O.Carm
Programma del Priore Generale per il mese di giugno
Il Priore Generale, P. Míċeál O'Neill, ha in programma il seguente calendario per il mese di giugno 2024:
01 - 05 giugno: completamento della visita canonica della provincia di Rio de Janeiro,
09 - 14 giugno: Capitolo provinciale della Provincia irlandese, a Dublino,
16-22 giugno: Capitolo provinciale della Provincia italiana, a Sassone, Roma,
23-30 giugno: visite fraterne in Italia.
Memoria di Sant' Eliseo, Profeta
14 giugno| Memoria
Sant' Eliseo, profeta
Il ciclo biblico di Eliseo (2 Re) è fortemente legato a quello di Elia. La chiamata di Eliseo si colloca dopo la teofania dell'Oreb (1 Re 19, 16-21). Secondo l'ordine divino, egli è colui che deve succedere al Tishbita; Eliseo diventa quindi servo e discepolo di Elia (2 Re 3,11).
Come Elia, Eliseo è presentato dai Padri della Chiesa come una figura cristica, come un taumaturgo. Viene anche presentato come modello di vita monastica. Numerosi Padri della Chiesa attestano la verginità di Eliseo dopo quella di Elia. I carmelitani medievali riprodussero queste linee insistendo sul fatto che Elia ed Eliseo furono i primi a consacrarsi a Dio nella verginità. Anche la preghiera svolge un ruolo primordiale nella vita di Eliseo: è la fonte dei miracoli che il Signore compie attraverso di lui. Eliseo è anche ritratto come una persona ritirata dalla società. La sua rinuncia iniziale, sacrificando i buoi e l'aratro prima di seguire Elia, è un esempio per esortarlo a distaccarsi dalle preoccupazioni mondane (Ger., Ep. 71,3). Per Cassiano, Eliseo è uno dei fondatori del monachesimo e, in modo più speciale, un maestro di povertà (Ist. 7:14,2).
Eliseo è costantemente presente come discepolo di Elia, suo figlio spirituale, suo erede, il discepolo per eccellenza. Eliseo non è l'unico discepolo di Elia, ma all'interno di questo gruppo di discepoli, Eliseo occupa il primo posto.
La chiamata di Eliseo
Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Và e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te».
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio. (1 Re 19: 19-21)
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Pubblicazione recente delle Edizioni Carmelitane:
Les prophètes Élie et Élisée au Moyen Âge Latin
Tome 1. Vllle-IXe siècles. L'époque carolingienne
Tome 2. Xe-début XIIe siècle. Des commentaires carolingiens à la
Glossa ordinaria
Tome 3. La renaissance et le tournant du XIIe siècle
Tome 4. XIIIe siècle. L'essor des universités
Coffret: Tome 1, 2, 3 et 4
Celebrando in Casa - XI Domenica del Tempo Ordinario
A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio?
(Mc 4:26-34)
Le parabole hanno lo scopo di suscitare in coloro che ascoltano degli interrogativi. Non rispondono in modo diretto a una domanda, quanto piuttosto interpellano l'intelligenza lasciandola pensosa.
Raramente Gesù nei Vangeli si interessa di dati o cifre, tempi o scadenze. Ricorrendo alle parabole, egli cerca di raggiungere i suoi ascoltatori a un livello più profondo.
Desidera che il suo insegnamento avvinca i loro cuori. È proprio del processo di conversione cominciare a vedere le cose con occhi diversi.
È bellissimo vedere Gesù continuamente attento alla vita, a quanto accade intorno a lui, per servirsi di particolari e immagini che possano aiutare gli altri a cogliere e sperimentare la presenza del regno.
Nel vangelo di Marco il regno non è qualcosa prossima a venire, bensì realtà già presente. È la presenza e l'opera (il regno) di Dio in mezzo al suo popolo. Ciò può non essere subito chiaro, eppure è reale.
Può apparire un inizio alquanto modesto (come il granello della seconda parabola), ma l'esperienza che suscita si dilata in qualcosa di totalizzante.
La storia del seme che cresce spontaneamente
L'agricoltore che pianta il seme conosce il processo: prima il seme, poi il germoglio verde, le foglie, la spiga e il grano. Egli sa aspettare e non taglia il gambo prima del tempo, ma non sa da dove venga la forza perché, attraverso il terreno, la pioggia, il sole e lo stesso seme il chicco diventi un frutto. Ecco com’è il regno di Dio. È un processo, con varie fasi di crescita. Richiede tempo e avviene per tempo. Il frutto giunge al tempo giusto ma nessuno può spiegarne la forza misteriosa.
