell'economia di molti paesi.

Questo è un problema che va affrontato. (Nota dell'autore: è rivelatore e inquietante riflettere su tutte le attività distruttive svolte in tutto il mondo che vengono generosamente retribuite, mentre il lavoro fondamentale di prendersi cura degli altri può essere svolto in modo non retribuito senza alcuna giustificazione).

Al CSocD64 abbiamo anche sentito lamentele sulle “crisi globali che si sovrappongono”, tra cui la crescente disuguaglianza. Papa Francesco ha definito la disuguaglianza “la radice del male sociale”. Come sociologo, posso confermare il suo potere distruttivo. Dobbiamo affrontare il divario crescente tra i pochi molto ricchi e i molti in tutto il mondo che hanno così poco.

Al CSocD64 è stato anche detto, più volte, che agire per migliorare l'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria e per proteggere i poveri e i più vulnerabili non dovrebbe essere visto come un “costo”, ma piuttosto come un “investimento” nel futuro dei singoli paesi e del mondo. Il ritorno su investimenti adeguati in questo senso è davvero significativo.

Infine, al Forum della società civile del CSocD64, è stato detto che la società civile (comprese le ONG, le religioni, le istituzioni accademiche e i sindacati) ha svolto e continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere lo sviluppo sociale.  Siamo vicini alla gente, quindi conosciamo le loro difficoltà e siamo nella posizione di avere un impatto reale se collaboriamo con i nostri governi e chiediamo azioni concrete per lo sviluppo sociale nei nostri paesi e nel mondo. Dobbiamo raccogliere la sfida!

Dott. Dennis Kalob
Direttore amministrativo della ONG Carmelitana

La mostra “San Juan de la Cruz, Esperanza de alto Vuelo” ha aperto i battenti ad Alba de Tormes come parte dell'esposizione dedicata a San Giovanni della Croce. Nell'ambito delle celebrazioni per il centenario del santo, l'allestimento include uno degli elementi più importanti dal punto di vista storico e scientifico: la ricostruzione del volto di San Giovanni della Croce.

Lo studio, intitolato “Fisonomía original de San Juan de la Cruz” (Aspetto originale di San Giovanni della Croce), racconta come si è arrivati a ricostruire il vero volto del mistico dottore. Tutto è iniziato nel 1992 a Segovia con il riconoscimento canonico nel quarto centenario della morte del santo. Sotto la direzione del dottor Massimo Benedettucci, la ricostruzione scientifica del volto è stata fatta partendo dal cranio di San Giovanni della Croce.

La tecnica usata consisteva nel fare un calco in gesso, ricostruire anatomicamente i muscoli e i tessuti molli e interpretare le caratteristiche non direttamente definite dalla struttura ossea sulla base delle descrizioni storiche. In questo caso, ci si è basati molto sul lavoro di padre Jerónimo de San José (Ezquerra de Rozas).

La ricostruzione è stata poi usata per creare un busto in bronzo dalla Fonderia Artistica Cavallari di Roma, usando la tecnica della cera persa. Questo processo consiste nel creare una scultura in cera, racchiuderla in uno stampo resistente al calore, sciogliere la cera e versare il metallo fuso nella cavità. L'artista Alejandro López Araguez ha poi creato un busto con la tradizionale policromia a olio, dando più realismo e profondità espressiva alla figura.

Usato con il permesso del Segretario per l'informazione OCD

Giovedì, 05 Marzo 2026 08:24

Due centenari

Dagli Archivi e dalla Biblioteca Generale dell'Ordine Carmelitano

Quest’anno ricorrono due importanti centenari per l’Ordine Carmelitano. Il 30 gennaio 1226, il papa Onorio III concedeva una bolla, in forma di mandatum ossia di comando, che iniziava con le parole Ut vivendi normam: con essa il pontefice comandava agli eremiti del Carmelo di osservare fedelmente la Formula di Vita, data alcuni anni prima (tra il 1206 e il 1214) dal patriarca Alberto di Gerusalemme. Osservandola e vivendo «in santa penitenza», i frati avrebbero ottenuto l’indulgenza. Non si tratta ancora dell’approvazione della Regola, che avverrà solo il 1° ottobre 1247 con Innocenzo IV, ma di un primo riconoscimento della comunità degli eremiti carmelitani e della loro Formula di Vita.

Un secolo più tardi, il 3 febbraio 1326, Giovanni XXII concedeva con la costituzione Super cathedram tutti i privilegi già concessi ai francescani e ai domenicani: in tal modo si completava il percorso, abbastanza accidentato, di trasformazione del Carmelo in ordine mendicante.

Mercoledì, 04 Marzo 2026 13:24

Vitam Coelo Reddiderunt

24-01-26
P. Franz Xaver Seibel (Ger)

04-11-30

08-09-51

08-09-54

01-07-56

27-01-26
Sr. Ma Jesusa Buendia Rosacay (BUR)


09-01-57


06-06-04


06-06-09

             
                     

01-02-26
Sr. Miriam Robertz (HEE)


22-12-33


23-01-60


23-01-63

             
                    

01-02-26
Fr. Anton Hoogland (Neer)
 

22-10-43

22-08-63

27-08-66

 04-07-70

11-02-26
P. Rudolf Theiler (GER)
 

22-03-51

08-09-73

20-11-77

 20-05-79

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