La storia del granello di senape che cresce in grandi dimensioni
Il granello di senape è piccolo, ma cresce, e a tal punto che gli uccelli possono fare il nido tra i suoi rami. Ecco com’è il regno di Dio. Comincia come qualcosa di molto piccolo, poi cresce e stende i suoi rami che offrono ombra e riparo favorendo la nascita di nuova
vita. (dalla Lectio Divina di giugno 2021 – www.ocarm.org)
Riflettere oggi sul regno di Dio pone un contesto alla lettura continua del vangelo di Marco che stiamo ascoltando e ci ricorda che Dio sta portando avanti la sua opera nel mondo.
L’annuncio con cui Gesù proclama il regno è centrale e di fondamentale importanza – è lo svelamento del regno di Dio così spesso nascosto e l’appello perché l’umanità si volga a quel piano che fin dall’inizio Dio ha desiderato per i suoi figli.
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Memorial del B. Ilarione Januszewski, sacerdote e martire
12 giungo | Memoria facoltativa
P. Ilarione Januszewski nacque l'11 giungo 1907 a Krajenki (Polonia) e fu dato il nome di Pawel. Fu educato cristianamente dai suoi genitori Martin e Marianne. Nel 1927 entrò nell'Ordine Carmelitano. Dopo aver compiuto il noviziato a Leopoli, il 30 dicembre 1928, emise la professione semplice. Alla fine degli studi filosofici a Cracovia, fu inviato al Collegio Internazionale Sant'Alberto a Roma. Fu ordinato sacerdote il 15 luglio 1934. Avendo ottenuto il lettorato in teologia e il premio destinato agli studenti più bravi dell'Accademia Romana di S. Tommaso, nel 1935 ritornò in Polonia nel convento di Cracovia.
Il 18 settembre 1940, dal Carmelo di Cracovia, furono deportati dalla gestapo quattro frati. Nel mese di dicembre, all'arresto di altri frati, P. Ilarione decise di consegnarsi in cambio di un frate più anziano e malato. Da quel giorno incominciò il suo calvario. Venne inviato nella prigione di Montelupi (Cracovia), nel campo di concentramento di Sachsenchausen e nell'aprile 1941 nel campo di concentramento di Dachau. Là fu un esempio di vita di preghiera, incoraggiando gli altri e suscitando fiducia in un domani migliore. Insieme agli altri Carmelitani, fra i quali san Tito Brandsma, si radunava spesso per la preghiera.
Nel frattempo, nel campo di concentramento, nella baracca 25, dilagava il tifo. Per assistere i malati si presentarono alle autorità del campo 32 sacerdoti. Un paio di giorni dopo si associò spontaneamente il P. Ilarione Januszewski. Il suo apostolato durò 21 giorni, perché infettato dal tifo, morì il 25 marzo 1945, pochi giorni prima dalla liberazione del campo di concentramento.
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Un libro multilingue sul Beato Ilario Januszewski è disponibile presso le Edizioni Carmelitane. Il libro, che permette al lettore di conoscere la vita di questo carmelitano e il dono estremo della propria vita per gli altri prigionieri, è scritto in polacco, inglese, italiano e spagnolo e può essere acquistato ad un prezzo speciale per la sua ricorrenza a soli 12,00 euro (spese di spedizione non incluse).
Archivissima 2024 - Il Festival e la Notte degli Archivi
Archivissima 2024 Il Festival e la Notte degli Archivi
Dal 6 al 9 giugno si svolgeranno in tutta Italia le iniziative culturali dell'evento Archivissima 2024 - Il Festival e la Notte degli Archivi, dedicato al tema #Passioni. Per tale occasione l’Archivio e la Biblioteca generali dei carmelitani hanno organizzato una tavola rotonda dal titolo: «Aut pati aut mori». La simbologia del cuore nell’iconografia femminile carmelitana.
Insieme a Ruggiero Doronzo, storico dell'arte e autore di diversi libri, e e al carmelitano Charló Camilleri, teologo spirituale, dialogheremo sulla simbologia del cuore nella mistica carmelitana femminile dell’età moderna (secc. XVI-XVIII), a partire dalla sua rappresentazione nelle incisioni calcografiche custodite presso l’Archivio Generale dell’Ordine Carmelitano, con speciale riferimento alle figure di santa Teresa d’Avila, di santa Maria Maddalena De’ Pazzi e della venerabile Rosa Maria Serio.
Doronzo è autore del libro Iconografia Carmelitana al Femminile, pubblicato dalle Edizioni Carmelitane.
L’evento si svolgerà il 7 giugno 2024, alle ore 18:30, presso il Centro Internazionale Sant’Alberto, in via Sforza Pallavicini 10, Roma.
(Questo articolo è apparso per la prima volta su ABiGOC 5/2024 - Archivio Generale e Biblioteca dell'Ordine Carmelitano)
Celebrando in Casa - X Domenica del Tempo Ordinario
La nuova famiglia di Gesù
Mc 3:20-35
Il Vangelo di oggi si apre con la scena caotica di un'enorme folla riunita intorno alla casa in cui si trova Gesù. È una scena talmente affollata che Gesù e i discepoli non hanno nemmeno il tempo di mangiare.
Questo spettacolo provoca l'intervento dei parenti di Gesù e di alcuni scribi di Gerusalemme. I parenti pensano che Gesù sia pazzo; gli scribi pensano che sia posseduto.
Intenzionalmente o meno, sia i parenti che gli scribi sembrano intenzionati a chiudere la missione di Gesù.
I parenti, convinti che Gesù sia fuori di testa e forse imbarazzati per lo spettacolo che sta dando di sé, si mettono in testa di occuparsi di lui (di catturarlo), probabilmente con l'intenzione di riportarlo a Nazareth e sistemarlo. Gli scribi di Gerusalemme cercano di chiudere la missione di Gesù accusandolo di essere in combutta con il diavolo e di usare il potere di Satana nei suoi miracoli di guarigione. Gesù sottolinea l'assurdità di questa affermazione, poiché i miracoli che egli compie con la forza dello Spirito Santo portano guarigione, libertà e liberazione, non una più profonda schiavitù al potere del male. Una casa divisa contro se stessa, dice, non può stare in piedi.
Gesù racconta anche una parabola su un uomo forte e un ladro. La maggior parte delle persone penserebbe che l'uomo forte è Gesù e il ladro è Satana. In realtà, è il contrario! Usando la potenza di Dio, è Gesù che ha legato Satana e irrompe nella sua casa per liberare coloro che sono imprigionati dal male.
Gesù avverte della gravità dell'accusa di essere un agente di Satana - identificando lo Spirito Santo di Dio con gli spiriti immondi del mondo demoniaco. Appare ora la famiglia di Gesù, fuori dalla casa. Non potendo raggiungerlo a causa della folla, gli inviano un messaggio, chiedendo di vederlo. Gesù non risponde direttamente alla richiesta, ma pone e risponde alla domanda: ‘Chi sono mia madre e i miei fratelli?’. Indicando le persone riunite intorno a lui all'interno della casa, Gesù dice: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli. Chiunque faccia la volontà di Dio, costui è mio fratello, mia sorella e mia madre’. La vecchia famiglia è rimasta fuori e la nuova famiglia di Gesù è riunita con lui all'interno.
L'appartenenza alla famiglia di Gesù non dipende da un rapporto di sangue con lui, ma dal riconoscere che egli viene da Dio e che fa la volontà di Dio.
Appartenere alla nuova famiglia di Gesù significa unirsi a lui nell'impresa di incarnare, rendere reale in carne e ossa, il profondo amore e la misericordia di Dio per tutto il suo popolo.
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Nuova leadership per la Delegazione generale ceca
Durante la prima assemblea completa della Delegazione generale di Boemia e Moravia, tenutasi il 16-18 aprile 2024 (CITOC 68/2024), i partecipanti hanno discusso sulla nuova leadership della Delegazione.
In seguito alla consultazione dei membri, il Consiglio generale ha nominato P. Serafim Smejkal nuovo Delegato generale. P. Marian Masařík e P. Vojtěch Kodet sono stati nominati suoi consiglieri.
La Lunga Notte delle Chiese arriva a S. Martino ai Monti
La Basilica Parrocchiale SS. Silvestro e Martino ai Monti aderisce alla 9ª Edizione della Lunga Notte delle Chiese che si terrà il venerdì 7 giugno.
La Lunga Notte delle Chiese è la prima notte bianca dei luoghi di culto in cui si fondono musica, arte, cultura, in chiave di riflessione e spiritualità.
Il tema che farà da filo conduttore all’edizione 2024 è una parola che suona come un invito: “TROVAMI! “. Questo invito vuole essere una risposta alla domanda che ci eravamo posti nell’edizione precedente, ossia il “DOVE SEI?”.
Il programma dell'evento che si terrà presso la Basilica Parrocchiale SS. Silvestro e Martino ai Monti è:
ORE 20,30: STORYTELLING SULLA BASILICA
Storyteller: P. Lucio Maria Zappatore
ORE 21,30: INTERMEZZO MUSICALE
Direttore: M° Daniele Perri
ORE 22,00: “ALL'OMBRA DER CUPPOLONE”
poesie in dialetto romanesco sugli ultimi tre Papi (L.M.Z.)
ORE 22,30: INTERMEZZO MUSICALE
Direttore: M° Daniele Perri
ORE 23,00: VISITA CON LE TORCE AL “TTTULUS AEQUITII”
ORE 24,00: CHIUSURA DELLA BASILICA
La Lunga Notte delle Chiese è un evento organizzato dall’associazione BellunoLaNotte.com con la collaborazione delle Diocesi partecipanti. L’idea nasce nel 2016 dal progetto già attuato e di successo della “Lange Nacht der Kirchen” che si svolge in Austria e in Alto Adige già da parecchi anni, coinvolgendo centinaia di chiese contemporaneamente.
Per più informazione consultare il sito: www.parrocchiasanmartinoaimonti.it
Guarda il programa completo su https://www.lunganottedellechiese.com/
Le monache di S. Ana celebrano il loro capitolo
Le monache carmelitane del Monastero di Santa Ana hanno celebrato il loro Capitolo triennale elettivo il 15 maggio 2024
Il Monastero fu fondato a Paterna del Campo (Huelva) nel 1537, con monache provenienti dalla Comunità del Monastero di Belén (Siviglia) la cui fondazione risale al 1513. Dopo 59 anni di permanenza a Paterna, si trasferirono a Siviglia “perché la povertà di quel luogo non poteva fornire alle monache ciò di cui avevano bisogno”.
Arrivarono a Siviglia il 26 luglio 1594, festa di Sant'Anna. Furono ospitate in una casa in Calle Rosario fino a quando, 12 anni dopo, si trasferirono nell'attuale monastero situato nella “collazione di San Lorenzo nella strada oggi conosciuta, il cui trasferimento fu eseguito il 9 settembre 1606, quando il Maestro Fray Alonso de Bohórquez era Provinciale dell'Andalusia, la cui autorità lo facilitò e lo realizzò con cause molto giuste”.
Si è distinta per le numerose fondazioni che ha fatto nel corso dei secoli, estendendo il Carmelo.
I risultati del Capitolo elettivo sono stati i seguenti:
Prioress | Priora | Priora:
Sor María Teresa Molina Sánchez, O. Carm.
1st Councilor | 1ª Consejera | 1ª Consigliera:
Sor María Isabel Moreno de la Torre, O. Carm.
2nd Councilor | 2ª Consejera | 2ª Consigliera:
Sor María de Cristo Rey Mora Pérez, O. Carm.
3rd Councilor | 3ª Consejera | 3ª Consigliera:
Sor Hermelinda de María Guadalupe Bal Pichiyá, O. Carm.
4th Councilor | 4ª Consejera | 4ª Consigliera:
Sor Blanca de Jesús Toro Sierra, O. Carm.
Treasurer | Ecónoma | Economa
Sor Hermelinda de María Guadalupe Bal Pichiyá, O. Carm.
Formator | Formadora | Formatrice
Sor María Isabel Moreno de la Torre, O. Carm.
Sacristan | Sacristana | Sacrestana
Sor Eliana Patricia López Agudelo, O. Carm.
Celebrando in Casa - Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
La presenza reale di Gesù in noi
(Marco 14, 12-16. 22-26)
Siamo molto abituati a parlare della presenza reale di Gesù nel Santissimo Sacramento. Ma la vera presenza di Cristo si trova anche nella comunità quando si riunisce nel suo nome al banchetto della Parola, per ricordare ciò che Gesù ha detto e fatto durante l'Ultima Cena (non solo le parole sul pane e sul vino, ma anche la lavanda dei piedi), quando condivide il cibo dell'Eucaristia, quando esce e continua a spezzare e riversare quel cibo in atti di bontà e d’amore, in parole lenitive e nutrienti che danno vita agli altri.
L'Eucaristia non è solo un oggetto da guardare, ma una azione da fare affinché la presenza viva di Gesù continui a toccare e guarire.
Forse dobbiamo pensare più profondamente alla presenza reale di Gesù negli esseri umani reali e viventi.
Il pane e il vino non hanno occhi per guardare con amore, né un volto con cui sorridere, né una bocca per pronunciare parole confortanti, né le braccia per sostenere un lutto o un malato, né per dare una mano, né orecchie per sentire il dolore. Ma siamo noi che lo facciamo.
Quindi siamo chiamati a diventare l'Eucaristia che sostiene coloro che ci circondano con il nutrimento dell’apertura del cuore e della vista, del rispetto, dell’amore, della compassione, della speranza e del perdono.
La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende a nient'altro che a diventare ciò che riceviamo. (St Augustine)
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